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Visualizzazione dei post da Luglio, 2017

Too much

Emotivamente è stata una settimana intensa, credo di poter dire difficile.
Erano almeno sei mesi che andava tutto fottutamente bene. Era così, che avevo programmato il 2017: "goditela", mi ero detta.
"Non risparmiare neanche un centesimo"
"Quando è festa, festeggia. Anche quando non è festa, semmai"
"E, più importante di tutto, quando stai bene, accorgitene".



Dopo qualche mese però, avevo questa inquietudine di sottofondo. "Ecco, te la sei goduta, adesso pensa a come ottenere di più. Magari nel 2018 puoi spingere di più, migliorare, migliorare sempre".

La scorsa settimana, avevo accumulato un concentrato di pessime vibrazioni che non mi faceva dormire la notte e mi faceva piangere la mattina in ufficio. 35 gradi fuori, i brividi di freddo sulle braccia, aspettavo cattive notizie che puntualmente sarebbero arrivate. Mi lasciavo andare ad atteggiamenti compulsivi, come strapparmi i capelli e nutrirmi di patatine.
Mi venivano in mente i m…

Come ti faccio girare la bufala

Un po' meno di una decina di anni fa, prima di avere un blog, scrivevo su un giornale locale. A parte qualche figura di merda, mi ero abituata a verificare alla fonte quello che scrivevo. Era facile: parlavo di cronaca locale o di qualche lavoro pubblico, e per verificare il più delle volte bastava trovare il numero dell'assessore preposto, dell'architetto, dell'imprenditore, dell'organizzatore dell'evento.
Mi sono accorta dopo che assessori e imprenditori tendevano a dire un po' di cazzate. Ma questo è un altro discorso.


Al giorno d'oggi, se dici una cazzata, questa si diffonde non nei tre bar di BucoDelCulo ma presso migliaia di persone. Questo significa che anche se non sei un giornalista, e io non mi sono mai voluta iscrivere all'ordine dei pubblicisti, pur avendo scritto per diversi anni, devi prenderti un minimo di responsabilità per quello che vai dicendo. Non te lo dice la deontologia professionale, te lo dovrebbe dire la tua coscienza, per …

Perché penso a Vasco Rossi?

Sarà che da qualche giorno i giornali locali raccontano che Vasco Rossi alloggia qui al Grand Hotel di Rimini, sarà che la prossima settimana invece ci saranno i Litfiba...insomma, in questi giorni mi sono messa ad ascoltare un po' di rock made in Italy, e specie mentre ascoltavo la voce di Piero Pelù cantare Proibito (dice che è proibito, che è proibito anche pensare), facevo alcune riflessioni, che poi ho un po' messo in ordine anche leggendo questo articolo che parla dei primi 5 album di Vasco, nei primi anni '80, venduti in poche copie e suonati nei posti più improbabili. Non gli stadi, e neanche i palazzetti dello sport, ma le feste dell'Unità, forse i locali.

Non conosco davvero bene né i Litfiba né Vasco, ma, se i primi mi hanno sempre caricato molto, il secondo mi ha sempre provocato sentimenti contrastanti. Certo non mi colpisce la versione "anziana" del rocker: più bolso, più stanco, più mainstream. Non sopporto le sue canzoni più recenti, che parla…