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Quando guardo gli adolescenti al fast food

È la prima domenica di autunno: spioviggina, il collo minaccia di dolere al primo movimento brusco mentre sotto alle coperte leggo Cime tempestose, e la lista degli acquisti per la scuola è ancora lì, apparentemente inestinguibile, testimonianza del neanche tanto sottile sadismo dei professori. Le squadre suggerite al liceo artistico costano trentun euro l’una. Per le famiglie che si fanno remore ad andare al cinema sessantadue euro sono sessantadue euro, che comunque intendo spendere, specie quando penso ai miei cinque anni di liceo con un dizionario economico di latino che, ritengo tutt’ora, mi faceva perdere un voto a versione. Photo by Peter Secan on Unsplash So che andare al centro commerciale più grande dell’Emilia Romagna la prima domenica di pioggia, non solo, la prima domenica dall’inizio delle scuole, è la cronaca di una morte annunciata, eppure si tratta del centro commerciale più vicino a casa e in più ci consentirà di trovare, forse, le famose squadre e pure i leg...

Serie tv e libro in arrivo: come mi sento

Ciao cary, bando ai preamboli: si avvicina un momento strano e importante per me e moltissime persone che mi leggono o che mi sono amiche mi chiedono cose, mi fanno le congratulazioni e le felicitazioni, e quindi sono qui a riassumere un po’ di considerazioni mie personali sull’imminente uscita della serie Volevo fare la rockstar e del libro (sì, c’è anche un libro, magari una volta ve ne parlo in un post dedicato. È una piccola parte del progetto ma paradossalmente è sempre stata quella a cui tenevo di più). Io al bosco del Sasseto La prima cosa che vorrei dirvi, e ci tengo che lo sappiate, è che la serie è ispirata al blog ma NON è la storia della mia vita, né tantomeno la storia delle bambine, o di mia madre, o di mio fratello, o del babbo delle bambine. La protagonista, come tipa, assomiglia a me, questo è vero, e infatti sono felicissima che sia stata interpretata da Valentina Bellè, che ho trovato una donna di personalità eccezionale. Una curiosità: più o meno un anno f...

Prime volte senza

Ehi. Mi sento abbastanza felice da quando non ho più tue notizie, non vado neanche più dalla psicologa a piangere per quanto sarei sbagliata, però questa mattina, visto che non avevo niente da fare – non ci sono le bimbe – ho fatto una domanda alle carte degli angeli, le quali danno quasi sempre delle risposte del cazzo ma rassicuranti. Tramonto sotto casa Ho chiesto una cosa a caso, perché non ho preoccupazioni serie, tutto procede normalmente, e la carta mi ha detto “Il peggio è passato”, come quella mattina che sei andato via da casa mia, l'ultima, io ti ho detto di pescare una carta, hai sorriso con quel sorriso bellissimo che hai, il più bel sorriso che mi viene in mente, anzi l’unico, e mi hai abbracciato chinandoti. “Il peggio è passato”, ti ha detto la carta, e a me sembrava tanto un addio. Lo era. In questi mesi, ci sono state decine di “prime volte” senza di te. La prima volta alla tua gelateria preferita senza di te. La prima volta che sono andata a vedere il ...

Creepy Easter

E così tocca andare a BucoDelCulo per adempimenti vari; rimando, procrastino, delego, ma tant'è, zaino in spalla e si va. Mi accoglie la vicina zoppa, stessa grinta, stessa voce, stesso pile e neanche una ruga in più. Mi scruta da lontano riparandosi gli occhi dal tramonto, si appoggia sul muretto di sasso di fiume e mi aspetta, per chiedermi delle bimbe. Un marocchino con grandi baffi e un largo sorriso mi saluta dall’altra parte della strada, quando stavamo quassù viveva con un coinquilino albino , ora ha un paio di figlie grandi, forse è riuscito a portare in Italia la sua famiglia, sono felice per loro, sempre se sono felici. Un signore rumeno si sbraccia e sorride, credo mi auguri buona Pasqua ma parla a stento l'italiano, forse per questo indossa una maglietta con una scritta ridicola proprio sulla pancia gonfia. Di lavoro fa il nonno casalingo, parla solo rumeno ma comunica sorridendo. Vado al bar, ordino un lemon soda, mi siedo sulla terrazza affacciata sul fiume...

Da dove vieni?

E così vado a volte in questo laboratorio di sartoria di cinesi, che non so cucire neanche un bottone, non so. Mia nonna ci aveva la macchina da cucire, il ritmo m’imbambolava, quel movimento meccanico, piede - mano, spingi - lascia, clink – clank, piede – mano, spingi -lascia, clink – clank. Devo averci anche provato, a coordinare mano e piede, per ottenere quel tracciato regolare di filo sul tessuto, ma senza convinzione: io volevo essere qualunque cosa fuorché mia nonna, perché era infelice e si vedeva ad occhio nudo, lo vedeva anche una bambina.   Da una mostra del fotografo Ferdinando Scianna Vado al laboratorio dei cinesi e ce n’è sempre una che cuce a macchina, con quel ritmo sul pedale, clink – clank, clink - clank. Un altro cuce e va anche incontro ai clienti, quando entrano insieme al traffico: pochi convenevoli, sa a fatica la lingua, valuta la riparazione, ti fa scrivere il tuo nome su un blocchetto con dei foglietti numerati, e dice solo “lunedì prossimo”, “...

