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Di quando ero piccola nell'entroterra romagnolo

Nonostante io sia nata nel 1983, sono stata cresciuta dai miei nonni proprio come è stata cresciuta mia madre e i miei zii nati negli anni sessanta.  Mio nonno veniva da una famiglia di contadini repubblicani, sfollati in una casa popolare a Faenza dopo la guerra; mia nonna invece per sposarsi con mio nonno, si era trasferita da Castel Bolognese. Una dozzina di chilometri, ma una grande distanza per lei che non aveva la patente. Sono stata cresciuta in un piccolo appartamento senza riscaldamento, come se fossi nata anche io negli anni sessanta e non nel decennio più edonista del secolo. Sono stata cresciuta senza pulizia e senza igiene, neanche minime: stavamo come saremmo stati in una stalla dell’entroterra romagnolo. Eppure, non mi sono mai ammalata. Ho passato le domeniche della mia infanzia a bordo del camion di mio nonno, a far visita ai parenti delle campagne che ristrutturavano le loro abitazioni secondo la moda dell’epoca - mobilio imponente e standardizzato, atto a contenere m…
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Ringrazio anche il male

Ci sono delle volte che mi sento fottutamente sola, anche se sono la persona meno sola della terra. Chissà perché mi viene in mente questa parola, "sola", che così poco corrisponde alla realtà. Almeno, la realtà che percepiscono gli altri, perché io, lo so io cosa sento.
Comunque, non sto mezza giornata da sola da sette mesi, mi pare. Ho un cazzo di bisogno spasmodico di stare da sola, eppure me la meno con questa insensata paranoia della solitudine, che obiettivamente è poco piacevole, forse perché non fa esattamente parte dell'ambito menate, piuttosto dell'ambito traumi.
Ecco, lo dico meglio: non è davvero solitudine, è piuttosto "non appartenenza". Io non sono mai stata di nessuno, non potrò mai esserlo, e dio solo sa quanto lo vorrei.
Sarà la fase del ciclo - sapete che sono vittima del mio umore. Oppure questo intenso e condiviso karma post pandemico. E' strano no, percepire una mutazione nel momento in cui avviene. Non sto dicendo che andrà tutto …

Quante contraddizioni in una persona sola

"Mamma, che cosa hai fatto per prima cosa, a diciotto anni?", mi ha chiesto Lucia a tavola.
"Bè, una tra le prime cose che ho fatto è stata andare a votare"
"Fico"
"Insomma. Ho votato Berlusconi"
"Ahahah"
"A mia discolpa c'è da dire che in Emilia Romagna la sinistra è l'establishment fighetto incollato alla poltrona. In quel momento votare altro mi sembrava quasi un scelta contro-culturale"
"..."
"Ero cretina, avevo diciotto anni"
"Io però intendevo la primissima cosa che hai fatto"
"Sono andata in discoteca a festeggiare"

(quella sera, sono andata in discoteca con le mie amiche. Scoprimmo solo dopo che facevano una specie di casting: ti intervistavano di fronte a una telecamera, partecipammo senza farci domande. Compilammo un modulo con i nostri recapiti. Qualche settimana dopo mi chiamarono, mi dissero che erano un'agenzia per modelle. Io a dire il vero non ho mai avuto un…

Perché essere femmine è una mezza sòla

"Guarda che la parità voi donne l'avete raggiunta da un pezzo, tu guadagni più di me!"
"Siamo noi uomini che siamo discriminati semmai" "Non mi piacciono le femministe, odiano gli uomini"
Quasi ogni volta che faccio la cazzata di pronunciare il termine "femminismo" con un maschio eterosessuale, la reazione può essere 1) totale disinteresse per l'argomento, 2) proclamazione di orgoglio maschilista, 3) nel caso peggiore: dissertazione sulle presunte discriminazioni subite dal suo genere che tradiscono la sua totale inconsapevolezza e mancanza di preparazione sull'argomento.  Dacci oggi il nostro mansplaining quotidiano, insomma.
Ecco alcuni dei motivi per cui mi sento spesso (non necessariamente dagli uomini, ma dal sistema) discriminata per il mio genere e, pur trovandomi a mio agio con il mio corpo e con la sessualità, ci sono situazioni in cui vorrei solamente essere gender free.



- Pur non essendo nata in una famiglia particolarmente …

Libri che ho letto durante la pandemia

Con tutte le criticità del caso, questa pandemia, almeno una cosa me l'ha regalata: il tempo. Certo, non un tempo di qualità. Non tempo per me, non tempo sereno in vacanza. Ma comunque presenza mia a casa, merce rara.



Quando è tutto difficile leggo di più, perché grazie ai libri evado. Anche i social sono stati una prima forma di evasione dagli strilli a casa e dalle preoccupazioni, ma quando mi sono accorta che mi rendevano ancora più inquieta, ho istallato un'applicazione grazie alla quale mi auto-modero. Per prevenire l'apertura quasi inconsapevole dei social, ho limitato il numero giornaliero degli avvii. Ma si può anche bloccare l'attività in certi orari, tipo di notte, o bloccare il numero di ore massime giornaliere in maniera granulare. Che ne so: Spotify può andare all'infinito, Facebook solo mezz'ora al giorno. L'app si chiama Stay Focused.  Ma torniamo a noi.  Quando hai il cellulare blindato, non hai la tv né la radio ed eviti come la peste i gio…

Cosa resterà di questa pandemia

Non so, in tutta sincerità, se il mondo stia cambiando. Men che meno so se sta cambiando in meglio. Tocco con mano bolle che esplodono, contraddizioni che emergono, e consapevolezze da cui sarà difficile tornare indietro.
Come il fatto che l'informazione è inaffidabile, che la scuola è fragile e povera sotto molti aspetti, che il mio equilibrio economico e quello di tutti i miei fratelli, woh!, è appeso a un filo. A dire il vero lo sapevo già, che il mio equilibrio economico era precario, ma essere dentro al next level della precarietà è un'esperienza forte. Che poi, sono stata anche peggio di così: il fondo del frigo l'avevo già visto, e mica solo una volta. Cristo però, mi spiace per gli altri, specie per i bambini e gli adolescenti, traditi così maldestramente; specie per tutti i miei amici che vivono da soli soli, che stanno affrontando una prova grande e non hanno fatto niente di male per meritarselo. Mi spiace perché il brutto deve ancora venire, quando saranno finit…

La situa (Apocalypse Edition)

Oggi è una bellissima giornata, che precede la mia festa prefe, il 25 aprile, e finalmente ci sono le prime avvisaglie di aperture: qui a Rimini si può manutenere la barca e da lunedì pulire le spiagge, anche se naturalmente non è chiaro se qualcuno ci potrà andare e a quali condizioni, e se dobbiamo cominciare a uscire rigorosamente da soli, al massimo in famiglia, e mai, dico mai, per divertirci. Pena la discesa istantanea di almeno due finanzieri su un elicottero.
Comunque, se a qualcuno importa qualcosa, ecco come ce la stiamo passando a casa Polly.



Assoluta costante di questa quarantena è stato mio fratello al telefono. Con la scusa che non sono in ufficio (sto lavorando part time da casa), mi chiama trentaquattro volte al giorno, il più delle volte NON per parlare con me. Esordisce con "Devo diffondere un messaggio a bimbe unificate", e a niente valgono le mie proteste. Devo strapparle dai loro dispostivi a cui sono costantemente collegate tipo macchinari salva-vita, i…