Privacy Policy VOLEVO FARE LA ROCKSTAR: Di quando capii che all'università mi avevano preso per il culo

giovedì 3 aprile 2014

Di quando capii che all'università mi avevano preso per il culo

Nel 2007 le bambine entrarono nella graduatoria per il nido comunale, e mi misi in cerca del primo lavoro a tempo pieno dopo la laurea. Facevo già qualche traduzione e scrivevo per due piccole pubblicazioni locali, ma a fine mese non riuscivo a racimolare quello che allora credevo ci servisse. All'università ci avevano fatto credere che potevamo ambire a una posizione professionale, ma non era così. Come tirocinante mi scartavano perché avevo tre figlie, come impiegata non mi assumevano perché la mia lunga esperienza come cameriera e commessa non bastava. Avevo ventiquattro anni.
Piangevo spesso, per via del fatto che il Donatore mi manteneva.Pensandoci ora, esercizio inutile, non credo che a lui pesasse: ero la sua famiglia.

Così, allora esisteva ancora l'ufficio di collocamento, accettai un posto da commerciale, che è un lavoro dignitosissimo, ma io comunque non ho il carattere, e quindi sapevo, più o meno, di andare incontro a un fallimento. Ma saper vendere, nella vita, torna sempre utile e dunque credo che sia stata una buona esperienza.
Lavoravo per una start up di un grosso gruppo bancario, che poi negli anni è stata ceduta a un gruppo assicurativo. Ti davano una formazione di tre settimane piuttosto corrazzata, che, in parte, si teneva presso la sede milanese, e alte provvigioni. Il mio capo era un coglione e infatti ha fatto carriera.
Avevo fatto amicizia, in formazione, con un tizio bruttissimo e simpatico che era sempre pronto a offirmi un fazzoletto quando mi vedeva tornare con gli occhi rossi dalle mie sedute al telefono con il Donatore. Litigavamo spesso, anche a distanza.
Al corso a Milano c'era anche un tizio piuttosto adulto, separato, che millantava amicizie altolocate e un lavoro precedente di buon livello. In una settimana non ricevette alcune telefonata e non cambiò mai il completo grigio.
Ci raccontavamo che quell'esperienza sarebbe andata bene, che avremmo guadagnato.

Negli anni non ho risentito più nessuno. Il tizio brutto con cui avevo fatto amicizia fu licenziato perché aveva tentato di fregare l'azienda, intascando laute provvigioni per contratti che non andavano mai in porto.
Mi licenziai perché pensavo che quello che vendevo fosse una porcheria, esclusi forse i fondi pensione, sui quali però la provvigione era bassissima.

Allora non sapevo che nel mondo finance si prendono moltissimo sul serio.
Il primo giorno di corso a Milano, indossai il mio cappotto vintage da zarina. Non studiai l'itinerario perché credevo che se sai la fermata della metro non sarà complicato. E invece lo è, e tutt'ora, se mi reco a Milano, perdo sempre molto tempo a cercare di capire dove sono e arrivo regolarmente in ritardo. A parte una volta, che conobbi questo tizio belloccio sul treno, con le scarpe molto pulite, che mi accompagnò alla fermata, mi spiegò nel dettaglio la strada che avrei dovuto percorrere, e mi chiese il mio numero di telefono. Ma questa è un'altra storia.
Il primo giorno di corso, arrivai a Milano con il cappotto da zarina, senza ombrello. Pioveva. Mi persi. Arrivai imprecando, in ritardo, con i capelli bagnati.
Non sapevo ancora che si prendono molto sul serio, in certi mondi. Qualche settimana dopo pensai di dover apparire meno stonata e comprai una valigetta in pelle finta dai cinesi. Puzzava tantissimo di plastica. Si ruppe dopo qualche giorno. Comprai anche una camicia bianca. Però ero molto goffa. Mi sento tutt'ora molto goffa, con la camicia.
Una volta il mio capo, che metteva spesso il completo gessato, salì sulla mia auto e lo accolsi cercando di nascondere goffamente un pannolino delle bambine adagiato sul sedile. Era colmo di merda.
Dopo sei mesi, quando cominciai a svegliarmi con i conati di vomito, mollai il lavoro da un giorno all'altro e chiesi a un gelataio di poter sparecchiare i tavoli al suo locale.
Capii che all'università ci avevano preso per il culo.

