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La scuola italiana ha un problema con l'ateismo

Qualche anno fa, vi ho raccontato di quanto educare i tuo figli nell’ateismo, sia, in Italia, una decisione osteggiata su diversi livelli (a volte familiare, a volte sociale, sempre scolastico).
Se non ricordo male, è stato poco dopo quel post che io e le bimbe ci siamo trasferite da un piccolo borgo di collina, dove la parrocchia era quasi l’unica attività extrascolastica possibile, a una città, Rimini, molto aperta e inclusiva, ma anche base storica del movimento ciellino, che, a sensazione (ma potrei sbagliare) ha messo delle belle radicione nel sistema scolastico.


Opera di Banksy a Napoli
I tre anni di scuola media sono filati molto lisci sul tema religione: certo, è vero che non ho mai visto una scuola proporre un’attività sensata durante l’ora alternativa, ma ci accontentiamo e comunque diamo fiducia al singolo insegnante che si prende in carico i piccoli reietti della società. Persino gli scout cattolici si stanno dimostrando di grande apertura (ovviamente mia figlia li frequenta partendo dal presupposto che in quel preciso contesto va profondamente rispettata l'ispirazione religiosa, che comunque nessuno di noi critica o giudica).

Alle superiori invece è andata peggio.
Le gemelle sono iscritte in due licei completamente diversi, per le caratteristiche socio - demografiche degli alunni, per la storia dell'istituto, per indirizzi di studio, ma l'attitudine oscurantista non cambia.
Entrambe naturalmente sono esonerate sin dall’iscrizione (anche per loro richiesta, visto che alle superiori anche l’alunno deve firmare l’esonero. E comunque ho sempre sondato la loro volontà di partecipare o meno sin da quando il comune le ha inserite al nido cattolico convenzionato).
La prima, i primi giorni di scuola, con i suoi compagni anche di altre religioni, è stata caldamente invitata a restare durante l'ora di religione “perché non si fa veramente religione” e “perché sei un po’ piccola per dichiararti atea”.
Siccome mia figlia mi ha dichiarato di non voler restare ma che lei e i suoi compagni rimanevano per paura di far brutta figura con la prof (si trattava dei primissimi giorni alle superiori), ho chiamato la preside, la quale ha dichiarato che ovviamente mia figlia mentiva e che la prof stava facendo un favore ad ammettere ragazzi vogliosi di ampliare la loro "cultura generale" con un po' di sana dottrina. Al che le ho gentilmente risposto che non era necessario fare un favore contrario alle leggi dello stato e, suppongo, al regolamento scolastico. Dalla settimana successiva gli esonerati (prevalentemente musulmani) sono stati autorizzati a lasciare l’aula.

Seconda figlia, altro liceo.
Anche lei invitata a restare sin dai primi giorni con le stesse motivazioni (anche se prof diversa): quando scopre che per la sorella ho chiamato la preside decide di non avvisarmi, per timore di ripercussioni.
Se non che un giorno le scappa di dirmi “Sai mamma cosa sostiene la prof di religione? Che la maggiore causa di morte in Italia è l’aborto”.
Dopo essermi ripresa dallo shock, le prometto di non chiamare la preside ma solo fino all’uscita dell’orario definitivo. L’orario definitivo esce e religione è alla prima ora: mia figlia può entrare più tardi, evviva.
E invece no. Mi dicono che deve compilare un ulteriore modulo per entrare più tardi.
Lo compilo, lo porto in segreteria, attendo diligentemente che lo leggano.
Ma per la prof di religione ciò non è sufficiente e comincia a segnare le entrata in ritardo come non giustificate.
Mi rifiuto di giustificare e scrivo una comunicazione sul diario diretta alla prof, spiegando che non si tratta di un ritardo, ma di un esonero, e che resto a disposizione (segue mio numero di telefono).
Mia figlia riferisce che la prof si rifiuta di leggere il mio messaggio.
Tuttavia sembra che sia stato preso atto dell’entrata alla seconda ora, ma ne resta una da giustificare, e la palla passa in mano a un’altra prof,stavolta di indirizzo.
Chiamo la segreteria studenti, spiegando nel dettaglio l’accaduto e chiedo di chiarire con la prof, mi dicono che lo faranno certamente.
Oggi arriva una nota sul registro con scritto che mia figlia continua a non giustificare assenze di risalenti a novembre.
È toccato scrivere alla preside.

La mia terza figlia andrà alle superiori il prossimo anno, e ha scelto un altro liceo ancora. Mi aspetto l’ultima ondata di discriminazione, e poi passeremo alla fase in cui le ragazze sono adulte e potranno decidere anche di essere atee, almeno finché non faranno figli (se li faranno).
Già, perché il grande problema non sembra essere atei, ma educare i figlia alla laicità, e sto cominciando a pensare che il problema stia soprattutto nelle scuole, e si tratta di un problema che io sento come grave perché lede un diritto civile.
Avete esperienze in merito?
Sono l'unica che combatte da sola?

