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Come un ovosodo in gola

E così mi stavo chiedendo proprio ieri quand’è che ho perso la poesia e di conseguenza quand’è che ho smesso di scrivere bene.
Forse da quando ho smesso di fare quei quadri impressionisti di io a BucoDelCulo con le bimbe, o forse quando ho realizzato che mi stavo mostrando nuda a tante persone che conosco dal vivo, non so, i miei colleghi, i miei conoscenti.

Curioso poi che quello che trovavo più bello e piacevole erano sempre i post meno letti e meno commentati: pericolosa sta cosa, ti verrebbe da negare quello che hai da dire, per dire quello che gli altri si aspettano da te, e avere una gratificazione immediata. Io credo di essere una persona abbastanza coerente proprio perché so rinunciare alle gratificazioni, e faccio sempre quel cazzo che mi pare, non che poi sia così piacevole, però sono io, sono fatta così.

Con mia figlia in cima alla rocca di Maioletto

Vedo che ora scrivo delle cose più ragionate, di io diventata ormai una mezza cittadina con tre figlie adolescenti.
Ho perso la poesia, in compenso se vi può interessare è subentrato qualcosa che se lo ascoltassi farebbe bene alla mia scrittura ma cerco di non ascoltarlo perché sennò impazzirei e infatti a volte mi sembra d’impazzire. Sono subentrati degli stati paranoico depressivi, per fortuna solo momenti, e per fortuna non la maggior parte dei miei momenti, mi succede quando sono in dormiveglia, prevalentemente. Mi succede che il mio cervello prende il sopravvento, ho quasi le allucinazioni, mi giro nel letto e sento accanto a me un vuoto insopportabile, insopportabile, e la mia testa parte da sola con spiegazioni raffazzonate, non credibili, volte in genere a farmi sentire peggio.
Poi per fortuna mi sveglio, poi per fortuna passa. In genere, almeno.

A un certo punto credo che mi ero innamorata, ma non ero capace di scriverne, era come un avviluppo a tratti orrendo che mi faceva a volte sragionare ma almeno non mi sentivo mai sola, eppure l'80% di quello che ho vissuto in questi due anni e mezzo, l'ho vissuto solo nella mia testa (almeno credo). A volte era come trovare la cura momentanea per un dolore sempre presente, non so, era come far tacere un acufene per degli attimi, il problema è che quando l’acufene ricomincia dopo che s’è zittito sembra ancora più insopportabile, è stato lì che ho cominciato ad andare dalla psicologa, poi ho deciso che basta, quella cosa o come la vogliamo chiamare, non mi stava facendo bene e doveva finire e la psicologa mi ha detto bè, è chiaro che ora stai meglio.

Ho il terrore di essere diversa dagli altri, ho smesso da anni di vestirmi strana, ma niente, continuano a dirmi che sono diversa e non sanno quanto mi fanno male, poi si correggono e dicono diversa nel senso di migliore, ma ormai il danno è fatto. L’altro giorno in preda al panico ho chiamato il Donatore e gli ho detto senti, diciassette anni fa quando ti ho conosciuto mi hai detto che ero diversa dalle altre, ora voglio che mi dici se mi hai lasciato per quello.

Non pensiate che sono fuori di testa: faccio una vita normale e funziono. Ho un lavoro che mi piace, credo di essere una madre abbastanza buona, ho amici.
Ma non credo che la vita abbia come fine il sentire delle cose belle, ci si perderebbe troppa complessità, troppa poesia. Sarebbe come scegliere una foto d'archivio invece che una foto d'autore.
Provo a vivere pienamente anche quell’acufene del cazzo: che sia bello o brutto lui c’è, e qualunque cosa, bella o brutta, passa. C'era questo film, che lo chiamava ovosodo.

Respiro, vado, mi voglio bene lo stesso. Andrà bene.

