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Visualizzazione dei post con l'etichetta cose serissime

Tornando indietro

Sto vedendo la luce in fondo al tunnel e questo è sempre il momento più delicato in assoluto, perché se la luce è un’illusione, allora ricominciare a guardare il buio del tunnel diventa insostenibile. No, col cazzo che arredo il tunnel, ho solo una vita, il tunnel arredato tenetevelo voi, che io voglio i sentieri di montagna, lo sciabordio delle onde del mare, l’indifferenza delle città.  Comunque, forse per la prima volta nella mia vita, se guardo avanti non mi vedo da sola. Tunnel o meno. Per la prima volta da almeno dieci anni, nonostante un buon numero di tentativi poco convinti e infatti naufragati, sento che c’è qualcuno vicino, dove per vicinanza non intendo prossimità fisica. Nel mio futuro, le bimbe non ci sono più come prima. Non credo di aver vissuto traumi simili a questo, a parte la mancanza di mio padre che ha segnato ogni singolo giorno della mia vita.  Il trauma di accorgerti che il tuo lavoro di genitore è quello di levarti dalle palle, mi ha veramente centrat...

Sono cambiata

Negli ultimi 15 mesi sono cambiata. Tutto è cominciato il 22 febbraio 2020, quando le Brulle sono rimaste improvvisamente a casa da scuola e non ci sono tornate mai più. O meglio, ci sono tornate per una manciata di settimane, un giorno sì e un giorno no. Nel giorno sì una è stata quarantenata in un bagno per uno starnuto da bronchite allergica; e poi hanno cominciato a chiamarmi ( “mamma ti prego, vieni a prendermi, non riesco a stare qui”). Una alla fine ha messo la scuola in stand by: aspettiamo tempi migliori, come il nostro biglietto del concerto di Marracash. Non so se siano state più le circostanze avverse o l’esplosione dell’adolescenza, ma quest’anno, a casa, le abbiamo viste tutte: insonnia, anche di quella brutta; psicologi, psichiatri, skills training; scuola e lavoro a casa, in cucina - siamo finite in un Grande Fratello horror; bullismo a scuola, colloquio con il preside; bullismo per strada, colloquio con il questore; amici precipitati del burrone del disagio; pronti soc...

Ciao

Caro Amico, quando ti incontravo ridevi di cuore ma non sapevi mai spiegarmi perché, dicevi è come se lui fosse qui, avevo l'impressione che rideste assieme, in un'altra dimensione, ed era bellissimo. Quando c'eri tu, c'era anche lui; e forse tu pensavi lo stesso, che quando c'ero io, c'era anche lui. Io ero lui per il sangue e il cognome, forse per l'inquietudine, la rabbia, non so. Tu eri lui nella magrezza, nei ricordi, in quella fede in Cristo così pura, priva di sovrastrutture, fanatica. In quell'agire missionario, non giudicante, senza proselitismo, proprio di voi che le avete viste tutte, specie quelle che stanno vicino al fondo. Mi spiace non averti salutato.

La scuola italiana ha un problema con l'ateismo

Qualche anno fa, vi ho raccontato di quanto educare i tuo figli nell’ateismo , sia, in Italia, una decisione osteggiata su diversi livelli (a volte familiare, a volte sociale, sempre scolastico). Se non ricordo male, è stato poco dopo quel post che io e le bimbe ci siamo trasferite da un piccolo borgo di collina, dove la parrocchia era quasi l’unica attività extrascolastica possibile, a una città, Rimini, molto aperta e inclusiva, ma anche base storica del movimento ciellino, che, a sensazione (ma potrei sbagliare) ha messo delle belle radicione nel sistema scolastico. Opera di Banksy a Napoli I tre anni di scuola media sono filati molto lisci sul tema religione: certo, è vero che non ho mai visto una scuola proporre un’attività sensata durante l’ora alternativa, ma ci accontentiamo e comunque diamo fiducia al singolo insegnante che si prende in carico i piccoli reietti della società. Persino gli scout cattolici si stanno dimostrando di grande apertura (ovviamente mia figlia l...

Cosa significa essere femmine?

