Privacy Policy VOLEVO FARE LA ROCKSTAR: Mia madre e la degustazione del cioccolato

venerdì 14 novembre 2014

Mia madre e la degustazione del cioccolato

Mamma non è la persona più, come dire, teorico-filosofico-intellettual-metaforica che conosco.
Però l’altra sera mi ha stupito. È bello quando stupisci qualcuno che ti conosce da sempre.


Sapete che sono entrata un po’ in loop con la questione delle opportunità, della scuola, del futuro, mi faccio domande.
Ora, non credo che una buona scuola che sforna buone pecore sia la strada per vivere felici (a questo proposito leggetevi questo articolo di Annamaria Testa sulle università americane). Ma purtroppo sto cominciando a sospettare che neanche la scuola di BucoDelCulo sia un trampolino per diventare se stessi (il problema è: quale scuola lo è? Non lo sapremo mai. Oppure conoscete esempi degni di nota?).
L’ultima questione è stata questa: arriva un avviso a casa (ovviamente perentorio e irritante) che dice che i genitori dovrebbero istruire i bambini a non urlare alla mensa scolastica. Questo avviso è stato recepito da me con un gran bollore a livello dello stomaco (voglio dire, santo dio, qual è il ruolo degli insegnanti? Si esaurisce nell’essere i depositari della tabellina del tre?).

Invece mia madre ha collaborato a questa richiesta assurda.

Nei giorni precedenti le avevo portato un libro sul Food Design dalla biblioteca comunale, e lo avevo preannunciato così:
"Subito ho pensato che potesse piacerti, ma mi sa che ti rompi i coglioni, vabbè, tiè."

Sono passati due giorni e ci ha invitate a cena.
Ci ha offerto un pasto ben presentato e alla fine ci ha fatto chiudere gli occhi.
Ci ha dato qualcosa in mano che abbiamo dovuto toccare, annusare, gustare, anche ascoltando il suono sotto ai denti. Erano quattro cioccolatini dai quattro diversi gusti. Deliziosi.


In questo semplicissimo modo le bimbe si sono rese conto che il buono del cibo non è solo in bocca, ma anche nel bell'aspetto di un tartufo, nel croc dell’insalata, nell’odore di un sugo. Mangiare non e' dunque un'esperienza confinata alla sfera del gusto, ma un momento che coinvolge e stimola tutti i sensi, udito compreso.
E' per questo motivo che se mentre mangi urli perdi una parte del piacere.

Non so se questo esperimento sul centinaio di bambini che popolano la mensa scolastica possa funzionare, ma almeno noi qualcosa abbiamo imparato.

“Mamma ma dove hai comprato questi cioccolatini deliziosi?”
“Non ho resistito, un’altra televendita”

Ora però toglietele il telecomando, per favore.

23 commenti:

  1. :D

    però non ho capito una cosa o forse due (e perdonami, ultimamente credo di essere tanto illuminata, ma alla fine mi sa che sono più tarda di prima).
    c'è un nesso tra il libro di food design e l'esperienza del cioccolato? E ma davvero davvero tua mamma ha creato questo bellissimo esperimento appositamente per riflettere sul gridaee in mensa...
    in ogni caso standing ovation alla tua mamma!!!!

    se vuoi mandami a quel paese eh!! E' che io sono in una fase che voglio capire tutto. PEricoloso!

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    1. Fai benissimo a dirmi se non si capisce, così io correggo :D

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  2. In ogni caso è paradossale che queste maestre si stupiscano che i bambini loro affidati abbiano ancora bisogno di imparare qualcosa.

    Io mi ricordo che la mia maestra delle elementarti (classe '21, formatasi con bambini montanari e con nazisti e partigiani che scorrazzavano fuori dalle scuole), mi ha inculcato un profondo senso di rispetto -e anche ammirazione- per l'autorità extra-famigliare, grazie alla sua correttezza, inflessibilità, e a volte anche durezza nel far rispettare regole di comportamento.


    Se invece le mastre di oggi delegano tutto ai genitori (che poi bisogna vedere se recepiscono questa delega :\ ), perdono di rispetto e considerazione da parte dei bambini, che cresceranno con la convizione che nessuno ha il diritto di dir loro cosa fare e cosa non fare.

    Buona giornata ;)

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    1. Forse però più spesso accade il contrario.. sono i genitori che delegano (o vorrebbero delegare) troppo agli insegnanti... l'educazione si apprende innanzitutto in casa, perché quello è il modello che i bambini "vivono" direttamente e assorbono

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    2. È così anonima. È esattamente così. Ma questi bambini quando vanno a scuola che modelli trovano?

