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Del perché Facebook fa male al cervello - specie se si parla di vaccini

Ieri ero un po' stressata di mio, è stata una giornata impegnativa. Non che sia successo niente di male, ma rare volte ho il magone e non so perché. Sarà stato l'accumularsi degli starnuti per via dell'allergia, dei moscerini negli occhi mentre andavo al lavoro un bici, delle incomprensioni piccole ma senza speranza, della stanchezza, e del sole dopo un weekend di pioggia.
La cazzata più cazzata che potevo fare è stata aprire Facebook prima di andare a dormire. Mi sono innervosita nonostante io normalmente provi al massimo distacco, o noia. Per colpa della (o grazie a) gente che parla di vaccini, credo di aver raggiunto lo stesso livello di saturazione che nel 2011, appena finito un progetto lavorativo importante in cui dovevo fare live posting da un evento, mi portò a chiudere l'account. Provo lo stesso livello di saturazione di quando smisi di comprare Repubblica e Vanity Fair perché si parlava solo delle orge di Berlusconi. Lo stesso livello di saturazione che, nel 2008 mi spinse a rinunciare alla tv dopo l'ennesima campagna elettorale estenuante.


La prima cosa che ho fatto, quando mi sono accorta che Facebbok mi stava procurando stress aggiunto, è stata oscurare tutti i profili di coloro che esprimessero un'opinione irrispettosa verso gli altri: visto che trattasi di un social e non di una rivista di divulgazione, mi sento in diritto di biasimare i comportamenti antisociali. Bè, guarda caso, chi ho oscurato erano tutti pro-vaccini. Nessuno era medico. Tutti parlavano a nome dei medici. Tutte erano donne e tutte erano madri.
Ho invece letto un paio di pareri (opposti tra loro) che mi hanno colpito per assennatezza e moderazione, di due uomini senza figli, nessuno dei due con formazione scientifica, nessuno con la spocchia dell'infermiere quasi-medico.
Nonostante io abbia scelto di vaccinare le mie figlie, chi è contrario, a volte, esprime un sentire simile al mio: "mi faccio delle domande, voglio il bene di mio figlio, non credo che quello che ci viene imposto sia sempre giusto, anzi, vivo in Italia e ho sfiducia nel sistema".
La risposta dall'altro lato è sempre supponente: "non capisci un cazzo, non hai diritto di parola".
Quando non FASCISTA: "Dovrebbero toglierti la potestà genitoriale".
I fascisti li evito: sono pericolosi, cercano pretesti per sfoderare odio represso.

E così è successo che io, che quando ho vaccinato non ho certo aperto l'internet ma ho valutato in base alla legge, al parere della pediatra e deciso secondo la coscienza mia e del babbo delle bimbe; dicevo, io che ho vaccinato, senza troppi dubbi, quando ho ricevuto, recentemente, la chiamata per l'hpv ho sentito un gran senso di riluttanza. Ho sentito persone che non sanno niente del bene dei miei figli, brontolarmi all'orecchio: "non hai diritto di parola, non capisci un cazzo, dovresti seguire questo medico su Facebook" (ancora? E chi cazz'è questo medico? Proprio tu che credi al Blue Whale, really?).
Poi ho cancellato dalla mia testa tutta questa polemica e ho ripreso in considerazione le stesse fonti di cui sopra: la legge (non sempre giusta, ora lo so più di dodici anni fa), il parere della pediatra (con la consapevolezza delle file di informatori scientifici che popolano le sale d'attesa di quasi tutti i medici), la mia coscienza (di cui ancora mi fido molto), e, in questo caso, anche la tipologia di malattia. E così, dopo che sono passata sopra allo terrorismo telefonico dell' Ausl di Rimini, ho mandato le ragazze alla pediatria di comunità con mia madre. Ho detto, provocatoriamente: "se ti dicono che ci devo essere io per favore chiedi un appuntamento fuori dall'orario di lavoro". Non le hanno chiesto neanche se fosse la madre e da lì abbiamo evinto che bastava qualunque parente o baby sitter che le volesse vaccinare e abbozzasse la mia firma, e sarebbero state vaccinate.
Di vaccini e fiducia nel sistema, ho parlato qui, e sono ancora della stessa opinione.

