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Otto anni dopo

L’altro giorno ho letto per caso alcuni miei post vecchi e ho trovato questo post del 2010, quando avevo aperto il blog da pochi mesi: si chiama Guardateci, ed era una cartolina dalla mia casa a BucoDelCulo.
(Vi invito a leggerlo, poi tornate qui)



Nel 2010 avevo 27 anni ed ero recentemente stata mollata, ma non ero certa che quello fosse un vero addio (più o meno lo è stato, dico sentimentalmente), non ero felice, anzi forse è stato uno tra i momenti peggiori della mia vita. Tuttavia non ero certa che fosse auspicabile tornare indietro, a una famiglia “normale”, ma con due genitori che non ne potevano più, né di una vita tanto caotica, né l’uno dell’altra.
Nei commenti a quei post scrivevo: preferisco parlare con voi che con le mie amiche, almeno non ho l’impressione di farvi pena, forse perché non mi vedete piangere e dimagrire. A dire il vero in quel periodo non avevo molte persone attorno, l’ho affrontato davvero da sola. Solo mia madre è stata una presenza costante, forse mio frat…
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Mi sono stufata del low cost

Il low cost una volta sembrava una gran bazza, perché non ci si faceva domande.

Il mio primo volo su Ryan Air l’ho acquistato quattordici anni fa! Io e la Michi siamo andate a Londra con una ventina di euro a testa. Neanche avevamo la connessione a casa, andammo a casa di Dora, ci collegammo da un fisso. L’operazione ebbe qualcosa di ieratico ed esoterico, ricordo. Viaggiare era così, prima della globalizzazione. Tu andavi e non sapevi cosa ti aspettava, spesso sapevi la lingua male e poco, non avevi connessioni con casa tua, tanto che al rientro, appena trovavi un fisso, chiamavi tutte le amiche. In viaggio, solo la mamma, dalla cabina telefonica, con la linea disturbata.

Ma torniamo alla prenotazione. Stampavi questi lunghissimi biglietti sperando che il volo pagato 20 euro fosse reale. Per essere reale era reale, ma volare, lo scoprivi dopo, non era più l’esperienza lussuosa a cui eri abituato. Ad oggi la qualità s’è drasticamente abbassata anche in moltissimi voli di linea. Benis…

Ho provato il glamping e...

Ho sentito parlare per la prima volta di glamping meno di sei mesi fa, e avevo già comprato i biglietti aerei per le vacanze in Inghilterra, anche se il programma era ancora più che vago.
Il termine è passato in sordina tra i suggerimenti di Facebook: forse potrebbe interessarti.
Ho fatto una ricerca al volo su Google e ho scoperto che glamping è la composizione di due parole: Glamour + Camping. Insomma, campeggio figo. Non potevo che rimanere colpita dalla definizione, sembrava fatto per me.

Non sono mai stata una fanatica del campeggio: a me piace dormire a letto. Non per fighetteria eh, ho dormito nelle situazioni più improbabili che possiate immaginare: divani con pulci, camere condivise in ostelli, hotel decisamente brutti, ho fatto couchsurfing e soprattutto friendsurfing decine di volte e senza pretese. Ma devo dire la verità, dormire senza uno straccio di materasso non mi ha mai fatto impazzire. Se non ho neanche un cuscino direi che la cosa assomiglia più a una tortura che a …

Fissata con le parole

Ho un rapporto ambivalente con i termini generici usati al posto di termini specifici.

Mia figlia per dire abusa della parola “Tizio” quando non ricorda il nome di una persona (io in quei casi ovvio con la descrizione del suddetto, mio fratello con un nome a caso, cosa irritante quanto divertente) e del sostantivo “Robo”. Allora io mi irrito e le chiedo per cortesia di utilizzare termini meno generici, così, per venire incontro a questa mia personalissima idiosincrasia (poi mentre lo dico ricordo sempre quella volta che a un posto di blocco mi fecero il test del palloncino e io dissi, tra le risatine soffocate delle mie amiche, che la mia ridotta capacità polmonare non avrebbe aiutato la buona riuscita dell'accertamento).
Mia madre usa il termine “Foglio” al posto di modulo, documento, bolletta e qualunque cosa possa essere stampata su un A4.

Ora, non che io conosca più parole della media.
Ho dovuto fare i conti con il mio lessico limitato quando mi sono abbonata alla newsletter “

Sulla circonferenza dei miei fianchi

Ultimamente sono “ingrassata”: qualcuno me lo fa notare, più o meno benevolmente, e io ne sono felice. Mi piaccio di più. Il mio sedere è una taglia in più, ho sempre la vita stretta ma a fine serata se bevo due birre di troppo la pancia sotto all’ombelico si vede.
A dire la verità anche senza birre. Non bevo quasi più alcolici, a parte qualche volta un vinello prima di cena.

Mi prendo cura di me, per la prima volta. Non è che faccio chissà cosa: mi passo regolarmente il filo interdentale, cerco di muovermi un po’, e mi concedo a volte di non fare assolutamente niente, come piace a me. Non fare proprio niente, neanche leggere.
La mia taglia in più sui fianchi dice di me che ho portato in grembo tre figlie. E dice di me che sono nata così, con i fianchi tondi, come Carolina, che ricordo benissimo di quando l’ho presa in braccio nella nursery della maternità e, cristo, appena nata aveva già i fianchi rotondi.
La mia taglia in più dice che non sono intenzionata a scomparire. Sono spesso …

Adolescenza: basta distrarsi un attimo

Chi vi dice che avere figli adolescenti è faticoso, usa un eufemismo.
Avere figli adolescenti è destabilizzante, più che avere figli neonati.
Magari fisicamente è meno impegnativo: io prima non dormivo, e ora di nuovo non dormo ma non per colpa delle bimbe, bensì per colpa delle pullmanate di russi che arrivano settimanalmente all’hotel sotto casa e fanno un casino bestia da maggio a settembre, tipo che il karaoke in russo è l’attività più balsamica per le orecchie, quindi figuratevi le altre. Almeno però il casino riminese lo patisco solo da maggio a settembre, mentre le bimbe che si svegliavano a turni di notte, le ho patite per tre anni, ci avevano anche i ciucci fluorescenti ma niente, loro si svegliavano senza ciuccio e mi chiamavano.
Poi anche andare in spiaggia è nettamente più facile, specie adesso che abbiamo il posto fisso. Prima le dovevo svestire, spalmare e badare tutto il giorno; ora non facciamo tempo a mettere piede sulla sabbia che una è già al torneo di calcio balill…

Cos'è la destra cos'è la sinistra.

La prima volta che ho votato, dovendo scegliere tra Rutelli e Berlusconi, ho votato Berlusconi. A diciotto anni infatti consideravo quelli di sinistra come dei fake. Voglio dire: IO ero davvero una proletaria, mentre il centro sinistra, in Emilia Romagna, nella mia realtà, era il potere. L'establishment. L'inciucio, per usare una parola cacofonica ma calzante. La sinistra erano i sindaci in giacca e cravatta, deferenti sia nei confronti degli imprenditori che della chiesa, ma non certo nei confronti dei poveri stronzi.

E però la sinistra si riempiva la bocca di falci e martelli. Ma io non conoscevo nessun povero, oltre a me.
Votai Berlusconi perché Rutelli non mi sembrava un'alternativa. Mi tappai il naso già quella prima volta, pensavo che Berluscono almeno sarebbe potuto essere un buon amministratore.



I radicali, Emma Bonino e Pannella, mi sono sempre piaciuti, ma la loro real politik, specie in occasione delle alleanze elettorali, era decisamente avventurosa. Forse tro…