Commenti

  1. Valentina, non ci conosciamo ma ti leggo con piacere da anni. Io non ho ottenuto un decimo di quello che hai ottenuto tu: la tua vita funzionante e tre figlie splendide nonostante sia stato a costo di tanto dolore, cambiamenti e scelte difficili. Però la tua sensazione la capisco benissimo. Anche io mi sento da sempre diversa e ne soffro. Specialmente chi mi conosce ora (sono quasi tua coetanea, vado per i 34), questo straniamento non lo capisce. La verità è che c'è sempre una distanza enorme tra quello che da fuori pensiamo essere la società e gli altri e ciò che sono in realtà. Come molti non conoscono i tuoi tormenti intimi, tu non sarai a conoscenza di quelli intorno a te che ti sembrano avere un pensiero ed una vita più lineari e canonici. L'unica cosa che conta veramente è cercare di essere coerenti con se stessi, non negare il disagio ma accettarlo e ad andare avanti comunque. Anche a me dicono che sono differente come fosse un complimento, col risultato che mi sento a volte un po' un fenomeno da baraccone di cui ridere più che un essere umano da amare. Una volta il mio compagno per ferirmi mi ha detto: "Se la gente ti conoscesse davvero, non ti vorrebbe bene". Si riferiva sempre al fatto che sono strana, non che io sia in qualche modo una persona detestabile. Quella frase un po' mi ha affondata, finché non ho capito che ci sono tante cose di me che lui non vede (più) o semplicemente non può vedere, visto che anche chi ci sta vicinissimo non potrà mai conoscerci del tutto, sia perché ogni persona ha uno sguardo differente, sia perché in fondo nessun osservatore esterno può cogliere la nostra essenza.
    Ad ogni modo, è un sentimento più diffuso di quanto tu pensi, legato al carattere. Credo ci sia poco da fare se non cercare di accettarlo come parte di sé.

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  2. A me invece.piaci un sacco. Spero che.prima o poi riuscirai a sentirti bene in questo mondo così.come sei

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  3. Sei la sola blogger sincera e vera, sei senza finzioni, senza quelle mielose tendenze di autocompiacimento che trovo insopportabili.

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    1. Ma no, probabilmente è che io scrivo per esprimere quello che mi tormenta, altri scriveranno per esprimere quello che li rende felici. :)

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  4. Io ti conosco solo attraverso ciò che scrivi di te e della tua vita, e per quanto mi riguarda non ti percepisco affatto come"strana" né diversa.
    Dipende forse da ciò che uno si aspetta di trovare.
    Dipende forse da questa tendenza generalizzata a fornire di sé un'immagine stereotipata, aderente ai canoni estetici e sociali del gruppo a cui si pensa o si vuole appartenere. Essere e rimanere se stesse, invece, è la scelta più faticosa, non tanto perché difficile (a me costerebbe assai più fatica cercare di aderire ad uno di questi stereotipi sociali che sentirmi la me inadeguata a tutti gli ambienti che conosco) Ma perché ti condanna quasi sempre all'incomprensione e quindi a un certo grado di solitudine.
    È poi vero che tutti e tutte noi ci portiamo dietro la nostra storia che solo noi conosciamo e solo noi abbiamo vissuto dall'interno con tutto ciò che ne consegue.
    Possiamo arrivare ad un compromesso tra noi e gli altri accettando di mostrare loro qualcosa di noi (tutto non si può) e mettendo in conto il fatto che possano non comprenderci o addirittura travisarci completamente.
    Secondo me tu sei una persona dotata di un'intelligenza acuta e al di sopra della norma, che oltretutto sei abituata a utilizzare scandagliando ogni aspetto ed evento della tua vita e non solo.
    Non ti racconti storie e di conseguenza immagino che non ne racconti agli altri. Alla gente ciò non fa piacere.
    Etichettare qualcuno come strano quando sfugge alle nostre ordinarie categorie è più comodo.
    Probabilmente se tu riuscissi a canalizzare creativamente questo tuo Plusvalore ti sentiresti meno strana e incompresa.