Commenti

  1. Ho finito le superiori circa 6 anni fa e non ho mai frequentato l'ora di religione, ma non ho mai avuto problemi. Spesso veniva messa o alla prima o all'ultima ora in modo tale che quelli che non la frequentavano potessero tornare a casa prima. Solo un anno era in mezzo alle altre ore e ci facevano scegliere se stare in un aula o in giardino, però non eravamo controllati da nessuno, infatti spesso uscivamo da scuola e andavamo in centro città a passeggiare, poi tornavamo in tempo per la lezione successiva.

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    1. Anche io ho ricevuto lo stesso trattamento rispetto che hai ricevuto tu, ma adesso che sono grande mi sto convincendo che non ti rompono se tu non ti impunti e te ne vai dall'aula sottomesso senza pretendere un trattamento uguale agli altri (leggi ora alternativa).

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  2. Elisa non è battezzata, ora frequenta la quarta elementare in una scuola "confessionale" (incontri col vescovo, messe e così via). La sua maestra di religione non fa catechismo ma delle belle lezioni di storia delle religioni, la bimba per ora si dimostra interessata a tutte ma come per le altre materie, è razionale (io a nove anni invece ero credente eccome!). Vedremo!

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    1. Bellissima la storia delle religioni ma non mi pare comunque equo che (parlo della scuola pubblica e quindi non della tua) sia insegnata da un prof nominato dalla curia, anche se competentissimo in materia. È come se un partito politico nominasse i prof di storia e filosofia. È come se Mac Donald's nominasse i nutrizionisti scolastici.

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    2. Beh Vale, la nostra scuola in generale E' orientata politicamente, a partire dai testi scelti fino ad arrivare alle interpretazioni che vengono date... nelle nostre università vige il pensiero unico o quasi, ma da anni. E non è un caso.

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    3. Certo! Ma pretendere che un insegnante non abbia un orientamento politico o religioso lederebbe i diritti di quell'uomo/donna. I preti a scuola mi stanno più che bene, ma in un contesto pubblico e democratico devo essere assunti mediante concorso dallo stato e rendere conto del loro operato allo stato. La chiesa è di fatto un'azienda privata.

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    4. Pretendo che abbia una esposizione neutra però, che quello che spiega non sia fazioso. E invece...

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    5. Storia delle religioni é molto interessante peccato che nessuno abbia titoli per insegnare religione , non esiste alcun concorso pubblico , soprattutto ci sono insegnanti di religione laureati in scienze o altro che vengono nominati dalla Curia. Anche nel liceo dove insegno non c'è una vera proposta alternativa. Continuo a pensare che i patti lateranensi sono una sciagura.

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    6. Oltretutto è molto interessante come poi anche gender studies, storia del cinema, cinese, storia dell'Africa sub-sahariana, macroeconomia, islamistica, marketing, eccetera eccetera.

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  3. I miei figli sono musulmani, come mio marito, io sono agnostica. I primi due anni Religione era al pomeriggio e io lo portavo a casa a mezzogiorno, dall'anno scorso abbiamo scelto l'attività didattica alternativa per scoprire che non c'era nessuna attività alternativa, ma i bambini venivano parcheggiati nelle sezioni parallele. Questo per due ore a settimana (perché alle elementari le ore di religione sono due, e già mi viene da bestemmiare!). Ho rotto tutto l'anno e quest'anno - magia - c'è un'insegnante dedicata che fa fare un bel programma didattico sulla storia della scrittura. Quello che mi fa più rabbia è che siamo in una scuola della provincia di Milano dove metà degli studenti è di origine straniera e in ogni classe ci sono 4-5 bambini che non fanno religione, e per tutti questi anni non si è agito come da legge, anche se le risorse ci sono perché il ministero le stanzia appositamente, dimostrando zero rispetto per i bambini. E a dimostrazione di quanto si trattase di non volere, non di non potere come mi rispondevano (quante balle!), quest'anno nuovo dirigente nominato a fine agosto e insegnante incaricata già dalla seconda lezione a fine settembre. Io il mio piccolo l'ho fatto, per i miei figli ma soprattutto per i bambini i cui genitori non hanno i mezzi linguistici per farsi valere. Ma che nel 2020 stiamo ancora messi così è una vergogna.

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    1. Ecco, questa è una delle cose che mi fa più incazzare. Che in questa sistematica discriminazione, l'ateo non venga preso sul serio, quasi fosse un vezzo; mentre il musulmano o il bambino con genitori di altre religioni viene serenamente discriminato perché tanto i suoi non sanno bene che sta succedendo/ non capiscono la lingua.

