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Visualizzazione dei post da novembre, 2017

Un 2017 pazzesco

E così è domenica e il trekking è stato rimandato per pioggia, allora io e le ragazze volevamo andare alla sagra del formaggio di fossa ma piove anche là, in più ieri s'è rotta la caldaia e siamo senza riscaldamento e con migliaia di piatti da lavare con l'acqua fredda. Per questo mi ritrovo a tergiversare, di fronte al Mac e a un caffè, e a fare un bilancio di questo pazzesco 2017. Qui stavo atterrando nella jungla, al confine tra Argentina e Brasile E' stato un anno in cui fare le cose è diventato improvvisamente facile. Devo aver superato dei blocchi enormi, trasferendomi, anche se ho anche perso cose importanti, come una rete di amicizie sempre presenti, domeniche affollate e un telefono che squillava sempre. Intanto vivere in affitto è fottutamente più semplice che vivere a casa propria, se si è domesticamente analfabeti come me. Ora per dire la caldaia è rotta, ma se è da buttare non sono fatti miei, qualcuno la comprerà. E non sto più a BucoDelCulo, dove un

E adesso che faccio?

E così il sabato e la domenica, quando faccio la spesa o a passeggio sul mare, mi ritrovo piena la testa di pensieri travolgenti, di rimpianti, rimorsi, speranza, angoscia, soddisfazione, tutto assieme. Se le mie emozioni fossero in grado di comporre canzoni, scriverebbero Bohemian Rhapsody. Ricordate il film L'ultimo bacio? L'ho visto che avevo che avevo meno di vent'anni, e, paradossalmente, molte più certezze di adesso. Parlava di questo trentenne, interpretato da uno Stefano Accorsi un po' squallido, il quale, in crisi di valori, tradiva la moglie incinta e isterica, Giovanna Mezzogiorno, con una ragazza del liceo, Martina Stella. Che era meno bella e meno intensa della prima, ma vacua e profumata come la brezza primaverile. All'epoca mi pareva un atteggiamento inspiegabile, per un uomo "adulto". Adesso invece, quella crisi dei trent'anni, anche se ne ho trentaquattro, la comprendo. E mi rendo conto che non sono io, ma è proprio l'età: imp

Minimalismo: un progetto fallito?

Nei giorni scorsi mi ha scritto una ragazza, ricercatrice in un'università parigina, che, dopo aver letto un mio articolo sulle famiglia minimaliste, mi ha chiesto di intervistarmi per una ricerca sulla propensione al consumismo dei bambini. Ho accettato di buon grado perché questo argomento è da molti anni uno dei miei cavalli di battaglia, e le due chiacchiere che ho fatto con lei hanno riaperto una riflessione che andava oltre il non - consumismo, che ho inaugurato due anni fa. Il percorso è stato più o meno questo: ho smesso di sprecare per necessità, e ne ho tratto dei benefici così evidenti che, anche se negli anni il mio stipendio è certamente cresciuto, la mia attitudine non è affatto cambiata, anzi, s'è rafforzata. Una volta mi hanno dato della francescana, mi è piaciuto moltissimo. Lo stipendio aumentava e io eliminavo senza esitazioni le spese e i consumi che non rappresentavano un'"opportunità". Per farvi capire: sì alla birra con le amiche, no

Le feste con i preadolescenti

Quando i bambini si trasformano improvvisamente in preadolscenti (ve lo dico io quando: in prima media), è davvero estraniante. Una delle cose che cambiano sono le feste e i weekend. Fino a poco tempo fa, festività, ferie e weekend erano per noi. Raramente mi sono sognata di prendere le ferie se la scuola era aperta. Fondamentalmente decidevo che cosa fare quando eravamo libere, e lo facevamo assieme. Certo, la scelta verteva sempre su qualcosa di adatto a loro che potesse piacere anche a me, ad esempio teatro per bambini, cinema, cazzeggio con amiche con figlie loro coetanee, passeggiate nella natura, piscina d'estate. Più raramente mostre, musei, viaggetti, visite guidate. Camilla e Lucia al Fotografiska a Stoccolma Adesso mi capita spesso, durante le feste, di fungere da taxi. O durante i weekend, di non vedere l'ora di fare una pedalata con loro, o di andare al mare a passeggiare, ma di dover rinunciare a passare del tempo tutte assieme perché almeno una prevede di