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Come un ovosodo in gola

E così mi stavo chiedendo proprio ieri quand’è che ho perso la poesia e di conseguenza quand’è che ho smesso di scrivere bene.
Forse da quando ho smesso di fare quei quadri impressionisti di io a BucoDelCulo con le bimbe, o forse quando ho realizzato che mi stavo mostrando nuda a tante persone che conosco dal vivo, non so, i miei colleghi, i miei conoscenti.

Curioso poi che quello che trovavo più bello e piacevole erano sempre i post meno letti e meno commentati: pericolosa sta cosa, ti verrebbe da negare quello che hai da dire, per dire quello che gli altri si aspettano da te, e avere una gratificazione immediata. Io credo di essere una persona abbastanza coerente proprio perché so rinunciare alle gratificazioni, e faccio sempre quel cazzo che mi pare, non che poi sia così piacevole, però sono io, sono fatta così.


Vedo che ora scrivo delle cose più ragionate, di io diventata ormai una mezza cittadina con tre figlie adolescenti.
Ho perso la poesia, in compenso se vi può interessare è …
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Avere figli adolescenti fa paura

Ricordo che a un certo punto della mia vita, solo pochi anni fa, mi sono accorta con stupore che non avevo più paura di niente.


Sono sempre stata una cagasotto, da bambina e da adolescente avevo paura di tutto.
Del buio, tanto per cominciare, dev’essere stato per colpa dei film horror. Da bambina avevo una vicina adolescente a cui spesso mia madre mi affidava, e ricordo che una volta guardammo Aracnofobia coi suoi amici, credo di non averci dormito per anni.
Ma anche per The Blair witch project, preso a noleggio qualche anno dopo col mio morosino e guardato un sabato sera a letto. Comunque anche il telegiornale faceva la sua parte, a casa di nonna la tv era sempre accesa e all'ora di pranzo e cena qualche giornalista dall'aria grave annunciava sempre disastri che andavano dalle bombe su Sarajevo, alle sparatorie nostrane.
Poi sin dall’asilo avevo una paura fottutissima delle droghe, delle siringhe, dei gruppi di ragazzi che negli anni 80, 90 si radunavano la sera nei parchi. N…

Programma o sarai programmato

Nella mia wish list c’è questo saggio, si chiama “Programma o sarai programmato” di questo Douglas Rushcuff, guru, ma non l’ho ancora letto.
Se fino a tre o quattro anni fa la tecnologia mi interessava come mezzo per il mio lavoro (il marketing) e anche il mio hobby (scrivere), a un certo punto ho dovuto fare i conti con il fatto che in casa tre persone su quattro sono native digitali, e ho cominciato a leggere sempre di più, a scavare sempre più indietro e anche sempre più avanti e anche sempre più a fondo, finché la tecnologia non ha cominciato a interessarmi quasi come fosse un fine. Sto anche tenendo un corso di computer per anziani, di cui vado orgogliosissima.
Più divento tech savvy più cresce l’entusiasmo, ma è indubbio che ci siano delle storture, di cui a volte ho parlato anche qua. Sapete che non sono mai impazzita per i social network e forse sapete che, in generale, non mi piace affatto Instagram. Eppure, sentite che mi è successo.


 L’altro giorno ho finito i 10 GB previst…

Perché odio quasi tutti gli articoli che parlano di droga

Se c’è una cosa che odio, odio, sono gli articoli scandalistici sulle droghe.
Primo, perché sono disturbanti, e lo vogliono essere.
Con il risultato che ci abituiamo all’orrore, ci abituiamo alle cappelle dei 5 stelle, ci abituiamo alla shoà. Ho eliminato la tv da una dozzina di anni, per non abituare me e le bimbe alla violenza sui telegiornali, al sessismo dei talk show, ma niente, ora che internet è diventato mainstream mi sono ritrovata le stesse dinamiche orrorifiche, anzi peggio.


