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Qualcosa scrivo

Ultimamente non riesco a scrivere qui, e dire che di cose da dire ne avrei. E dire che in questi anni ho collezionato quasi 200 post in bozza, con cose che pensavo, ho scritto, ma poi non ho mai pubblicato.
Credo sia colpa di Facebook.


Quando l'ho scoperto, mi pare attorno al 2008 o 2009 mi faceva schifo. Mi insospettiva questa storia che prima il web era il regno dei nickname, delle seconde vite, dei troll e dei fake, e poi improvvisamente tutti usavano il loro nome, la loro faccia, e dicevano chi erano i loro parenti, i loro amici, mariti e fidanzati. Sulle prime mi chiedevo se sarebbe diventato il database del controllo (e in effetti non è che io e tutti quelli che lo pensavano ci siamo poi così sbagliati), poi un giorno, prima che su Facebook arrivasse la pubblicità, e qui un po' mi vanto, ho capito che i dati servivano a fare di noi dei target. Ma a dire il vero su Facebook ci stavo poco semplicemente perché mi annoiavo. Voglio dire, sticazzi della foto del cane del mio c…
Post recenti

Buon 2018

Sono le undici e Rimini dorme ancora, è normale, è il primo dell’anno.
Sono andata a letto che il 2018 non era iniziato poi da molto, mi sono addormentata tra i petardi, la musica e i fuochi d’artificio. Ci ho fatto l’abitudine. Solo due anni fa vivevo dove la notte c’era un silenzio completo, si facevano i fuochi d’artificio una volta l’anno, per la festa parrocchiale, e quella volta l’anno mi svegliavo di soprassalto come se fossimo in guerra.
Sono sempre andata a letto molto presto: quando ho sonno divento scontrosa, non vale la pena imporre la mia presenza.
Dove abitavo due anni fa, c’era anche un buio completo, di notte: vedevi tutte le stelle, e anche le lucciole. Tutto sommato, mi sono abituata in fretta anche a questo, alle luci dei lampioni di notte.
Ci si abitua in fretta nella vita, io poi, mi ero abituata a vivere a Buco del culo, pur con un’indole cittadina, forse addirittura metropolitana, ma non lo so ancora, non ho mai vissuto in una metropoli.


Di ultimi dell’anno incr…

Non lontano dal cuore

E così non è che non ho niente da scrivere, anzi.

Vorrei scrivere delle bimbe, di com’è scioccante ritrovarsi genitori di quasi-adolescenti (Camilla e Lucia fanno i 13 quest’anno).
Vorrei dirvi che mi sento praticamente un esperto mondiale di ragazzini e tecnologia: osservo loro e le loro amiche, leggo i libri degli americani, lavoro sui social, e quando vi sento parlare dei diritti d’autore e delle librerie indipendenti vorrei dirvi che state cercando di salvare l’insalvabile, ma ve ne accorgerete da soli.
Vorrei scrivere del senso di vuoto e angoscia che mi mettono dentro le feste, e di come volere non è potere, e quando vado in loop su un pensiero a volte non ne esco, perché stare in paranoia ha qualcosa di confortevole, è come avere una casa con un odore sgradevole.

Essere sia delicati che spinosi è un bel dramma, lo sa bene la rosa del piccolo principe.


Vorrei scrivere che delle volte mi riempio ancora di poesia, per esempio quando penso a nonna Cloe, o quando ascolto Domenico Mo…

Sorprendersi a 34 anni

Da qualche giorno, forse da qualche mese a dire il vero, sento la necessità di scuotermi, cambiare qualcosa. Forse è solo per noia, forse è una vaga insoddisfazione su aspetti della mia vita che non vanno come vorrei, o forse è solo un momento in cui sento di più il peso di certe mancanze.
Da un paio di giorni piango per niente, ho pianto ieri sera quando mi sono messa a letto, ho pianto questa mattina quando mi sono alzata, a volte penso a nonna Cloe e piango un po’, dico quanto mi manca, ora mi tatuo la sua foto sulla schiena, poi mi ricordo di quanto mi faceva incazzare, con la sua rassegnazione, e quanto mi arrabbiavo e quanto soffrivo quando pensavo "ma come puoi aver buttato ottant'anni nel cesso, proprio tu che sei l'unica persona che mi ha amata senza condizioni". Senza di lei io mi sento un gatto randagio.