Non posso chiudere Facebook perché è il mio lavoro. Però sto valutando di impormi da sola il "parental control" e di bloccare la navigazione dal mio cellulare. L'app non ce l'ho più da tempo, così non ricevo notifiche né messaggi, ma a volte navigo da browser. Lo faccio di default, ma la verità è che Facebook fa male al cervello e non lo dico così tanto per dire.

Una volta vi voglio parlare di un libro bellissimo che sto leggendo, Generazione App di Howard Gardner: è la prima teoria sensata che leggo circa l'utilizzo massiccio di internet e in particolare, di identità, rapporti con gli altri e creatività dei "nativi digitali".
Gardner è un docente di psicologia ad Harvard, settantenne (quindi "immigrato digitale"), ma è assolutamente senza pregiudizi del tipo si stava meglio quando si stava peggio. Si basa su ricerche sia preesistenti che svolte per l'occasione, e i risultati, specie nell'ambito della socialità di chi si relaziona spesso agli altri via social network, come i nostri figli, sono veramente sconfortanti. Ma temo che il problema sia grave anche per le loro mamme, che popolano i gruppi wozzupp, diffondono fake news, fanno inutile bullismo.
E sto molto riflettendo su come evitare questa degenerazione, pur sapendo che internet è per noi anche la grande opportunità di uscire dalla provincia. Ad esempio grazie al blog ho conosciuto persone pazzesche (grazie a Facebook non ho conosciuto nessuno, però in alcuni casi ho mantenuto rapporti per me sensati - nati online o meno).

Tornando a Gardner, una volta ve ne parlo meglio. Oggi se vi va facciamo un esperimento. Hanno fatto questa domanda agli americani e il risultato è per me (e per voi che siete italiani) agghiacciante. Rispondete a questa domanda, e poi vi dico cosa hanno risposto oltreoceano.

"Quante sono le persone con le quali hai parlato di cose importanti per te, negli ultimi sei mesi?"

(aggiungo io: dal vivo)

Commenti

  1. Buongiorno Polly!
    Una delle mie fonti di (in)sofferenza in questi giorni e' questa idea che ho ancora, molto vintage e molto naif, che lo stato debba prendere decisioni per tutti e per il bene di tutti, ed essere rispettato quando dice che il tuo diritto si ferma quando lede il mio. Ma sembra che manchino le basi per pensare ad uno stato comune, che si preferisca una sorta di buffet "all you can eat" da abbandonare distrutto e sporco.
    Poi - ma magari mi sbaglio e tu potresti aiutarmi a capire meglio - io credo non vada affatto bene questo slittamento delle discussioni, dei comunicati stampa, delle comunicazioni, su una piattaforma online di una societa' commericale di un altro stato (imho).

    Leggero' Gardner, a questo punto, e mi porro' delle domande, compresa la questione finale.

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    1. Sono d'accordo. Se c'è una legislazione, possiamo decidere se rispettarla o disobbedire (alla Thoreau), e questa è una scelta politica. Quando invece si parla di vaccini facoltativi, e si scarica la scelta sulle coscienze dei genitori, il discorso è già chiuso.

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  2. Più o meno ho avuto la tua stessa reazione "allergica" in questi giorni.
    Su questo tema la gente diventa inspiegabilmente irragionevole, cattiva e violenta (verbalmente), la cosa mi lascia basito.
    E ogni volta mi chiedo dove abbiano ricavato la loro cultura i numerosissimi paladini della vaccinazione a tappeto...
    Credo che ben pochi abbiano fatto un percorso così sentito e sofferto come chi ha deciso di non vaccinare il proprio figlio.

    Per fortuna la risposta alla tua domanda è: molte, impossibile contarle con precisione.

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    1. La mia risposta è stata la stessa: ho pensato per un minuto e me ne sono venute in mente 15, poi ti dirò cos'hanno invece risposto gli americani.

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  3. Mi vengono in mente una decina di persone, ma se conto anche i dibattiti fatti all'università su varie idee sono molte di più.

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  4. Il problema di Facebook è che molte persone si fanno lentamente soggiogare senza accorgersi, dando retta a persone ignoranti, meglio evitare certi soggetti ;)

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  5. io sono uno dei favorevoli ai vaccini.

    la domanda che leggo sopra, e cioè: " dove abbiano ricavato la loro cultura i numerosissimi paladini della vaccinazione a tappeto... " si potrebbe fare anche ai contrari a prescindere.

