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Volersi bene secondo me

Quando qualcuno ci invita a volerci bene, o a prenderci cura di noi stessi, ci vuole quasi sempre vendere qualcosa.

Io valgo, per questo mi compro lo shampoo smart (WTF).

Oggi mi voglio bene, e dunque mi spalmo una bella crema anticellulite.

Per farmi una coccola mi regalo un paio di scarpe nuove.
Solo a me questa roba suona sempre stonata?

A me personalmente non frega una sega di darmi una crema sulle chiappe sperando sparisca la cellulite. Io mi voglio bene quando mi guardo e dico: ok Vale, il tuo sedere sta cambiando aspetto. Puoi accettarlo? Sì, posso accettarlo. Perché la cosa più carina che ho non è il mio sedere ma la mia testa.
Ho qualche ruga sulla fronte. Ho passato gli ultimi 34 anni facendo espressioni corrucciate. Per volermi bene ora dovrei spalmarmi una crema sperando mi spariscano queste rughette? No, per volermi bene io devo accettarmi, semmai la crema me la spalmo perché ho la pelle secca (non so è il mare o l'età) e mi dà fastidio.
È vero che quando esco, mi sento più a mio agio vestita in un modo rispetto a un altro. Ma oggi non è così facile trovare un capo disegnato per milioni di persone che mi rappresenti. E così, possiedo capi abbastanza basici, molti dei quali second hand, che abbino magari con un po' di fantasia. Non so, la gonna da ufficio e la maglietta del gruppo rock. Il vestito nero basic con la cintura vintage.
Ho solo un paio di cose che indosso perché comunichino per me. Le metto quando devo affrontare una situazione che potrebbe scatenare timidezza o mutismo, magari a contatto con tante persone che non conosco.
Gli orecchini esagerati dicono di me che ho una mente creativa, e che se non parlo non è perché non ho niente da dire.
La maglietta di Bob Dylan, che non è neanche il mio idolo, dice di me che sono una tipa un po' rock, a tratti scostante, a tratti sopra le righe, non sempre socievole.
Un post condiviso da Polly (@volevofarelarockstar) in data:
Per il resto, le mie magliette non comunicano per me, so farlo benissimo da sola, se voglio.
Mi voglio bene quando ho una sera libera senza bimbe e dico "no, non esco, ascolto il silenzio".
Mi voglio bene quando cucino le mozzarelle in carrozza o i burritos che piacciono tanto alle bimbe, o quando mi concedo un comfort food le poche volte che mangio da sola.
Mi prendo cura di me quando dopo la doccia mi butto sul letto nuda a leggere un libro perché ne ho voglia, non quando mi spalmo una crema.
Sento di volermi bene quando accetto e perdono la mia reazione magari non brillante di fronte a una situazione scomoda. Non pretendo da me di essere sempre brillante. Non pretendo di essere sempre forte.
Mi perdono tutte le volte che non saluto, mi perdono quando non richiamo, mi perdono quando arrivo in ritardo di un'ora o due. E certo che mi sto sul cazzo, ma che devo fare? Mi lascio?
Non pretendo da me di essere sempre carina, né di rimanere giovane per sempre.
Non pretendo da me di essere di essere sempre adatta alla situazione, vestita nel modo giusto. Non pretendo da me di mettere i tacchi e di soffrire per tutta la sera invece che ballare qualora ne avessi voglia.
È così che dimostro a me stessa di valere: volendomi bene, perdonandomi e non raccontandomela.

