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Avere 33 anni e 3 figlie quasi adolescenti

Ho 33 anni e le persone, alla mia età, normalmente acquisiscono alcune consapevolezze sulla vita, per esempio che non è eterna e che forse, se non si è ancora fatta carriera, bisogna sbrigarsi, e che forse, se non si sa ancora cosa si vuole fare da grandi, bisogna pensarci, e che forse si è passato troppo tempo a soffrire per cose inutili, ad avere paura di cose che non erano davvero spaventose, e che forse si sono passate troppe domeniche mattine in hangover anziché sulla spiaggia a correre, d'inverno, o a nuotare, d'estate. Spesso i miei coetanei, cominciano a cercare i figli. Spesso hanno un lavoro, magari stanno comprando casa con qualcuno con cui pensano staranno per sempre, magari lo hanno sposato, quel qualcuno. A volte, dopo aver creduto per qualche anno di essere liberi, riscoprono un confortevole conformismo.

Una sera a Madrid

A Madrid c’era questa bella atmosfera, specie la sera. Non avevo mai visto una città con più traffico alle dieci di sera che nelle ore di punta. La parola “movida” è stata inventata per descrivere la Madrid notturna degli anni 80. Non vedevo facce tristi, gente in giro per scappare dalla noia di casa.

Off the beaten path: ovvero che cosa si nasconde nei dintorni della vostra città

Da quando il mio budget da spendere per il tempo libero si deve spalmare sulle esigenze di quattro persone (io e le mie tre figlie), è diventato prossimo alle 0 euro pro capite, dunque, al netto della pigrizia domenicale, sono diventata un'appassionata esploratrice locale. San Leo Ma non è solo una questione di poca spesa tanta resa .

Soldi e tempo: questione di priorità

L’altro giorno guardavo un Ted intitolato How to gain control of your free time (come prendere il controllo del tuo tempo libero), nel quale tale Laura Vanderkam, che per lavoro aiuta a ottimizzare la gestione del tempo, esprimeva un concetto interessante: non è che non abbiamo tempo per fare una certa cosa, è che non fa parte delle nostre priorità in quel momento.

Ferie a casa

Vi capita mai di passare dei giorni di ferie a casa? A me sì, a volte. Un po’ perché non ci ho soldi per andare via per cinque settimane l’anno. Un po’ perché a casa mi sento in vacanza. A casa mia, perché c’era silenzio (fuori, dico) e tanto verde. Qui, nella casa che ho affittato, perché c’è il mare a qualche centinaio di metri e perché tutto è ancora abbastanza nuovo: il lungomare, il Montefeltro, le pedalate.

3 aspetti imbarazzanti della mia iper-sensibilità

Ogni tanto, in rete, leggo blog per introversi o per Highly Sensitive Person (persone altamente sensibili). Come vi ho detto tante volte sono parzialmente introversa e molto sensibile: non che etichettarsi e menarsela siano due buoni motivi per non cambiare mai e perseverare a fare qualcosa che ci isola o che ci fa soffrire in quanto “io sono fatta così”; ma accettarsi, a più di trent’anni, ha il suo perché. Siccome regolarmente cancello dalla rubrica chi dà troppo spazio ad egocentrismo e autocommiserazione, spero di non dover cancellare anche me stessa perché sarebbe complicato da gestire :D.

Non dire niente

E così usciamo da questa pizzeria, e in centro, a quest’ora, non c’è nessuno, solo due uomini con una donna ubriaca. Non ricordo chi ha cominciato, né chi ha continuato, ma certamente nessuno ha ceduto, di nuovo, e questo non cedere ha l’aria di essere definitivo, come altre volte aveva l’aria di essere definitivo, ma stavolta ho più freddo fuori e più freddo dentro.