    Onestamente ho subito attacchi verbali anche dalla parte opposta, piena di livore e farcita con volgarità.

    Non è l'appartenenza a questa o quella idea a scatenare la rabbia, è la frustrazione che si porta dentro ognuno di noi, a prescindere da idee o teoremi.

    basta leggere lo scontro nei commenti degli articoli dei giornali online, per esempio.

    Proprio per questo ho eliminato facebook. Anche perchè il rapporto umano ne risultava minato, e rispondendo alla domanda, davvero con poche persone ho avuto modo di avere una degna conversazione. E spesso perchè queste persone sono imbrigliate nella rete. Siamo sovraesposti a stimoli che non siamo più in grado di gestire e per questo siamo frustrati e spesso insoddisfatti, anche se all'apparenza non ci manca nulla.

    PS: immagino che il medico di cui non si ricorda il nome sia Burioni, che sull'argomento tanto spesso viene citato. Io di sicuro non ho la conoscenza per sapere se una vaccinazione "a tappeto" sia davvero dannosa o no, ma ho quel minimo di raziocinio per comprendere che Hamer, l'avversione alla chemio, l'inesistenza dell'Aids, le scie chimiche e tanti altri argomenti ancora rientrino nel novero delle scemenze. Quindi correrò il rischio di un errore. L'altro problema della rete è che chiunque si sente in dovere di esprimere una opinione su qualsiasi argomento. Prima eravamo tutti "tecnici di calcio". ora siamo tutti tuttologi.

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    1. Gianfranco, non ce l'ho con i favorevoli, ci mancherebbe altro!
      E come te, in questa violenza pro, ci ho visto della rabbia repressa, sfogata al primo pretesto utile, contro ignoti (giacché sui social non esiste che ci si prenda la responsabilità di parlare con qualcuno di preciso).

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  6. Tante, anche una ventina. Prediligo l'interazione personale ai social media (che non seguo piú, mi sono "dimessa") e anche al telefono, che mi ha sempre angosciata. Quindi uso whatsapp per mettermi d'accordo con gli amici su dove e quando vedersi. Mi sono tolta dai social media perché non sopportavo di stare nello stesso posto con gente tali con cui mai mi accompagnerei personalmente, per vari motivi. E anche perché non sfangavo piú i dibattiti "vaccino sí, vaccino no" et similia. Se ho un dubbio, me lo tolgo informandomi da fonti che ritengo ben informate e capaci. Se non ho dubbi, nessuno me li fa venire discutendo su FB. Utilitá dei social media, quindi = zero. In ogni caso ho visto esagerazioni sia dai pro che dai contro vaccinisti. Ai posteri l'ardua sentenza.
    Ciao!


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    1. Per me l'utilità c'è. Anche se nella minor parte dei casi, Facebook supporta alcune mie amicizie. :)

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  7. Anche io tante. Penso più di 20 così a sensazione, ma sono in periodo difficile che mi ha spinto tra le braccia di amici e parenti per cercare consolazione. Quindi "normalmente" probabilmente avrei parlato di meno, o quanto meno di cose importanti ma meno personali.

    Riguardo a Facebook... non so... anche io ho chiuso il profilo per un periodo.. poi l'ho ripreso cercando di prendere il buono che c'è. Seguo chi scrive cose di suo pugno, smetto di seguire chi condivide "aforismi" copiati da qualche parte. Se leggo esternazioni razziste o violente invece che rispondere li segnalo per il controllo su facebook. Molte volte ha funzionato e gli account incriminati son stati bloccati.
    Non so... quando sei bloccato in una routine quotidiana faticosa e magari non hai possibilità di uscire con gli amici la sera alla fine facebook fa sentire meno soli. e consente di leggere qualche spunto e articoli interessanti...

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    1. Capisco bene quella sensazione di essere a casa in trappola. Ma quando è capitato a me, mi pareva che tutti si divertissero un casino, che le mie amiche uscissero senza invitarmi eccetera. Per fortuna mi addormento come un salame entro le 10 e non mi lascio mai coivolgere troppo dalla bacheca.