Quante case ho cambiato

E così mi chiedevi le case che ho cambiato nella mia vita e ti ho risposto così: Quando sono nata vivevo in una casaccia con i topi, in centro, mia madre dice che andò in comune a chiedere se ci davano una casa popolare perché mio padre era un tossico e aveva dei punti in graduatoria e ci diedero una casa popolare di cui ricordo benissimo i cornicioni rossi, e poco sotto c’era un bar dove mi ricordo che mi padre mi ha portato a comprare un gelato e ho chiesto quello a forma di pantera rosa. Mdina, Malta Poi mia madre aspettava mio fratello e chiese una casa più grande, di cui ricordo che stava vicino a una chiesa, ma quando provarono a mandarmi a dottrina io dissi a dottrina ci andrete voi. Mio padre però non stava praticamente già più con noi, ricordo solo una sera che tornammo io mia madre e mio fratello e c’era la luce accesa e mamma disse “c’è lui” e io ebbi paura e pensare che lui era mio padre. La casa numero quattro fu quando mia madre ci presentò S., due mesi prima ...

Penso grazie

In questo periodo capitano sempre spese straordinarie e ho pochi soldi. Ho sviluppato l’allergia agli acari, così di notte starnutisco e non dormo, di giorno sono sempre stanca e di sera non esco quasi mai. La primavera non sembra voler arrivare davvero e la pioggia decima tutti i miei buoni propositi salutisti, come il trekking e la bici. Però delle volte apro la finestra e sento il mare gonfio, in tempesta, che ulula, e penso “grazie”. O mi alzo quando le bimbe stanno uscendo per andare a scuola, e mi ricordo dei dodici anni passati ad alzarmi alle 6.30, per vestirle, lavarle, nutrirle; ora lo fanno da sole e penso “grazie”. O passo sul ponte che collega la destra e la sinistra del porto, vedo le barche ormeggiate e il faro bianco in lontananza e penso “grazie”. O vado a parlare con gli insegnanti delle bimbe, e mentre esco da scuola penso “grazie”. O mi faccio sorprendere da Carolina, la cui prof le ha detto “sei fortunata, tua madre è una bella persona”, e penso “grazie”....

Perché penso a Vasco Rossi?

Sarà che da qualche giorno i giornali locali raccontano che Vasco Rossi alloggia qui al Grand Hotel di Rimini, sarà che la prossima settimana invece ci saranno i Litfiba...insomma, in questi giorni mi sono messa ad ascoltare un po' di rock made in Italy, e specie mentre ascoltavo la voce di Piero Pelù cantare Proibito ( dice che è proibito, che è proibito anche pensare ), facevo alcune riflessioni, che poi ho un po' messo in ordine anche leggendo questo articolo che parla dei primi 5 album di Vasco , nei primi anni '80, venduti in poche copie e suonati nei posti più improbabili. Non gli stadi, e neanche i palazzetti dello sport, ma le feste dell'Unità, forse i locali. Non conosco davvero bene né i Litfiba né Vasco, ma, se i primi mi hanno sempre caricato molto, il secondo mi ha sempre provocato sentimenti contrastanti. Certo non mi colpisce la versione "anziana" del rocker: più bolso, più stanco, più mainstream. Non sopporto le sue canzoni più recenti, che p...

Un senso c'è

Lucia ha scaricato una canzone di Elisa che credo si chiami Eppure sentire, e questa mattina la canticchiava. Ho pensato a dieci anni fa, a quando mettevo su questo cd ogni sera, quando era ora di far dormire Carolina.

Non dire niente

E così usciamo da questa pizzeria, e in centro, a quest’ora, non c’è nessuno, solo due uomini con una donna ubriaca. Non ricordo chi ha cominciato, né chi ha continuato, ma certamente nessuno ha ceduto, di nuovo, e questo non cedere ha l’aria di essere definitivo, come altre volte aveva l’aria di essere definitivo, ma stavolta ho più freddo fuori e più freddo dentro.

Atei sì, ma solo se non avete figli.

