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Visualizzazione dei post da Aprile, 2014

Non lo sapranno mai

Sono passata di fronte alla casa di nonna Cloe. Quella strada di palazzoni è casa mia, sono io, quanto i miei libri, i miei fantasmi. Altre volte, che era buio, ho parcheggiato di fronte al cancello e sono stata ferma a guardare chi entrava e chi usciva e mi sentivo proprio come se non mi fossi mai mossa di lì negli ultimi dieci anni, eppure non conoscevo nessuno.

Buoni motivi per fare tardi al lavoro

Un anno fa, in questa stagione, sentenziavo in ufficio che con la chiusura estiva delle scuole sarei arrivata puntuale alle nove. Meno traffico, le bimbe fanno colazione da mia madre, ci si veste più velocemente, meno strati, niente trucco.

Perdersi

Ieri siamo andate a Milano e io ero parecchio flesciata dalla situazione (poi magari vi racconto), e stanca del perpetuo cantare delle mie figlie. Mi ero portata dietro mamma, perché andare a Milano le sembra una cosa figa da raccontare alle amiche del bar, e per farmi un po' compagnia durante il viaggio, ma non per darmi il cambio al volante, visto che non sopporto di essere fisicamente dentro a un qualunque mezzo a motore condotto da lei.

Sono circondata da persone irritanti

Ci sono persone con cui parlo di più, altre con cui parlo meno, ci sono addirittura persone con cui parlo tanto. Ma in generale ho bisogno di una dose quotidiana di silenzio, meglio se prolungato.

A vedere Rosellina?

Ci sono degli marketer che hanno i superpoteri. Tipo, tu abiti a BucoDelCulo, non hai la tv, ma loro riescono a penetrare le tue mura domestiche con la facilità con cui il mio ex strisciava il bancomat nell'apertura della porta quando lo chiudevo fuori.

Di quando mi sono venduta i diritti cinematografici

La scorsa settimana mi arrovellavo nei miei casini perpetui e mormoravo "Dio se ci sei aiutami ad arrivare a fine mese" e pioveva, quando mi ha chiamato Agostino Saccà. "Buongiorno Valentina, volevo dirle che la fiction si fa".

Mamma, sei comunista?

"Mamma, tu sei comunista?"
"Boh? No, credo di no"

Una mamma disperata

Mio fratello lavora da più di dieci anni negli alberghi della riviera. Ha fatto molti anni in sala, un po' di gavetta alla reception, molte collaborazioni extra con gli enti turistici (terminate quando ha scoperto che le consulenze fatte soprattutto per divertirsi, a prezzo quasi simbolico, lo ammazzavano di tasse) e ora è il responsabile dell'accoglienza in un albergo molto bello (e pare infestato dagli spiriti).
Da anni fa bagni quotidiani in un'umanità molto variegata, tra colleghi disperati, datori di lavoro negrieri, finti ricchi, amanti, clienti strani, parvenus che trattano con arroganza il personale.

Di quando capii che all'università mi avevano preso per il culo

Nel 2007 le bambine entrarono nella graduatoria per il nido comunale, e mi misi in cerca del primo lavoro a tempo pieno dopo la laurea. Facevo già qualche traduzione e scrivevo per due piccole pubblicazioni locali, ma a fine mese non riuscivo a racimolare quello che allora credevo ci servisse. All'università ci avevano fatto credere che potevamo ambire a una posizione professionale, ma non era così. Come tirocinante mi scartavano perché avevo tre figlie, come impiegata non mi assumevano perché la mia lunga esperienza come cameriera e commessa non bastava. Avevo ventiquattro anni.