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Io penso che mettere in discussione le cose sia ormai più unico che raro. Scorso giorno è entrata collega dicendo "stamattina ho fatta fare vaccino a mia figlia. l'infermiera mi guarda, stampa la mia storia vaccinale e mi fa 'signora ma lei il richiamo per il tetano vedo che non l'ha fatto' 'lo faccia ora visto che è già qui'". E, in tutta onestà, a me ha fatto più impressione la collega che si è fatta fare anti-tetanica su due piedi (senza averla pensata e programmata) piuttosto che l'infermiera che gliel'ha proposto. Io ho fatto vaccinare mia figlia, ma sono arrabbiata del fatto che lo Stato (finora) non sia chiaro sulla faccenda. E' una libera scelta, e in quanto tale (visto che lo Stato mi permette di scegliere) io esercito la mia scelta. Che sia pro o contro.

      Discorso lungo, in effetti. Concordo, comunque, con quello che scrivi.

      (scusami ho fatto casino con i commenti)

      giulia

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    2. Ma infatti quando parliamo dei vaccini facoltativi non capisco davvero di cosa parliamo.

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  9. Io vedo che il livore, la violenza verbale, la prevaricazione saltano fuori su ogni argomento e ad ogni angolo. La gggente appena non è più dal vivo sfoga tutta la frustrazione che ha su chi coglie coglie. Per la domanda, direi che ho parlato di cose importanti con una quindicina di persone, forse qualcuna in più. Dal vivo, s'intende, su Facebook ho un profilo ma non proferisco verbo da cinque anni.

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  10. Anche io ho disattivato FB dal cellulare, non fosse altro perché mi scarica la batteria ;-) Credo che il dibattito sia molto viziato dalla presenza (nella vita reale) di ciarlatani che fanno i milioni con la pseudoscienza, e che spingono all'angolo anche quelli che si fanno domande legittime sulla trasparenza e la farmacovigilanza. Cioè un conto è fare un dossier su sentenze per corruzione, un conto è parlare di effetti collaterali senza uno straccio di dato statistico x (o peggio, vendendo loro prodotti alternativi). Personalmente cerco sempre di dividere i piani, parlando con il cuore in mano ai genitori ma essendo sempre molto dura con i giudizi circa i venditori di salute.

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    1. Come ho scritto nell'altro post che qui ho linkato, io credo che la fiducia sia in chi fa le leggi che nella medicina che nei farmaci siano state così minate, che ci facciamo venire dei dubbi anche su ciò che prima ci pareva assodato.
      È come se un amico continua a tradire la tua fiducia poi un giorno ti dice "no, ma questo lo faccio per il tuo bene". Io non penso che sia scemo né chi gli crede, né chi non gli crede, ma solo chi non si pone la minima domanda.

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  11. Ciao, credo sia la prima volta che commento un tuo post, ma capisco la sensazione di fastidio provocato da fb in merito ai vaccini, così come odio le catene o flame in generale. A differenza tua i maleducati 'miei amici' erano tutti antivaccinisti convinti che i vaccini facciano venire l'autismo ecc. Sinceramente io sono contenta per l'obbligo di vaccinazione, non tanto per mia figlia che è vaccinata (e se avessi potuto le avrei fatta anche per me evitandomi da bambina tutte le malattie esantematiche che mi sono presa con il rischio che mi venga il fuoco di sant'Antonio e altre cose simili), ma per tutte le persone immunodepresse che non possono vaccinarsi e che rischiano di prendersi le malattie, che non possono frequentare la scuola o altri luoghi pubblici.

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    1. Non so F.
      Io credo che, sebbene sia possibile, e certamente auspicabile, calcolare costi e benefici con dati statistici alla mano, il dibattito alla "cuore di mamma" stia passando pericolosamente da Facebook alle aule parlamentari.

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  12. Grazie Polly, appena ho iniziato il post ho tremato, pensavo avessi oscurato i sostenitori dei vaccini facoltativi
    Perchè fanculo! il tuo bimbo unvaccinated non può stare vicino al mio amore, dovrebbero rinchiudervi tutti! Pazzi anarchici deficenti!"

    Sai che tra gli amici dei miei genitori ci sono una coppia di medici che (guardacaso) hanno scelto di non vaccinare i propri figli?
    No, non sono su facebook.

    è anni che lo dico, facebook è il male supremo.
    Peggio di qualunque altro male.