Spesso nella vita mi è capitato di ragionare, da sola o con altri, sulla presunta componente maschile o femminile della nostra personalità, e ci ho sempre ragionato un po’ “a sentimento”, pur cercando di non cadere nello stereotipo. Per esempio, pensando alle mie amicizie maschili e femminili, mi viene spontaneo associare la tendenza alla complessità alle donne: a volte con le mie amiche faccio dei ragionamenti avvincenti e complessi sui sentimenti, le relazioni, la vita eccetera eccetera, mentre se passo del tempo con un maschio, SE ci si butta in una discussione "importante" si rimane sul piano dei massimi sistemi (ad esempio si può parlare di politica), emotivamente meno impegnativi. Credo che questo derivi dallo sdoganamento del privato da parte delle sorelle dei collettivi negli anni settanta. Io stessa comunque sono la complicazione fatta a persona: mi muovo bene nell’anomia, dove non c’è la creo. Provate a chiedermi via chat “Dove ci vediamo?” e assisterete a ...

Le ragazze sono cazzute

Ieri mattina sono andata in posta, e oltre ai soliti vecchi, c'erano diversi ragazzi. Uno era bengalese, piuttosto bello, con un accento del sud Italia: accompagnava la madre velata a fare una commissione. Portava delle ciabatte in plastica sotto ai jeans, li immagino sempre con le ciabatte, quelli del sub-continente indiano. Mi ha sorriso, io ho sorriso a lui. C'erano tre ragazzine tedesche che dovevano comprare francobolli per spedire delle cartoline. Spedire cartoline, andare in posta a comprare francobolli: potevamo essere nella Rimini nel 1980. E poi c'era questa nonna con un accento lombardo, piccolina e rompipalle, con una nipote di forse sedici o diciassette anni, parecchio più alta di lei, con le guance sbruciacchiate dal sole. Credo che la nonna le stesse procurando una carta di credito ricaricabile. Le ha messo dentro pochi soldi e gliel'ha detto quasi come se fosse un rimprovero, e la ragazza, per risposta, le ha dato un bacio tra i capelli, chiudendo gli...

La vita e la felicità

Allora ultimamente ho letto qualcosa sui filosofi greci, due testi di Platone (Apologia di Socrate, Critone) e un piccolo, prezioso saggio sulla contemporaneità del pensiero dei greci (si chiama Con gli occhi dei Greci , M. Bonazzi). Non ne sapevo molto, al liceo tendevo a non fare un cazzo. Ma quando, due anni fa, per puro caso ho letto Memorie di Adriano di Yourcenar, e anche Iliade e Odissea ed Eneide, mi sono accorta di quanto mi fossi persa durante la mia adolescenza poco studiosa. Ma no, non è vero, in fondo è andata bene così, avevo un fidanzatino che per me era praticamente una famiglia e in più non ho il rimpianto di non essere andata in discoteca. Non era il momento giusto, per la filosofia, e devo dire a mia discolpa che per quanto il mio prof non fosse male, trasmettere dei concetti così alti, a volte persino astrusi, senza mai considerare di introdurre gli studenti alla pratica della filosofia, lascia il tempo che trova. È per questo che avevo comprato Etica per u...

Perché odio quasi tutti gli articoli che parlano di droga

Se c’è una cosa che odio, odio, sono gli articoli scandalistici sulle droghe. Primo, perché sono disturbanti, e lo vogliono essere. Con il risultato che ci abituiamo all’orrore, ci abituiamo alle cappelle dei 5 stelle, ci abituiamo alla shoà. Ho eliminato la tv da una dozzina di anni, per non abituare me e le bimbe alla violenza sui telegiornali, al sessismo dei talk show, ma niente, ora che internet è diventato mainstream mi sono ritrovata le stesse dinamiche orrorifiche, anzi peggio. Photo by Ian Espinosa on Unsplash “Mamma, chi ci guadagna a far girare le fake news?”, mi ha chiesto Lucy l’altro giorno. Gli stessi publisher che ci guadagnano a far girare gli articoli orrorifici sulla droga: i siti che vivono di traffico, ovvero che vendono gli spazi pubblicitari a impression (in parole povere guadagnano - pochissimo - ogni volta che un utente visualizza una pubblicità) o a clic sulle pubblicità (guadagnano - quanto? 50 cents o poco più? - ogni volta che qualcuno clicca sul...

Perché siamo diventati tutti così edonisti?

