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Atei e scout?

Con le mie figlie che diventano sempre più difficili da gestire, i weekend che diventano sempre più stressanti e io che, in famiglia, sono sempre più sola, crescono anche i dubbi su che madre sono, che donna sono e se ho fatto bene finora.
Credo di aver fatto sempre tutto in buona fede, ma sono anche convinta che è ora che io mi apra a eventuali cambiamenti di rotta, se le mie figlie lo richiedono, compatibilmente con il loro livello di maturità rispetto a certe decisioni.
Ora, a voi forse sembra che mandare tuo figlio agli scout non sia qualcosa che va a toccare i massimi sistemi, e invece per me lo è.

Tramonto a Frome, UK

Lo è perché ho fatto la scelta di crescere le mie figlie libere dalle dottrine. Non hanno ricevuto nessun sacramento, io stessa mi sono sbattezzata. Ma non per protesta o ribellione, no, ho fatto solo le scelte più coerenti con la mia identità. Questa scelta viene fatta regolarmente dai genitori in paesi come l’Olanda o la Svezia, ma non può essere prese sottogamba dai genitori italiani, perché di fatto, essere coerenti con il proprio ateismo significa entrare in aperto contrasto con un sistema pervaso di dottrina e precludere ai propri figli attività ricreative e associative che spesso sono le uniche proposte extrascolastiche dei piccoli centri.
Fino ad ora ho accettato tutti i contro della mia scelta e ho fatto sottostare le mie figlie alle mie scelte perché ritenevo non avessero la maturità sufficiente per interrogarsi su questioni alte come l’esistenza di dio, o prendere decisioni importanti come far parte di una collettività di cui la tua famiglia non intende far parte.
Ad oggi invece, la richiesta di mia figlia di frequentare gli scout cattolici mi è sembrata assolutamente degna di essere presa in considerazione.
E anzi, ora che ho conosciuto il gruppo sono felice di consegnarla a questa realtà.
Un po’ perché mi sono accorta nei mesi scorsi che in famiglia siamo tre persone riservate e una che ha bisogno di più “comunità”. Le gemelle diventano sempre più autosufficienti e chiuse tra loro e mi sto rendendo conto di come gli estranei si trovino spaesati di fronte alla non – interazione con il mondo delle gemelle quando sono insieme. O di fronte all'estrema tranquillità di Camilla, la quale (ho verificato), ama più stare a sentire il qui e l'ora piuttosto che imbarcarsi in conversazioni superficiali.
Credo che la nostra realtà familiare di introverse a lungo andare possa diventare frustrante per un estroverso, anche se dobbiamo tenere in considerazione il fatto che le visite delle persone vicine sono una costante della nostra vita. Insomma, non siamo certo sole. Ma mia figlia ha bisogno (anche) di cose che io non posso dare, ad esempio lo stare spesso in gruppo, anche con estranei, cosa che a me in genere mette a disagio. Prendere coscienza con questo dato di fatto proprio mentre un'alternativa si profila all'orizzonte è liberatorio.

Seconda cosa: alla prima riunione con gli scout, per la prima volta negli ultimi 13 anni, qualcuno che non sono io, ha manifestato il desiderio di prendersi la responsabilità non tanto di sopportare mia figlia fino a fine giornata (cosa per cui già ringrazio, se conoscete la bambina ;) ), ma di farla crescere. Totalmente incurante del temperamento della bambina, dell’età allucinante e della mancata catechizzazione: solo ed esclusivamente per il desiderio di fare la propria parte per rendere la comunità un posto migliore (spero tanto che il loro concetto di migliore assomigli al mio).

Infine: vi giuro che questa gente di poco più di vent’anni ha competenza provata in fatto di adolescenti. Sanno tenere a bada 40 ragazzini; ricordare loro, al campo estivo, di lavarsi; sono in grado di medicarli se si fanno male e soprattutto di dar loro fiducia e responsabilità, anche sapendo che qualche casino verrà certamente combinato. Dare totale fiducia: una cosa così importante per un ragazzino, ma che a scuola capita di rado, a casa pure.
Insomma, per me non è affatto facile fare una scelta incoerente con la mia persona, e poi sulla pelle di chi amo di più.
Ma credo sia arrivato il momento di aprire il nostro mondo e di permettere alle bimbe di essere chi vogliono essere, purché non ci siano pericoli. Sto all’erta, ma non la incateno a me. Spero tanto sia la cosa giusta. Alternative plausibili non ne ho trovate.

Commenti

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    1. Grazie. E poi anche le cose sbagliate possono diventare giuste e poi sbagliate e poi giuste, sulle prime non possiamo saperlo :)

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  2. Mi sono fatta domande molto simili alle tue quest'estate quando mia figlia di mezzo, età 9 anni, mi ha chiesto di iscriversi al Cre estivo della parrocchia perché le sue compagne di classe le avevano assicurato fosse molto divertente. L'ho iscritta e già alla riunione ho trovato un ambiente sereno, accogliente...mia figlia non frequenta la parrocchia e non ha fatto la comunione, né farà la cresima, se non quando e se vorrà farla...ma penso non si sia mai divertita tanto quanto quest'estate...ed io sono contenta della scelta che ho fatto perché l'ho vista felice!

