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Cos'è la destra cos'è la sinistra.

La prima volta che ho votato, dovendo scegliere tra Rutelli e Berlusconi, ho votato Berlusconi. A diciotto anni infatti consideravo quelli di sinistra come dei fake. Voglio dire: IO ero davvero una proletaria, mentre il centro sinistra, in Emilia Romagna, nella mia realtà, era il potere. L'establishment. L'inciucio, per usare una parola cacofonica ma calzante. La sinistra erano i sindaci in giacca e cravatta, deferenti sia nei confronti degli imprenditori che della chiesa, ma non certo nei confronti dei poveri stronzi.

E però la sinistra si riempiva la bocca di falci e martelli. Ma io non conoscevo nessun povero, oltre a me.
Votai Berlusconi perché Rutelli non mi sembrava un'alternativa. Mi tappai il naso già quella prima volta, pensavo che Berluscono almeno sarebbe potuto essere un buon amministratore.



I radicali, Emma Bonino e Pannella, mi sono sempre piaciuti, ma la loro real politik, specie in occasione delle alleanze elettorali, era decisamente avventurosa. Forse troppo anche per me.

A diciannove anni mi iscrissi a scienze politiche e cominciai a capirci qualcosa. Comincia a capire la differenza tra il piano politico che possiamo chiamare "alto" (che viene dallo studio delle dottrine politiche, della filosofia morale, della filosofia politica, e magari anche della storia contemporanea) e un piano se vogliamo più "basso", perché quello che va a governare, banalmente, deve far quadrare dei conti e anche un po' far contenta una base elettorale che, specie in quegli anni di bipartitismo, era sempre più eterogenea.
L'averci capito qualcosa mi ha reso un po' più sicura in cabina elettorale: oscillavo tra il voto ai radicali (che spesso ben rispecchiavano i miei principi libertari) e sinistra, sempre tappandomi il naso, perché una certa retorica mi è sempre suonata risibile: restava la presunzione di essere più proletaria di loro. Sì, era una presunzione, lo ammetto: ero - sono - al pari degli omosessuali eterofobi e delle femministe che ce l'hanno con gli uomini.
Da quando è nato il PD, tapparsi il naso è diventato man mano più difficile; da quando è arrivato Renzi non sono proprio più riuscita a votare per quel centro - destra di fatto che era diventato il centro - sinistra. Dopo Trump e Brexit mi sono posta dei forti dubbi sulla bontà della decisione di una maggioranza così facilmente influenzabile su Facebook.

Così, il mio non agire politico prima si limitava al voto, poi è diventato il non voto. Ho rinunciato a un mio diritto fondamentale per non dover costringere la mia dignità di essere umano pensante a scegliere tra alternative inaccettabili (voglio dire, se doveste andare a un referendum per scegliere tra la sedia elettrica e l'impiccagione ci andreste? Io no).  Sì, lo so, qualcuno lo considera discutibile, ma non ho mai cercato di convincere nessuno a fare altrettanto. E nessuno è autorizzato a intromettersi tra me e la mia coscienza. Sono una che fa sempre ciò che ritiene giusto.

Non ho ovviamente votato il Movimento 5 Stelle, anche se quando vidi spuntare le prime liste civiche mi sembrò una boccata d'aria: forse, se non fossi stata una mamma single con tre bambine piccole, mi sarei persino attivata. Per poi vergognarmene pochi anni dopo.

Sono libertarista, ma non esattamente liberista, anche se su questo sarei disposta a cedere un po'. Sono sicuramente antifascista: parlo proprio dell'atteggiamento fascista che hanno tante persone di destra, di sinistra, di centro, non parlo della destra sociale che in fondo ha qualcosa in comune con la sinistra più a sinistra. Sono profondamente anti - omofoba e non razzista. La mia utopia preferita è l'anarchia. Una volta ho fatto un test sull'internet per sapere quale fosse la mia posizione ideologica nel quadro dei femminismi contemporanei e diceva che sono una femminista marxista - non ho idea di cosa significhi.
Forse potrei sembrare confusa, ma la verità è che le cose semplici sono adatte agli stupidi. Gli altri si fanno delle domande e si danno risposte non sempre univoche.