Ecco come il sistema cercherà sottilmente di persuadervi a educare i vostri figli al cattolicesimo. Per il loro bene. Se siete atei convinti e avete deciso di non educare i vostri figli alla morale cattolica, in molti cercheranno di farvi cambiare idea. E non si tratterà di amorevoli “consigli da amici” ma di vere e proprie pressioni da parte di un intero sistema. Per quale fottuto motivo? vi chiederete. Per il bene dei vostri figli, che sono il futuro della società, vi risponderanno. I casi sono due: o cedete, che tanto il battesimo non ha mai fatto male a nessuno; oppure, come me, diventerete sempre più atei. L’ateismo non è una rottura con il sistema : è un ragionamento intimo che potete decidere di vivere con coerenza e integrità nei confronti di voi stessi, dei vostri figli e degli altri. Ecco però che cosa succede, in Italia, a un genitore che considera l’ateismo una scelta percorribile e non una sorta di sala d’attesa dove rifugiarsi per sfuggire a preti pedofili, suore...

Dal macellaio (Almeno tu nell'universo)

E però devo dire che nonostante la voglia di scappare che negli ultimi mesi brucia forte (l'avevate avvertita? Io sì, forte e chiara), la Romagna è esattamente il posto dove mi sento a casa. Anche se non sono nata in questo borgo in collina, ma poco lontano, in una clinica giù a valle. La Romagna è un luogo dal quale generalmente la gente non emigra.

Mio fratello e Londra

Il 2007 è stato un anno difficile per mio fratello. Era in crisi nera e ricordo che un giorno mi disse senti io me ne vado, e mi chiese di accompagnarlo all'aeroporto. Lo vidi attraversare il check-in con una vecchia valigia che mi piaceva immaginare fosse di cartone, gli urlai stai bene, appena smetto di allattare Carolina ti vengo a trovare.

Tu pé (tuo padre)

Nota per i posteri: i commenti a questo post sono chiusi. Niente pacche sulle spalle, avevo solo voglia di fissare un ricordo. Scusate. Quando ero piccola, mio padre non lo nominava nessuno, come fosse un obbrobrio. I miei nonni materni, con cui passavo la maggior parte del tempo, le rare volte in cui lo nominavano lo chiamavano "tu pé", in dialetto. Tuo padre, significa. Non "il tuo babbo", "il tuo papà". Anche mia madre avevo l'impressione che di lui non volesse parlare, anche se poi, quando ne parlava, diceva che mio padre lei l'aveva amato moltissimo.

La famiglia del giostraio

Domenica, giornata incredibile. Chiedo segni al cielo e mi arrivano segni a destra e a manca. Non li so interpretare. Anyway. Domenica sera c'era meditazione della luna nuova. Questa volta eravamo in un cortile vicino al fiume, di fronte a un fuoco. Sono arrivata al tramonto e c'è questo punto dove si vede, a ponente, il sole rosso infuocato, sopra a questa pianura brulla, accanto alla strada statale Adriatica, che mi piace sempre molto.

Il Maestro*

Ignorare o fare ignorare agli altri un padre ruandese, se vivi in Belgio con tua madre belga, potrebbe non essere semplice. Anche se suo padre faceva di tutto, per farsi dimenticare.

Non lo sapranno mai

Sono passata di fronte alla casa di nonna Cloe. Quella strada di palazzoni è casa mia, sono io, quanto i miei libri, i miei fantasmi. Altre volte, che era buio, ho parcheggiato di fronte al cancello e sono stata ferma a guardare chi entrava e chi usciva e mi sentivo proprio come se non mi fossi mai mossa di lì negli ultimi dieci anni, eppure non conoscevo nessuno.

Le persone dai sentimenti delicati

Ho il grande privilegio che le persone si confidano con me. Forse perché io stessa mi confido abbastanza facilmente, lo vedete voi stessi. In realtà certi ambiti della mia vita sono chiusi con il lucchetto: il fatto che io mi confidi facilmente è un'apparenza. Perché poi sono anche abbastanza decisa nel chiudere le mie porte per sempre. Dunque mi è capitato, recentemente, di scambiare parole con un paio di persone dai sentimenti delicati.

Adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori

Tipo ieri sera sono finita dentro a una scena da commedia dell'orrore, non so se ricordate il maggiordomo senza braccio di Scary Movie. Esco a cena con il Donatore e le bimbe.

E niente, mi chiedevo cos'è l'amore.

Quando io e il Donatore ci siamo lasciati  credevo che la mia situazione sentimentale sarebbe stata la seguente: Passata la prima fase, madonna che dolore, madonna mia cosa mi hai fatto arriverà la fase del nuovo innamoramento e i problemi correlati allo sviluppo di una relazione sentimentale avendo tre figlie a carico. Per esempio, dopo quanti anni di frequentazione potrà conoscere le bimbe? Finché il soggetto non emerge dalla folla, magari mentre sto fissando le monoporzioni di surgelati al supermercato, è moralmente lecito andare a letto con qualcuno?  La situazione è invece la seguente: La fase madonna che dolore, madonna mia cosa mi hai fatto dura molto più del previsto, e anzi, sento che permarrà per alcuni decenni in un angolino del mio cuore, con grandi danni alla mia autostima e impossibilità di fidarmi di qualcuno. Ogni tanto aleggia la balzana idea, in genere non ventilata da me, di improbabili quanto indesiderabili rico...