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App di incontri: sì o no?

Cari tutti,
ho appena letto un post sull'iscriversi a Tinder dopo i 30, e mi sono sorpresa a dirmi "Ehi, detta così non sembra una brutta idea".
Ma voi, sinceramente, avete esperienze con le app di incontri? Non ve lo chiedo solo per motivi antropologici (forse avrete capito che sono una che ama buttarsi in esperienze assurde, ho la naturale tendenza a guardare la mia vita da fuori come se fossi sia regista che attrice...è come se una parte di me amasse vedere le cose andare a scatafascio per vedere come reagisco, cosa m'invento), dicevo, non è evidentemente solo interesse antropologico, è anche, ovviamente, desiderio di incontrare qualcuno che mi piace. Sarà che è primavera e sto ovulando. Sarà che con le bimbe che diventano sempre più stronze (a turno. Nel senso che se ne prendi una sola non puoi definirla "stronza", però c'è sempre una stronza per casa), sto incominciando a intravedere l'opportunità di pensare anche al mio, di bene, anche se non …
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Da dove vieni?

E così vado a volte in questo laboratorio di sartoria di cinesi, che non so cucire neanche un bottone, non so.
Mia nonna ci aveva la macchina da cucire, il ritmo m’imbambolava, quel movimento meccanico, piede - mano, spingi - lascia, clink – clank, piede – mano, spingi -lascia, clink – clank.
Devo averci anche provato, a coordinare mano e piede, per ottenere quel tracciato regolare di filo sul tessuto, ma senza convinzione: io volevo essere qualunque cosa fuorché mia nonna, perché era infelice e si vedeva ad occhio nudo, lo vedeva anche una bambina.


Da una mostra del fotografo Ferdinando Scianna
Vado al laboratorio dei cinesi e ce n’è sempre una che cuce a macchina, con quel ritmo sul pedale, clink – clank, clink - clank. Un altro cuce e va anche incontro ai clienti, quando entrano insieme al traffico: pochi convenevoli, sa a fatica la lingua, valuta la riparazione, ti fa scrivere il tuo nome su un blocchetto con dei foglietti numerati, e dice solo “lunedì prossimo”, “sabato prossimo”…

La situa. Gatti stressati, serie tv, lesa maestà.

Mi rendo conto che ogni volta che ho qualcosa di divertente da raccontare, scrivo la situa su Facebook, mentre quando sono depressa scrivo qui sul blog. Non ve lo meritate.

Ecco per voi il bollettino di casa Gattini (come ci hanno soprannominato per via dei nickname delle bimbe su vari social per ragazzini).


- LaMicy, capofamiglia, nelle scorse settimane ha preso la cistite da stress. Gestire tutti quegli adolescenti in giro per casa non è facile, la capisco. L’ho curata a punture e con una dieta a base di Urinary, cibo specifico per gatte con la cistite, ma tipo che a un certo punto per risparmiare pensavo di passare al sushi recapitato a casa, disposto su una geisha. Lei però ne andava ghiotta, mi svegliava alle 5.15 per la sua dose. Se non fosse guarita sarei dovuta passare alla linea Obesity Management che avrei pagato in prestazioni sessuali. La pediatra che l’ha vista ha detto che non aveva mai conosciuto una gatta tanto antipatica, ma in realtà lei, se non la tocchi, è un amor…

La vita e la felicità

Allora ultimamente ho letto qualcosa sui filosofi greci, due testi di Platone (Apologia di Socrate, Critone) e un piccolo, prezioso saggio sulla contemporaneità del pensiero dei greci (si chiama Con gli occhi dei Greci, M. Bonazzi).

Non ne sapevo molto, al liceo tendevo a non fare un cazzo.


Ma quando, due anni fa, per puro caso ho letto Memorie di Adriano di Yourcenar, e anche Iliade e Odissea ed Eneide, mi sono accorta di quanto mi fossi persa durante la mia adolescenza poco studiosa. Ma no, non è vero, in fondo è andata bene così, avevo un fidanzatino che per me era praticamente una famiglia e in più non ho il rimpianto di non essere andata in discoteca.
Non era il momento giusto, per la filosofia, e devo dire a mia discolpa che per quanto il mio prof non fosse male, trasmettere dei concetti così alti, a volte persino astrusi, senza mai considerare di introdurre gli studenti alla pratica della filosofia, lascia il tempo che trova.
È per questo che avevo comprato Etica per un figli…

Come un ovosodo in gola

E così mi stavo chiedendo proprio ieri quand’è che ho perso la poesia e di conseguenza quand’è che ho smesso di scrivere bene.
Forse da quando ho smesso di fare quei quadri impressionisti di io a BucoDelCulo con le bimbe, o forse quando ho realizzato che mi stavo mostrando nuda a tante persone che conosco dal vivo, non so, i miei colleghi, i miei conoscenti.

Curioso poi che quello che trovavo più bello e piacevole erano sempre i post meno letti e meno commentati: pericolosa sta cosa, ti verrebbe da negare quello che hai da dire, per dire quello che gli altri si aspettano da te, e avere una gratificazione immediata. Io credo di essere una persona abbastanza coerente proprio perché so rinunciare alle gratificazioni, e faccio sempre quel cazzo che mi pare, non che poi sia così piacevole, però sono io, sono fatta così.


Vedo che ora scrivo delle cose più ragionate, di io diventata ormai una mezza cittadina con tre figlie adolescenti.
Ho perso la poesia, in compenso se vi può interessare è …

Avere figli adolescenti fa paura

Ricordo che a un certo punto della mia vita, solo pochi anni fa, mi sono accorta con stupore che non avevo più paura di niente.


Sono sempre stata una cagasotto, da bambina e da adolescente avevo paura di tutto.
Del buio, tanto per cominciare, dev’essere stato per colpa dei film horror. Da bambina avevo una vicina adolescente a cui spesso mia madre mi affidava, e ricordo che una volta guardammo Aracnofobia coi suoi amici, credo di non averci dormito per anni.
Ma anche per The Blair witch project, preso a noleggio qualche anno dopo col mio morosino e guardato un sabato sera a letto. Comunque anche il telegiornale faceva la sua parte, a casa di nonna la tv era sempre accesa e all'ora di pranzo e cena qualche giornalista dall'aria grave annunciava sempre disastri che andavano dalle bombe su Sarajevo, alle sparatorie nostrane.
Poi sin dall’asilo avevo una paura fottutissima delle droghe, delle siringhe, dei gruppi di ragazzi che negli anni 80, 90 si radunavano la sera nei parchi. N…

Programma o sarai programmato

Nella mia wish list c’è questo saggio, si chiama “Programma o sarai programmato” di questo Douglas Rushcuff, guru, ma non l’ho ancora letto.
Se fino a tre o quattro anni fa la tecnologia mi interessava come mezzo per il mio lavoro (il marketing) e anche il mio hobby (scrivere), a un certo punto ho dovuto fare i conti con il fatto che in casa tre persone su quattro sono native digitali, e ho cominciato a leggere sempre di più, a scavare sempre più indietro e anche sempre più avanti e anche sempre più a fondo, finché la tecnologia non ha cominciato a interessarmi quasi come fosse un fine. Sto anche tenendo un corso di computer per anziani, di cui vado orgogliosissima.
Più divento tech savvy più cresce l’entusiasmo, ma è indubbio che ci siano delle storture, di cui a volte ho parlato anche qua. Sapete che non sono mai impazzita per i social network e forse sapete che, in generale, non mi piace affatto Instagram. Eppure, sentite che mi è successo.


 L’altro giorno ho finito i 10 GB previst…