    Comunque non saprei quantificare con quante persone ho parlato di cose importanti negli ultimi mesi.
    Penso tipo tre.
    Mi piace quel "per te" inserito nella domanda.
    Di base quando voglio parlare di qualcosa d'importante per me, appena mi fermo per prendere fiato il mio interlocutore parte con un "no perchè io invece" e bim bum bam mi rendo conto che invece d'ascoltare stava solo aspettando il suo turno per parlare.

    Vabbè ciao vecchia stame ben. =D

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    1. Molto vero quello dell'aspettare il proprio turno per parlare. Fastidioso. Mi sono resa conto che un po' lo faccio anche io, dunque sto cercando di limitare molto la parola "io". :)

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  13. Io non ho Facebook. Anzi, magari una volta produci un minicorso d'urto per chi avrà figli che lo vorranno usare? Di cose importanti mi è capitato di recente di parlare a voce, con mio marito quando la sera finalmente si ricompone, con i miei genitori il pomeriggio tardi (ssimo) quando recupero da loro i bambini, fuori dalla scuola quando mai riesco a prenderli io. Ma scrivere a volte rimane la mia scelta preferita, per la meditazione che ti permette di fare. Comunque la maestra di mio figlio è una su Facebook che sempre e solo mette manifesti altrui. Cose giuste, per carità, ma fa specie.

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    1. Spero di poter parlare di social e ragazzi più diffusamente, ma per cominciare ti dico che su FB i piccoli non ci stanno e non sono particolarmente interessati alla cosa, quindi preoccupati di Instagram, Snapchat e Musical . ly (almeno fino a quando a FB non si svegliano e cominciano a progettare funzionalità che piacciano ai ragazzini)

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  14. Capisco l'insofferenza per quel che riguarda FB e coloro i quali arrivano e dicono "Non capisci un cazzo" (tolto che alle volte hanno pure ragione).
    Io sono ferocemente pro vaccini, ma non condivido i metodi di Burioni, per quanto ne condivida il pensiero: sospetto che non siano esattamente efficaci.
    Sono abituata a pensare in termini scientifici per questioni di istruzione e lavoro, per cui la non democraticità della scienza è un concetto che non mi turba più di tanto, in quanto non è proprio delle discipline in questione. La biologia non è filosofia da almeno un paio di secoli.
    Tant'è. Non voglio aprire un dibattito sul perché sarebbe bene vaccinarsi, né sul peer reviewed.
    Volevo chiedere: posto che chiosare "tu non capisci un cazzo" a destra e a manca non funziona (ancorché a ragione), come si può iniziare una conversazione con chi è sospettoso riguardo alla medicina?

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    1. Io personalmente non sono "sospettosa riguardo alla medicina". Semplicemente non capisco a quale titolo TUTTI i pro vax (dalle mamme su FB a miocuggino al bar di BucoDelCulo) affermano di parlare a nome della medicina.

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    2. Scusami, sono ottusa: non capisco perché non dovrebbero farlo. Non è una provocazione, è che davvero non capisco. I vaccini proteggono una popolazione da tutta una serie di spiacevolissime malattie: se dici che sei a favore delle vaccinazioni lo farai - spero - sulla base delle evidenze scientifiche, in queso caso in campo medico, ergo "a nome della medicina". Spero che i tuoi contatti vaccinatori non siano pro-vaccino a causa di esperienze personali ("Ho fatto il vaccino e le zanzare mi pungono di meno"), ma per una visione d'insieme ("Ho fatto il vaccino per proteggere me e quelli che mi stanno intorno e che magari non possono farlo").
      Poi per carità, ognuno ha le sue idiosincrasie e Facebook non aiuta particolarmente a vivere sereni.

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    3. Sì, il punto è soprattutto "ognuno ha le sue idiosincrasie e Facebook non aiuta particolarmente a vivere sereni". :D
      Credo semplicemente che quando la gente parla a nome della medicina, o lo fa con cognizione di casua, oppure è come parlare a nome di miocuggino del bar di BucoDelCulo.
      Un esempio a caso: quando si dice per sentito dire "sì ma il bambino immunodepresso si ammalerà per colpa del bambino non vaccinato", detta così ha poco senso. Siccome si parla di un tema di comunità, si parla fondamentalmente di statistiche, dal mio punto di vista (ovvero: quanti immunodepressi rischiano realmente e cosa rischiano?). Tutto il resto per me è fuffa, specie le opinioni "cuore di mamma", da qualunque lato stiano.

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