Commenti

  1. È una ricerca molto difficile in un mondo che ti ripete a oltranza che rifarsi le tette significa fare qualcosa per amare il proprio corpo. Certo, è marketing, ma il marketing alla fine diventa cultura di massa, o almeno plasma la cultura in determinate direzioni.
    Negli ultimi anni ho intrapreso anche io un percorso personale di riconsiderazione del mio corpo, e del rapporto con i corpi altrui, che mi sta facendo sempre più notare quanto il nostro giudizio sugli altri, e su noi stesse, sia condizionato dalle aspettative estetiche veicolate, per lo più, dai media, ma ormai universalmente riconosciute per valide.
    Mi stupisco sempre quando persone che reputo a me vicine e che stimo per intelligenza e cultura, cadano in sfondoni (per me) inaccettabili sull'argomento. In genere faccio notare la cosa, con garbo, perché la persona arrivi almeno a prendere atto di quanto sbagliato sia quel modo di ragionare (es. "ho rivisto Tizia... Madonna come s'è ingrassata! L'hai vista? Avrà preso almeno 20kg!") e quanta sofferenza generi, quanto ci impedisca di esprimerci, quanto tempo ci fa perdere a macerarci e a controllarci a vicenda, perché rientriamo in quegli standard eteroimposti.
    È un lavoro certosino, che bisogna portare avanti con perseveranza. Forse piano piano ci possiamo riuscire a reimpossessarci della nostra immagine.
    Nel frattempo mi fa sempre piacere leggere cose come questo post ��

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    1. Gli scivoloni li faccio anche io, è davvero un lavoro certosino. :D

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    2. Ne ho fatti e ne faccio ancora anche io, soprattutto col pensiero. Prima di esprimere determinati pensieri riesco il più delle volte a imporre un filtro
      (dire questa cosa è davvero utile?)
      Comunque mi rendo conto di aver deviato dal tema principe del post.
      Che è il volersi bene.
      Tuttavia, come per il post precedente, credo che il concetto sia inscindibile dal rispetto per gli altri. Tendiamo ad essere spietati/e col prossimo perché ci sentiamo continuamente sotto esame, e non andiamo mai bene, soprattutto a noi stessi/e, ma è perché diamo per scontato di dover corrispondere a dei canoni estetici assoluti.
      Volersi bene per me (soprattutto voler bene al nostro corpo, che è parte di noi) è smettere di considerarlo in base a quei canoni, vedere la sua bellezza nella sua unicità

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  2. Brava. Giusto. Sono libera di sentirmi bella anche sulle pianelle non solo sul tacco 12cm. Ci provassero gli uomini a camminare su quei trampoli...oppure la scollatura in un certo modo...il vestito attillato. Mi voglio bene solo se mi vesto così? Non credo. Mi voglio bene se quel che indosso mi fa sentire a mio agio. Mi voglio bene quando faccio qualcosa che mi appaga e mi fa sentire l'anima leggera come una piuma e tu devi inchinarti (in senso metaforico) davanti questo nobile sentimento che provo per me. Ciao Tiziana

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  3. Credo che basti "poco", per volerci bene: essere un po' autoindulgenti, fare ciò che ci fa stare bene. Che sia la crema sulle chiappe, che sia perdonarci una mancanza.

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    1. È vero, sono stata troppo dura con la crema. :)

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  4. Questo post è molto vero e molto sentito, e si lega in modo straordinario al precedente secondo me.
    Questa tua percezione che condivido con ogni cellula è la stessa che mi porta alle considerazioni che facevo lì.
    Posso condividere un mio disagio? A volte ho la sensazione di sembrare superficiale o poco attenta, poco empatica verso gli altri quando si parla di quello. Non è così; è solo che il mio essere ed il mio essere donna non sono due cose svincolate, e come trovo vero fino all'osso quello che dici qui così non mi capacito che davvero un commento per strada o una porta tenuta aperta possano essere così determinanti e vincolanti.

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    1. Premetto che non mi permetterei mai di considerarti poco empatica o superficiale per un commento :)

      Detto questo, in alcuni paesi il commento per strada è considerato una molestia, non si tratta di un preconcetto mio o di poche donne deboli e con bassa autostima. Si tratta di un intero sistema che considera la donna un oggetto sessuato. Si parte con il commento per strada, si arriva alla violenza dentro e fuori alle mura di casa, e lo sappiamo bene perché nessuna di noi si sente al sicuro quando gira per strada di notte.

