Passa ai contenuti principali

Post

Ultimo Post

Così misfit

La situa in pratica è la seguente: che qualche giorno fa ho cominciato a dubitare di essere una persona normale. Aspè, c'è poco da ridere, voi che mi leggete probabilmente sapete che io la penso un po' a modo mio su tutto; dal vivo posso risultare persino urticante, se si passa molto tempo con me.
Il punto è che però io sono sempre stata una che rigava dritta, un po' la pecora bianca della famiglia. L'unica da generazioni che non è stata mai bocciata. Mi sono laureata. Non ho mai assunto droghe pesanti. Le poche relazioni superficiali che intrattengo sono assolutamente normali, mi rapporto in maniera abbastanza normale, mi comporto in maniera abbastanza normale. Sono in grado di recitare un parte, anche quando non so che ci faccio in quella situazione, non so, a una riunione di lavoro dove le persone si prendono terribilmente sul serio e parlano di soldi o di numeri, argomenti per me aberranti.  Crescendo ho anche smesso di vestirmi con cose appariscenti, esagerate.


Ma…
Post recenti

Quante case ho cambiato

E così mi chiedevi le case che ho cambiato nella mia vita e ti ho risposto così:

Quando sono nata vivevo in una casaccia con i topi, in centro, mia madre dice che andò in comune a chiedere se ci davano una casa popolare perché mio padre era un tossico e aveva dei punti in graduatoria e ci diedero una casa popolare di cui ricordo benissimo i cornicioni rossi, e poco sotto c’era un bar dove mi ricordo che mi padre mi ha portato a comprare un gelato e ho chiesto quello a forma di pantera rosa.


Poi mia madre aspettava mio fratello e chiese una casa più grande, di cui ricordo che stava vicino a una chiesa, ma quando provarono a mandarmi a dottrina io dissi a dottrina ci andrete voi. Mio padre però non stava praticamente già più con noi, ricordo solo una sera che tornammo io mia madre e mio fratello e c’era la luce accesa e mamma disse “c’è lui” e io ebbi paura e pensare che lui era mio padre.
La casa numero quattro fu quando mia madre ci presentò S., due mesi prima di sposarlo, la sua casa…

Voler sparire

Oggi mi sento sopraffatta dall’angoscia.
Delle volte mi succede, non so perché, mi prende in pieno stomaco e mi fa piangere tutto il giorno.
Conosco una specie di rimedio: non dare corda alla tristezza, poi passa da sola. Sedersi lì, ad aspettare che scivoli via, tenermi occupata, dovrei fare così.
Non lo sto facendo, sto lasciando che mi inghiotta.


Ho fatto un brutto sogno. Ho sognato che mi facevano una vaccinazione e l’ago rimaneva conficcato dentro al mio braccio, e io sentivo male, ma morivo di paura al pensiero di sentire ancora più male nell'estrarre quell'ago infetto. Ci andavo in giro e faceva molto male. Credo che questo dica qualcosa su come mi sento, non è stato un sogno a caso.

Comunque, faccio spesso gli incubi, credo che siano almeno due anni che non mi sveglio nell’aurea di un bel sogno. E poi da almeno un mese mi sveglio ogni notte, e mi rigiro nel letto per ore. Stanotte mi rigiravo e pensavo a nonna Cloe, ero confusa, tra il sonno e la veglia, e pensavo che …

Penso grazie

In questo periodo capitano sempre spese straordinarie e ho pochi soldi. Ho sviluppato l’allergia agli acari, così di notte starnutisco e non dormo, di giorno sono sempre stanca e di sera non esco quasi mai. La primavera non sembra voler arrivare davvero e la pioggia decima tutti i miei buoni propositi salutisti, come il trekking e la bici.



