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Negli ultimi 10 anni

(Questo post è stato ispirato da un post analogo di una blogger storica: Claudia di la casa nella prateria)

Quando ho aperto questo blog, avevo 26 anni e il padre delle mie figlie mi aveva lasciato…stavolta per davvero. Prima di riorganizzare tutta la mia vita, cosa che non mi spaventava perché la convivenza tra noi era stata difficile e ora poteva solo andare meglio, c’era da accettare il mio primo fallimento personale. Io che ero sempre stata la pecora bianca di famiglia, quella che tutti prendevano in giro perché studiava, quella che si pensava avrebbe fatto strada grazie alla tigna inenarrabile, ecco, ora anche io dovevo scendere dal pero: post-adolescente, mamma single di tre figlie, non guadagnavo neanche mille euro al mese. E una gatta ogni sera miagolava insistentemente fuori dalla mia porta: avevo notato che la sua pancia era gonfia e non avevo il coraggio di lasciarla fuori.

Attaccata al wifi del bar di BucoDelCulo, aprii un blog e lo chiamai: Quasi ventisette anni e già tre figlie?

(Nel giro di poche settimane diventò Volevo fare la rockstar)

 


 

Fu una terapia d’urto: avevo bisogno di impormi per come ero e un disperato bisogno di essere accettata anche per quello che non era socialmente accettabile. Un po’ come mio fratello che all’epoca si era imposto come prima (e unica) drag queen di BucoDelCulo. Nel frattempo la Mici si scoprì non essere incinta: eravamo solo cinque.

In quel periodo soffrivo per il fatto che amici e amiche coetanee facessero tutt’altra vita: gli altri vivevano gli anni più belli, viaggiavano, proseguivano gli studi e si cimentavano nei primi impieghi da stagisti, io esultavo perché avevo appena finito di pulire culi o perché avevo trovato un errore nella bolletta dei rifiuti.

Al discount, con tutte le bimbe dentro al carrello (tipicamente si mettevano tutte sullo stesso lato e a volte rovinavano a terra con la scorta di surgelati) conobbi Serena. La sua bimba andava a scuola con Carolina. Diventammo subito amiche, conobbi anche alcune sue amiche che poi diventarono anche le mie, e la vita diventò più bella: per anni abbiamo passato le domeniche al fiume o attorno al fuoco di Mirella, con le nostre bambine che crescevano insieme. Tra i commenti nel blog, nacquero anche tantissime amicizie virtuali e non solo che ancora oggi sono per me punti di riferimento fondamentali. Da allora, non sono mai più stata sola.Vivevamo in mezzo all’Appennino, senza tv, internet, senza frizer né microonde, senza campo per il telefono, ed eravamo abbastanza felici.

Con il blog, arrivarono diverse proposte lavorative: non è che io scrivessi meglio di altri, forse semplicemente sentivo diversamente in un momento storico in cui essere diversi cominciava a essere apprezzato. Erano tempi in cui i blog erano terreno di scouting: ora non è più così, ora sono media in cui comprare spazi pubblicitari. Prima lavoravo in un piccolo centro medico durante la settimana, facevo la cameriera nel weekend e scrivevo per il giornale locale la sera, ora arrivavano degli ingaggi. Fu allora che mi chiamarono da Pepito Produzioni, la casa di produzione che poi negli anni ha prodotto Favolacce, per dire. Era tutto ancora così strano che sembrava impossibile, ma decisi di scorrere con il fiume. Fu sempre allora che mio fratello vinse un piccolo concorso per gestire una rivendita di vino e olio di una cooperativa, e io mollai il lavoro allo studio medico per aiutarlo. Ma il connubio tra un gruppo di agricoltori con zelanti collaboratrici e due fratelli cinici e maleducati non poteva durare. Lo intuimmo il giorno in cui la segretaria che faceva le veci di donna di casa del frantoio, riferì di essere stata compagna di classe di mia madre nei suoi sei mesi di scuola superiore, quando la nostra si tatuò la faccia, trent'anni prima di Young Signorino.

