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Visualizzazione dei post da novembre, 2014

Di quando ero una non wannabe

Da ragazzina ero una non wannabe , che poi è lo stesso che dire che ero una wannabe. Quello che non volevo essere era una che viene dalle case popolari, una che non va in gita perché sua madre non ci ha i soldi, una che non partecipa mai ai regali di compleanno.

Pigliandoci in giro

Io e mio fratello amiamo prendere per il culo la gente e la cosa a volte pare risultare leggermente fastidiosa, anche se non capisco perché. Tipo mi ricordo che ci avevo un morosino, alle superiori, così tenero e buono da risultare spaziale rispetto a tutti quelli che ho conosciuto in seguito.

Del perché non diventerò mai famosa

Io ai complimenti non credo quasi mai. Molto spesso i complimenti non sono veri, e non ci crede neanche chi li fa. Oppure chi li fa sono veri ma sono così relativi ma così relativi che in termini assoluti non sono veri. O ancora, chi fa i complimenti ci crede, in termini assoluti risultano essere veri, ma tu sei, come persona, così di nicchia, che comunque non sono veri per te. E se una cosa non è vera per te, non è vera e basta. Se mi dite che io ho i capelli verdi e io sono daltonica e li vedo rossi, allora o non capite un cazzo voi, o non capisco un cazzo io, o in alternativa, come credo, abbiamo tutti ragione.

Mi piacciono i micini

La Micy, non so se ve l’ho detto, l’abbiamo trovata una sera di qualche anno fa fuori dalla porta. Faceva Maw e io non avevo mai sentito un gatto fare Maw. A me i gatti fanno un po’ paura perché hanno le unghie retrattili che mi insospettiscono, ma poi l’ho lasciata entrare. Il Donatore mi aveva appena lasciata e mi pareva un segno, quella gatta che ci cercava.

Dal macellaio (Almeno tu nell'universo)

E però devo dire che nonostante la voglia di scappare che negli ultimi mesi brucia forte (l'avevate avvertita? Io sì, forte e chiara), la Romagna è esattamente il posto dove mi sento a casa. Anche se non sono nata in questo borgo in collina, ma poco lontano, in una clinica giù a valle. La Romagna è un luogo dal quale generalmente la gente non emigra.

Mia madre e la degustazione del cioccolato

Mamma non è la persona più, come dire, teorico-filosofico-intellettual-metaforica che conosco. Però l’altra sera mi ha stupito. È bello quando stupisci qualcuno che ti conosce da sempre.

Il saluto dell'introverso

L'introversa siede sola in una caffetteria. Beve tè al bergamotto e finge di leggere il giornale, perché ha notato, al tavolino accanto, un signore napoletano che ha voglia di chiacchierare. La caffetteria è poco illuminata, l'ambiente vorrebbe essere un po' chic, e l'uomo dietro al bancone le dà del lei, anche se saranno coetanei ("Credo. Spero", pensa). La musica è brasiliana: un piano e una bella voce femminile, limpida, nasale, dai toni alti, come fosse il canto di un uccello.

Avere trent'anni

Ciao, delle volte mi ricordo improvvisamente che ho trent’anni, anzi trentuno e non mi spiego come mai ieri ne avevo diciannove e oggi non ne ho venti, ventidue al massimo. In realtà me lo spiego. Me lo spiego perché non mi stupisco più di nulla, non m’incanto più per nulla. Me lo spiego perché vedo la gente divorziare, anche quelli belli, e non mi stupisco.

Buona scuola: partiamo dal tone of voice?

Ultimamente mi sono trovata spesso ad avere a che fare con il concetto di tone of voice, che è il feeling che un'azienda trasmette quando comunica attraverso modalità, sfumature, espressioni, lessico che la dovrebbero contraddistinguere. Non mi occupo di comunicazione pubblicitaria da moltissimo tempo, mentre oramai scrivo, dico pagata, da alcuni anni (dal 2006, mi pare).