L’altro giorno parlavo con la mia terapeuta di questa cosa, di cui poi ho parlato anche recentemente con un’amica. Del fatto che molti, tra cui io, hanno tanto bisogno (ed è umano che sia così) degli altri, di una relazione, di un abbraccio, di un gesto fisico di affetto e di vicinanza, di un preziosissimo “ci penso io”, o “ti aiuto”. Molti si sentono soli, e allo stesso tempo sono “affettivamente analfabeti”. Diceva una mia amica qualche settimana fa: è come se le relazioni fossero diventate una chat su Whatsapp, hai in mente quando chiudi la chat ma non dici niente, non dici ciao, non dici a presto? Ecco. Sparire senza dire ciao o senza spiegare perché si chiamerebbe ghosting. Devo ammettere che a volte l’ho fatto e l’ho anche subito. Quando l’ho fatto io è stato perché qualcosa, nella persona che avevo di fronte, mi ha fatto chiudere a riccio, ma così a riccio, che non ho voluto neanche spiegarlo. Ho questo difetto qui, che mi chiudo. Quando l’ho subìto credo che, dall’altra par...

Ai funerali

I funerali a volte si sono rivelate occasioni agrodolci. Certo, nessuno è mai entusiasta di andare a un funerale, perché significa necessariamente che ha perso qualcuno. Ma chiamiamo le cose con il loro nome. Morte. Non abbiamo perso, ci ha lasciato, se n’è andato o cristo l’ha accolto tra le sue braccia. È morto. È morta. Photo by   Marcel Schreiber   on   Unsplash Ma al di là della morte, dicevo, a volte i funerali delle persone che ho più care, sono stati delle mezze festicciole. Se la morte te la smaltisci da solo (io, per dire, ho somatizzato le settimane che hanno preceduto quest’ultimo funerale con ansie notturne, pianti incontrollati diurni, brividi, malessere), quando arrivi al funerale ormai sei pronto, lo sai che quella bara verrà calata sottoterra, e in fondo ti viene voglia di stringere le persone che hai accanto, che stanno soffrendo come te; oppure ti viene voglia di ricordare la persona che è morta, però non quando stava male, proprio quand’era co...

Quali sono i vostri rinoceronti naufraghi?

Ieri sera sono stata, con un'amica, ad ascoltare Roberto Mercadini alla biblioteca di Faenza, in un suo monologo sul Rinascimento. Se non conoscete Mercadini, conosciatelo. Io l'ho visto solo un paio di volte ma mi ha fatto impazzire. Si definisce "Poeta parlante". Non mi piace solo per il suo modo di raccontare (lo stile è molto denso, ma l'interpretazione tiene viva l'attenzione), né per gli argomenti che sceglie (spesso molto intellettuali, non per tutti): mi piace la sua intelligenza. Ha quella capacità che fa di un uomo uno scrittore, quella di cogliere il senso, il collegamento, il substrato che sta sotto alle prime occhiate alle cose; sa intravvedere una prospettiva che poi vive di vita propria, trasversalmente alle opere, che nel suo caso sono monologhi. Ieri per esempio, dai suoi pezzi sul Rinascimento, ho ricevuto delle ispirazioni sulla creatività. Vi vorrei parafrasare tutto quello che ha detto, ma credo che non sarebbe carino spoilerarvi uno ...

Del perché Facebook fa male al cervello - specie se si parla di vaccini

Ieri ero un po' stressata di mio, è stata una giornata impegnativa. Non che sia successo niente di male, ma rare volte ho il magone e non so perché. Sarà stato l'accumularsi degli starnuti per via dell'allergia, dei moscerini negli occhi mentre andavo al lavoro un bici, delle incomprensioni piccole ma senza speranza, della stanchezza, e del sole dopo un weekend di pioggia. La cazzata più cazzata che potevo fare è stata aprire Facebook prima di andare a dormire. Mi sono innervosita nonostante io normalmente provi al massimo distacco, o noia. Per colpa della (o grazie a) gente che parla di vaccini, credo di aver raggiunto lo stesso livello di saturazione che nel 2011, appena finito un progetto lavorativo importante in cui dovevo fare live posting da un evento, mi portò a chiudere l'account. Provo lo stesso livello di saturazione di quando smisi di comprare Repubblica e Vanity Fair perché si parlava solo delle orge di Berlusconi. Lo stesso livello di saturazione che, nel ...

Dalla parte dei bambini?

Allora leggevo la Lipperini , come vi stavo dicendo nel mio scorso post. "Ancora dalla parte delle bambine" dovrebbe essere il sequel di "Dalla parte delle bambine" di Giannini Belotti, che negli anni 70 analizza il modo in cui la società insegna o suggerisce alle bambine di prendere atto della propria inferiorità femminile e quali sono i comportamenti che si convengono al loro genere.