41 commenti:

  1. Ciao. io sono laureata in lettere. Per la gloria, dico io. Perchè purtroppo è una delle facoltà oggi meno spendibili nel mondo del lavoro. Vero è che mi sono fermata alla triennale comunque un anno ho accettato uno stage in una ditta di informatica ben posizionata sul mercato, internazionale e in cui dicevano ci fosse possibilità di crescita. Bene: dopo 3 mesi facevo ancora, solo, archivio. E di mia sponte. Per loro potevo anche stare li a fare nulla perchè non avevo le competenze per fare il lavoro dei miei colleghi e non c'era nessuno che mi dovesse/volesse insegnare. Arrivavo alle 8 e uscivo alle 5 e quando me ne andavo mi dicevano ogni volta: "ma te ne vai di già? cos'è fai il part time?!" peccato che loro arrivavano alle 10 poi cafferino poi sigarettina...dovevo fare sei mesi, dopo tre sono scappata e non mi hanno neanche rilasciato uno straccio di attestato perchè "insomma non hai portato a termine la mission".
    Tristezza.

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    1. io non avro` il lavoro piu` a partire dal 15 maggio, spostano il nostro dipartimento in luoghi piu` economici, in Slovacchia, e c`e` ancora gente che mi chiede se voglio tornare in Italia... non so, io non tornerei, e ammiro tanto chi riesce a viverci..
      eli da Cork

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  2. In un momento tristissimo della mia vita ho tentato di conciliare università, lavoro da giornalista e qualcosa che mi consentisse di mantenermi almeno la macchina. Finii in un bingo. Cercavo, di nascosto, di dissuadere la gente dal buttare via i soldi. O nasci con le doti di vendita o con una coscienza. Consolati, hai una coscienza.

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    1. Ma no, dài, ci sono anche commerciali seri, ne conosco, davvero.

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  3. Però, in coscienza, consiglieresti alle tue bambine di NON fare l'Università? Perchè si può discutere su quale o su dove, ma se le tue figlie avessero voglia di continuare gli studi, le dissuaderesti?

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    1. No. L 'università ti dà un buon senso critico ed è conditio sine qua non per lavorare. Mi perplime di più la scuola dell ' obbligo che ti inserisce in un sistema pietoso e ti dà certezze che farai fatica a contestare. Ma credo anche che se vivi in questo sistema, essere troppo critico ti fa male.

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    2. No Polly "perplime" nooo...

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    3. Sulla scuola dell'obbligo forse le parole della Ginzburg potrebbero esserti di conforto:
      http://www.interruzioni.com/ginzburgscuola.htm
      Anche io sento la necessità di un verbo dall'aggettivo perplesso

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  4. eccomi qua! Laureato in Scienze politiche e con altri esami dati a Storia, poi abbandonata, chiaramente il mio lavoro non ha a che fare con quello che ho studiato... ricordo che appena uscito dall'università mi arrivarono solo richieste come promotore finanziario, rigorosamente cestinate. Ho fatto due concorsi in banca, bene allo scritto ma poi boicottavo l'orale perché ero troppo comunista per farmi assumere in banca :-) era il 2001...

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    1. Anch'io una volta ho fatto un concorso in banca (e anch'io laureata a scienze politiche). Mi presero, ma a onor del vero era un concorso piuttosto strano, cercavano cassieri estivi in riviera e dunque non era un conocorsone. All'epoca avevo già un lavoro a tempo indet e non me la sentii di lasciare per un lavoro precario, sono stata meno idealista di te :)

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  5. Io fui ammessa a Economia e Commercio a numero chiuso e scappai dopo meno di un anno. Mi sono laureata in Scienze dell'Educazione ormai quasi dieci anni fa, e ho praticamente sempre fatto l'impiegata (reception, customer service e simili): la mia laurea mi ha reso una persona molto educata (buahahahahah), tuttora penso che il liceo abbia avuto molta più importanza nella mia formazione rispetto all'università, che ti vendono come a un passo dal mondo del lavoro ma che in effetti è distante anni luce.

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  6. Leggere racconti della tua vita è sempre bello!!