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    2. In realta' la situazione e' molto piu' complessa di quanto si pensi. In Italia ci sono circa un milione di protestanti, cristiani ovviamente ma non cattolici, italiani da sempre. Non c'entra nulla la discriminazione verso lo straniero. Se ne infischiano delle regole perche' ti considerano un rompi scatole e basta, minoranza invisibile. Altrimenti nessuno si lamenterebbe tanto dei crocifissi a scuola, che non dovrebbero esserci perche' non rappresentano neanche me, ad esempio, che pur sono cristiana e di certo non "straniera che viene a perturbare lo stato quo", e che in ogni caso nulla hanno da cercare in una scuola laica. Non parlo solo della scuola, ci sono anche i matrimoni celebrati nelle chiese protestanti, ad esempio, e di cui praticamente nessuno sa nulla nei vari uffici di stato civile. E' ignoranza pura.

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    3. Più che ignoranza lo chiamerei oscurantismo.

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    4. no, non credo sinceramente. In molti casi non si sono mai dovuti confrontare con qualcosa di diverso e per ingnoranza e pigrizia non immaginano di doverlo rifare. Non credo ci sia un vero intento discriminatorio, e sono piu' di 40 anni che combatto da non cattolica per queste cose. Solo non ne vedono l'utilita' ne' capiscono l'entita' del problema. Prova a chiedere quanti reputano che i protestanti siano cristiani e poi ne riparliamo

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  4. Al liceo il nostro insegnante di religione era un sacerdote, laureato in teologia, lettere antiche, filosofia, matematica e all'epoca stava finendo gli esami per la quinta laurea in medicina.
    In prima abbiamo studiato la Bibbia, in seconda il Vangelo, in terza il Corano, in quarta la Torah ed in quinta animismo, buddismo, induismo e altre correnti filosofiche.
    Notevole, veramente notevole, il tutto affrontato nell'ottica di conoscere, andando alla radice e lasciando da parte ogni significato ed intenzione morale e sospendendo ogni giudizio di valore.

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    1. Anche io all'uni ho fatto un esame in filosofia morale, uno in islamistica e uno in storia dell'antisemitismo che toccavano anche questi argomenti. Tutti tenuti da studiosi laici. Sono argomenti interessantissimi, certo.

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  5. Io ho finito il liceo nel 2000... non ho mai fatto religione, all'epoca eravamo veramente 2 gatti. Nessuno mi ha mai rotto le scatole. Non so come mai un lavoro così nel 2020, sinceramente rimango stupita.

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    1. Anche io alle superiori me ne andavo in totale serenità. Però c'è anche da dire che, pur rifiutando da sempre la dottrina cattolica (alle elementari mi rifiutai di fare la comunione), non contestavo la cultura cattolica. Questo per dire che io, a differenza delle mie figlie che non sono quasi mai entrate in una chiesa, se avessi sentito dire "la maggior causa di morte è l'aborto" non sarei andata a casa indignata a denunciare l'accaduto.

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  6. Sono scandalizzata per quello che racconti! Io sono cresciuta all'oratorio e agli scout che mi hanno salvato, avrei sicuramente preso brutte strade altrimenti... Con gli anni della ragione ho perso la fede e non ho battezzato i miei figli. Ora due di loro frequentano la primaria e l'ora di religione e la grande di 9 anni è lupetta scout AGESCI. Incoerenza? No. Io credo nei valori del cattolicesimo e nell'esempio di vita di Gesù Cristo, anche se non sento l'esigenza di pregare,ringraziare o maledire nessun dio. La prole ha una bravissima maestra di religione (che non si incazza quando mia figlia dice che Dio non esiste) e agli scout parlano di altruismo, sostegno ai deboli, impegno, onestà quando fanno catechesi.... Dicono qualche preghierina, ma non mi pesa affatto.

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    1. Anche una delle mie ha chiesto di andare agli scout cattolici e io ho ritenuto che a 12 anni era abbastanza grande per entrare a contatto con la chiesa, e poter decidere in autonomia se andare a messa, credere in dio, eccetera eccetera. Ha deciso che no, non ci crede lo stesso, però frequenta quell'ambiente che oltre ad esser cattolico è anche molto altro. No, non lo trovo incoerente, gli scout sono una bella realtà, come poi anche la caritas e, per dire, il prete che gestisce la comunità dove stava mio padre.
      Ma la scuola che frequentano è pubblica, dal mio punto di vista non c'è spazio per dio.

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    2. signora, per essere brave persone non occorre la religione e gli insegnamenti di un tizio morto duemila anni fa che la gente ha elevato a divinità.

