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Così misfit

La situa in pratica è la seguente: che qualche giorno fa ho cominciato a dubitare di essere una persona normale. Aspè, c'è poco da ridere, voi che mi leggete probabilmente sapete che io la penso un po' a modo mio su tutto; dal vivo posso risultare persino urticante, se si passa molto tempo con me.
Il punto è che però io sono sempre stata una che rigava dritta, un po' la pecora bianca della famiglia. L'unica da generazioni che non è stata mai bocciata. Mi sono laureata. Non ho mai assunto droghe pesanti. Le poche relazioni superficiali che intrattengo sono assolutamente normali, mi rapporto in maniera abbastanza normale, mi comporto in maniera abbastanza normale. Sono in grado di recitare un parte, anche quando non so che ci faccio in quella situazione, non so, a una riunione di lavoro dove le persone si prendono terribilmente sul serio e parlano di soldi o di numeri, argomenti per me aberranti.  Crescendo ho anche smesso di vestirmi con cose appariscenti, esagerate.


Ma poi chi mi conosce molto bene pensa che io sia diversa. Mia madre, per dire, dice sempre che io e mio fratello dovremmo andare dallo psichiatra, neanche lo psicologo, e dice che tenterà di mandarci in terapia di coppia così spende qualcosa in meno. A volte ho l'impressione che le mie figlie si prendano cura di me come si farebbe con un fratellino speciale...cioè, quando piango sanno che non devono spaventarsi, una volta per dire parlavamo di come vengono prodotti i capi low cost, togliendo diritti alle sorelle nelle fabbriche dell'est e della Cina, e mi sono messa a piangere a fontanella; quando vedono che il rumore sta cominciando a innervosirmi in maniera anomala sanno che mi chiuderò in camera; quando scrivo sanno che non devono avvicinarsi.
Ma a parte qualche stranezza, qualche eccesso di sensibilità, vivo una vita nei canoni: mi sveglio presto, vado a lavorare dalle 9 alle 18, esco poco, faccio trekking, leggo libri.
È con questo pensiero che mi sono approcciata alla lettura di The Misfit's Manifesto (qui trovate il relativo TED Talk di Lidia Yuknavitch, con sottotitoli anche in italiano). Poi vi voglio parlare del libro anche sul blog della mia amica Lulù, però aspettate, due parole devo dirvele sin d'ora. Questo libro non è nulla di eccezionale, ma mi ha fatto fottutamente male, sono stata come impazzita per almeno una settimana, forse non solo per quello, però devo dire che ha aiutato, ho dovuto prendere tre giorni di ferie, fiondarmi in biblioteca e leggermi l'Eneide in poesia senza commento, per dimenticare. Chiodo scaccia chiodo, con i libri. Divertimento, in senso etimologico, significa questo: non pensarci.
Insomma, questo libro, esistente solo in inglese, parla di come le persone "non adatte", che in genere a seguito di un trauma, o tanti traumi, o anche no, hanno sviluppato tutto un loro sistema di valori, abbiano un potenziale importante nella società. Sia artistico (la letteratura è completamente piena di questi personaggi, la poesia pure, le arti figurative anche, e il punk, vogliamo parlare del punk? Il punk è completamente misfit), ma anche sociale, perché chi le ha viste tutte in genere è in grado di mettersi di fronte a qualcuno che si trova in una situazione spiacevole, senza giudizio, né pregiudizio. E purtroppo, mi sono completamente ritrovata in entrambi gli aspetti, dunque ne ho dedotto che sono una misfit. Ora, non ho capito quale sfumatura contenga questo termine in inglese. Suppongo che possa essere tradotto sia con "non adatto" che con inadeguato, che con disfunzionale, o forse anche con disadattato. E suppongo non abbia un'accezione positiva: le parole plasmano il pensiero e non posso credere che la lingua dell'occidente e della pop culture, l'inglese, riservi benevolenza a chi è diverso.
Ma non importa, mi sono riconosciuta e non l'ho presa bene.
Ho dovuto raccogliere un po' le forze e battere in ritirata.
Ora sto meglio. In fondo sono una persona normale, che si veste in modo anonimo, va a fare l'aperitivo, guarda qualche serie tv mainstream. E legge libri di-vertenti per dimenticare.

Commenti

  1. allora essere misfit è solo un bene per la società.se non ci fossero i misfit sai che noia.anch'io mi sento profondamente misfit se per misfit si intende guardare le sfumature delle cose e non solo il bianco e il nero.se poi gli altri ci vedono un po pazzi peggio per loro.almeno prima di morire potremo dire di aver vissuto una vita piena...nel bene e nel male.

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    1. A mio avviso non si tratta solo di uno state of mind, ma di una condizione che risponde a requisiti abbastanza oggettivi. Immagino che uno psicologo potrebbe stilare una lista di condizioni che determinano relazioni sociali diverse dalle ordinarie: non so, la malattia mentale, il post traumatic stress disorder, il ritrovarsi a vivere per strada, l'essere stati figli di genitori con problemi molto seri, o certi comportamenti che di fatto rendono la tua vita completamente diversa da quella degli altri. Non so, ipotizzo.

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  2. Patrizia Rosiniaprile 15, 2018

    In un tuo articolo dell’anno scorso, parlasti delle caratteristiche che accompagnano l’iper sensibilità; io ti scrissi, dichiarando di riconoscermi in quelle caratteristiche, ma di non riuscire a condividere l’entusiasmo di, sentendo di possederle, se ne rallegrasse.
    Per questo, io comprendo la tua reazione di fronte al fatto di sentirti misfit, ma non so trovare un modo per dire a te e a me che va bene anche così, che siamo fortunate ad avere delle doti che ci distinguono. Io personalmente quelle doti non le voglio e le ritengo fonte di dolore inutile, visto che non sono diventata Leopardi e neanche Nick Cave. A te, tuttavia, mi sa che è andata meglio, da questo punto di vista ed è già qualcosa.

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    1. Purtroppo neanche io sono né Leopardi né Nick Cave. :)
      Lo stesso libro che citavo sopra parlava di come è probabile che un "misfit" a un certo punto ne sia pure orgoglioso, ma la sensazione che accompagnerà la maggior parte della sua vita sarà sempre "che ci faccio qui, perché mi comporto così, perché non sono come gli altri, perché sono così sbagliat*". Quindi quando senti una vero disadattato proclamare la propria diversità con orgoglio, sappi che è solo un momento :)

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    2. Patrizia Rosiniaprile 16, 2018

      Magari, se frugo un po’ nella mia memoria, riesco a trovare pure io qualche traccia di un momento di orgoglio per come sono fatta. Devo provarci, perché mi piacerebbe rivivere, almeno per un secondo, quella magia. La sensazione di dire: “Sono diversa, ho vissuto esperienze negative ma sono bella lo stesso e posso amarmi lo stesso”. Ci provo, potrebbe essere interessante.
      Tu sei riuscita a fare qualcosa di concreto con la tua buona capacità di analisi e di scrittura, e questo non è banale. È molto figo, per dirla fuori dai denti.

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