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    1. Credo anche io che dovrei fare qualcosa e credo che quel qualcosa sia scrivere, oppure non mi dispiacerebbe superare le mie comfort zone e scoprire che so fare qualcosa <3

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  5. In gioventù ho adorato sentirmi "diversa": ho vissuto in oriente tanti anni e questa esperienza mi ha aperto degli orizzonti lontani dalla mentalità della maggior parte della gente. Quando incontro persone "diverse" spesso ne sono affascinata, molti ne subiscono il fascino. Quando vedo che hai scritto un nuovo post ho un moto di gioia. Il disagio che mi ha spinto fino in oriente c'è ancora, un po' più imbrigliato perché ora davanti a tutto ci sono i miei pargoli e la lotta per la sopravvivenza, con tutte quelle piccole cose/incombenze che fanno il senso. Valentina ti voglio bene (nel senso che ti ammiro, vorrei che stessi bene perché sei una bella persona, piena di talenti).

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    1. Grazie mille, donna con le mie stesse iniziali. :)

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  6. Ma dai meno male!
    Che dei blog con le foto stra-filtrate e i testi pre-confenzionati siamo anche un po' stufe...

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    1. Eh però dale centinaia di migliaia di followers pare che piacciano :)

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    2. Beh sai, io vedo una tavola imbandita per la colazione super glam su instagram e magari metto like perché, oggettivamente, è una bella foto e una bella tavola.
      E il suo scopo è questo. Ingolosirmi, piacermi esteticamente.
      E quel profilo ha milioni di like, siamo d'accordo. il mio like si perde nell'iper spazio, monetizza, aumenta le visualizzazioni etc.
      E' un like in mezzo ad altri like.

      Il like che ha valore, per me, è quello che non "premia" una foto esteticamente bella ma un concetto, un sentimento.

      Io ho messo like alla foto delle tue pupe sul treno.
      Perché non è in posa.
      Perché coglie un sentimento, un'attitudine.
      Perché le vedo come le vedi tu, da mamma.
      Bellissime.
      Ecco, questo è un like che ha valore IMHO.
      Alla faccia delle migliaia di followers (anche comprate, alle volte!).
      :*

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  7. Ciao Valentina, ti seguo da anni, mi sei sempre piaciuta tantissimo e ti ammiro per come scrivi e per come sei. Potrei essere tua madre ma se avessi potuto scegliere, avrei voluto tanto una mamma come te. Sei cambiata, per forza, tutti cambiamo ma il tuo valore è aumentato e credimi sei poetica a prescindere dalle tue intenzioni, hai la poesia nelle impronte digitali, è su tutto quello che tocchi. Alla fine quella vocina dentro ti porta sempre dove devi andare, abbi fiducia in lei. Io invece quando la gente mi dice che non sono normale, sono proprio contenta come se mi facessero un splendido complimento e rido, è bellissimo vedere la loro delusione, la loro intenzione era di ferirmi e invece... :-)

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  8. Era da un po' che non ti leggevo e no, secondo me non hai affatto perso la poesia, forse, a volte, è solo meno visibile ma non l'hai persa affatto. Io, molto più grande di te, single da un milione di anni (solo qualche storiella del cazzo... e mai nome fu più adeguato) e senza figli non propriamente per scelta, ho l'upgrade del "sei diversa": ho le amiche che mi dicono "Saresti il mio uomo ideale". Considerato che nessun uomo mi ha mai detto che sono la sua donna ideale, pensa quanto mi può sotterrare un commento del genere, per di più detto con l'aria di chi ti vuol dire una cosa carina e invece ti fa un male cane, ti fa sentire "sbagliata". Quel vuoto accanto di cui parli lo conosco molto bene, lo sperimento tutti i giorni anche se nel mio blog non mi piace parlarne più di tanto, è un dolore troppo grande per essere condiviso con chiunque (anche se ora lo sto facendo con chiunque leggerà questo commento). Andrà bene? Migliorerà? Non lo so, nessuno lo sa, forse è solo una questione di fede. Quello che so è che il tuo blog davvero, come ti hanno scritto nei commenti sopra, non piglierà milioni di like e commenti ma ha una sincerità ed una scrittura emozionante che non si trovano spesso. Un abbraccio virtuale, sperando te ne arrivino presto molti veri.

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