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Perché odio quasi tutti gli articoli che parlano di droga

Se c’è una cosa che odio, odio, sono gli articoli scandalistici sulle droghe.
Primo, perché sono disturbanti, e lo vogliono essere.
Con il risultato che ci abituiamo all’orrore, ci abituiamo alle cappelle dei 5 stelle, ci abituiamo alla shoà. Ho eliminato la tv da una dozzina di anni, per non abituare me e le bimbe alla violenza sui telegiornali, al sessismo dei talk show, ma niente, ora che internet è diventato mainstream mi sono ritrovata le stesse dinamiche orrorifiche, anzi peggio.

Photo by Ian Espinosa on Unsplash

“Mamma, chi ci guadagna a far girare le fake news?”, mi ha chiesto Lucy l’altro giorno. Gli stessi publisher che ci guadagnano a far girare gli articoli orrorifici sulla droga: i siti che vivono di traffico, ovvero che vendono gli spazi pubblicitari a impression (in parole povere guadagnano - pochissimo - ogni volta che un utente visualizza una pubblicità) o a clic sulle pubblicità (guadagnano - quanto? 50 cents o poco più? - ogni volta che qualcuno clicca sulla pubblicità, spesso meno dell' 1% di quelli che entrano).
La dinamica è simile a quella della tv generalista: i primi programmi della tv americana nacquero proprio come contorno alla pubblicità. Con internet è persino peggio.
Questo modello fa sì che l’informazione sia una merda: credo che dovremmo essere di nuovo disposti a pagare abbonamenti per uscire da questo circolo vizioso, con i giornali che campano solo se attirano numeri considerevoli di utenti, ma il discorso è troppo ampio per essere trattato in questo post che parla d'altro.
Torniamo agli articoli sulla droga, anzi, per cominciare “ripuliamo” il termine droga e parliamo di eroina, in quanto la droga che va per la maggiore, la cocaina, è ampiamente socialmente accettata (non mi fraintendete, non sto dicendo che la trovo un'esperienza auspicabile). Evitiamo anche retoriche sul consumo di cannabis: quello che la rende un'esperienza borderline, secondo me, è solo ed è esclusivamente la sua illegalità.
Io odio, odio, sentire parlare i giornalisti di eroina.
Perché sfornano articoli sprezzanti ammantati di paternalismo, non sempre con le competenze per parlare dell'argomento. Perché ile pagine Facebook dei loro magazine campano di like, share e click.
Che senso ha riportare tanto dolore solo per fare inorridire la gente? Non sto parlando dei corrispondenti esteri, dei fotografi che magari negli anni 80, 90, raccontavano dell’Africa, dell’Afghanistan a noi agiati. Per i tossici nessuno ha pietà: vengono raccontati con disprezzo, tuttalpiù con pena, "se la sono cercati".
Alcuni giornalisti assumo anche quest’odiosa aria sgamata: ah, l’eroina non è mai sparita, solo che non ci si buca come prima, io lo so perché sono sgamato, ho scoperto che si “stagna”, si fuma, wow, l'ho scoperto con vent'anni di ritardo ma ve lo voglio proprio dire. 
E mentre fanno inorridire i genitori con questi articoli sensazionalistici su Facebook, informano i ragazzi dov’è che si trova la droga a poco, o dov’è che si può fare un salto per un’esperienza forte. Ma attenzione, non sono solo i ragazzini cresciuti nel degrado ad essere vulnerabili e a cercare esperienze forti: lo sono anche i nostri. Avete mai conosciuto un tossico? Un tossico non è necessariamente uno che è nato nel degrado delle periferie urbane, un tossico è un adolescente che ci è cascato dentro.
L’eco mediatica serve anche ad avvisare i ragazzini di dov’è che possono andare a sballarsi, e i ragazzini mica ci vanno pensando di diventare dei tossici all’ultimo stadio. Ci vanno pensando di andare ad annusare qualcosa che fa inorridire la loro mamma su Facebook. Pensate che sia da imbecilli farsi il primo buco? Sì, lo è! Ma gli adolescenti, tutti, fanno cose che col senno di poi considerano imbecilli.
L'eco mediatica non serve a informare i genitori, serve a creare uno stigma, uno stereotipo di un presunto drogato che non assomiglia neanche lontanamente a quelli che tirano coca o si mangiano droghe chimiche, che sono la maggior parte dei ragazzini che fanno uso di droga. Se tuo figlio ha un problema con l'eroina, invece, non è l'allarmismo sui giornali che ti renderà consapevole, lo saprai e basta.