E insomma tra un pianto e l'altro, penso a che cosa posso fare per me e alle scuse che non devo trovare.
Mi immagino sul letto di morte, dire ai miei…

Un 2017 pazzesco

E così è domenica e il trekking è stato rimandato per pioggia, allora io e le ragazze volevamo andare alla sagra del formaggio di fossa ma piove anche là, in più ieri s'è rotta la caldaia e siamo senza riscaldamento e con migliaia di piatti da lavare con l'acqua fredda.
Per questo mi ritrovo a tergiversare, di fronte al Mac e a un caffè, e a fare un bilancio di questo pazzesco 2017.


E' stato un anno in cui fare le cose è diventato improvvisamente facile. Devo aver superato dei blocchi enormi, trasferendomi, anche se ho anche perso cose importanti, come una rete di amicizie sempre presenti, domeniche affollate e un telefono che squillava sempre.
Intanto vivere in affitto è fottutamente più semplice che vivere a casa propria, se si è domesticamente analfabeti come me. Ora per dire la caldaia è rotta, ma se è da buttare non sono fatti miei, qualcuno la comprerà. E non sto più a BucoDelCulo, dove un tecnico sarebbe arrivato dopo una settimana.

Ho passato dieci anni a spendere …

E adesso che faccio?

E così il sabato e la domenica, quando faccio la spesa o a passeggio sul mare, mi ritrovo piena la testa di pensieri travolgenti, di rimpianti, rimorsi, speranza, angoscia, soddisfazione, tutto assieme.
Se le mie emozioni fossero in grado di comporre canzoni, scriverebbero Bohemian Rhapsody.

Ricordate il film L'ultimo bacio? L'ho visto che avevo che avevo meno di vent'anni, e, paradossalmente, molte più certezze di adesso. Parlava di questo trentenne, interpretato da uno Stefano Accorsi un po' squallido, il quale, in crisi di valori, tradiva la moglie incinta e isterica, Giovanna Mezzogiorno, con una ragazza del liceo, Martina Stella. Che era meno bella e meno intensa della prima, ma vacua e profumata come la brezza primaverile. All'epoca mi pareva un atteggiamento inspiegabile, per un uomo "adulto".
Adesso invece, quella crisi dei trent'anni, anche se ne ho trentaquattro, la comprendo.
E mi rendo conto che non sono io, ma è proprio l'età: improvv…

Minimalismo: un progetto fallito?

Nei giorni scorsi mi ha scritto una ragazza, ricercatrice in un'università parigina, che, dopo aver letto un mio articolo sulle famiglia minimaliste, mi ha chiesto di intervistarmi per una ricerca sulla propensione al consumismo dei bambini.
Ho accettato di buon grado perché questo argomento è da molti anni uno dei miei cavalli di battaglia, e le due chiacchiere che ho fatto con lei hanno riaperto una riflessione che andava oltre il non - consumismo, che ho inaugurato due anni fa.
Il percorso è stato più o meno questo: ho smesso di sprecare per necessità, e ne ho tratto dei benefici così evidenti che, anche se negli anni il mio stipendio è certamente cresciuto, la mia attitudine non è affatto cambiata, anzi, s'è rafforzata. Una volta mi hanno dato della francescana, mi è piaciuto moltissimo.


Lo stipendio aumentava e io eliminavo senza esitazioni le spese e i consumi che non rappresentavano un'"opportunità". Per farvi capire: sì alla birra con le amiche, no al caf…