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Che poi, quando sono scoglionata, mi siedo un secondo, e penso alla storia delle mie piccole cose. I miei jeans preferiti Il Gatto La mia cucina Le mie figlie casiniste e puzzone I miei libri Mi affaccio alla finestra della mia camera e non penso a niente

VORREI ESSERE EMA

Sabato scorso ero a pranzo con Paolo, e ogni cosa io dicessi, lui la sapeva già, perché legge il mio blog. Io invece so sempre poco, perché lui è riservatissimo. Il vedersi due volte all'anno non mi aiuta a carpire i suoi segreti. Comunque. Ok, Paolo, allora ti racconto questa, che non l'ho scritta sul blog perché veramente sembrava una scena da film ma invece era tutto vero, sembra che fa ridere, ma io ero sconvolta, poi ci ho anche bevuto su, così il giorno dopo ero troppo impegnata a trascinare le mie stanche membra per pensare alle mie sfighe. Lui mi dice: Non ci posso credere, che ti succedono cose più strane ancora di quelle che racconti sul blog. Chiedilo a mio fratello, ribatto io. La realtà è che io sono una persona estremamente noiosa. Grigia, quasi. Per nulla trasgressiva. Solo che devo averci qualche cosa, nella testa, che mi fa guardare le cose diversamente da come guardano gli altri. Dentro ho un mondo coerentissimo, senza tv, senza dio, fatto di sensazioni, di m...

L'IMPOLLINAZIONE

Le mie bimbe si stanno facendo grandi. Anche se di fianco ai bambini normali sembrano uscite da un cartone animato, sono intelligenti. Non hanno malizie strane, schifano gli ammiratori, si vestono a metà tra delle bambine giapponesi circolari appena scappate dal set di Ponjo e delle giovani recluse in un manicomio minorile. Tipo oggi. Camilla s'è voluta mettere dei calzettoni invernali viola a cuoricioni, quelli che a settembre provocano uno spesso strato di muschio tra le dita dei piedi, e un vestitino rosso a discrete palle bianche, H&M, dotati di buco per agevolare il passaggio dei sorci. Io mi guardo bene dal limitare la creatività delle mie figlie: in fondo, gli autoctoni di BucoDelCulo non stanno messi tanto meglio. E anch'io sono al lavoro con un paio di jeans talmente strappati che se il vicino diciassettenne si masturbasse nel bagno lato strada, rischierei una gravidanza (a diciassette anni potrebbe avere un discreto getto). Dicevo. La dolce Pilù sta diventan...

PENSAVO

La pensavo anche stamattina. Anche stamattina. Dicevo, troppa introspezione, troppa introspezione. La pensavo mentre pensavo, era come un metapensiero. Pensavo che abito troppo vicina al lavoro. Cinque minuti d'auto non mi bastano per mettere la maschera. Per  prepararmi a ingoiare. Rospi. O per accendere il cervello, che dir si voglia. Cinque minuti d'auto, non sono neanche il tempo di una canzone. Parto. Parte la canzone. Mi fermo dopo un minuto. Caffè ristretto. Senza zucchero (pensavo che è una bella sorpresa quando prendi il caffè con qualcuno che non conosci e dite in coro: caffè ristretto, per piacere). La canzone si interrompe. Riparto. Accendo una sigaretta. E praticamente sono già arrivata. Pensavo. A quando abitavo nell'altra mia unica vera casa. L'unica, su dieci che ne ho cambiate. Casa. La sua e quella che ora ho comprato. La sua che è sempre stata lì, dal giorno che sono nata, e che poi gli operai del comune hanno sgombrato, un paio di anni fa. Che ...

INDOVINA CHI HO CARICATO STAMATTINA

Stamattina, l'ho fatto di nuovo. Sono uscita con l'auto dal cortile di casa mia, e in piazzetta, a venti metri da casa, ho caricato un autostoppista. Mi ha fatto un cenno e io mi sono fermata. Ho tirato giù il finestrino e lui mi ha chiesto un passaggio perché il treno era molto in ritardo. Io gli ho detto: sali. Ma un po' mi scocciava, perché ho tutta una serie di documenti importanti sparsi sul pedanino e ogni volta che ho un passeggero mi dico che sono una cretina e che dovrei trovare una collocazione per quei cazzo di documenti. È che sono abbastanza disordinata, e se riesco a tenere decente la casa, mi sento già soddisfatta di me stessa. La pulizia macchina è un di più . Tipo una volta mi è capitato che dopo il lavoro dovevo andare dalla ginecologa e mi sono fatta il bidet in ufficio. Per non girare con le mutande sporche nella borsa  le ho lasciate nel tappetino dell'auto, e hai voglia te, a spiegare al Donatore che non era come pensava. Comunque. L'autost...

ALLA SCUOLA DI BUCO DEL CULO

L'ambientazione era la seguente: io dentro alla mensa della scuola elementare assieme ai genitori di altri trentaquattro bambini classe 2006 residenti a BucoDelCulo (non male per una scuolina che prima dei lunghi inverni degli anni 2000 rischiava di estinguersi); Carolina fuori dalla vetrata che rischiava la vita in equilibrio su una ringhiera, a capo di una baby gang composta da lei e quattro ragazzini, tre dei quali di etnia caucasica, uno di madre africana. La grande novità era che a BucoDelCulo, per la prima volta, oltre alla 1^A, avevamo la 1^B. Una svolta epocale. Manco a dirlo, una madre di media stazza era inchiodata di fronte agli elenchi degli alunni, che contestava la separazione del suo pargolo dall'amichetto del cuore. Cosa che fondamentalmente fotteva una sega a nessuno: se la guardavamo era perché eravamo interessati agli elenchi appesi dietro di lei. Al solito, alla riunione genitori- insegnanti, l'ordine del giorno era una banalissimo “funzionamento della ...

UN SIMPATICO FUNERALE

Ieri sera c'era il compleanno, credo, di un ragazzino che sta vicino a me, ma sull'altro versante del rio. Non l'ho mai visto, però a volte lo sento, che strimpella. Aveva invitato questi amici che urlavano come pazzi, e Camilla, mia figlia, era indignata. "Si potrà fare una festa di fronte a una casa? Chiamiamo la polizia?" "Dài figlia, non essere nazista" "Ma loro l'hanno chiamata, la polizia, quella volta..." Pilù si ricorda ancora. E' stato l'evento più surreale della mia vita. E' successo prima che io aprissi il blog. Io e il Donatore si stava ancora assieme, ma quasi alla fine. La fine di un bel periodo, dove lui aveva tentato di essere un buon marito, ma io ero già troppo piena di rancore per apprezzarlo. La morte di sua sorella Ross lo aveva buttato in un baratro che avrebbe dato il colpo di scure definitivo al nostro rapporto. Scrivere del funerale di Ross senza parlarvi di Ross non rende bene l'idea, ma si...