Io non sono e mai sarò un’operatrice né un’esperta di tossici: l’eroina è una delle cose che più mi spaventano nella vita.
Ma quando a volte leggo gli articoli degli operatori, come questo, credo a quello che mi dicono: la soluzione è difficile, e il discorso pubblico che vi ruota attorno non è mai scevro di ipocrisie (un po' come quando si parla di immigrati). Una cosa che sembra funzionare, secondo l'articolo che vi ho linkato, è il contenimento: farli bucare in un ambiente protetto, in condizioni igieniche decenti, aiutarli se stanno male e magari tenerli fuori dalla strada; perché no, magari sperare di salvare qualcuno, di tenere sotto controllo la diffusione di malattie come l'epatite. Il contenimento limita la microcriminalità in certe aree della città (giacché siamo sinceri: tutti vogliamo sentirci sicuri quando andiamo a prendere il treno) e tiene lontani gli insospettabili, non consumatori, attirati da ragazzini e ragazzine che si prostituiscono a poco prezzo.
Ma dopo aver letto tutti quegli articoli scandalistici, non credo che votereste un amministratore che dichiari di voler risolvere il problema aiutandoli a bucarsi, vero?
Sto smettendo di seguire le testate che mi, letteralmente, adescano con trucchetti su Facebook, mentre pranzo, cucino, o sto per addormentarmi.

Commenti

  1. Esco un pochino dal topic centrale del tuo post, fermo restando che condivido il tuo punto di vista. Grazie per avermi fatto conoscere, tramite l'articolo da te segnalato, la situazione di un quartiere che sta solo ad una manciata di km dal mio. Purtroppo la droga non è l'unico problema di Rogoredo. Passando di lì in bici, ho costeggiato un campo ROM completamente degradato, palazzi in rovina occupati abusivamente, il tutto avvolto nel puzzo del punto raccolta AMSA (cioè l'azienda milanese dei rifiuti). E poco distante da lì, il nuovissimo, sfavillante, piazzale con la sede di Sky. Quella zona necessita di essere riqualificata su più livelli, per tutelare chi coloro che ci vivono e che ci lavorano, per non parlare dei pendolari che utilizzano quotidianamente la stazione.

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    1. Certo, ma faccio un'ipotesi, magari sbagliata, è solo un'ipotesi. Quando attiri il clamore nazionale su una questione locale (come è il caso di Rogoredo, di cui parlano tutti, o di questioni di Roma, o anche, che ne so, il tema TAV), lo fai per cercare di ottenere una soluzione dai tuoi amministratori; che ne so magari per mobilitare organismi al di sopra del comune di residenza. Ma in questo caso stai anche avvisando tutti i ragazzini della Lombardia, e, di più, stai dicendo a tutto il mondo che il tuo quartiere è quello della droga. Quindi, mentre cerchi una soluzione attraverso i media, tra le altre cose rischi pure che la tua casa si deprezzi (= perdi soldi). Insomma, da questi articoli sensazionalistici davvero non ci guadagna nessuno su non il publisher. L'informazione è bella quanto vuoi, ma io credo che certi temi vadano affrontati soprattutto dalle persone competenti e non dalla politica e dai giornali. Poi magari sto dicendo una cazzata.

