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Il liceo si avvicina

Io e le bimbe non siamo più quel quadretto carino che eravamo quando erano piccole e ci aggiravamo per BucoDelCulo tipo oca con le ochette dietro.
Loro in particolare non sono più dei cuccioli, non mi corrono incontro quando torno da lavorare, e quelle rare volte che mi abbracciano di loro spontanea volontà rischiano di strangolarmi e farmi cadere a terra. Tipo come quando cerchi di dare un bacetto sul capo al tuo frugolino dell'asilo e lui ti dà una testata nei denti, solo che il piccolo puoi ammonirlo, il grande meno: parli parli parli e non gliene frega niente, anzi, se lo sgridi s'arrabbia.


Quando abbraccio Lucia, la metà delle volte schiva con lo sguardo la mia testa per continuare a guardare il cellulare, io sposto la testa e lei sposta il cellulare.
Con Camilla, che è quella asociale (tranquilli per la sua privacy, non gliene fotte niente di quello che pensate voi vecchi di lei ;) ), abbiamo adottato la tecnica dell’abbraccio freddo. Ci tendiamo le braccia e ci avviciniamo appena, così siamo entrambe felici.
Carolina è l’unica che se non è incazzata mi abbraccia ancora, e io le rispondo basta, non mi abbracciare.
Non siamo più tanto tenere quando andiamo in giro per la strada: siamo praticamente alte uguali, a volte ci dicono che sembriamo sorelle, a volte i ragazzi ci mandano un complimento collettivo.
Non stiamo quasi mai nel letto tutte assieme (“Come una cana coi cagnolini”, diceva mio fratello quando loro erano neonate), un po’ perché non c’è abbastanza posto, un po’ perché a Lucy piacciono gli horror, si annoia a vedere le serie di famiglia che guardiamo principalmente io e Caro, come il dottor House.
Mi prendo pure qualche vaffanculo, a volte.
Combatto contro di loro perché studino, perché tirino l’acqua, perché non si dimentichino di mangiare quando non ci sono o, viceversa, non si facciano fuori intere scatole di merendine al posto del pranzo. Combatto perché non lancino per terra il brick vuoto del succo. Chiedo regolarmente “quand’è l’ultima volta che hai fatto la doccia?” (non che non si lavino, anzi, ma se avete figli adolescenti converrete che non si dà niente per scontato).  Ora controllo anche i compiti, i voti e i fatti del giorno sul registro elettronico, ma è più perché credo che loro ci tengano a condividere quello che fanno. Vedo diversi dei professori regolarmente, mentre non ho mai saputo qual era il cognome delle maestre delle elementari, semplicemente non c'era bisogno. Insomma, non è che a un certo punto il lavoro a casa per me è calato, anzi, è aumentato. Ho tentato di liberare un po’ mia madre e di farle arrangiare un po’, ma non ce l’ho fatta a tenere tutto sotto controllo per telefono, dal lavoro.
Quasi nessuno ci invita più tutte e quattro assieme. Poco male, a loro non interessa più uscire con me. A volte le obbligo ancora, comunque, ad andare assieme a vedere una mostra o a fare quattro passi. Una o due su tre le raccolgo, a volte.

Tra un mese le gemelle devono iscriversi al liceo (sì, almeno su questo siamo d’accordo, che la scuola non è un dovere ma un diritto). Camilla è sempre molto solida. Invece Lucy, che è curiosa un po’ di tutto, è indecisa tra due licei, così farà una giornata di frequenza in entrambi, per annusarli prima di iscriversi. Il primo liceo dove andrà l’ho chiamato io. “In quale classe deve presentarsi? Dove l’accompagno?”, ho chiesto alla professoressa che mi ha contattato. “Ma no, i ragazzi si muovono da soli, anche sui mezzi pubblici. Si presenta al desk, dice il suo nome e la riceviamo noi”. Insomma, la situa è che la mia presenza non è minimamente richiesta.
Al nido e alla materna c’era l’inserimento. Ma a dire il vero non ne avevano bisogno perché erano assieme, Camilla e Lucia. Con la frangetta e la salopette, e le maestre avevano un debole per loro, così come Pichele (Michele). Alle elementari ricordo ancora che andammo tutti: io, il Donatore, mia madre, mio fratello. Ricordo Carolina, che il suo primo giorno era piacevolmente sorpresa dal fatto che a metà mattina si facesse una “festicciola” (l’intervallo). E il primo giorno delle medie, Camilla e Lucia si sono allontanate da me senza darsi la mano ma credo che nella loro testa ci abbiano pensato, e io ero in mezzo agli altri genitori, in questa città nuova dove non conoscevo nessuno, e piangevo, come sempre, un po' per l'orgoglio, un po' per la malinconia, un po' per la paura.
Oggi mi dicono che la ragazza si deve presentare al desk, e so che lei ha il cuore in gola, ma che deve necessariamente cavarsela da sola. Che non sono io quella che si deve emozionare, che non è più quella cosina di 1800 grammi, che andrà da sola, come tutti quelli che non hanno una gemella. Che non dovrò farmi notare, e non certo piangere, alle superiori.
Le mie figlie sono insopportabili ma io ho perso il baricentro e non ho mai avuto così disperatamente bisogno di qualcuno che mi ami.

Commenti

  1. Nel senso che mi fai commuovere

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  2. Attendevo da tempo un tuo post! E' struggente e splendido vedere le tue tre bimbe (ormai ex) crescere. E vedere te che cresci con loro. Mi sento quasi di famiglia quando vi leggo, sul serio... tu fai uno splendido lavoro, perché cerchi di essere quella madre che vorrei essere io, che sa mettersi da parte, che (come ho letto da qualche parte) "non prepara la strada per i suoi figli, ma prepara i figli per la strada che li attende". Un caro abbraccio

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    1. Non so se cresco anche io, loro però di sicuro :)

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  3. Madò che emozione, che... boh... mio padre dice che invecchiare è brutto l'alternativa è comunque peggiore. Forse ci si può consolare pensando di stare facendo un buon lavoro, giusto?

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  4. hey che bello leggerti finalmente. Non è la stessa cosa, ma noi lettori ti vogliamo bene.

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  5. Come mi commuovi Vale...
    Mio figlio fa la terza elementare, va a pallavolo, gioca al parco coi suoi amici e mi dice "vai pure...", fa un sacco di cose in autonomia e non posso che esserne felice.
    Vedo già i tratti del ragazzo che sarà, di come guarderà le ragazze, di come sorriderà ad un complimento...
    Eppure anche io mi trovo a dire "ma come fa un frugolino di 2.810 gr a fare tutto questo?"

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  6. Che bel pezzo. Ho un figlio di 18 anni. La notte prima che iniziasse le medie l'ho passata a piangere. Si arrangia a girare in bus o bicicletta, non lo accompagno più da nessuna parte. Si fa da mangiare se ritardo. Non fa nulla insieme a noi genitori se non è obbligato. Mi manca. Eppure da bambino non vedevo l'ora che cresecesse.

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