Per fortuna mi contattarono da un’azienda a cui avevo mandato uno scarno curriculum mesi prima: mi ero proposta per scrivere i testi dei siti dei clienti ma il titolare ebbe una visione mistica e mi spedì al marketing. Dovetti mollare mio fratello e i miei articoli sulla sagra del porco per il giornale locale, e forte della mia esperienza di blogger, cominciai a studiare come una pazza e mi inventai un lavoro, stavolta serio.

Intanto le bimbe erano passate alle elementari, ed eravamo una squadra fantastica: la nostra porta era sempre aperta, per i vicini, le amiche, Mattia, mia madre, qualche volta arrivava anche il Donatore. Io e le bimbe leggevamo insieme ogni sera, andavamo alle mostre, a teatro, facevamo qualche piccola vacanza. (Le bimbe ci tengono a specificare che andavamo alle mostre e alle rassegne gratuite. Non vedo cosa c'entri.)


E però qualcosa mi frenava: bello stare sull’Appennino, ma tutto era sempre difficile. Quando desiderai cambiare azienda restando nel campo, fu un'utopia. Stare dietro alla manutenzione di casa, ai recuperi crediti e alla burocrazia, mi teneva sveglia di notte. Con la macchina che si rompeva un giorno sì e l’altro pure, e senza mezzi pubblici, spesso era un’impresa anche solo andare a lavorare e a scuola. Ma soprattutto, volevo che le bimbe avessero un po’ di più, di un ambiente parrocchia-centrico, a volte culturalmente isolato. La nostra di vita era diventata confortevole, protetta e piena d’amore, ma mancava ancora qualcosa (cominciai ad accorgermene quella volta che andai da sola a Berlino). Così presi coraggio e mi misi a mandare curriculum fuori dalla provincia. Nel giro di pochi mesi avevo trovato lavoro a Rimini: un lavoro perfetto, nel marketing di una grossa azienda del travel; un appartamento al mare; una scuola nuova, dove non era stata abolita la sezione musicale per mancanza di iscritti, e dove i bambini italiani non fuggivano dalla classe con francese come seconda lingua per paura di ritrovarsi con troppi stranieri.


Venerdì 17 giugno 2016 è cominciata una vita nuova e completamente diversa dalla precedente. Una vita adrenalinica per me e per le bambine ma anche molto più difficile, più esposta alle intemperie. Intanto abbiamo dovuto cambiare casa nel giro di due mesi perché il nostro benvenuto a Rimini sono stati due vicini tipo quelli della strage di Erba. È arrivata prepotentemente l’adolescenza, con le sue crisi “normali” e anche quelle straordinarie, e credetemi, tre adolescenti in casa sono uno stravolgimento enorme delle mie priorità: io sono sempre la stessa che tornano spesso ad abbracciare la mattina sotto al piumone, loro invece sono tre persone diverse, sempre intelligenti e speciali, sempre libere, ma fuori dal mio controllo. Spesso proprio fuori controllo, come Stitch quando s’incazza. A volte sono delle vere teste di cazzo. Sempre più spesso, la squadra fantastica si riduce a me e mia mamma che, in silenzio, beviamo un bicchiere di vino prima di cena, a volte con mio fratello in vivavoce.



In questi quattro anni ci sono stati i viaggi che ho sempre sognato; ci sono state alcune cottarelle nel caso la mia singletudine vi preoccupi; c’è stato il mio primo libro e la serie tv ispirata a questo blog: pazzesca e bellissima, quasi rivoluzionaria. C’è stata la scrittura di un secondo libro che uscirà. Ho perso l’ultimo nonno. Mio fratello s’è trasferito a Roma, portando con sé una valigia blu (cit) e la sindone di cui va orgoglioso. Ho adottato un cane vecchio e mezzo morto al canile, pensando di regalargli gli ultimi giorni in famiglia, in realtà è resuscitato, ed è con noi da un anno. Mi sta insegnando che amarmi e trattarmi bene non è da sfigati falliti. Ho fatto l’EMDR per mesi, dalla psicologa, per superare il trauma dell’abbandono di mio padre, e ha funzionato. C’è stato persino un fratello ritrovato: da trent'anni portavo dentro di me il peso che ci fosse un altro Mattia, là fuori, e un giorno, semplicemente, è arrivato. Oggi ho due fratelli.