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  3. credo che alcune cose debbano essere responsabilità della famiglia, altre della scuola e in generale la linea debba essere condivisa. posso insegnare a mio figlio a stare composto a tavola, ad avere rispetto del cibo e dei commensali, ma difficilmente mi capiterà di vederlo applicare queste cose in mezzo ad altri 100 bambini... il problema, credo, soprattutto nelle scuole di provincia, è che spesso non si può scegliere la scuola per il metodo o la didattica, ma per effettiva "praticabilità" di una scuola rispetto all'altra. per questo sarebbe fondamentale uno scambio più umano con chi passa tanto tempo con i nostri bambini. a me spesso rispondono che la didattica non mi deve riguardare ( e io mi inca**o come una bestia). non abbiamo scelto liberamente una scuola e alla scuola non frega niente di coloro cui si rivolge, a me ritorna questo.

    MammaLara

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  4. Squa, immagino sia stato un insieme di coincidenze.

    comunque secondo me è assurdo che gli insegnanti chiedano ai genitori di insegnare ai figli a non gridare in mensa, ma in che cazzo di scuola le porti?

    m'immagino un tavolo di insegnanti che mangiano fingendo d'ignorare le urla animalesche che li circondano e si dicono cose tristi tipo" Senti 'sti bimbi come gridano. ma i genitori non gli insegnano niente? Ma dobbiamo fare tutto noi"

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  5. Trovo l'esperimento di tua madre molto carino, solo mi chiedo: ma il cibo della mensa è tale da stimolare e soddisfare tutti i sensi al punto che valga la pena di concentrarsi (solo) su quello? In base alla mia esperienza ho un po' di dubbi...

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  6. Eh non ci sono più le maestre di una volta! :D
    Trovo paradossale chiedere certe cose ai genitori eppure sempre più frequentemente (anche alla materna... il che è tutto dire) si delega la parte educativa dei bambini esclusivamente alla famiglia. Ora, se è vero che come diceva mio padre la prima educazione avviene in famiglia, c'è un tipo di educazione, quella del comportarsi nella collettività che deve essere responsabilità delle maestre o di tutti quegli educatori che i nostri figli si troveranno davanti. Faccio un esempio: io sono figlia di ristoratori per cui mangiare nel mezzo al caos o alzandosi da tavola per noi non è mai stato un problema, ma quando andavo a scuola in mensa sapevo come comportarmi perchè la maestra me lo aveva insegnato, è che adesso sono tutte delle gran lavative senti cos'è!
    Complimenti a tua mamma troppo forte :)

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    1. Non credo che siano lavative. Però che ti devo dire, io lavoro in azienda e se non ottengo i miei risultati me ne prendo tutte le responsabilita' e cerco di correggere il tiro. Nel pubblico pare non funzioni così. Ma non è colpa del singolo, questo no. Sono convinta che molte ci mettano buona volontà e che rimangano fregate dal sistema che non funziona.

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  7. Ora capisco tante cose, dal tenore dei commenti ricevuti.

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  8. Forse voi non avete idea di cosa voglia dire una maestra e 25 bambini in una mensa, cercare di tenerli a bada e questi se ne fregano perché tanto anche se la maestra da una nota i genitori magari vanno picchiare la maestra invece di sgridare il figli.quante volte durante le riunioni le maestre hanno espressamente chiesto di non far portare il Nintendo ai bambini a scuola.nessuno ha ascoltato ei bambini continuano a portare il Nintendo scuola.qui parliamo di genitori che se ne fregano altro che di maestre lavative cara la mia mela,collega il cervello prima di sparare cazzate

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    1. Anonima, intanto ti prego di non offendere altri lettori, perché sennò ti cancello.
      Poi, tu stai parlando probabilmente di situazioni particolari e io capisco che mettano in difficoltà le insegnanti. Io invece ti sto parlando di una situazione normale (una mensa scolastica), gestita con difficoltà (ma è umano), e della mancata ricerca di una soluzione seria, per far stare meglio bambini e insegnanti.

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  9. Non commento quasi mai perchè sono spesso d'accordo con te ma stavolta secondo me sei stata troppo superficiale..se la maestra ha mandato a casa un avviso del genere forse potrebbe essere perchè ha provato con tutte le sue forze a cercare di spiegare ai bambini come ci si comporta a mensa ma non ha ottenuto risultati. Si parla molto di collaborazione scuola- famiglia e appena una maestra chiede un aiuto viene attaccata? Se ogni genitore insegnasse il rispetto e l'educazione a casa proprio magari la lettera non sarebbe mai arrivata...te lo dico per esperienza, se anche i genitori non aiutano la scuola non va avanti. (mi riferisco ad una classe in generale,non alle tue figlie). Comunque chi pensa che i bambini urlino e le maestre se ne stiano da una parte a mangiare, scusate ma non ha capito un cavolo della scuola.

