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Sulla circonferenza dei miei fianchi

Ultimamente sono “ingrassata”: qualcuno me lo fa notare, più o meno benevolmente, e io ne sono felice. Mi piaccio di più. Il mio sedere è una taglia in più, ho sempre la vita stretta ma a fine serata se bevo due birre di troppo la pancia sotto all’ombelico si vede.
A dire la verità anche senza birre. Non bevo quasi più alcolici, a parte qualche volta un vinello prima di cena.

Mi prendo cura di me, per la prima volta. Non è che faccio chissà cosa: mi passo regolarmente il filo interdentale, cerco di muovermi un po’, e mi concedo a volte di non fare assolutamente niente, come piace a me. Non fare proprio niente, neanche leggere.
La mia taglia in più sui fianchi dice di me che ho portato in grembo tre figlie. E dice di me che sono nata così, con i fianchi tondi, come Carolina, che ricordo benissimo di quando l’ho presa in braccio nella nursery della maternità e, cristo, appena nata aveva già i fianchi rotondi.
La mia taglia in più dice che non sono intenzionata a scomparire. Sono spesso …
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Adolescenza: basta distrarsi un attimo

Chi vi dice che avere figli adolescenti è faticoso, usa un eufemismo.
Avere figli adolescenti è destabilizzante, più che avere figli neonati.
Magari fisicamente è meno impegnativo: io prima non dormivo, e ora di nuovo non dormo ma non per colpa delle bimbe, bensì per colpa delle pullmanate di russi che arrivano settimanalmente all’hotel sotto casa e fanno un casino bestia da maggio a settembre, tipo che il karaoke in russo è l’attività più balsamica per le orecchie, quindi figuratevi le altre. Almeno però il casino riminese lo patisco solo da maggio a settembre, mentre le bimbe che si svegliavano a turni di notte, le ho patite per tre anni, ci avevano anche i ciucci fluorescenti ma niente, loro si svegliavano senza ciuccio e mi chiamavano.
Poi anche andare in spiaggia è nettamente più facile, specie adesso che abbiamo il posto fisso. Prima le dovevo svestire, spalmare e badare tutto il giorno; ora non facciamo tempo a mettere piede sulla sabbia che una è già al torneo di calcio balill…

Cos'è la destra cos'è la sinistra.

La prima volta che ho votato, dovendo scegliere tra Rutelli e Berlusconi, ho votato Berlusconi. A diciotto anni infatti consideravo quelli di sinistra come dei fake. Voglio dire: IO ero davvero una proletaria, mentre il centro sinistra, in Emilia Romagna, nella mia realtà, era il potere. L'establishment. L'inciucio, per usare una parola cacofonica ma calzante. La sinistra erano i sindaci in giacca e cravatta, deferenti sia nei confronti degli imprenditori che della chiesa, ma non certo nei confronti dei poveri stronzi.

E però la sinistra si riempiva la bocca di falci e martelli. Ma io non conoscevo nessun povero, oltre a me.
Votai Berlusconi perché Rutelli non mi sembrava un'alternativa. Mi tappai il naso già quella prima volta, pensavo che Berluscono almeno sarebbe potuto essere un buon amministratore.



I radicali, Emma Bonino e Pannella, mi sono sempre piaciuti, ma la loro real politik, specie in occasione delle alleanze elettorali, era decisamente avventurosa. Forse tro…

Nel frattempo c'è il casting

La situa è questa:
io oggi mi sento davvero sola. Perdonatemi se scrivo sempre cose malinconiche sul blog, devo sembrare una persona estremamente infelice. Ma non è così: non solo mi è andata peggio di ora, ma poi dal vivo interagisco in modo normale per la maggior parte del tempo (no, non sempre, ci sono delle volte che porto le situazioni all'esasperazione per vedere cosa succede).


Dicevo.
Oggi sono fottutamente triste.
Prima pensavo a un libro di De Silva che ho letto una sera di diversi anni fa, le bimbe a letto e io, che mi sentivo intrappolata dentro casa. Allora c'era l'avvocato Malinconico che, con il suo fare un po' serio, un po' tragicomico, un po' strappabaci, diceva che la solitudine gli ululava dentro come un cane. O qualcosa del genere. Ecco, io a volte ripenso a quell'immagine, della solitudine che ulula, e mi sembra davvero molto tangibile. Come oggi.
Non dovrei avere nulla di cui lamentarmi. Le bimbe non ci sono, ho un buon libro, un ombrel…

Il mio primo pellegrinaggio (in Umbria)!

Non vi ho ancora raccontato nulla di Malta, di Stoccolma, di Buenos Aires e dei luoghi che ho visitato da settembre scorso, ma a posto così, oggi vi voglio raccontare del mio primo pellegrinaggio.
Tranquilli, resto atea integralista, ma mi piace dire pellegrinaggio perché in effetti si è trattato del mio primo viaggio a piedi, e se lo chiamassi trekking, cosa che in effetti è stata, ci sarebbe una sfumatura sportiva che a dire il vero non c'è. O meglio sì, possiamo chiamarlo sport, ma io che non ho mai fatto sport nella vita la vedo più come un'esperienza di viaggio molto particolare.

E sicuramente come una sfida personale importante. Perché sei mesi fa ero in ospedale con gli ascessi ai polmoni a causa della quarta polmonite, mentre ieri me ne andavo su e giù per discreti dislivelli, certo, con l'affanno, ma non sono morta. E poi a 35 anni ho l'autostima sufficiente per accettare di essere sempre l'ultima, perdonarmi e sperare di non stare troppo sulle balle al re…

La situa: buoni e meno buoni auspici

Faccio dei pensieri, mi arrivano dei segni, anche di notte. Che bello.
Tipo l'altra notte continuava a girarmi in testa questa frase (che non è frutto delle mie sinapsi, spero lo sappiate):
Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni. Non so se devo farci qualcosa, con questa frase che mi è arrivata, come la devo interpretare. È già un po' il nostro mantra familiare, però una cosa devo dirla, io sento un po' di essere una che dà secondo le sue capacità ma che non riceve secondo i suoi bisogni, o almeno non sempre, o almeno non ora, che avrei bisogno di più appoggio, più stabilità, o "semplicemente" qualcuno vicino, molto vicino.



Tipo stanotte invece continuava ad arrivarmi in testa questa metafora che invece so benissimo a quale situazione si riferiva. Tipo c'ero io che mi dicevo:
"È come se...come se avessi acquistato dello squacquerone freschissimo. No, di più, una burrata. No, di più, una stracciatella. E questa stracciatella sta i…

Così misfit

La situa in pratica è la seguente: che qualche giorno fa ho cominciato a dubitare di essere una persona normale. Aspè, c'è poco da ridere, voi che mi leggete probabilmente sapete che io la penso un po' a modo mio su tutto; dal vivo posso risultare persino urticante, se si passa molto tempo con me.
Il punto è che però io sono sempre stata una che rigava dritta, un po' la pecora bianca della famiglia. L'unica da generazioni che non è stata mai bocciata. Mi sono laureata. Non ho mai assunto droghe pesanti. Le poche relazioni superficiali che intrattengo sono assolutamente normali, mi rapporto in maniera abbastanza normale, mi comporto in maniera abbastanza normale. Sono in grado di recitare un parte, anche quando non so che ci faccio in quella situazione, non so, a una riunione di lavoro dove le persone si prendono terribilmente sul serio e parlano di soldi o di numeri, argomenti per me aberranti.  Crescendo ho anche smesso di vestirmi con cose appariscenti, esagerate.


Ma…