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Visualizzazione dei post da novembre, 2012

BLOG MI MANCHI!

Mi manca il mio blog. A scrivere un post ci metto qualcosa come un quarto d'ora. Non mi rileggo, non mi edito. Delle volte scrivo delle cose che se ci pensassi prima non le pubblicherei. Ma adesso mi manca il tempo per fare questa piccola cosa di scrivere un post. Scrivo a casa, e poi in pausa pranzo vado in biblioteca che c'è il wifi. A casa la rete è lenta come la messa, in biblioteca idem ma un po' meno. Poi ho Open Office che crasha. Dovrei aggiornarlo? Digital divide, lo chiamano. That's BucoDelCulo, dico io.Poi c'e' da dire che una in pausa pranzo vorrebbe andare alla mensa degli operai, mica in biblio con gli sbarbi. Ho voglia di scrivere. Ma vivo ad incastro. Non riesco a rispondere ai commenti. Opera e Blogger non vanno d'accordo. Mozilla sul telefono fa schifo. Non riesco a leggermi attorno regolarmente . E quindi questo blog manca un po' di senso, ora. Voglio dire. Se non volessi la reciprocità pubblicherei una cosa e conterei il num

UNA CANNA IN TRENO

Nella vita ho due certezze. Uno: tutti i casi umani, prima o poi prendono il treno. Due: tutti i casi umani, prima o poi prendono il treno. Vi ho già raccontato alcune delle mie avventure ferroviarie. Quando limonai con quel ragazzino che assomigliava un sacco a quello che mi piaceva; quando un tizio mi diede un biglietto bellissimo con scritto che mi vedeva ogni giorno che andavo a Bologna e non è che normalmente rimorchiasse in treno, però avevo qualcosa. Ah, e invece non vi ho detto di quel tipo bellissimo che ho rimorchiato un annetto fa, mentre andavo a Milano. Mi ha dato il suo numero e tutti i controcazzi, mi ha chiesto se mi fermavo a Milano o rientravo in serata, e poi mi ha scritto una mail qualche giorno dopo chiedendomi se volevo fare un giro di shopping visto che c'era la settimana della moda. Io ho risposto: non mi piace fare shopping, facciamo un'altra volta. Non m'ha più risposto. Vabbè. Quello era veramente figo oh. Niente, a sto giro fortunatamente non

IL SEGRETO SONO LE KEYWORDS

L'altro giorno, mentre in ufficio mi arrovellavo sugli analytics degli adwords, ho avuto un'illuminazione: ho sbagliato tutto. La chiave è: parole chiave a corrispondenza inversa! Vi spiego. Dalle aziende c'è da imparare, spesso. Voglio dire: le aziende quando investono attendono un ritorno. Non ho capito perché invece noi poveri profani, nella vita, guadagniamo e spendiamo, senza mai investire un euro. Io, tipo, sto scontando anni e anni di spese inutili in campo sentimentale, e mi accorgo che i pochi per cui ho provato un sentimento erano sfigati senza speranza. Non avrebbero mai speso delle energie per farmi felice, chennesò, impegnandosi a mettere l'apostrofo, sporadicamente, tra articolo un e sostantivo femminile. Il mio nuovo imperativo sarà: spendere bene il mio amore, così come spendo bene i miei soldi. Al mio gruzzoletto in banca non corrisponde infatti una grande riserva di amore. Nella fattispecie, pensavo di investire un budget su un unico canale: G

Evoluzioni

La sera prima dell'apertura del negozio avevo i goccioloni agli occhi. Ma non per la felicità. "Non sei felice, che questa è la tua attività, che la farai crescere, che sei qui con tuo fratello in questo bellissimo posto?", mi ha detto mamma. "No", ho risposto io. Sentivo di essere dove non dovevo essere. Mi sentivo esattamente come a quindici anni, quando facevo la cameriera in una trattoria per camionisti, e non sapevo fare niente e in più da ragazzina era abbastanza baellina, e la cuoca mi odiava, e quando un cuoco ti odia non te lo manda a dire. Mia madre era delusa per via del mio sguardo triste. A lei faceva piacere che sia io che mio fratello lavorassimo accanto a casa sua. E soprattutto era meno preoccupata per il futuro lavorativo di mio fratello, che col negozio aveva abbandonato la sua attività di "truffatore" (in realtà, faceva semplicemente porta a porta). "Mamma, non è questo il mio lavoro. Farò il possibile per fare andare bene

La matta del cimitero

Nei giorni scorsi mi è capitato di fare un lavoro che richiedeva molto ragionamento e poca pratica. Il ragionare mi riesce sufficientemente bene se non ho troppa gente attorno che pensa che sono strana se cammino in cerchio e parlo da sola. Con la scusa della pausa sigaretta, ho deciso di farmi una passeggiata, sperando di captare qualche stimolo esterno positivo. La passeggiata mi ha condotto, nel giro di un centinaio di metri, al cimitero. Se questa fosse una metafora, chiaramente non sarei qui a scriverne. Ergo, sono stata fisicamente al cimitero. La mia condizione mi faceva piuttosto ridere, però cercavo di non manifestare la mia ilarità, per un'ovvia questione di rispetto. C'è da dire che le situazioni funebri mi fanno sempre molto divertire, anche se sto male. Qualcuno si ricorda della celebrazione dei vent'anni della scomparsa di mio padre? Ecco. A casa mia, da quando abbiamo perso il patriarca, ovvero il nonno Gino, abbiamo cominciato a riunirci in situazioni ludi

A SCUOLA DALLE SUORE

A BucoDelCulo, come credo in tutti i feudi di proprietà privata di un partito, flaggato di default sulla scheda elettorale, i lavori pubblici si fanno spesso alla cazzo di cane. Tipo, la rimozione dell'amianto sul tetto della scuola elementare, non potevano farla d'estate, no. Ora, io non sono in allarme per il fatto che l'amianto respirato è altamente cancerogeno, perché so che la mesoteliosi è una malattia professionale, e credo che i bambini della scuola rischiano alla fine meno di quelli che stanno in campagna e hanno il vicino col capannone abusivo dal tetto in ethernit. Detto questo, quando la scorsa settimana mi sono vista le figlie recapitate a casa a metà pomeriggio (peraltro a casa c'era solo il Donatore e per puro caso) per via di una fuga di gas a scuola (bambini scioccati, pompieri, cazzi e sdazzi), mi sono sottilmente girate. I bambini sono stati tutti trasferiti al convento: pare che lunedì torneranno a scuola, ma solo se non piove, suggerisce la comu

FACEVAMO LE AMERICANE

Il giorno di Halloween ero di umore incazzereccio per via di una settimana semi-inconcludente col cammino lastricato di imbecilli. Tra l'altro diluviava e la pioggia in genere paralizza la città (non BucoDelCulo, eh. Poi vi racconterò), la quale non è così piccola e soprattutto non è dotata del benché minimo mezzo. Ah, no, scusate: ci sono due linee di bus che ti portano una a un centro commerciale, l'altra a una zona industriale, una volta ogni una/due ore. Probabilmente sono state studiate ad hoc per i dipendenti di due o tre fabbriche di proprietà dei padroni, quei cinque o sei soggetti che dettano l'agenda alla politica. Dicevo, ero incazzereccia. Esco alle 18.40, faccio la spesa, raccolgo in ritardo di un'ora l'amichetta di Carol (i commenti ai post a volte servono a farmi ragionare ;D ), e raggiungo le bimbe nel negozio di mio fratello. Al negozio c'era: mio zio che suonava il violino, un ragazzino che suonava la chitarra, mio fratello in frac e tuba,