L'Italia ha votato un governo che non sta mai sul piano "alto" della discussione politica. Ci si avventura solo in promesse basse e difficilmente sostenibili (come il reddito di cittadinanza). Si conquista una base disumana con atti disumani come la chiusura dei porti. Si fanno sparate che colpiscono per ignoranza. Ad esempio l'altro giorno ho letto di un qualche ministro della famiglia che parlava di disincentivare l'aborto per mezzo dei consultori - i consultori, nati nel '75 sono stati una grande conquista delle donne e sono lì per dare assistenza sulla contraccezione, sulla salute delle donne e sì, anche sull'aborto. È come dire da oggi i vigili urbani devono vigilare che la gente parcheggi rigorosamente in divieto di sosta.

Sono arrivata a sentire la mancanza dei discorsi vuoti sulla falce e sul martello: almeno presupponevano una vaga cultura politica dietro a una promessa elettorale. Prima c'erano idee, o per lo meno interessi più o meno legittimi. Oggi mi pare esserci un grande nulla. Arabeschi per unire due punti. I nostri figli sono isolati, nessun impegno sociale o tantomeno politico pare possibile o sensato.
Se la tv ci pascolava ignoranti, Facebook sembra essere persino peggiore.
Forse sento più di tutto la mancanza di Giorgio Gaber.

Commenti

  1. è un piacere leggerti Valentina . come sempre scrivi cose che non saprei dire <3 un abbraccio Sabri

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  2. Ciao, bell'excursus e anche molto sincero. Io già a 14 anni, nell'elezione di cui parli non potevo vedere Berlusconi, ma non mi piaceva nemmeno Rutelli, radicale convertito democristiano ora tornato radicale, boh... ci è o ci fa o come molti finisce per credere a ciò che si racconta per razionalizzare i suoi spostamenti. Berlusconi era un uomo di gomma, dalle promesse di gomma e profondamente autoritario, censure, leggi ad personam. Poi viene il suo favore alle grandi imprese, i condoni, il rientro dei capitali e il tentativo di cancellare l'articolo 18. Tutte cose fatte poi da Renzi, a parte i condoni fiscali, che li ha fatti Monti, senza che nessuno o pochissimi scendessero in piazza.
    Condivido sulle promesse populiste, sembrano basate sul portare a casa il punto più altisonante, flat tax, blocco immigrazione, ad ogni costo, perchè suona come "taglio alle tasse" anche se è un regalo alle fasce più ricche, che fa rimpiangere il taglio dell'imu al 5% più ricco da parte di Renzi, per quello non era una concessione come un altra alla Lega ma andava a schiantarsi sulla premessa stessa di tutte le critiche fatte al Pd.
    Le sparate poi sull'aborto e contro le famiglie gay, poi sono di un'arroganza inaudita, puoi quasi sentire la loro voglia di controllare il corpo delle donne e la vita sessuale privata dei cittadini, se non sono presidenti del consiglio, ovviamente.
    Un abbraccio.
    Il non votare è una strategia, rispettabile come altre, io ho votato, anche se con poca convizione, quello che pochi ormai votano con la scusa che sta scomparendo, che non ha fatto quello che doveva come se si sentisse compulsi a rassegnarsi alla scomparsa contribuendo così ulteriormente ad essa. E poi hanno avuto il coraggio di staccarsi dalla barca più grossa. Lecito però l'argomento che vuoi per lealtà e disciplina, per non essere "sfascisti" hanno votato troppe porcate a cui a loro dire non credevano.
    Eppure sono anarchista e libertario anch'io, però, chiamatemi riformista, rigetto l'approccio "o tutto o nulla", favorendo piuttosto quelli che a mio parere sono miglioramenti graduali che avvicinano all'idea "utopica" (attenzione, è un termine da assuefazione allo status quo! :D) dell'autogoverno e del decentramento del potere, cosa che però prevede che un numero sufficiente di persone siano in grado di riconoscere i meccanismi di potere in modo da poterli contrastare e che la comunità sia in grado di pensare alle esigenze reciproche di ciascuno.
    Tu ti devinisci libertarista, non esattamente liberista. A prima vista può far pensare ai randisti libertarian americani e a quelli della scuola austriaca, i quali sono estremamente liberisti, lecito ovviamente considerare lo stato opprimente ed intrusivo, ma il loro spirito sembra più "quei parassiti dei salariati (proletari?) invidiosi vorrebbero i nostri soldi quindi vorrebbero che lo stato ce li rubi e li redistribuisca, non lasciando che la natura del mercato segua il suo corso", insomma più o meno. Se invece il discorso è che dal basso si possa fare in modo che il benessere si redistribuisca, cambiando il modo di agire in modo concertato, agendo sui significati simbolici dell'economia, sulle sue costruzioni sociali, dove spesso sta la fregatura, allora sono d'accordo, perchè conta l'outcome, e più il mezzo è libertario e meno invasivo, meglio è secondo me, anche perchè spesso l'intervento statale è una pezza, favorirei al più una ridiscussione dei rapporti di produzione, dei ruoli lavorativi alla fonte, del concetto di proprietà e di un modo di tutelarla che favorisca chi ha poco e la connetta al lavoro piuttosto che farla proliferare e prosperare tramite il solo capitale.
    L'importante è poi la coerenza tra mezzi e fini, anch'essa un caposaldo anarchista (:
    Antonymous

