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Visualizzazione dei post da settembre, 2012
Che poi, quando sono scoglionata, mi siedo un secondo, e penso alla storia delle mie piccole cose. I miei jeans preferiti Il Gatto La mia cucina Le mie figlie casiniste e puzzone I miei libri Mi affaccio alla finestra della mia camera e non penso a niente

VORREI ESSERE EMA

Sabato scorso ero a pranzo con Paolo, e ogni cosa io dicessi, lui la sapeva già, perché legge il mio blog. Io invece so sempre poco, perché lui è riservatissimo. Il vedersi due volte all'anno non mi aiuta a carpire i suoi segreti. Comunque. Ok, Paolo, allora ti racconto questa, che non l'ho scritta sul blog perché veramente sembrava una scena da film ma invece era tutto vero, sembra che fa ridere, ma io ero sconvolta, poi ci ho anche bevuto su, così il giorno dopo ero troppo impegnata a trascinare le mie stanche membra per pensare alle mie sfighe. Lui mi dice: Non ci posso credere, che ti succedono cose più strane ancora di quelle che racconti sul blog. Chiedilo a mio fratello, ribatto io. La realtà è che io sono una persona estremamente noiosa. Grigia, quasi. Per nulla trasgressiva. Solo che devo averci qualche cosa, nella testa, che mi fa guardare le cose diversamente da come guardano gli altri. Dentro ho un mondo coerentissimo, senza tv, senza dio, fatto di sensazioni, di m

L'IMPOLLINAZIONE

Le mie bimbe si stanno facendo grandi. Anche se di fianco ai bambini normali sembrano uscite da un cartone animato, sono intelligenti. Non hanno malizie strane, schifano gli ammiratori, si vestono a metà tra delle bambine giapponesi circolari appena scappate dal set di Ponjo e delle giovani recluse in un manicomio minorile. Tipo oggi. Camilla s'è voluta mettere dei calzettoni invernali viola a cuoricioni, quelli che a settembre provocano uno spesso strato di muschio tra le dita dei piedi, e un vestitino rosso a discrete palle bianche, H&M, dotati di buco per agevolare il passaggio dei sorci. Io mi guardo bene dal limitare la creatività delle mie figlie: in fondo, gli autoctoni di BucoDelCulo non stanno messi tanto meglio. E anch'io sono al lavoro con un paio di jeans talmente strappati che se il vicino diciassettenne si masturbasse nel bagno lato strada, rischierei una gravidanza (a diciassette anni potrebbe avere un discreto getto). Dicevo. La dolce Pilù sta diventan

PENSAVO

La pensavo anche stamattina. Anche stamattina. Dicevo, troppa introspezione, troppa introspezione. La pensavo mentre pensavo, era come un metapensiero. Pensavo che abito troppo vicina al lavoro. Cinque minuti d'auto non mi bastano per mettere la maschera. Per  prepararmi a ingoiare. Rospi. O per accendere il cervello, che dir si voglia. Cinque minuti d'auto, non sono neanche il tempo di una canzone. Parto. Parte la canzone. Mi fermo dopo un minuto. Caffè ristretto. Senza zucchero (pensavo che è una bella sorpresa quando prendi il caffè con qualcuno che non conosci e dite in coro: caffè ristretto, per piacere). La canzone si interrompe. Riparto. Accendo una sigaretta. E praticamente sono già arrivata. Pensavo. A quando abitavo nell'altra mia unica vera casa. L'unica, su dieci che ne ho cambiate. Casa. La sua e quella che ora ho comprato. La sua che è sempre stata lì, dal giorno che sono nata, e che poi gli operai del comune hanno sgombrato, un paio di anni fa. Che

INDOVINA CHI HO CARICATO STAMATTINA

Stamattina, l'ho fatto di nuovo. Sono uscita con l'auto dal cortile di casa mia, e in piazzetta, a venti metri da casa, ho caricato un autostoppista. Mi ha fatto un cenno e io mi sono fermata. Ho tirato giù il finestrino e lui mi ha chiesto un passaggio perché il treno era molto in ritardo. Io gli ho detto: sali. Ma un po' mi scocciava, perché ho tutta una serie di documenti importanti sparsi sul pedanino e ogni volta che ho un passeggero mi dico che sono una cretina e che dovrei trovare una collocazione per quei cazzo di documenti. È che sono abbastanza disordinata, e se riesco a tenere decente la casa, mi sento già soddisfatta di me stessa. La pulizia macchina è un di più . Tipo una volta mi è capitato che dopo il lavoro dovevo andare dalla ginecologa e mi sono fatta il bidet in ufficio. Per non girare con le mutande sporche nella borsa  le ho lasciate nel tappetino dell'auto, e hai voglia te, a spiegare al Donatore che non era come pensava. Comunque. L'autost

ALLA SCUOLA DI BUCO DEL CULO

L'ambientazione era la seguente: io dentro alla mensa della scuola elementare assieme ai genitori di altri trentaquattro bambini classe 2006 residenti a BucoDelCulo (non male per una scuolina che prima dei lunghi inverni degli anni 2000 rischiava di estinguersi); Carolina fuori dalla vetrata che rischiava la vita in equilibrio su una ringhiera, a capo di una baby gang composta da lei e quattro ragazzini, tre dei quali di etnia caucasica, uno di madre africana. La grande novità era che a BucoDelCulo, per la prima volta, oltre alla 1^A, avevamo la 1^B. Una svolta epocale. Manco a dirlo, una madre di media stazza era inchiodata di fronte agli elenchi degli alunni, che contestava la separazione del suo pargolo dall'amichetto del cuore. Cosa che fondamentalmente fotteva una sega a nessuno: se la guardavamo era perché eravamo interessati agli elenchi appesi dietro di lei. Al solito, alla riunione genitori- insegnanti, l'ordine del giorno era una banalissimo “funzionamento della

