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E adesso che faccio?

E così il sabato e la domenica, quando faccio la spesa o a passeggio sul mare, mi ritrovo piena la testa di pensieri travolgenti, di rimpianti, rimorsi, speranza, angoscia, soddisfazione, tutto assieme.
Se le mie emozioni fossero in grado di comporre canzoni, scriverebbero Bohemian Rhapsody.

Ricordate il film L'ultimo bacio? L'ho visto che avevo che avevo meno di vent'anni, e, paradossalmente, molte più certezze di adesso. Parlava di questo trentenne, interpretato da uno Stefano Accorsi un po' squallido, il quale, in crisi di valori, tradiva la moglie incinta e isterica, Giovanna Mezzogiorno, con una ragazza del liceo, Martina Stella. Che era meno bella e meno intensa della prima, ma vacua e profumata come la brezza primaverile. All'epoca mi pareva un atteggiamento inspiegabile, per un uomo "adulto".
Adesso invece, quella crisi dei trent'anni, anche se ne ho trentaquattro, la comprendo.
E mi rendo conto che non sono io, ma è proprio l'età: improvv…
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Minimalismo: un progetto fallito?

Nei giorni scorsi mi ha scritto una ragazza, ricercatrice in un'università parigina, che, dopo aver letto un mio articolo sulle famiglia minimaliste, mi ha chiesto di intervistarmi per una ricerca sulla propensione al consumismo dei bambini.
Ho accettato di buon grado perché questo argomento è da molti anni uno dei miei cavalli di battaglia, e le due chiacchiere che ho fatto con lei hanno riaperto una riflessione che andava oltre il non - consumismo, che ho inaugurato due anni fa.
Il percorso è stato più o meno questo: ho smesso di sprecare per necessità, e ne ho tratto dei benefici così evidenti che, anche se negli anni il mio stipendio è certamente cresciuto, la mia attitudine non è affatto cambiata, anzi, s'è rafforzata. Una volta mi hanno dato della francescana, mi è piaciuto moltissimo.


Lo stipendio aumentava e io eliminavo senza esitazioni le spese e i consumi che non rappresentavano un'"opportunità". Per farvi capire: sì alla birra con le amiche, no al caf…

Le feste con i preadolescenti

Quando i bambini si trasformano improvvisamente in preadolscenti (ve lo dico io quando: in prima media), è davvero estraniante.
Una delle cose che cambiano sono le feste e i weekend. Fino a poco tempo fa, festività, ferie e weekend erano per noi. Raramente mi sono sognata di prendere le ferie se la scuola era aperta. Fondamentalmente decidevo che cosa fare quando eravamo libere, e lo facevamo assieme. Certo, la scelta verteva sempre su qualcosa di adatto a loro che potesse piacere anche a me, ad esempio teatro per bambini, cinema, cazzeggio con amiche con figlie loro coetanee, passeggiate nella natura, piscina d'estate. Più raramente mostre, musei, viaggetti, visite guidate.


Adesso mi capita spesso, durante le feste, di fungere da taxi. O durante i weekend, di non vedere l'ora di fare una pedalata con loro, o di andare al mare a passeggiare, ma di dover rinunciare a passare del tempo tutte assieme perché almeno una prevede di uscire con le amiche. O di dover imporre un'usc…

All' ospedale

E così ero lì  che scrivevo un post inutile, visto che su Weinstein era già  stato scritto tutto, che entra mamma con quell' aria afflitta che assume quando, ciclicamente, pensa che uno di noi stia per lasciarci le penne, e dice: "Hey, non ti spaventare, ma ho portato la tua lastra al medico, dice che è  grave e che devi andare all'ospedale."


Io giuro di sì,  che andrò  domattina, ma poi passo la notte a fare incubi dove i medici mi sedano con punture e sono ufficialmente una matta.
Così la mattina dopo mamma mi chiama, le bimbe mi chiamano, e io dico che non mi muovo di lì è in effetti sto chiusa in camera fino alle 11.
Carolina a un certo punto fa quello che facevo sempre io per svegliarle, quando stavamo a BucoDelCulo e avevamo il juke box: mette su Alleluja degli Highway Men (ma su youtube).
Poi le bimbe vanno a scuola e mia madre chiama il Donatore, per farsi sentire da me: "Valentina è  impazzita, non vuole andare all' ospedale, vieni a prendere le bam…

Tutto a rotoli

L'ultima volta che sono andata dalla psicologa, mi ha congedato dicendomi pressapoco: "l'unica cosa che non va di te, è che continui a circondarti di teste di cazzo".

Mia mamma dice lo stesso: che sono indifesa, che mi sento così forte che mi lascio sottomettere, che sopporto, che spesso scappo, ma che non mi difendo mai davvero.

Molti anni fa un mio capo mi prese a insulti e io rimasi lì, immobile, zitta, e la mia testa diceva "non rispondere a questo mentecatto", e lui si incazzava sempre di più, mi disse "smettila di guardarmi come una bambina indifesa", e se ne andò sbattendo la porta.

È tutto abbastanza vero: non è che ho un karma pesante, io me le cerco.
Io non parlo, sopporto.
Io non medio, disprezzo.



Fino alla scorsa estate stava andando tutto fottutamente bene. Sarà un caso, ma quando ho capito che avrei perso Paola, una sera che andavo in bici e mi è venuto un freddo che partiva da dentro e che mi ha fatto accapponare la pelle, ecco, gua…

Per una cultura condivisa di libertà del pelo

Questa notte ho sognato che interagivo con qualcuno e mi vergognavo terribilmente di scoprire di avere i peli sulle gambe.
Così ho intavolato un discorso con mia madre sapendo che avrei perso (anche) questo round: lei scambia la sua libertà fi pensiero per immunità rispetto ai condizionamenti.

Allora la mia opinione, contestata, è questa: mi depilo da quando avevo 12 anni, mi sento in imbarazzo (ma meno di quando ero una ragazzina) se ho i peli visibili da qualche parte, ma considero “indotta” e quindi non mia, non naturale, la necessità di depilarmi.
Ho pensato a una prova del nove.
Mi sono detta: che cosa succederebbe se non mi depilassi? Sarei davvero libera di non farlo oppure un aspetto fisico più wild si limiterebbe a ripercuotersi sulla mia percezione di me?
E mi sono risposta: riceverei critiche sul mio aspetto fisico che mi metterebbero a disagio. Ma poi credo che verrei anche emarginata. Se mi presentassi al lavoro con i peli sulle gambe (o con il velo sui capelli, o banalme…

Una tigre

La cosa più strana dell'aver cambiato città, è che quando torno a casa da un viaggio e prendo l'uscita Rimini sud invece che Faenza, la mia testa mi dice, "dai, non fare la scema, le vacanze sono finite, si torna a casa".
È stato ancora più evidente questa volta, che ho fatto due viaggi consecutivi, e ho lasciato una Rimini post Ferragosto, che è come una graticola che è appena stata messa a raffreddare, e trovo una Rimini autunnale che niente, è un po' malinconica. Non che non la ami anche così eh, perché l'estate va da maggio a settembre, e credetemi, ma dare il massimo in termini energetici per così tanti mesi, è duro, e il mio organismo a un certo punto sente il bisogno di chiudersi, di andare a letto prima, di leggere, di crescere, di contemplare e sì, anche di trovare parcheggio, e di non svegliarmi di notte per via della clientela selezionata dell'hotel attaccato a casa.
Torno a casa e la trovo sempre bianca, sempre abbastanza mia, anche se, preved…