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  2. "Credo che dovremmo essere di nuovo disposti a pagare abbonamenti per uscire da questo circolo vizioso" - questa tua frase non è il centro del tuo post, ma riflette esattamente il mio pensiero. Ormai volersi "informare" è una corsa a ostacoli tra pubblicità e articoli clickbait.
    Sono di Milano, ma lontano da Rogoredo. Anche nella mia zona gira la droga, e ci sono aree degradate e abbandonate agli spacciatori e ai consumatori. Si conoscono, spesso anche i visi di chi le frequenta sono "noti" in quartiere.. ma il problema non viene preso in mano, tantomeno risolto. Ho letto l'articolo di Vice, e sono pienamente d'accordo con te. E da madre, temo che mio figlio, se tra qualche anno troverà un articolo così, potrebbe essere mosso dalla voglia di trasgressione, anziché inorridito, come dovrebbe essere.

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    1. Oltretutto i nostri figli non sono cresciuti come noi negli anni peggiori. Tutto quello che sanno dell'eroina è che fa inorridire gli adulti.

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    2. ciao Polly, se non lo hai letto ti consiglio un bellissimo libro di Vanessa Roghi, storica, dal titolo "Piccola Città. Una storia comune di eroina", Laterza. E' profondo e delicato insieme e fa riflettere molto. Ne approfitto per ringraziarti dei tuoi post che leggo con piacere non solo perché sono scritti benissimo ma anche per la grande sensibilità e intelligenza di cui sono intrisi.
      un saluto
      Francesca

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    3. Grazie mille Francesca, davvero.

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  3. Da genitore spero di poter accorgermi di tutto questo, un giorno, se mai capiterà.
    Di captare il malessere, la noia, la curiosità che spinge un ragazzo a provare questo schifo.

    Tempo fa ero a casa di un'amica, figlio 13enne.
    Chiacchieriamo in sala e lo vedo passare con uno specchio sotto braccio.
    La mia amica dice che lo porta "in taverna" (una vecchia tavernetta a casa di amici che i ragazzi usano per ritrovarsi, giocare ai videogames, suonare la chitarra etc...).

    Esco per fumare una sigaretta e intanto lo blocco.
    "Io so per cosa usi quello specchio" dico in un soffio.
    Balbetta. Arrossisce.
    "La mamma..."
    Lo stoppo.
    "La mamma non lo sa. Non sarò io a dirglielo perché non è giusto. Così come non è giusto quello che stai facendo. E non perché io ho 20 anni più di te e perché sono mamma e perché non bisogna accettare le caramelle dagli sconosciuti. Quello che adesso ti sembra figo si rivelerà una merda. Ti farà stare male. Vomiterai. Forse sverrai. I tuoi amici ti lasceranno lì, nel tuo vomito. Qualcuno chiamerà un'ambulanza, forse. Poi la polizia. Poi i tuoi genitori..."
    "Non ho fatto niente!"
    "Ecco bravo, allora non farlo!"

    Sono andata giù pesante ma ora quel ragazzo ha più di 20 anni, un lavoro fisso, sta per mettere su casa con la fidanzata e ogni mattina lo vedo portare la sua sorellina minore a scuola. Controllando in giro che sia tutto a posto, mentre lei lo saluta con la mano.

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    1. Ciao Alessia, è un argomento difficile e io non ho né l'esperienza né tantomeno la competenza per poterne parlare in maniera sensata. Al tuo posto, di fronte a un ragazzo così piccolo, credo che avrei avvisato la mia amica, però chi può dire se sarebbe stato giusto o no.
      Tolto quanto ho scritto sopra, e cioè che l'eroina è sempre e comunque una storiaccia, credo che il mondo dell'utilizzo delle droghe e il mondo delle dipendenze siano molto variegati. Sospetto che quello che fa di te un tossico di cocaina o un tossico di alcool o un tossico di videopoker o un tossico di psicofarmaci, non sia solo la droga in sé (ci sono droghe che creano più dipendenza fisica, altre meno) ma l'ampiezza del vuoto che quell'esperienza va a riempire.

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