UN SIMPATICO FUNERALE

Ieri sera c'era il compleanno, credo, di un ragazzino che sta vicino a me, ma sull'altro versante del rio. Non l'ho mai visto, però a volte lo sento, che strimpella. Aveva invitato questi amici che urlavano come pazzi, e Camilla, mia figlia, era indignata. "Si potrà fare una festa di fronte a una casa? Chiamiamo la polizia?" "Dài figlia, non essere nazista" "Ma loro l'hanno chiamata, la polizia, quella volta..." Pilù si ricorda ancora. E' stato l'evento più surreale della mia vita. E' successo prima che io aprissi il blog. Io e il Donatore si stava ancora assieme, ma quasi alla fine. La fine di un bel periodo, dove lui aveva tentato di essere un buon marito, ma io ero già troppo piena di rancore per apprezzarlo. La morte di sua sorella Ross lo aveva buttato in un baratro che avrebbe dato il colpo di scure definitivo al nostro rapporto. Scrivere del funerale di Ross senza parlarvi di Ross non rende bene l'idea, ma si

SETTE SETTEMBRE

"Stamattina sono di ottimo umore, non riusciresti a farmi incazzare neanche impegnandoti", ho esordito mentre lui saliva sulla mia auto. "Sei felice perché hai un tipo?" "No, sono felice perché non ce l'ho" Abbiamo preso un caffè, ho fatto un paio di commissioni e poi siamo andati dal notaio. Il notaio ha l'accento palermitano forte, e a me piace da pazzi, l'accento palermitano.Solo la stanza dove riceve è grande come casa mia. Ha il soffitto affrescato e se ti affacci alla finestra tocchi il Duomo. Un piccione potrebbe comodamente scagazzarti sulle mani. Il mio notaio è un palermitano che ha fiducia nelle persone, visto che tiene lo schermo del pc girato verso i clienti, con incollate le sue password. S'è s'è messo le mani nei capelli, quando abbiamo descritto l'operazione che dovevamo siglare. La prima volta, di fronte a lui, avevamo litigato. Oggi invece è stato il notaio, a gettare la spugna. Ha detto: "Con voi non

OPERAZIONE VIOLINISTA SOLITARIO

Tutto è iniziato una domenica. Eravamo, io, mamma, mio fratello e le bimbe a casa di mio zio a pranzo. A quel giro non c'era il Donatore, che invitavo ai ritrovi coi parenti per far finta che stessimo ancora assieme. Mio zio, che nell'82 è stato a Sanremo e costituisce il maggior vanto della nostra famiglia, è un musicista pazzesco. Apparte che suona di tutto, ma poi ha una voce della madonna, infatti fa anche lirica. Mia nonna andava pazza per questa cosa che lui cantava. E niente, c'era mio zio, e c'eravamo noi, e c'era il nonno, mia zia e i miei due cugini. Questo prima che le mie figlie cominciassero a vomitare come delle possedute i cappelletti del pranzo. Lo zio dunque suonava. Non so cosa, ma suonava. Mi pare il mandolino. Ma lui non è che ti suona Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi, come farei io. Come farò io, dopo che avrò iniziato a suonare la chitarra. Tutto il repertorio di Battisti, voglio imparare. Da Balla Linda, a Seduto in quel caffè io

A VITA È N'ESTATE

E' stata un'estate che ho lavorato come una pazza. E' stata un'estate che le mie figlie a volte mi chiamavano nonn a, perché a stare sempre con nonna mamma ti viene meno spontaneo. E' stata un'estate che ho dato il peggio di me con il padre delle mie figlie. Non voglio parlarne. Però non voglio neanche più avvelenarmi. E' stata un'estate che quando potevamo, io e le bimbe, eravamo al mare o in piscina, ma mai abbastanza. E' stata un'estate che sono stata a vedere Alex Ebert, Dente e i Marta sui Tubi (che però non mi sono piaciuti). Poi l'altra sera c'erano gli Zen Circus ma pioveva. Meglio, non li conosco granché e mi pare si prendano un casino sul serio. E' stata un'estate che ho visto gente. E' stata un'estate che finalmente mi sono ricordata com'è quando le persone fanno le galanti con te, anche se non ti piace nessuno. E' stata un'estate che non mi sono riposata mai, anzi che a volte credevo di non p

LORO ERANO BELLI

Loro erano una bella coppia. Entrambi brutti. Estremamente brutti. Entrambi rozzi. Più lui, perché lei non parlava mai. Avevano un figlio brutto. Estremamente brutto. Andava male a scuola, dicevano fosse ritardato. Dicevano anche che il babbo lo faceva passare per ritardato perché così gli passavano i libri di scuola. Secondo me non era ritardato, è che ognuno ha le sue abilità. Loro erano persone che sapevano vivere in maniera molto semplice, e questa non è stupidità. Stupidità è uniformarsi. Stupidità è sprecare la propria unica vita a fingere di essere colti quando non lo si è, e a cercare di vestirsi alla moda se non si ha gusto. Loro vivevano come sapevano fare, con semplicità. Vestivano male, erano brutti, non avevano amici, il figlio a scuola lo prendevano in giro. Ma non erano stupidi, né ritardati. Io da piccola ero la Bambina Intelligente. Me lo dicevano sempre, però poi a casa mia parlavano e si dimenticavano che ero la Bambina Intelligente, e che capivo quello che di