E infine questa pazza pazza pandemia ha di nuovo shakerato tutto: mi ha quasi tolto il lavoro, che rappresenta le fondamenta della mia vita; e sta mettendo alla prova la salute mentale di bambini e ragazzi, tra cui le mie.

Sento che qualcosa di nuovo e spero non troppo spaventoso si sta profilando al nostro orizzonte.

Il 2020 mi ha anche ricordato che la vera libertà è non avere un cazzo da perdere.

E sono ancora qui. 

Commenti

  1. Io ti amo da allora, fondamentalmente da quel sottotitolo: "Quasi ventisette anni e già tre figlie?" e guarda, siamo ancora qui.

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    1. abbiamo fatto vacanze brade insieme, ti chiamo dal Brennero a orari assurdi e tu mi cedi il tuo letto quando arrivo, ma cioè.

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    2. come siamo fortunate, seriamente, nonostante tutto, e può ancora migliorare,

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  2. Non conoscevo il tuo trascorso, né - confesso - ho mai visto la serie TV ispirata da questo blog (ho un pessimo rapporto con la televisione), per cui ti ringrazio di questo breve sunto della tua vita, che mi ha consentito di capirti un po' di più.
    È bello come ogni famiglia abbia la propria storia, ciascuna diversa dalle altre, e spesso sia totalmente diversa da quella del Mulino Bianco che ci hanno insegnato a conoscere in televisione.
    Anche noi abbiamo appena adottato una cagnolina vecchietta per darle ancora qualche anno di serenità - si spera - in famiglia.
    Un saluto,

    EM

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  3. Valentina, sei sempre una preziosa fonte di riflessione. Ti stimo molto. Ti sono davvero affezionata da anni e anni.

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  4. Io ancora ricordo quando al supermercato ti chiedevano se fossero tutte tue e se fossero uscite tutte "da lì" ^-^ Che bei momenti. Sei fighissima. Non smettere mai di raccontarti! Giulia.

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  5. La vera libertà è non avere un cazzo da perdere è bellissimo, è il mio mantra, da anni.
    Ti leggo da tanto e sei sempre la più vera e affine a me che io sia riuscita a trovare tra le donne (mamme) blogger.

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  6. Fantastica!!! Seguo te (E Claudia Porta) più o meno dagli inizi...ricordo la tua storia (confesso che non sapevo del secondo fratello però...forse è stata una scoperta avvenuta di recente...) e mi hai sempre incuriosita e colpita col tuo modo di scrivere...io sono 10 anni più vecchia di te ma ho 3 figlie femmine e forse anche per questo ti ho sempre seguita...più probabilmente perchè hai una mente aperte ed una visione delle cose molto personale ed anticonvenzionale! In bocca al lupo per tutto e che in questo pazzo mondo almeno il lupo sopravviva!!! Un abbraccio, Lia

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    1. Dimenticavo...una volta ci siamo viste anche dal vivo, tu con le tue figlie, io con le mie, alla rassegna "musica nelle aie" di Castel Raniero...ricordo che ti ho riconosciuta e che ho iniziato a dire: " è Polly è Polly" come fossi una bambina piccola!!! Sempre Lia

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  7. L' ho riletto 3 volte tanto mi é piaciuto il post
    Un abbraccio
    Enrica

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  8. L' ho riletto 3 volte tanto mi é piaciuto il post
    Un abbraccio
    Enrica

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  9. io ti seguo dal secondo post di quasi 27 anni e tre figlie, commentato pochissimo, ma sempre fatto un grande tifo per voi ma soprattutto per te. E, in silenzio, continuo a fare il tifo per tutti voi, ma soprattutto per te <3
    Marina da Torino

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  10. ma non trovi fidanzato per le tre figlie o per il carattere indomito? :-)))

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