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    1. Guarda, in questi anni mi è davvero dispiaciuto non mandarle ai campi estivi della parrocchia, perché credo che in linea di massima siano formativi...nel senso, anche solo andare via di casa 5 o 6 giorni per un ragazzino di 10 anni è già formativo. Tuttavia, l'ambiente dove vivevamo non mi dava buone vibrazioni, lo trovavo, forse a torto, provinciale e non inclusivo (specie nei confronti dei bambini stranieri). E così ho scelto di tenerle lontane. Ora invece ho visto una realtà dove non c'è davvero NULLA da temere, sono davvero in gamba.

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  3. ottima scelta! sarà una bellissima avventura! sono stata scout (agesci) una vita e anche io miei figli ormai sono al 4° anno di branco e al 4° anno di reparto!

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  4. e ed è vero. i capi scout sono giovani e tosti! ad averne di gente così!

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  5. La mia famiglia di origine era certamente poco religiosa e i suoi componenti professavano diverse sfumature di ateismo. Oggi vedo i figli di mia sorella, 10 e 15 anni, entrambi - per caso - scout da qualche anno, diventati capaci di vivere il gruppo nonostante la timidezza, di impegnarsi nel progetto assegnato (dall’impegno di tenere il “diario del bosco” a quello di spaccare legna per cucinare in campeggio), di assumersi delle responsabilità verso i piccoli. Beh, mi sembra un bel modo di trascorrere il tempo di questi loro anni inquieti. L’implicazione religiosa c’è, ma crescendo in una famiglia libera, non è quella che incatena.

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    1. penso anche io. Da adolescente puoi cominciare a fare scelte un minimo consapevoli: se sceglie di credere in dio, non sarò più io a vietarglielo.

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  6. Nella mia formazione ci sono 10 anni di Agesci e e adesso, malgrado il mio allontanamento dalla dottrina e dagli ambienti cattolici, mi rendo conto di quanto abbia impattato sulla mia costruzione di individuo.
    A prescindere dalla coerenza intellettuale e ideologica è senz'altro una realtà interessante da vivere.
    Motivo per cui ora da madre mi piacerebbe che le mie figlie vivessero un'esperienza simile, anche se, per motivazioni leggermente diverse dalle tue, ho optato per gli scout aconfessionali.
    Se la cosa può metterti in pace con la tua la tua coerenza, prova a informarti sull'esistenza di gruppi facenti capo al CNGEI (anziché all'agesci) sul tuo territorio.
    Sei brava perché sei sempre rimetterti in discussione e provare strade mai battute.
    Per il resto credo che andiamo un po' tutti a tentoni, o perlomeno per tentativi.
    Buona strada! (Come si dice tra scout)

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    1. Sì, ci sono gruppi laici e neanche troppo lontani. Io però ho conosciuto loro e mi piacevano, mi è sembrato inutile mettere questo paletto in un contesto così bello.

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    2. Oh, poi se l'ispirazione religiosa dovesse diventare un problema per mia figlia possiamo sempre provare con i cngei :)

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  7. Io ne esperienza diciamo da "esterna", in quanto compagna di un ex scout che ha cominciato il percorso da piccolo e ha quindi i suoi amici d'infanzia in quel giro...mai visto ambiente più bigotto, poco aperto al dialogo e autoreferenziale di quello, più l'indottrinamento cattolico condito di senso di colpa...insomma, da orticaria, per quanto mi riguarda...c'è da dire che però tua figlia comincerà da ben più grande e con il suo passato "libero da dottrine" come bagaglio. Tu comunque sei saggia a lasciarla provare a essere chi vuol essere! Chissà se saprò esserlo anche io a tempo debito...per ora mi sono limitata a non iscrivere il mio bambino all'ora di religione al primo anno di scuola materna :-P!

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    1. Perdonami, sono stata un po' drastica...non era mia intenzione terrorizzarti :-)! Hai toccato un mio tasto dolente, evidentemente! Come ti dicono più sotto, sicuramente dipende tanto dalle persone che trovi...se ha te hanno fatto una buona impressione fai bene a fidarti, dato che mi sembra che non sei superficiale nelle tue valutazioni, no? E sicuramente tutto il bello dell'aria aperta, del cavarsela da soli c'è...te lo può testimoniare il mio compagno, che ha alcuni dei ricordi più belli della sua adolescenza legati a quell'ambito! Mal che vada, i gruppi laici te li hanno già consigliati :-P!

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    2. Iris, scherzavo! Hai fatto bene a dirmelo, la vibra è stata buona ma un eventuale bigottismo sarebbe così diverso dalla nostra sensibilità che certamente non va sottovalutato. Sto sempre all'erta ;)

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    3. Ecco, esatto, tu vigila :-D!

