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Visualizzazione dei post da Aprile, 2012

SCARPE ROTTE EPPUR BISOGNA ANDAR

Compagni,
mi riprendo io, eh.
Forse.
Mi riprendo?
Mah.


È che manco sempre di obiettività nel valutare me stessa. Mi faccio influenzare da quello che dicono o fanno le persone che ho attorno, ma io sono io. E se anche delle volte penso che non sono il massimo della vita, bè, con me ci devo convivere. Ma cazzo, la convivenza è la tomba dell'amore. Non posso amarmi e convivere con me, ogni tanto ho bisogno di essere un po' un'altra, sennò sai che palle.

C'è quell'invornito di mio fratello che mi vuole convincere ad andare al Gay Pride. No, che avete capito, ci sarei andata lo stesso, in realtà, anche senza la sua intermediazione. Lui vorrebbe proprio che ci andassi con la telecamera e facessi la diretta streaming sul mio blog. E io gli ho detto che uno la diretta streaming è troppo uno sbatti; due che il mio blog alla fine è troppo piccolo per sbattersi tanto; e tre, infine, che sono abbastanza etero. Appunto, dice lui. Basta eterofobia, basta i gay che parlano solo c…

IL GIOCHINO DEI SEPARATI PERFETTI

È la solita lagna, di cui vi parlo sempre, oppure forse la solita lagna di cui non vi parlo mai ma che ho sempre, sempre, sempre dentro.Si tratta che tra un po' esplodo. Si tratta che devo fare tutto tutto io, sempre. Come programmare i lavori sul terrazzo. È un lavoro da uomo, cristo. Non si può contrattare con un artigiano, noi donne. Ci sono quelli che con te non trattano, se hai un marito, perché trattano solo con lui. "Perché le donne fanno solo casino", ha detto l'idraulico una volta al Donatore. Idraulico che peraltro ha preso un botto di soldi, da me, dal mio stipendio. Faccio solo del casino, eh? E tu hai sempre le scarpe sporche di terra, vaffanculo. Io con gli artigiani non riesco a trattarci. Non hanno mai fretta. Tu vuoi finire il lavoro, e loro ci mettono settimane per un preventivo. E un loro lavoro di due settimane sono quattro mesi del mio stipendio. Iva esclusa.
Io queste cose non vorrei doverle fare.
Poi oggi devo fare il 730. Comprare i buoni mens…

COMPENDIO SUI PELI

Siccome l'altro giorno si parlava di lenti a contatto e poi alla fine ci siamo messe a parlare di peli pubici, sentivo la necessità di dedicare un intero post all'argomento.

Ma partiamo dall'inizio.
Sono molto lontani i tempi in cui i giardinieri si dilettavano a potare fantasiosamente solo le siepi dei giardini britannici. L'arte del design applicato al giardinaggio è entrata anche nelle nostre mutandine. A dire il vero non è che fare le designer lassotto sia facile come fare i ciuffetti di panna in una torta.

Mi sembra comunque utile ricordare a maschietti e femminucce che si dovessero apprestare a strappare a morsi mutandine sconosciute, che potrebbero trovare qualunque cosa. Oddio, non proprio qualunque. Suppongo che se siete giunti alla fase "Strappiamoci le mutande", sapete, più o meno, a cosa andate incontro.

A scopo illustrativo pescherò alcune immagini dal web. Normalmente non lo faccio, epperò voi capite che non è che posso andare in giro a fotogra…

APOLOGIA DELLE LENTI A CONTATTO

La cosa migliore che ho fatto nella mia vita è stata fare tre figlie, andare di nascosto al concerto di Marilyn Manson, adottare a distanza due liocorni, gettare gli occhiali nel cassonetto in favore delle lenti a contatto.
Perché con gli occhiali faccio schifo, me lo dicevi anche tu, dicevi tu, ti ho mandata via, sento l'odore della città, non faccio niente e resto chiuso qua, ecco un altro dei miei limiti.
Cioé.
Faccio proprio schifo, non potete capire.

