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La mamma del bocciato

L’anno scorso abbiamo sperimentato la bocciatura. Ed eccomi qua: oggi sono io, la mamma di quella ragazzina più grande che fumava all'intervallo e che speravo non diventasse amica di mia figlia. Non parliamo ora delle macerie che stiamo lasciando a bambini e adolescenti italiani che sennò mi incazzo e basta e non serve a niente.  Volevo parlare del fatto che sono chiesta tante cose e una tra queste è: che cosa significa che uno è stato bocciato? Quando andavo a scuola, percepivo la bocciatura come l'aver tirato un po’ troppo la corda. Non ero una ribelle: ero solo una che si arrangiava e che non riconosceva l’autorità, lo sono tutt’ora. Riconosco solo la stima: se sei stimabile, allora posso accettare di prendere in considerazione quello che dici. Se non hai la mia stima, allora ti voglio bene uguale ma per me decido io. E in quegli anni, di adulti che riscuotessero la mia stima ce n’erano proprio pochi, dunque facevo quello che mi pareva, studiavo quello che consideravo intere
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Stanno bruciando il mare

L’università ormai è lontana, sia nel tempo che nello spirito. Quello che ho imparato al corso di laurea in Culture e diritti umani ha sempre meno senso. Il mondo è diverso.  Da allora a oggi c’è stata l’ascesa del precariato e la crisi del 2008 che hanno modificato più il mondo del lavoro che quello dell’economia, sopprimendo diritti conquistati e aspettative. Poi c’è stata la fame di soldi dei big del tech, che con i loro algoritmi hanno modificato la percezione del mondo e accelerato la metaforfosi da persone a consumatori virtuali. E i politici e i linotipisti, trasformandosi nei più astuti dei marketer, hanno utilizzato gli algoritmi per ottenere i primi consenso e i secondi lettori/ consumatori.  Oggi, infine, assistiamo allo smantellamento della democrazia, e diventiamo definitivamente carte di credito con persone attaccate.  Il metaverso si prospetta come la nuova normalità. Whatever it takes. Non siamo più umani, ma percettori di reddito, nuclei consumistici.  La legge è ugu

Ascolto dunque sono

(più mi apro all'ascolto, più mi arrivano messaggi importanti, così grandi che ancora non trovo il fil rouge, eppure il fil rouge ci dev'essere.  Tu parli di Dio, io ti parlo di Io, e ci diciamo la stessa cosa. Ci togliamo le etichette di credente e atea e ci ascoltiamo davvero.  Un sacerdote youtuber suggerisce che quando cerchiamo la felicità nel benessere o nella comodità, cerchiamo nel posto sbagliato. La felicità è comoda? Che cos'è la felicità? È forse la mia integrità? Allora è scomoda. Non so se voglio essere felice, allora. Un ragazzino assurdo mi dice: io non ce l'ho con quel poliziotto, è solo non accetto quello che rappresenta. Imparo anche da lui. Accolgo quando dovrei difendermi. Dovrei difendermi?  Un rifugiato sudamericano, attivista studentesco là, attivista lgbt qua, incontrato in una piazzetta romana una sera, mi rulla una sigaretta, parla di letteratura e mi dice: voi italiani non v'incazzate mai, dice. Già.  Ascolto via podcast lezioni di filos

Sei lunghi mesi

Siamo al 22 di luglio e in questi giorni sto facendo mentalmente un bilancio dei primi sei mesi del 2021 anche che a dire il vero ne sono passati quasi sette da gennaio, by the way, non importa. Sono stati mesi intensi. Da bambina facevo una vita meno lineare di tutti i bambini che conoscevo. Non nel bene, però. Frighi vuoti, brandine in cucina, “nonna per favore portami di nascosto in comunità a trovare babbo”. Ero matura in modo inquietante. E infelice. Da adolescente facevo una vita meno lineare di buona parte delle persone che conoscevo. Traslochi su traslochi, gas staccato. Ero matura e disciplinata, volevo decidere per me stessa, non tolleravo più nessun tipo di autorità; del resto, a parte la scuola e mia madre quando c’era, nessuno tentava mai di comandare. Nei miei vent’anni, di nuovo, non vivevo come gli altri: tre culi da pulire, una casa di mia proprietà, almeno due lavori alla volta, tante responsabilità, ma anche la totale autodeterminazione, tanto che persino la coppia

Tornando indietro

Sto vedendo la luce in fondo al tunnel e questo è sempre il momento più delicato in assoluto, perché se la luce è un’illusione, allora ricominciare a guardare il buio del tunnel diventa insostenibile. No, col cazzo che arredo il tunnel, ho solo una vita, il tunnel arredato tenetevelo voi, che io voglio i sentieri di montagna, lo sciabordio delle onde del mare, l’indifferenza delle città.  Comunque, forse per la prima volta nella mia vita, se guardo avanti non mi vedo da sola. Tunnel o meno. Per la prima volta da almeno dieci anni, nonostante un buon numero di tentativi poco convinti e infatti naufragati, sento che c’è qualcuno vicino, dove per vicinanza non intendo prossimità fisica. Nel mio futuro, le bimbe non ci sono più come prima. Non credo di aver vissuto traumi simili a questo, a parte la mancanza di mio padre che ha segnato ogni singolo giorno della mia vita.  Il trauma di accorgerti che il tuo lavoro di genitore è quello di levarti dalle palle, mi ha veramente centrata in pien

Sono cambiata

Negli ultimi 15 mesi sono cambiata. Tutto è cominciato il 22 febbraio 2020, quando le Brulle sono rimaste improvvisamente a casa da scuola e non ci sono tornate mai più. O meglio, ci sono tornate per una manciata di settimane, un giorno sì e un giorno no. Nel giorno sì una è stata quarantenata in un bagno per uno starnuto da bronchite allergica; e poi hanno cominciato a chiamarmi ( “mamma ti prego, vieni a prendermi, non riesco a stare qui”). Una alla fine ha messo la scuola in stand by: aspettiamo tempi migliori, come il nostro biglietto del concerto di Marracash. Non so se siano state più le circostanze avverse o l’esplosione dell’adolescenza, ma quest’anno, a casa, le abbiamo viste tutte: insonnia, anche di quella brutta; psicologi, psichiatri, skills training; scuola e lavoro a casa, in cucina - siamo finite in un Grande Fratello horror; bullismo a scuola, colloquio con il preside; bullismo per strada, colloquio con il questore; amici precipitati del burrone del disagio; pronti soc

La situa un anno dopo

Al mattino porto il Bestio a fare una corsetta al parco e spesso faccio i confronti con un anno fa, quando eravamo in lockdown, e non so se ci sono reali analogie o è il post traumatic stress che parla.  Già, il post traumatic stress, il mio punto debole. Sono un bulldozer quando ho problemi, ma poi quando è tutto a posto divento preda dei mostri, della paura di finire di nuovo nel fondo del cesso, in attesa che qualcuno tiri lo sciacquone. L’altra volta avevo risolto con l’EMDR, ma non ho quasi fatto in tempo a godermi la pace che è arrivato il covid.  Così faccio i confronti, la mattina al parco. Non c’è più quel silenzio irreale. C’è un po’ di traffico, ma poco, quello tipico di un quartiere residenziale, al mare a Rimini, d’inverno. C’è un cantiere. Ci sono altri cristiani col cane. Quando si incrocia un essere umano, non si fa più un balzo indietro, io a dire il vero non l’ho mai fatto, con o senza mascherina; io a dire il vero non ce la faccio ad avere paura dei miei fratelli, n