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  8. cavoli io e te finiamo a vivere spesso situazioni comuni. anche io ho fatto le stesse scelte per le mie bimbe e anche la mia figlia più grande vorrebbe frequentare gli scout. Al momento non riusciamo molto per questioni di logistica (papà separato che vive in un'altra città e va spesso all'estero.. le vede per lo più nei weekend e con ritmo non prevedibile) mandarla agli scout credo aumenterebbe l'entropia. Però mi piacerebbe riuscire a organizzare prima o poi. Mi pare che avrebbe l'occasione per stare tanto all'aperto, provare esperienze di condivisione e di "accontentarsi di poco". ed è anche l'occasione di stare con gente della sua età, fare i campeggi etc etc. insomma una figata. Ho molti amici non credenti che hanno frequentato l'agesci. Dipende tanto anche dalle persone che trovi, da quale impronta danno alle attività. Però bigottismo sinceramente non ne ho visto ... almeno non in percentuale diversa da quello che si trova normalmente ...

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    1. Ma infatti il tema visite al babbo non è affatto banale. Nel nostro caso lui vive a 70 km, quindi, anche valutando altri elementi di cui qui non ho parlato, abbiamo valutato che la frequentazione con il babbo si poteva adattare all'impegno fisso di sabato.

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  9. Scusa se mi permetto ma cngei è meglio. Non ho dubbi dopo aver frequentato tanti diversi ambienti "di chiesa" e, naturalmente, il cngei. Non è becessario dilungarsi sul perché. È banale. Simona

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    1. Trovare posto non è facile, abbiamo ricevuto un'opportunità da agesci, mi sono piaciuti, ho sentito di potermi fidare, ci sono altri bambini atei e/ o non battezzati, e non sento la necessità di cercare di meglio. Se mi avesse detto che voleva fare la scout, avrei contattato cngei. Mi ha chiesto di fare la scout in QUEL gruppo agesci e ho accettato.

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  10. Io ho una posizione diversa.A 40 anni mi definisco agnostica, nonostante abbia ricevuto tutto i sacramenti e sia cresciuta nell'ACR questo non mi ha impedito di tenere il buono e maturare convinzioni diverse nel seguito. La scelta va fatta in fiducia, ed avendo fiducia che anche i figli, a tempo debito, sapranno trarre le giuste conclusioni dalle loro esperienze di vita. Che li porteranno ad esprimere quello che sentono loro, non i loro genitori.

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    1. Se mi vuoi dire che la dovrei mandare con fiducia in ambienti come acr perché poi si farà la sua idea, credo che abbiamo sensibilità diverse.

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    2. No voglio dire che nonostante abbia frequentato ACR non sono bigotta e a 16 anni ho autonomamente scelto di non seguire piu' religione a scuola.

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    3. Ci credo davvero. Il punto è che non manderei - come aggiungi tu con fiducia - mia figlia in un ambiente che considero dannoso per la crescita di un individuo. Poi certo, quando sarà abbastanza grande - e abbastanza libera da condizionamenti che IO considero sbagliati, perché la legge dà a me questa responsabilità - potrà essere atea, agnostica, cattolica moderata, cattolica fanatica, musulmana, scout, naziskin e tutto quello che ritiene opportuno.

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  11. I miei figli sono andati al CRE dell'oratorio per anni, dove erano accolti anche ragazzini mussulmani; quando c'era qualche messa o preghiera i mussulmani stavano in cortile sorvegliati da qualche grande e tutti si litigavano quell'onore pur di saltare la messa e stare in cortile a giocare a calcio con loro.

    In generale comunque ho trovato l'ambiente del CRE cattolico certamente chiesa-oriented (per forza) ma molto inclusivo e accogliente, tutti potevano iscrivere i propri figli e chi era di religioni diverse si limitava appunto a non frequentare i momenti strettamente religiosi.
    Anzi, il condividere per forza un gruppo con qualcuno di diverso da te li arricchiva molto, non contava più se eri nero o bianco ma se avevi fatto punti per la tua squadra e se collaboravi con tutti.
    Viviamo in un paesino nelle valli Orobiche e non c'è molto altro, credo che l'organizzazione ecclesiastica da queste parti preferisca includere piuttosto che sparire, se mi passate il cinismo

    Ciao Betty

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    1. Non è cinismo ma - credo, la realtà nuda e cruda. La chiesa ha sempre puntato molto sulla presenza capillare...come le poste, come alleanza assicurazioni, come mc donald's. Escludere gente non è proprio nella sua natura, anzi, l'obiettivo ultimo è evangelizzare. Purtroppo dove vivevo io chi escludeva gli stranieri erano i parrocchiani, non certo il parroco. E questo è stato uno tra i tanti motivi per cui le mie figlie non sono MAI andate in parrocchia/ a messa e due su tre intendono continuare a starne lontano. La terza l'appoggio perché l'ambiente in generale e quella realtà in particolare sono a mio umile parere sani ed educativi. Al di là di dio, in cui non credo.

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