Dall'oncologia di Rimini si vede il mare

Ieri mi è successa questa cosa incredibile. Non so se vi avevo detto che Camilla e Lucia vanno a un corso pomeridiano di canto corale e io ne sono felicissima. Camilla è nelle prime voci (quelle più gravi, i contralti), Lucia nelle seconde. La cosa divertente è che loro, a casa, praticamente parlano cantando, mentre, essendo abbastanza timide, nel coro se ne stanno immobili come delle statue, cercano di sparire un passo dietro agli altri, e sembra muovano le labbra senza emettere suoni.

Differenze tra la scuola e la vita

Recentemente è assurto agli “onori” di quello che potremmo chiamare dibattito sul web, un padre che avrebbe consegnato, il primo giorno di scuola, una lettera agli insegnanti dove comunicava che durante l’estate aveva preso la decisione di non far svolgere i compiti al proprio figlio in quanto avrebbe avuto di meglio da fare, come riposarsi, aiutare a casa, godersi la vita. A questo sono seguiti dli schiamazzi dei pro compiti (in quanto insegnare ai propri figli il rispetto delle regole e degli insegnanti si rivelerà indubbiamente utile, e lo penso anche io, disciplinata di natura quanto allergica alle regole) e dei contrari (tutti noi genitori abbiamo almeno una volta, sospettato che i compiti fossero una punizione per noi che abbiamo il weekend libero dal lavoro).

La facoltà di scegliere

Una cosa che davvero non ho mai capito, è chi mi fa i conti in tasca. Non lo dico con rabbia, oppure sospettando invidia nei miei confronti. È che proprio veramente non capisco. Non so se vi siete accorti che non mi arrabbio quasi mai qui o su un social, tant'è vero che in ufficio mi auto-definisco "la regina dei troll".

Comprare casa: sì o no?

Se mi avessero letto il futuro e mi avessero detto che avrei lasciato casa mia, non ci avrei creduto. O perlomeno, ne avrei molto sofferto. Ne sto soffrendo, in effetti. Sto scrivendo seduta sul mio tappeto giallo, col mac sulla poltrona da lettura che non ho quasi mai usato per leggere, e attorno ho i primi scatoloni. E un parquet che non lavo da tempo col detergente specifico. E un quadro colorato, di Heriz Bhody Anam , tutto impolverato, appoggiato a terra, di fronte a me. C'è stato un tempo in cui il sabato pulivo casa mia con con cura, mi occupavo di lei. Oggi me ne sto andando, in affitto, aggiungendo spese alle spese, e lasciando forse l'unico posto dove mi sento a casa.

Cose che scriverei se non avessi l'internet razionato

Avrei tanta voglia di scrivere ma a casa ho internet a scatti e credo che potrebbe persino essere un bene. Se non scrivo, i miei pensieri evaporano o si attorcigliano. Una volta parlavo con questo tizio che suona, e anche lui, come me, acchiappava le idee appena arrivavano su un registratore. È per questo che vi butto là cose alla rinfusa: per scrivere qualcosa di intelligente, dovrei avere il tempo di farlo ogni volta che ne sento la necessità.

Prendere decisioni

Allora, mi sento uscita dalle sabbie mobili. Si sta bene. Il clic è avvenuto a Berlino , poi è maturato giorno dopo giorno, che sentivo salire un'angoscia che ora che ne sono uscita mi pare quasi ingiustificata, esagerata. Ero entrata in due loop: uno circa la mancanza di opportunità, qui, per le bimbe. La mancanza di possibilità di muoversi in autonomia, per esempio. Qui i mezzi sono rari e attorno c'è poco. Certo, ci eravamo costruite la nostra vita su misura.

Personal branding: WTF

In molti anni di blogging ho assistito, come molti di voi, a un cambiamento sostanziale della blogsfera. Qualcuno, come me, credo, è sempre rimasto fedele a se stesso e questo non è necessariamente premiante in termini di performance (e per un blog la performance è, in generale, l'aumento del numero di lettori), ma se l'obiettivo è il piacere personale, delle performance sticazzi, anche perché delle performance, per conto di altri, me ne devo già occupare otto ore al giorno. Questi blog, a parte qualche esempio brillante che è stato ripreso dai mass media e ha ingranato un circolo virtuoso di "popolarità", non sono "cresciuti", dove per crescere intendo diventare "mainstream". Spesso sono persino morti.