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  7. Io volevo andare all'università per scappare di casa. L'ho fatto. A 18 anni. Era il 1996. Ho odiato l'università per tutti gli anni a venire che se tornassi indietro se solo potessi tornare indietro mioddio col ca**o che la rifarei di nuovo. Anni persi. E mai più ritrovati. A parte gli esami quelli belli con i prof giusti. Mi ricordo che dopo un esame di progettazione 2 in cui presi un elegantissimo 29 il prof mi chiese di fare la tesi con lui. Pensavo che fosse intrigato dalle mie idee e dai miei disegni... macchè ce stava a provà... maledetto!!! Devo cercarlo su gugoldevil e vedere che fine ha fatto...
    Adesso faccio un lavoro che assolutamente non ha nulla a che vedere con quello che ho studiato. Però mi piace. Quello che studiavo non mi piaceva. E non ho imparato nessun metodo e nessun senso critico, se non quello verso i ladri e gli evasori e i papponi che non pagavano le tasse universitarie che io invece ho lautamente versato per anni fino al giorno in cui il mio lavoro di barista e/o guardarobiera e/o commessa e/o venditrice porta a porta e/o promoter non si conciliava più con il mio nondesiderio di fare l'architetto. E ho mollato 20 esami dopo l'inizio della mia carriera. Era il 2001. Quindi in realtà non sono un'architetto. ;-) E non mi ricordo più cosa volevo dire...

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    1. la storia dell'imparare il metodo è abbastanza cervellotica. Nel senso, se lo studio è un mezzo, il metodo è un mezzo per farti passare meglio il mezzo...il fine non lo si vede mai, chissà qual è.

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  8. Questo post tocca un nervo scoperto..anche io ho fatto l'università, laurea in lingue con indirizzo scienze della comunicazione (una laurea così inutile che quasi mi vergogno a dirlo quando me lo chiedono),e quegli anni all'università sono stati meravigliosi per me. Mi piaceva moltissimo quello che studiavo, c'erano professori in gamba, dibattiti interessanti, e insomma come dici tu mi sentivo in mano le chiavi del mondo. Questo ovviamente fino al giorno in cui ho iniziato a cercare lavoro. e per lavoro intendo un posto dove vai, lavori, e poi ti pagano. Vuoi scrivere per un giornale? Ceerto, vieni pure in redazione, a fare fotocopie, 7 giorni su 7, gratis, e vedrai che forse un giorno scriverai qualcosa anche tu. Oppure che ne dici di uno stage a 50 km da casa, ovviamente non retribuito? e di un bel contratto a progetto??Dopo un anno di ricerche in cui facevo la commessa per mantenermi nella speranza che mi si presentasse l'occasione dei miei sogni ho abdicato per un lavoro in ufficio, quello che faccio ora. Che mi piace anche, ma che non c'entra nulla con quello per cui ho studiato. Ed è così difficile spiegarlo a mia nipote, che sta scegliendo la scuola superiore, che studiare è bello e importante..ma che non deve avere false aspettative!

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    1. Marò in quel giornale davvero stronzi a farti fare fotocopie...in genere ti fanno scrivere per pochi euro così per loro sei una risorsa e tu vivi di gloria :)

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  9. Allora prendevano per il culo, immagina adesso.

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  10. i professori (universitari e non) di ruolo non vivono nel nostro stesso mondo.

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  11. io lo capii al corso preparto, quando ero co co pro dopo laurea (vecchio ordinamento) e specializzazione e le mie compagne di pancia erano commesse o impiegate diplomate. io ho lavorato fino all'ultimo mese, loro in maternità anticipata. io non ho beccato una lira di indennità a causa di un errore nel versamento dei contributi, loro il 100%. io sono rientrata al lavoro allo scadere del 5 mese, loro rimaste a casa fino a 1 anno. quando ci siamo riviste proprio per il primo compleanno dei bimbi, loro raccontavano di come la loro vita era tornata alla normalità, avevano ripreso a lavorare, io ero disoccupata. poi per fortuna le cose sono andate meglio, con il secondo figlio un contratto a tempo indeterminato ha reso sicuramente tutto più semplice (ma ho sempre comunque fatto solo la maternità obbligatoria... per mia scelta però) e ora posso dire che ne è valsa la pena... però di momenti in cui ho detto "ma chi me l'ha fatto fà" ne ho avuti parecchi.

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  12. Io mi sono iscritto che sapevo che non avrei trovato: ero un po' somaro e le uniche possibilità erano dati da concorsi dove il punteggio è importante. Ho iniziato a lavorare prima di finire, sono passati secoli e non ho mai smesso. Credo di poter dire di aver avuto un gran culo. E che mi accontento di uno stipendio normale, anche.

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  13. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  14. "Quando iniziai a svegliarmi con i conati di vomito"...non sai quanto ti capisco!