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  3. Oggi bisognerebbe accontentarsi, dimenticare i paroloni e suddividere i vari caporioni solo in onesti o disonesti. I disonesti continuano a proliferare, probabilmente il gioco vale la candela, peccato che gli onesti non lo capiscono o fanno finta di non capirlo, perché basterebbe tagliare qualche mano sulle pubbliche piazze e si invertirebbe la tendenza

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  4. Molto bello (come sempre), e rispecchia per tantissime cose il mio pensiero. Tranne un paio di punti, come l'aborto (che la legge ci sia, è giusto secondo me - da cattolica! - ma non è attuata correttamente in Italia, perchè la legge prevede PRIMA dell'aborto, colloqui psicologici e offerte di eventuali sostegni, economici e non, e laddove ci sono sostegni concreti, i numeri dicono che gli aborti calano drasticamente - pur lasciando libertà di scelta finale), il non-voto (sempre votato) e i 5 stelle, che all'inizio avevano infervorato anche me.. ma non avrei pensato di attivarmi, nemmeno se non avessi avuto i figli.
    Ti abbraccio come sempre!

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  5. Sono ormai tre elezioni politiche che utilizzo il mio diritto al non voto. Vado al mio bel seggio comunque, mi faccio mettere il timbro sul certificato e poi non prendo nemmeno in mano la scheda. Di solito mi fanno rilasciare una breve dichiara zone che viene messa agli atti, quest'anno grazie al codicino ulteriore c'era un casino improbo quindi non me l'hanno proposto è io dal canto mio non l'ho richiesto. Non mi piace l'astensione, trovo cretine le schede nulle e le bianche vengono ripartite quindi non mi va bene. Così invece c'è un calcolo percentuale specifico ed è la soluzione che mi fa stare più in pace con la coscienza, posto che non riesco a rassegnarmi a votare il meno peggio. Voglio dire, se il voto deve "premiare" qualcuno a cui dare fiducia e rappresentanza e io mi vergognerei a farmi vedere in giro con uno di quelli anche solo a bere un caffè che voto vuoi che gli dia?
    Non sono del tutto d'accordo con alcune delle cose che dici nel senso che alcuni punti dei programmi potevano anche forse trovarmi concorde, ma non mi piace affatto il modo in cui pensano di portarli avanti e concretizzarli.
    Poi beh... il mio modo di concepire il mondo così come la conseguente politica sociale che mi trova più affine è tendenzialmente a destra, fatta la tara di estremismi tanto sbagliati quanto inapplicabili. Quindi in sintesi ci barcameniamo tutti su un filo di ragnatela come gli elefanti della canzoncina, senza ritenere la cosa interessante però.

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  6. Io, che fin dal mio primo voto ho sempre avuto le idee chiare su quale fosse la parte politica che più rispecchiava la mia visione del mondo (e a quella ho sempre affidato le mie speranze, tracciando a sinistra la mia croce, con la matita copiativa), ho visto quella parte prendere una china che non potevo seguire. Ho votato molte minoranze, standomene sempre all’estremità sinistra (che estrema lo era, col passare degli anni, sempre meno). Ora sono politicamente orfana, ma non ancora rassegnata al non voto.

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  7. "La mia utopia preferita è l'anarchia."
    Già, anche la mia.
    Anch'io, come te, ho deciso di non votare perché non avevo voglia di tapparmi il naso e scegliere il meno peggio.
    Subissata dalle critiche, ma tant'è.

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