All'inizio mettevo gli occhiali di giorno e li toglievo alla sera, con nonchalance. Poi la mia vita sociale ha cominciato a risentirne. Gente che diceva "Non saluti", gente che diceva "La Vale se la tira". Non che m'importasse molto, eh. Tipo, adesso che ci vedo meglio, continuo a ferire l'ego delle mie conoscenze superficiali maschili, proferendo un inaspettato: "Mi ricorderesti chi sei?" a gente con cui sto parlando da mezz'ora e che magari mi ha presentato pure l'amico arrapato…

I miei librini

È che il Donatore è un po' come me, per questo tra di noi non ha funzionato. È tipo da sceneggiate, melodrammi, paroloni.
L'altro giorno abbiamo stranamente litigato, e lui s'è presentato con tre scatoloni, sapendo che il posteggio ad interim di materiale inscatolato nel mio ingresso mi fa incazzarissimo. Per essere certo di non sentirmi per almeno un giorno ha posteggiato anche degli otoprotettori, che sono volati diretti nel cassonetto.
"Stronza, ora riprenditi i tuoi cazzo di libri, che io a casa non c'ho il posto"

Li scatoloni poi li ho aperti, e dovrei scriverci un post a parte. C'erano libri dell'università; fotocopie rimpicciolite per l'esame di Macroeconomia; i califfi Omayyadi riassunti in un bigliettino; un biglietto del Meeting Etichette Indipendenti del 2002, con dietro la lista dei regali di Natale da fare; un libro di "Economia aziendale per Istituti Tecnici" senza nome, con pochissimi appunti, di una calligrafia maschile c…

È esattamente come sembra

Io forse in questi giorni sono un po' negativa, un po' nichilista e via! anche un po' manichea.
Però mi sono accorta che quando racconto delle cose alle mie amiche, o loro le raccontano a me, i contorni di certe situazioni si definiscono molto meglio. Per dire, tu ti racconti che stai frequentando qualcuno con un preciso scopo, del tutto fantasioso, però quando poi cerchi le parole per dirlo alla tua migliore amica, ecco, le parole che trovi sono quelle che descrivono l'inutilità di quello che stai facendo.
E poi ti affretti a dire: No, ma non è come sembra eh!
E invece sì, cacchio.
Le cose sono quasi sempre quello che sembrano.
Io tipo sono andata per anni dalla psicologa, con l'unico scopo di non raccontarmela, perché lei me lo impediva.
Se a uno non frega nulla di te, la tua amica/ la psicologa/ il confessore lo capiranno subito, anche se tu ti affretti a specificare che nella terza riga dell'email n. 47/2010, ti aveva scritto che ti voleva bene. Quando l…
L'altro pomeriggio, quando sono tornata dal lavoro, ho trovato mia madre alle prese con un mini asilo domestico. E un po' mi fa ridere, se penso a quando lei aveva poco più di vent'anni e i bambini sembrava l'annoiassero a morte, compresi i suoi figli; e invece adesso è lì a ostentare un'espressione perplessa che tradisce ilarità mentre pulisce il pavimento del bagno perché il bambino dei vicini non ha centrato la tazza. E insomma, io avevo un impegno e malgrado le proteste ho dovuto sloggiare la piccola crew: li ho fatto inscarpare tutti e poi con le bimbe ho accompagnato Omar e Malika a casa loro, che si trova in linea d'aria di fronte alla nostra, dall'altro lato del fiume.
La mamma di Omar e Malika potrebbe avere tre o quattro anni in meno di me ed è molto bella, come i suoi bambini. Lei e suo marito vengono dal Marocco e credo che lei non capisca tutto quello che dico.
Io non so di preciso cosa pensi di me, la piccola comunità musulmana del mio paese. …