“Mamma, chi ci guadagna a far girare le fake news?”, mi ha chiesto Lucy l’altro giorno. Gli stessi publisher che ci guadagnano a far girare gli articoli orrorifici sulla droga: i siti che vivono di traffico, ovvero che vendono gli spazi pubblicitari a impression (in parole povere guadagnano - pochissimo - ogni volta che un utente visualizza una pubblicità) o a clic sulle pubblicità (guadagnano - quanto? 50 cents o poco più? - ogni volta che qualcuno clicca sulla pubblicità, spesso meno dell' 1% di …

L'importanza di essere follower

Ultimamente sono in preda a un fastidiosissimo loop sul mio presunto non essere abbastanza normale, anonima. Ci piango su, mi dispero, anche.
Qualunque cosa non funzioni mi colpevolizzo. Mi dico, se io fossi una ragazza normale, che ama fare shopping, sa cucinare ed è rassicurante, non sarei sola. Festeggerei San Valentino, per esempio, patrono degli epilettici secondo Wikipedia. Mio onomastico, peraltro.

Non sopporto le persone che si disperano per delle stronzate, eppure, ora, sono una di loro. Mi dispero, affogo affogo affogo.
Poi la settimana successiva magari sono in ovulazione e mi sveglio ben disposta, tipo m'incazzo più difficilmente.
Se metto il focus sulle cose pratiche immediate, va tutto quasi bene, nel senso che non vi sono disgrazie in atto.
L'importante è che cerco di non chiedermi se la mia vita è ok, perché sui massimi sistemi sono in crisi nera. Nera. Credo sia anche normale, alla mia età, con alle spalle alcune relazioni miseramente fallite e con tre adole…

Lucidità

Tra i tanti difetti che ho, uno è la lucidità.

Sono una specie di narratore onnisciente di questo romanzo assurdo che è la mia vita.
Conosco perfettamente ogni personaggio, e nessuno è completamente buono né completamente cattivo.
Chi merita di restare probabilmente è interessante, forse è persino un po’ assurdo, di certo ha una funzione drammaturgica. Cattivi, antagonisti e nevrotici servono sempre, che non siamo a catechismo qui.


Tutti fanno fronte a destini inaspettati e a colpi di scena: il lupo cattivo alla fine viene riabilitato, perché sicuramente ha un passato doloroso o soffre di una psicosi; il buono se la prende nel didietro perché non è davvero buono, è solo debosciato.
Io metto assieme gli elementi e guardo che succede, quasi tutti hanno un conflitto da risolvere, se la situazione è paradossale non esito a ficcarmici dentro, il parossismo ha sempre una sua estetica, anche se fine a se stessa.

Valentina non so se è la protagonista, ma è in tutte le scene, più passiva che a…

Perché siamo diventati tutti così edonisti?

L’altro giorno parlavo con la mia terapeuta di questa cosa, di cui poi ho parlato anche recentemente con un’amica.
Del fatto che molti, tra cui io, hanno tanto bisogno (ed è umano che sia così) degli altri, di una relazione, di un abbraccio, di un gesto fisico di affetto e di vicinanza, di un preziosissimo “ci penso io”, o “ti aiuto”. Molti si sentono soli, e allo stesso tempo sono “affettivamente analfabeti”.
Diceva una mia amica qualche settimana fa: è come se le relazioni fossero diventate una chat su Whatsapp, hai in mente quando chiudi la chat ma non dici niente, non dici ciao, non dici a presto? Ecco.
Sparire senza dire ciao o senza spiegare perché si chiamerebbe ghosting. Devo ammettere che a volte l’ho fatto e l’ho anche subito. Quando l’ho fatto io è stato perché qualcosa, nella persona che avevo di fronte, mi ha fatto chiudere a riccio, ma così a riccio, che non ho voluto neanche spiegarlo. Ho questo difetto qui, che mi chiudo.
Quando l’ho subìto credo che, dall’altra parte,…