Però delle volte apro la finestra e sento il mare gonfio, in tempesta, che ulula, e penso “grazie”.
O mi alzo quando le bimbe stanno uscendo per andare a scuola, e mi ricordo dei dodici anni passati ad alzarmi alle 6.30, per vestirle, lavarle, nutrirle; ora lo fanno da sole e penso “grazie”.
O passo sul ponte che collega la destra e la sinistra del porto, vedo le barche ormeggiate e il faro bianco in lontananza e penso “grazie”.
O vado a parlare con gli insegnanti delle bimbe, e mentre esco da scuola penso “grazie”.
O mi faccio sorprendere da Carolina, la cui prof le ha detto “sei fortunata, tua madre è una bella persona”, e penso “grazie”.
O mamma …

Di come se la passa il resto della gang

L’ultima volta vi ho raccontato delle bimbe, ma pensavo che il quadro non fosse completo senza due parole sul resto della famiglia (in realtà ho attorno un’ampia costellazione di personaggi che sarebbe bello raccontare, però per la privacy loro e mia non lo faccio. In ogni caso tenete sempre a mente che mi trovate eccentrica è solo perché non conoscete il Donatore, mio fratello e i miei amici :P).


Mia madre rispetto a soli pochi anni fa è diventata una persona normale. Anche se racconta ancora che il tatuaggio che si fece a 17 anni nel bel mezzo della fronte, ad oggi rimosso solo parzialmente, è una voglia di uva. Sta a casa mia almeno quattro giorni a settimana e veramente il suo aiuto è insostituibile: abbiamo trovato un equilibrio abbastanza stabile.
Per esempio, tra il mio minimalismo e il suo accumulo, un compromesso abbastanza accettabile è: evitare l’inquinamento visivo nelle aree comuni, come troppi colori, soprammobili, ammassi di roba. La mattina mentre fa i lavori ascolta la…

Di come stanno crescendo le bimbe

Va bene, va bene, avevo detto che non avrei parlato delle mie bambine in maniera invadente.
Però ho voglia di raccontarvele così come le vedo io, e non credo me ne vorrebbero.

Le mie bambine vivono una vita, dicono, felice.



Non hanno opportunità enormi né enormi problemi, i soldi sono quelli che sono, ma loro hanno sempre creduto di essere fottutamente ricche e quando magari mi lamento perché a scuola chiedono sempre soldi (e nuovi libri, e nuovi contributi, e nuove attività extrascolastiche, e attività a pagamento durante l’orario di scuola), loro sembrano capire.

Non è come quando mia mamma non ce la faceva e ci staccavano il gas e magari andavo io a portare i contanti all’ufficio del recupero crediti. Quella era solo vergogna di non farcela, e biasimo e anche rabbia nei confronti di mia madre.
Loro invece, sembra siano ingaggiate con i piccoli problemi che ci si presentano, ma sono anche abbastanza tranquille sul fatto che qualcuno li risolverà - anche se Lucia ha messo da parte 50…

Le vibrisse

È stato un po' un deja-vu: io sola su un Frecciarossa una sera d'inverno, mi sento sensibile e ricettiva, come se avessi delle grosse vibrisse sotto al naso, ho un libro forte con me, che sono pronta ad ascoltare, e infatti non leggo di filata, presa, ma mi fermo spesso e penso.


Quella volta il libro era "I have a dream" di Martin Luther King, la fermata era Faenza, il mese era dicembre, e sapevo che avrei cambiato tutto, dal giorno dopo, o forse da quel giorno stesso.
Ieri il libro era "L'ultima tentazione di Cristo" di Kazantzakis, la fermata Rimini, i miei capelli più corti, e quando interrompevo la lettura per pensare, la ragazza di fronte a me chiacchierava. A volte mi capita - mi stupisco sempre - che, quando taccio o non partecipo, le persone si rivolgono a me, e se continuo a nicchiare, domandano esplicitamente. Non sono invisibile neanche quando faccio finta di non esserci: curioso, no? Non è sempre andata così, ma questo è un altro discorso.
D…