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Tutto a rotoli

L'ultima volta che sono andata dalla psicologa, mi ha congedato dicendomi pressapoco: "l'unica cosa che non va di te, è che continui a circondarti di teste di cazzo".

Mia mamma dice lo stesso: che sono indifesa, che mi sento così forte che mi lascio sottomettere, che sopporto, che spesso scappo, ma che non mi difendo mai davvero.

Molti anni fa un mio capo mi prese a insulti e io rimasi lì, immobile, zitta, e la mia testa diceva "non rispondere a questo mentecatto", e lui si incazzava sempre di più, mi disse "smettila di guardarmi come una bambina indifesa", e se ne andò sbattendo la porta.

È tutto abbastanza vero: non è che ho un karma pesante, io me le cerco.
Io non parlo, sopporto.
Io non medio, disprezzo.



Fino alla scorsa estate stava andando tutto fottutamente bene. Sarà un caso, ma quando ho capito che avrei perso Paola, una sera che andavo in bici e mi è venuto un freddo che partiva da dentro e che mi ha fatto accapponare la pelle, ecco, gua…
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Per una cultura condivisa di libertà del pelo

Questa notte ho sognato che interagivo con qualcuno e mi vergognavo terribilmente di scoprire di avere i peli sulle gambe.
Così ho intavolato un discorso con mia madre sapendo che avrei perso (anche) questo round: lei scambia la sua libertà fi pensiero per immunità rispetto ai condizionamenti.

Allora la mia opinione, contestata, è questa: mi depilo da quando avevo 12 anni, mi sento in imbarazzo (ma meno di quando ero una ragazzina) se ho i peli visibili da qualche parte, ma considero “indotta” e quindi non mia, non naturale, la necessità di depilarmi.
Ho pensato a una prova del nove.
Mi sono detta: che cosa succederebbe se non mi depilassi? Sarei davvero libera di non farlo oppure un aspetto fisico più wild si limiterebbe a ripercuotersi sulla mia percezione di me?
E mi sono risposta: riceverei critiche sul mio aspetto fisico che mi metterebbero a disagio. Ma poi credo che verrei anche emarginata. Se mi presentassi al lavoro con i peli sulle gambe (o con il velo sui capelli, o banalme…

Una tigre

La cosa più strana dell'aver cambiato città, è che quando torno a casa da un viaggio e prendo l'uscita Rimini sud invece che Faenza, la mia testa mi dice, "dai, non fare la scema, le vacanze sono finite, si torna a casa".
È stato ancora più evidente questa volta, che ho fatto due viaggi consecutivi, e ho lasciato una Rimini post Ferragosto, che è come una graticola che è appena stata messa a raffreddare, e trovo una Rimini autunnale che niente, è un po' malinconica. Non che non la ami anche così eh, perché l'estate va da maggio a settembre, e credetemi, ma dare il massimo in termini energetici per così tanti mesi, è duro, e il mio organismo a un certo punto sente il bisogno di chiudersi, di andare a letto prima, di leggere, di crescere, di contemplare e sì, anche di trovare parcheggio, e di non svegliarmi di notte per via della clientela selezionata dell'hotel attaccato a casa.
Torno a casa e la trovo sempre bianca, sempre abbastanza mia, anche se, preved…

Tutto così lontano

E così sono qui a Buenos Aires e faccio pensieri definitivi sulla mia vita e a colazione parliamo del matrimonio e dei matrimoni, sia l'istituzione, che le celebrazioni, e non c'è niente che mi è più estraneo di questo concetto: sposarsi.
Sono una che ha sempre corso sola tutta la vita: amici e amanti e famiglia e comparse, sì, tanti, ma a tirare avanti e a guardare in faccia la paura e la disperazione, ero sempre sola. Come tutti, poi. Forse in me si nota di più perché ho avuto una vita di incredibili alti e incredibili bassi, così essere sola in fondo alla curva discendente sembrava particolarmente doloroso.
Invece no, a qualcuno fa male il culo anche se cade dal basso, alto e basso sono concetti fottutamente relativi.


Insomma, dicevo che il matrimonio no, non è la mia storia, non mi sono mai fidata davvero di qualcuno con cui andavo a letto. Se dovessi giurare la mia presenza eterna, tuttalpiù la giurerei alle bimbe, a mio fratello, ad alcune amiche, a mia madre. Forse.

Epp…

Le more sui rami del roveto

Ultimamente mi sforzo di meditare e di pensare positivo. A volte mi sforzo di ridere anche senza pensare a qualcosa che fa ridere, così, come movimento muscolare, e funziona davvero.Non so se succede anche a voi ma io quando taglio la cipolla piango e finisce che divento triste; e invece quando sorrido divento felice.
Però poi interagisco con gli altri e le cose non vanno come vorrei.
Leggevo questo libro sul silenzio interiore no? E diceva che noi dovremmo tornare spesso alla nostra isola e trovare lì la pace, e che se andiamo a cercarla quando siamo in mezzo alla tempesta, è tutto più difficile, magari ci siamo allontanati troppo, o magari le onde sono troppo alte. E io sto cercando la mia isola ora che mi trovo in difficoltà, dopo quasi un anno bello in cui non ho forse cercato fuori da me l'isola felice, nel mare, nel tramonto, nell'adrenalina, nei progetti, in una felicità che dovrei sempre ricordare che è friabile.


In più non sto bene: ho smesso da tempo di prendere i fa…

Vola!

L'altro giorno mi lamentavo che le bambine mi stanno sfuggendo di mano. Ultimamente mi lamento molto. Frequento anche meno persone, e forse le due cose sono correlate. No, non è che sono sola, affatto. È che voglio stare sola. Il lato negativo è che quando ho un problema mi crogiolo nella paranoia.



Dicevo, no? che Lucia e Camilla stanno facendo il tipico lavoro dei preadolescenti: cercare la propria identità in opposizione a quella dei genitori. Stiamo vedendo assieme Una mamma per amica e lo fa anche Rory :). Non so se purtroppo o per fortuna ma assomiglio un casino a Lorelai, mentre nessuna delle bimbe grazie a dio assomiglia a quella pain in the ass della figlia. Io, come vi dicevo qualche post fa, ho tre figlie diversissime, ognuna delle quali mi assomiglia in un solo aspetto del carattere. Lucia la sindacalista, Camilla l'introversa, Carolina la compagna di sbronze.

Tornando a noi, l'altro giorno Lucia si sveglia e mi fa:

"Mamma, ho fatto un bellissimo sogno: fin…

Va bene anche se non mi vuoi bene

Insomma, la situa è più o meno questa, che Nothing worth comes easy (niente di degno si ottiene facilmente).
Sto per fare una cosa fighissima, una delle cose belle belle di quelle che mi capitano ogni tanto a me, di quelle da raccontare ai nipoti sul letto di morte. Ma assieme alla carica che mi ritrovo ogni volta che faccio qualcosa di creativo e sfidante, sono arrivati pettegolezzi, malafede, sfiducia nei miei confronti che non mi aspettavo e così mi succede che da un lato cerco di dare il mio meglio, dall'altro sto patendo una delusione che ha qualcosa di simbolico e definitivo, come ogni questione di principio: sragiono, taglio, cancello, invece di adottare furbizie e senso pratico.
Vedete, se avessi qualcuno con cui confidarmi forse mi verrebbe detto che non si può soffrire tanto per una stronzata, che non sono io ma gli altri. Un'amica vicina fisicamente mi aiuterebbe tanto a ridimensionare la cosa, come è sempre successo. Ma le mie amiche le vedo poco, sia quelle nuove …