CURIOSE COINCIDENZE

L'altro giorno c'era un Signore del Petrolio che giocava a golf nei verdi campi dell'Arabia Saudita. A un certo punto un servo si avvicina e gli sussurra qualcosa all'orecchio. Il Signore molla lì ferri e legni e un Compagno di Merende, e si allontana a bordo della golf car: un elicottero lo sta aspettando dietro ai cespugli. In the meantime c'è un altro Signore del Petrolio, però questo più sobrio, che si allena sul monopattino nei deserti afghani, e non c'ha neanche uno straccio di servo ma il cerca persone appeso alla cintura, quello sì, e squilla, richiamandolo a più urgenti questioni. Il Monopattino è una figata ma business is business (Oh no i soldi lo so che non danno la felicità, immagina però come può stare chi non li ha; oh no da soli lo so, oh da soli no no no!). Il terzo Signore del Petrolio, giacché è noto che i consessi seri si fanno in tre (del resto pensate, chennesò, al Triumvirato o a Pensiero Stupendo di Patty Pravo), è allo yacht club e sta …

RINUNCIO ALLA MACCHINA?

Forse fare sempre l'anticonsumista è inutilmente radical chic, ma la verità è che io non mi posso permettere di essere consumista, e allora mi sono auto-ipnotizzata a dovere no? E guardo al di là, molto al di là del consumismo. Mi sono detta talmente tante volte che una borsetta logata è banale, che un vestito nuovo è un piacere effimero e poi ne vorresti subito un altro e poi un altro ancora e poi ancora un altro, che insomma, alla fine ci ho creduto pure io, e proprio non sento la necessità di possedere cose. Uscire con le mie amiche, vedere una mostra, a volte berci su, quello sì. Portare le bimbe in vacanza al mare, anche quello sì. Accendere il riscaldamento ad aprile per godere delle poche ore che passo a casa, bè, anche a quello non riesco a rinunciare.
Però pensavo che dal prossimo anno scolastico, quando anche Carolina andrà a scuola in pulmino, rinuncerò alla comodità di andare a lavorare in macchina. Mi pare di avervelo già detto, ma qui da noi, a mezzi pubblici, siam m…

GIURAH!

L'altra sera mi è venuta a trovare una sorella e si discuteva su quanto fosse divertente, quando avevamo quindici, sedici anni, trovarsi un morosino con l'unico, esplicito obiettivo di cagargli il cazzo.
Dai quindici ai diciotto anni penso di essere stata la ragazza più rompipalle della storia.
Sai quelle cose che matematicamente fanno scappare un tipo? Come vietargli di vedere la partita, vietargli di masturbarsi, telefonargli quando è fuori a divertirsi, obbligarlo a chiamarti tutti i giorni entro il primo quarto d'ora di libertà dal lavoro. Perché se mi chiami dopo che ti sei fatto la doccia vuol dire che ci tieni più a farti la doccia che a sentirmi. Cose così. Pretese che ora non riuscirei ad avanzare neanche col gatto. Anzi, soprattutto con il gatto. Ma che comunque mi garantivano l'amore eterno del fortunato prescelto.
O che sono diventata estremamente democratica e tollerante e così poco capricciosa da fare quasi schifo; o che ho cominciato a considerare anche …

CIN CION BLU

È che noi abitiamo a BucoDelCulo, e lo sapevo già da subito che sarebbe finita così.
E niente, succede che nel week end le bimbe avevano una filastrocca da leggere almeno cinque volte.
Parlava di Cin Cion Blu, un bambino mandarino (con pure la battuta sulle arance, vi giuro), con la faccia gialla e il cappello a punta blu.
Ora.
A BucoDelCulo non c'è neanche un cinese, e neanche un giapponese, siamo tutti d'accordo. E le insegnanti sono tenere, non ho nulla da dire.
Però.
Non è che veramente i cinesi sono giallo limone con il cappellino a punta, santalamadonna.
Tant'è che Lucia l'altro giorno, dopo la filastrocca di Cin Cion Blu, mi ha detto:
"Mamma, sai che io non riesco a distinguere un cinese da un essere umano?"
Ommariasanta. Pilù, i cinesi sono esseri umani. Hanno solo gli occhi un po' a mandorla, ma è normale essere tutti diversi, anche tu sei diversa da Camilla. No, non è vero. Cioè. È come che il mio datore di lavoro ha la pelle nera e io bianca, s…