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Perché odio quasi tutti gli articoli che parlano di droga

Se c’è una cosa che odio, odio, sono gli articoli scandalistici sulle droghe.
Primo, perché sono disturbanti, e lo vogliono essere.
Con il risultato che ci abituiamo all’orrore, ci abituiamo alle cappelle dei 5 stelle, ci abituiamo alla shoà. Ho eliminato la tv da una dozzina di anni, per non abituare me e le bimbe alla violenza sui telegiornali, al sessismo dei talk show, ma niente, ora che internet è diventato mainstream mi sono ritrovata le stesse dinamiche orrorifiche, anzi peggio.


“Mamma, chi ci guadagna a far girare le fake news?”, mi ha chiesto Lucy l’altro giorno. Gli stessi publisher che ci guadagnano a far girare gli articoli orrorifici sulla droga: i siti che vivono di traffico, ovvero che vendono gli spazi pubblicitari a impression (in parole povere guadagnano - pochissimo - ogni volta che un utente visualizza una pubblicità) o a clic sulle pubblicità (guadagnano - quanto? 50 cents o poco più? - ogni volta che qualcuno clicca sulla pubblicità, spesso meno dell' 1% di …
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L'importanza di essere follower

Ultimamente sono in preda a un fastidiosissimo loop sul mio presunto non essere abbastanza normale, anonima. Ci piango su, mi dispero, anche.
Qualunque cosa non funzioni mi colpevolizzo. Mi dico, se io fossi una ragazza normale, che ama fare shopping, sa cucinare ed è rassicurante, non sarei sola. Festeggerei San Valentino, per esempio, patrono degli epilettici secondo Wikipedia. Mio onomastico, peraltro.

Non sopporto le persone che si disperano per delle stronzate, eppure, ora, sono una di loro. Mi dispero, affogo affogo affogo.
Poi la settimana successiva magari sono in ovulazione e mi sveglio ben disposta, tipo m'incazzo più difficilmente.
Se metto il focus sulle cose pratiche immediate, va tutto quasi bene, nel senso che non vi sono disgrazie in atto.
L'importante è che cerco di non chiedermi se la mia vita è ok, perché sui massimi sistemi sono in crisi nera. Nera. Credo sia anche normale, alla mia età, con alle spalle alcune relazioni miseramente fallite e con tre adole…

Lucidità

Tra i tanti difetti che ho, uno è la lucidità.

Sono una specie di narratore onnisciente di questo romanzo assurdo che è la mia vita.
Conosco perfettamente ogni personaggio, e nessuno è completamente buono né completamente cattivo.
Chi merita di restare probabilmente è interessante, forse è persino un po’ assurdo, di certo ha una funzione drammaturgica. Cattivi, antagonisti e nevrotici servono sempre, che non siamo a catechismo qui.


Tutti fanno fronte a destini inaspettati e a colpi di scena: il lupo cattivo alla fine viene riabilitato, perché sicuramente ha un passato doloroso o soffre di una psicosi; il buono se la prende nel didietro perché non è davvero buono, è solo debosciato.
Io metto assieme gli elementi e guardo che succede, quasi tutti hanno un conflitto da risolvere, se la situazione è paradossale non esito a ficcarmici dentro, il parossismo ha sempre una sua estetica, anche se fine a se stessa.

Valentina non so se è la protagonista, ma è in tutte le scene, più passiva che a…

Perché siamo diventati tutti così edonisti?