    Laura

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    1. Laura,
      non ho gradito l'avviso perché penso che se non sono presente non posso fare niente. L'ho preso come l'ennesimo modo per scaricare le colpe alle madri, deresponsabilizzando i bambini, proprio come avviene per i compiti a casa. Non mi passerebbe mai per la testa di dire alle bimbe di non rispettare le maestre e di urlare ancora più forte. Ma se io non ci sono o il bambino viene ritenuto abbastanza grande per prendersi la responsabilita' del suo comportamento oppure, come al nido, la maestra si prende la responsabilita' della classe.
      Vie di mezzo, come frustrare inutilmente i genitori, non funzionano. Se invece alcuni bambini hanno problemi di comportamento, allora probabilmente serve una collaborazione proattiva della famiglia: che tutti abbiano problemi di comportamento, scusa, non ci credo.

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    2. La maestra di solito manda un avviso a tutta la classe perchè quando i bambini sono tutti insieme è normale che non ci sia un unico "colpevole" della confusione, ma è chiaro che lei sa bene che ci sono bambini più indisciplinati di altri...secondo me sbagli te a vederla come una frustrazione; se ti senti a posto con la coscienza, se hai educato le tue bimbe al rispetto e all'educazione e pensi che si comportino a dovere, non ti resta altro da fare che leggerlo e dimenticarlo, senza farti venire il sangue amaro. Da insegnante ti posso dire che mi faccio in quattro per insegnare l'educazione e l'importanza dello stare insieme seguendo le regole, più delle tabelline, ma a volte vedo che tanti bambini mi rispondono dicendo: "a casa da me si può fare così" e davvero mi cascano le braccia. Per questo chiedo collaborazione, l'educazione è un compito arduo e solo insieme, genitori e maestre, si possono ottenere risultati.

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    3. Laura, credimi, niente di personale ma continuo a non essere d'accordo (una mia cara amica fa l'insegnante e quando ci scontriamo su queste cose, poi lasciamo perdere e ci vogliamo bene come prima.
      Se tu insegnante mi mandi comunicazioni non rivolte a me, allora stai gridando al lupo al lupo inutilmente e ottieni il mio disinteresse generale rispetto a quello che hai da dirmi.
      Se invece so che mio figlio è l'elemento molesto della classe, allora mi stai mettendo alla gogna di fronte a tutti gli altri genitori, che sanno perfettamente chi è l'elemento molesto.
      Sono d'accordo quando mi dici che genitori e insegnanti potrebbero collaborare, ma non mi pare questo il modo: gli insegnanti che emettono verità indiscutibili e io dovrei o cospargermi il capo di cenere o in alternativa, sapendo che ho la coscienza a posto, ignorare la predica. Mi sembra un po' una modalità di interazione da prete a parrocchia, però io non vado in parrocchia.
      Poi capisco bene che tu abbia a che fare con abitudini non condivisibili e che tu abbia a cuore il tuo ruolo, ma qui sto parlando non della sostanza del problema, ma del modo a mio avviso discutibile di risolverlo.

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  10. Perdonatemi, non ho letto i commenti per cui magari ripeto qualcosa di già detto.
    Sto leggendo tutti questi post sulla scuola e comprendo il sentimento che li anima. Tuttavia proprio non riesco ad essere d'accordo: in questo caso specifico la scuola non insegna l'educazione, insegna delle nozioni (che poi diventano capacità di elaborazione a livello più alto). Insegna le tabelline, insegna i fiumi, insegna le date e le poesie a memoria, come è giusto che sia posto che sono le basi minime su cui fondare poi tutto il resto. Il sapersi comportare degnamente, stare seduti composti senza urlare ed agitarsi spetta ai genitori e non agli insegnanti.
    E mettiamoci anche che spesso e volentieri quando gli insegnanti ci provano a mantenere l'ordine vengono subissati da genitori incazzati che "ma come si permette di limitare mio figlio". Infatti poi i figli urlano, strepitano e non sono capaci di stare fermi per più di due minuti per volta.
    In più, se ben sai che le tue bimbe se ne stanno buone e sei sicura che non partecipino al casino generale non fai altro che mettere un presa visione sulla comunicazione e te ne dimentichi con un sorriso.
    Proprio non riesco ad essere d'accordo.

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    1. Alahambra, ti rispondo la stessa cosa che ho risposto sopra, ovvero che le mie figlie sono abbastanza grandi per prendersi la responsabilità del loro comportamento a tavola, a scuola, e secondo: non ci sono, io, alla mensa scolastica. Se tutti urlano e l'unico modo per interagire è urlare, mi spieghi come posso io intervenire da casa? A casa mia, mi pare, vige l'educazione, a scuola purtroppo, temo che per sopravvivere ci si adegui al sistema circostante.

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  11. Certi commenti mi lasciano perplessa. Sarà che qui vige un altra mentalità, e con ciò non voglio dire che in altri paesi é tutto meglio, ma insomma, qui le maestre si occupano sì di fare rispettare le regole, pure ai più piccoli, se a casa le regole sono altre, non conta, a scuola le regole sono quelle. Tipo, non si corre nei corridoi, cellulari spenti a lezione e nelle pause. E non mi pare di avere mai sentito un "così limita mio figlio". Po, si, magari qui siamo troppo "rigidi" e "quadrati".

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