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  7. Ma questo solo perché l'ora di religione è -purtroppo- intesa (e non si sa perché) come catechismo bis. Non come ora culturale, che insegni cosa sono le religioni (specie antropologicamente) ma come dottrina cattolica. Peccato.
    Anche io scout, Agesci, in una cittadina per forza di cose cattolica (Padre Pio rulez), ma davvero reparto molto aperto: al di là della formale messa quotidiana in campeggio, il resto era molto free.

    Moz-

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    1. Confermo, il capo -scout di mia figlia sa che mia figlia non conosce neanche una preghiera e non ha mezzo problema in merito. C'è VERA inclusione. Certo, sono la prima a dirle che per rispetto del gruppo deve seguire le messe al campo, però Moz, lasciamelo dire, la messa sarà anche formale ma non è per niente innocua, quindi se vai agli scout per scelta, benissimo; se te la propinano a scuola (ricordo che ai miei tempi venivano a benedire per pasqua), ANCHE NO.

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  8. Nella scuola elementare, pubblica, di mia figlia troneggia un crocefisso in ogni classe.... devo aggiungere altro?

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    1. In più quando qualcuno propone di toglierlo si scatenano delle risse pseudo-pagane, manco volessi togliere l'agnello d'oro da adorare. Si tratta di un simbolo potentissimo e affatto innocuo, secondo me, ma comunque se sei ateo finisci per trovarlo folkloristico.

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  9. Mia figlia più grande, in seconda elementare, frequenta l'ora di religione che a detta delle maestre è "storia delle religioni", nonostante sia formalmente atea in quanto non battezzata.
    A volte devo ammettere che un po' mi sento in colpa ad averla privata del percorso seguito da quasi tutti i suoi coetanei, fatto di sabati pomeriggio a catechismo, giochi nel cortile della curia e la festa della comunione tutti insieme.

    Spesso tempo che la mancanza di una formazione religiosa crei delle lacune nel nostro modo di evolvere. Anche solo il futuro rifiuto alla religione, e la conseguente ricerca di qualche sostituto, può essere considerato un beneficio.
    Non vorrei che abituarsi da subito "al nulla" porti solo a... altro nulla :(

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  10. Perdonami, niente di personale veramente :). Però non posso assolutamente condividere l'ipotesi che inventarsi dio e la sua legge è meglio che "nulla". La filosofia greca sopperisce egregiamente alla religione e la morale non sta certo solo nella dottrina. È come pensare che anarchia voglia dire nessuna regola. Non è affatto così, l'anarchia è disciplina personale ferrea.
    Però dici bene: la chiesa ha un aspetto sociale importantissimo che in molti contesti, in Italia, non ha nessuna alternativa. Un po' come le Festa dell'unità in romagna: il tempo libero, la vita sociale che diventa tutt'uno col partito. Limitare la socialità è una scelta forte: io personalmente ho deciso che era meglio trasferirsi in città, dove esisteva un'alternativa alla parrocchia che mandarle a catechismo perché potessero stare con dei coetanei, ma naturalmente è una scelta delicata e importante che spetta a te e alla mamma di tua figlia.

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  11. Ho trovato il mio blog di riferimento :) stessa situazione. Qualcuno ha già citato quelli che ti dicono "se non fa religione non capisce l'arte italiana ed europea? Per farle capire quella classica infatti ho pensato di mandare mia figlia a fare uno stage come vestale per un po'

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    1. Questa è bella! Mi mancava, e dire che mia figlia fa l'artistico.

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  12. Iscriviamo nostra figlia al primo anno di asilo (4 anni a Genova). Alla riunione con gli insegnanti prima dell'inizio dell'anno chiedo esplicitamente se i bambini faranno religione o (storia dell) religioni. Mi rispondono: "religione cattolica... perché comunque è la nostra religione". Mi guardo intorno e vedo che, a occhio, ci sono almeno 2 o 3 famiglie non cattoliche, ma forse è una mia impressione. Chiediamo di esonerare la bimba. Dopo circa 2 settimane mi una maestra mi chiede di portare il quaderno di religione. Rispondo che la bimba non fa religione. E la maestra dice "Ah... però si è divertita moltissimo!". Al ché rispondo: "Non ne dubito. Sono sicuro che anche se le aveste permesso di sparare con un mitra si sarebbe divertita moltissimo". Ora ha 7 anni, sono certo che presto avremo altri aneddoti divertenti. Continuiamo a usare l'umorismo, tanto il re è sempre nudo.

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    1. La "nostra" religione...nostra di chi? Quando proprio non ne vogliono sapere dell'ateismo io rispondo serissima che sono pastafariana, e lì veramente non possono dire un cazzo.

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  13. per forza, questo è un paese cattolico

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    1. sbagliato: questo è un paese con molti cattolici.

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