L’altro giorno parlavo con la mia terapeuta di questa cosa, di cui poi ho parlato anche recentemente con un’amica.
Del fatto che molti, tra cui io, hanno tanto bisogno (ed è umano che sia così) degli altri, di una relazione, di un abbraccio, di un gesto fisico di affetto e di vicinanza, di un preziosissimo “ci penso io”, o “ti aiuto”. Molti si sentono soli, e allo stesso tempo sono “affettivamente analfabeti”.
Diceva una mia amica qualche settimana fa: è come se le relazioni fossero diventate una chat su Whatsapp, hai in mente quando chiudi la chat ma non dici niente, non dici ciao, non dici a presto? Ecco.
Sparire senza dire ciao o senza spiegare perché si chiamerebbe ghosting. Devo ammettere che a volte l’ho fatto e l’ho anche subito. Quando l’ho fatto io è stato perché qualcosa, nella persona che avevo di fronte, mi ha fatto chiudere a riccio, ma così a riccio, che non ho voluto neanche spiegarlo. Ho questo difetto qui, che mi chiudo.
Quando l’ho subìto credo che, dall’altra parte,…

Perché leggere ancora blog e magazine?

Non so voi ma io ho una gran nostalgia dei blog.
Ne seguo davvero pochi, e io stessa, non so, non sono più capace di scrivere un post, mi perdo prima di portarlo a compimento, anche se avrei tantissime cose da dire. Ultimamente sono un po’ così, mi fiondo verso non so dove, addirittura interrompo la gente mentre parla, mi do fastidio da sola.

Ma, dicevo, che cosa mi manca dei blog?
Mi mancano le community.



Come fanno a mancarmi le community, direte, se viviamo in un mondo di interessi di nicchia, di gruppi Facebook, di specifici hashtag da seguire, in pratica un mondo dove ognuno è parte di migliaia di micro community?

Mi mancano perché credo che tutto oggi sia diventato molto più superficiale e le community sono legate da un filo sottile, sottilissimo. Mentre alcuni blogger creavano delle community...uhm..di sentimenti. Mi è capitato molte volte di conoscere qualcuno solo perché leggeva il mio blog, e nella maggior parte dei casi erano persone che davvero valeva la pena conoscere. Il…

Il liceo si avvicina

Io e le bimbe non siamo più quel quadretto carino che eravamo quando erano piccole e ci aggiravamo per BucoDelCulo tipo oca con le ochette dietro.
Loro in particolare non sono più dei cuccioli, non mi corrono incontro quando torno da lavorare, e quelle rare volte che mi abbracciano di loro spontanea volontà rischiano di strangolarmi e farmi cadere a terra. Tipo come quando cerchi di dare un bacetto sul capo al tuo frugolino dell'asilo e lui ti dà una testata nei denti, solo che il piccolo puoi ammonirlo, il grande meno: parli parli parli e non gliene frega niente, anzi, se lo sgridi s'arrabbia.


Quando abbraccio Lucia, la metà delle volte schiva con lo sguardo la mia testa per continuare a guardare il cellulare, io sposto la testa e lei sposta il cellulare.
Con Camilla, che è quella asociale (tranquilli per la sua privacy, non gliene fotte niente di quello che pensate voi vecchi di lei ;) ), abbiamo adottato la tecnica dell’abbraccio freddo. Ci tendiamo le braccia e ci avvicini…

Nel 2018 ho funzionato

Il 2018 è stato un anno intenso, difficile e bello tutto allo stesso tempo, così tanto che ora che siamo a ottobre potrei praticamente già chiudere il libro dell’anno per overload di cose da raccontare.

Non è stato sempre tutto bello, e quasi mai è stato facile, e però sono successe cose e sono andata avanti. Se penso che solo pochi anni fa vivevo a BucoDelCulo, le bambine erano piccole e bisognose di costante cura, e tutto sembrava essere fisso nel per sempre, persino i libri sul comodino avevano un bassissimo turn over, è quasi come se parlassimo di un'altra vita, un'altra persona.



Adesso invece, le cose si muovono, le muovo, con tutti i sacrifici e le rinunce del caso. Se mi guardassi da fuori non mi riterrei una persona di successo o invidiabile, e se mi vedesse la bambina cresciuta nelle promesse degli anni '80 e nel mito dell'American Dream che passava la tv, mi stupirei di quanto ogni piccola minuscola soddisfazione costi tanto, ma forse è solo che è cambiato il…