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  15. Se uno studia pensando di fare soldi o trovare un lavoro decente, il suo cervello è rimasto agli anni 80.
    Ho una laurea in filosofia.
    Tutti mi dicevano che non si fanno soldi con quella laurea, è vero.
    Ma ho studiato per soddisfazione personale, non per vendere aria fresca.
    Lavoro da un commercialista sfruttando il diploma di ragioniera.
    Mai pensato di far soldi e carriera con una laurea, a meno che uno non decida di fare il chirurgo plastico o il dentista.
    E' molto più ricco di me l' idraulico o l' elettricista che mi ha appena rifatto l'impianto in casa.
    Mentre conosco persone brillantissime che dopo 15 anni non hanno ancora una cattedra fissa, che lavoricchiano tra una scuola e l'altra a fare supplenze.
    Purtroppo ci sono tantissime persone che si svegliano con i conati di vomito ma a lavorare bisogna andarci, quindi ci si prende un malox e si va.

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    1. (io sarò stata idiota, negli anni 2000, a studiare sperando in un lavoro. Tu che hai studiato solo per la soddisfazione sei stata davvero lungimirante, quasi preveggente).

      Però no, non accetto il "si va a lavorare anche con i conati". Lo decido io se vado a lavorare con i conati, in base alle mie possibilità, alle mie priorità, alle mie opportunità. Tanto pago sempre io.

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  16. Beh, io credo che non sia l'università che ci prende per il culo...è la generazione dei nostri genitori (cioè loro e i loro coetanei) che lo fanno.
    Ci vendono sogni, come il miglior roberto carlino, ma non solide realtà.
    Anche non tanto solide andrebbero bene, ma almeno non proprie a sciolta. Ti dicono "tu che fai in tempo, emigra!" (detto da chi non s'è spostato MAI dal proprio comune) "bisogna fare la gavetta" (per giustificare il lavorare gratis o quasi gratis) e "il lavoro c'è ma i giovani non lo vogliono" (si, i porta a porta basati sulla truffa, come no..).....
    Ho una ragazza, ovviamente entrambi non lavoriamo e non possiamo pianificare nemmeno d'andare a convivere, figuriamoci altro. Quando uno dei due trova lavoro non è mai qualcosa che ti permette di pagare più delle spese dell'auto e del cellulare. A volte mi prende forte l'idea d'andare in stazione ed andarmene per non so dove manch'io...troppo poco coraggio o troppa coscienza, che forse sono la stessa cosa....

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    1. Io credo che se non avessi le bimbe lo farei, epperò prima non l'ho fatto, quindi non so, forse per essere ben conscio che quello che vuoi è andartene, devi ficcarti in una situazione in cui non te ne puoi andare :)

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  17. Io ho iniziato a lavorare l'estate prima dei miei 17 anni. Mio padre se ne era andato di casa e io avevo due fratelli piccoli. Per mia madre sono sempre stata la roccia a cui aggrapparsi e così iniziò la mia carriera. Ho, come tanti, fatto di tutto, anche la magazziniera col muletto (il primo giorno ho rovesciato un bancale pieno di vernici). A 18 anni mi sono iscritta ad una scuola di Teatro perché volevo fare la drammaturga e dopo poco ho iniziato a collaborare con un regista. Ci ho provato per tre anni ma poi ho capito che tutti quelli che lavoravano nella compagnia guadagnando una miseria erano mantenuti dai genitori (anche il regista quarantenne). Ho capito che non potevo continuare. Io non me lo potevo permettere. A 21 anni mI sono iscritta a filosofia (facendo 3 lavori insieme) e sono arrivata a metà del percorso (12 esami con media altissima) e poi ho vinto il concorso che avrebbe cambiato la mia vita lavorativa: sono entrata con una posizione bassissima in un posto meraviglioso e da li ho fatto un pochetto di carriera lavorando con persone e artisti straordinari. Ho dovuto abbandonare i miei sogni di scrittrice e alla fine abbandonare l'Università ma non mi lamento, comunque sono circondata da artisti e da tanta bellezza. Dell'Università mi rimane il ricordo del fallimento e dell'essere una studentessa che non poteva frequentare né corsi né seminari, guardata con diffidenza dai docenti e dai loro assistenti e sempre esclusa da quelli che mi apparivano i fortunati eletti che potevano godersi appieno le gioie dello studio. Jane

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    1. Ti abbraccio Jane, ho una storia simile. Sono riuscita a finire la triennale, le mie amiche un po' mi snobbavano perché quasi tutte hanno fatto la magistrale.
      Però sono entrata nel lavoro presto, mi sono fatta un culo tanto, e ora ho un buon lavoro, che mi piace, e ho avuto anche un paio di botte di culo.