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  5. Ciao! È una questione che mi sono posta molto questa,nell' ultimo anno ( da quando mi sono separata).Cosa significa volersi bene? Che era diventata la mia missione.
    Io l' ho interpretato erroneamente come volere bene al proprio personaggio,curarne l' aspetto estetico, essere impeccabili e desiderabili.
    Lo psicologo in questo mi ha aiutato tanto ma ricordo ancora quando gli chiesi: " uscire di casa trasandata, col mollettone e i pantaloni larghi da ginnastica,magari anche sovrappeso, è volersi bene?"
    Lui mi rispose "che probabilmente non lo era ma nemmeno uscire di casa impeccabili poteva significare volersi bene, che avrei dovuto volermi bene anche se da domani fossi stata obbligata a vestirmi di Lino bianco largo (odio il bianco, il lino, le cose larghe)
    Da quando si recente mi sono innamorata ho capito che volersi bene vuol dire ,secondo me,dare molta importanza alla propria felicità.

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  6. Ciao! È una questione che mi sono posta molto questa,nell' ultimo anno ( da quando mi sono separata).Cosa significa volersi bene? Che era diventata la mia missione.
    Io l' ho interpretato erroneamente come volere bene al proprio personaggio,curarne l' aspetto estetico, essere impeccabili e desiderabili.
    Lo psicologo in questo mi ha aiutato tanto ma ricordo ancora quando gli chiesi: " uscire di casa trasandata, col mollettone e i pantaloni larghi da ginnastica,magari anche sovrappeso, è volersi bene?"
    Lui mi rispose "che probabilmente non lo era ma nemmeno uscire di casa impeccabili poteva significare volersi bene, che avrei dovuto volermi bene anche se da domani fossi stata obbligata a vestirmi di Lino bianco largo (odio il bianco, il lino, le cose larghe)
    Da quando si recente mi sono innamorata ho capito che volersi bene vuol dire ,secondo me,dare molta importanza alla propria felicità.

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  7. ah ah comunque gonna a tubino nera e maglietta di Jimi Hendrix è la mia divisa :-)
    Su cosa voglia dire volersi bene....insomma non è una cosa che mi viene facile. probabilmente Ascoltare se stessi. Credere quello che hai sentito. Raccontarlo agli altri.

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  8. Sei come sempre impeccabile nell'esprimere cose stupende.
    La crema antirughe io la metto (siamo quasi coetanee ma in mezzo alle sopracciglia ho certi solchi!) perchè penso che volermi bene sia anche cercare di guardarmi allo specchio e piacermi. E a volte mi gratifico con qualche acquisto. Ma come te, sono convinta che volermi bene non sia quello, sia piuttosto perdonarmi molto (cosa che non so fare molto bene) e "fare" cose con e per quelli che amo. Ecco. E dare valore più alla mia testa che non al mio corpo.

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  9. D'accordo ma
    "Perché la cosa più carina che ho non è il mio sedere ma la mia testa."

    Evidentemente c'è gente che invece no, e per volersi bene compra scarpe e creme.
    Mia madre compra quadri e soprammobili, riempie la casa per farcirsi l'anima.
    Io compro e mangio insaccati costosi.
    Ho i capelli viola e verdi e sulla mia maglia c'è scritto "red wine addicted" così le signori e signore imbronciati/puzza sotto il naso sanno già cosa sono senza che debba sprecar tempo a parlarci.
    Ma mi voglio un sacco di bene, eh.

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  10. Per me voler bene a me stessa è saper essere assertiva, non schermirmi davanti a un complimento (i complimenti veri, non le molestie che vogliono passare per lusinghe)
    Mable

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  11. Io, lo sai, sono una zingarapunkabbestia. Non ho mai fatto neanche una manicure in tutta la mia vita figuriamoci se mi spalmo una crema.
    Ho riletto un paio di volte questo tuo post. L'ho trovato sincero. Come quando davanti allo specchio cerchi di illuderti mostrando il tuo profilo migliore ma poi con la coda dell'occhio percepisci anche tutto il resto. E il fatto è che sei costretta ad accettarlo. Non so come dire. Perché è parte di te, in ogni caso.
    Se dovessi pensare al modo in cui cerco di volermi bene, cosa assai difficile, è forse il mio svegliarmi all'alba per regalarmi quel momento, quello che io solo so mi permette di fare tutto il resto. Forse ecco, solo questo. E stare con i piedi nel mare, quando è l'ora di tornare a casa.

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