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Cos'è la destra cos'è la sinistra.

La prima volta che ho votato, dovendo scegliere tra Rutelli e Berlusconi, ho votato Berlusconi. A diciotto anni infatti consideravo quelli di sinistra come dei fake. Voglio dire: IO ero davvero una proletaria, mentre il centro sinistra, in Emilia Romagna, nella mia realtà, era il potere. L'establishment. L'inciucio, per usare una parola cacofonica ma calzante. La sinistra erano i sindaci in giacca e cravatta, deferenti sia nei confronti degli imprenditori che della chiesa, ma non certo nei confronti dei poveri stronzi.

E però la sinistra si riempiva la bocca di falci e martelli. Ma io non conoscevo nessun povero, oltre a me.
Votai Berlusconi perché Rutelli non mi sembrava un'alternativa. Mi tappai il naso già quella prima volta, pensavo che Berluscono almeno sarebbe potuto essere un buon amministratore.



I radicali, Emma Bonino e Pannella, mi sono sempre piaciuti, ma la loro real politik, specie in occasione delle alleanze elettorali, era decisamente avventurosa. Forse tro…
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Nel frattempo c'è il casting

La situa è questa:
io oggi mi sento davvero sola. Perdonatemi se scrivo sempre cose malinconiche sul blog, devo sembrare una persona estremamente infelice. Ma non è così: non solo mi è andata peggio di ora, ma poi dal vivo interagisco in modo normale per la maggior parte del tempo (no, non sempre, ci sono delle volte che porto le situazioni all'esasperazione per vedere cosa succede).


Dicevo.
Oggi sono fottutamente triste.
Prima pensavo a un libro di De Silva che ho letto una sera di diversi anni fa, le bimbe a letto e io, che mi sentivo intrappolata dentro casa. Allora c'era l'avvocato Malinconico che, con il suo fare un po' serio, un po' tragicomico, un po' strappabaci, diceva che la solitudine gli ululava dentro come un cane. O qualcosa del genere. Ecco, io a volte ripenso a quell'immagine, della solitudine che ulula, e mi sembra davvero molto tangibile. Come oggi.
Non dovrei avere nulla di cui lamentarmi. Le bimbe non ci sono, ho un buon libro, un ombrel…

Il mio primo pellegrinaggio (in Umbria)!

Non vi ho ancora raccontato nulla di Malta, di Stoccolma, di Buenos Aires e dei luoghi che ho visitato da settembre scorso, ma a posto così, oggi vi voglio raccontare del mio primo pellegrinaggio.
Tranquilli, resto atea integralista, ma mi piace dire pellegrinaggio perché in effetti si è trattato del mio primo viaggio a piedi, e se lo chiamassi trekking, cosa che in effetti è stata, ci sarebbe una sfumatura sportiva che a dire il vero non c'è. O meglio sì, possiamo chiamarlo sport, ma io che non ho mai fatto sport nella vita la vedo più come un'esperienza di viaggio molto particolare.

E sicuramente come una sfida personale importante. Perché sei mesi fa ero in ospedale con gli ascessi ai polmoni a causa della quarta polmonite, mentre ieri me ne andavo su e giù per discreti dislivelli, certo, con l'affanno, ma non sono morta. E poi a 35 anni ho l'autostima sufficiente per accettare di essere sempre l'ultima, perdonarmi e sperare di non stare troppo sulle balle al re…

La situa: buoni e meno buoni auspici

Faccio dei pensieri, mi arrivano dei segni, anche di notte. Che bello.
Tipo l'altra notte continuava a girarmi in testa questa frase (che non è frutto delle mie sinapsi, spero lo sappiate):
Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni. Non so se devo farci qualcosa, con questa frase che mi è arrivata, come la devo interpretare. È già un po' il nostro mantra familiare, però una cosa devo dirla, io sento un po' di essere una che dà secondo le sue capacità ma che non riceve secondo i suoi bisogni, o almeno non sempre, o almeno non ora, che avrei bisogno di più appoggio, più stabilità, o "semplicemente" qualcuno vicino, molto vicino.



Tipo stanotte invece continuava ad arrivarmi in testa questa metafora che invece so benissimo a quale situazione si riferiva. Tipo c'ero io che mi dicevo:
"È come se...come se avessi acquistato dello squacquerone freschissimo. No, di più, una burrata. No, di più, una stracciatella. E questa stracciatella sta i…

Così misfit

La situa in pratica è la seguente: che qualche giorno fa ho cominciato a dubitare di essere una persona normale. Aspè, c'è poco da ridere, voi che mi leggete probabilmente sapete che io la penso un po' a modo mio su tutto; dal vivo posso risultare persino urticante, se si passa molto tempo con me.
Il punto è che però io sono sempre stata una che rigava dritta, un po' la pecora bianca della famiglia. L'unica da generazioni che non è stata mai bocciata. Mi sono laureata. Non ho mai assunto droghe pesanti. Le poche relazioni superficiali che intrattengo sono assolutamente normali, mi rapporto in maniera abbastanza normale, mi comporto in maniera abbastanza normale. Sono in grado di recitare un parte, anche quando non so che ci faccio in quella situazione, non so, a una riunione di lavoro dove le persone si prendono terribilmente sul serio e parlano di soldi o di numeri, argomenti per me aberranti.  Crescendo ho anche smesso di vestirmi con cose appariscenti, esagerate.


Ma…

Quante case ho cambiato

E così mi chiedevi le case che ho cambiato nella mia vita e ti ho risposto così:

Quando sono nata vivevo in una casaccia con i topi, in centro, mia madre dice che andò in comune a chiedere se ci davano una casa popolare perché mio padre era un tossico e aveva dei punti in graduatoria e ci diedero una casa popolare di cui ricordo benissimo i cornicioni rossi, e poco sotto c’era un bar dove mi ricordo che mi padre mi ha portato a comprare un gelato e ho chiesto quello a forma di pantera rosa.


Poi mia madre aspettava mio fratello e chiese una casa più grande, di cui ricordo che stava vicino a una chiesa, ma quando provarono a mandarmi a dottrina io dissi a dottrina ci andrete voi. Mio padre però non stava praticamente già più con noi, ricordo solo una sera che tornammo io mia madre e mio fratello e c’era la luce accesa e mamma disse “c’è lui” e io ebbi paura e pensare che lui era mio padre.
La casa numero quattro fu quando mia madre ci presentò S., due mesi prima di sposarlo, la sua casa…

Voler sparire

Oggi mi sento sopraffatta dall’angoscia.
Delle volte mi succede, non so perché, mi prende in pieno stomaco e mi fa piangere tutto il giorno.
Conosco una specie di rimedio: non dare corda alla tristezza, poi passa da sola. Sedersi lì, ad aspettare che scivoli via, tenermi occupata, dovrei fare così.
Non lo sto facendo, sto lasciando che mi inghiotta.


Ho fatto un brutto sogno. Ho sognato che mi facevano una vaccinazione e l’ago rimaneva conficcato dentro al mio braccio, e io sentivo male, ma morivo di paura al pensiero di sentire ancora più male nell'estrarre quell'ago infetto. Ci andavo in giro e faceva molto male. Credo che questo dica qualcosa su come mi sento, non è stato un sogno a caso.

Comunque, faccio spesso gli incubi, credo che siano almeno due anni che non mi sveglio nell’aurea di un bel sogno. E poi da almeno un mese mi sveglio ogni notte, e mi rigiro nel letto per ore. Stanotte mi rigiravo e pensavo a nonna Cloe, ero confusa, tra il sonno e la veglia, e pensavo che …