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    2. Grazie dell'abbraccio cara. Le botte di culo ogni tanto ci vogliono ehehehhe baci jane

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  18. io sicuramente più fortunata di altri. laurea in ingegneria delle telecomunicazioni, Trovato lavoro in fretta e all'inizio proprio nel mio settore ma come consulente. Quindi vieni sbattuto da un posto all'altro a seconda dell'andamento del mercato. Spesso con preavvisi risibili e senza alcuna formazione. Tocca improvvisare, tanto sei tu lo specialista. Intanto le tecnologie e le competenze diventano obsolete in un istante e ti trovi facilmente in cassa integrazione. Anche se sei super specializzato e fino ad un attimo fa eri fondamentale per l'azienda. Insomma, ti prendono per il culo anche dopo...
    Resto anche io dell'idea che l'università è bello farla perchè si studiano cose interessanti e perchè ci si può dedicare allo studio e alla ricerca senza seguire le leggi di una società economica un tantino assurde.
    Rimane l'amaro in bocca leggendo questa belle storie che tutti han condiviso. Quante energie, quanta intelligenza che viene sprecata... si potrebbe cambiare il mondo con il tempo che impieghiamo da disoccupati o da impiegati in lavori inutili ....

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    1. Purtroppo credo che siano gli ultimi strascichi di un sistema keynesiano fallimentare applicato a noi italiani ladri (=baby pensionati, falsi invalidi, truffatori vari, maree di gente assunta nel pubblico per non fare una sega, perché il valore era considerato un posto di lavoro). Credo che qualcuno vada sacrificato a questo fallimento e purtroppo hanno deciso di sacrificare i giovani...a livello aggregato (quindi no singolo caso. Per esempio io mi sono mantenuta gli studi dai 15 anni in poi) siamo quelli che alla fine sopravvivono contando sui genitori (tra cui baby pensionati e falsi invalidi ma anche buoni imprenditori e professionisti figli dei vari boom)...my opinion, naturalmente.

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    2. sono d'accordo con te. Anche se poi forse c'è anche un punto di vista più ampio. Anyway, ho mezza famiglia sparsa per il mondo e tutti mi dicono che la qualità della vita che c'è in italia (a livello di possedimenti ma anche di sanità, o le vacanze che facciamo ecc) non ha (o forse ormai dovremmo dire "non aveva") paragoni. In Inghilterra, ad esempio, mio zio ( ora in pensione da una decina d'anni) che ha avuto tutta la vita una macelleria ha potuto comprarsi la sua casa e far studiare i suoi figli. stop. Certo pagava un sacco di tasse. Qui in Italia, il macellaio della mia infanzia (gentilissimo,che mi faceva attraversare la strada per andare a scuola) si è comprato mezzo palazzo, casa al mare, casa in montagna eheheheh Evidentemente era un macellaio molto molto più bravo. Jane

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  19. Ora però sarai fiera di te...???

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  20. Scusatemi, mi son laureato nell'81, ho fatto militare, insegnamento, concorso all'università, ricercatore, associato dal 2000.
    Sicuramente son stato fortunato, ma vi assicuro che qui dentro non son tutte rose e fiori, ci si fan notevoli bocconi amari, e da almeno 10/12 anni va sempre sempre peggio. Anche se sembra strano, lavoro sino alle 18.30 ogni giorno, e vado spesso anche di sabato e domenica a controllare gli esperimenti.
    Parlando di Università e lavoro: ma non vi è mai saltato in mente di consultare i dati Alma Laurea prima di scegliere a quale Corso di Laurea iscriversi ? Lì c'è scritto nero su bianco a quali prospettive si va incontro, tipo percentuali di tempo determinato e retribuzione media dopo 12 e 24 mesi dalla laurea.
    E allora, non si possono vantare illusioni: quando si legge che a 24 mesi gli impiegati sono sotto il 340% con una retribuzione media di 300 euro/mese, di cosa stiamo parlando ?

    Anonimo SQ

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  21. PS Ovviamente era il 30% di occupati…

    Anonimo SQ

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  22. Sq; questo in realtà non voleva essere un post di denuncia, ma un racconto. Come ho scritto nei commenti l'università è bella anche se non penso che in questo momento storico rappresenti un plus evidente sul cv.
    Detto questo , anch'io ora ho un buon lavoro e se non avevo quel minimo di triennale ora farei le pulizie.

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