Privacy Policy VOLEVO FARE LA ROCKSTAR: BURQINI, PUDORE E ALTRE COSE

domenica 21 agosto 2016

BURQINI, PUDORE E ALTRE COSE

Ho sentito solo di striscio le polemiche sul burqini perché (so che è deplorevole e anticivico ma che ci devo fare) a un certo punto della mia vita ho smesso di interessarmi della cosa pubblica per dare la priorità alle cose della vita che ho, un minimo, il potere di cambiare (a proposito di libero arbitrio rispetto al sistema, date un occhio a questo a questo articolo. No, non è roba politica).
Dev’essere stato all’incirca tra il periodo in cui i giornali parlavano solo del bunga bunga e la volta che Bersani ha vinto le primarie, e Renzi che aveva perso è diventato presidente del consiglio. Il dibattito pubblico italiano lo trovo il più delle volte imbarazzante.
Dicevo, ho seguito di striscio, ma il succo è che in Francia in nome della laicità si è vietato il burqini, che è quella specie di costume/ muta che indossano alcune donne musulmane per andare in spiaggia. Su questo provvedimento si è scatenata la polemica: qualcuno pensa che ogni donna, in fondo, vuole solo sentirsi scopabile e dunque il velo e il burqini non possono che essere un’imposizione; altri adducono motivi igienici sia per sostenere la legittimità del burqini che per sostenere il contrario; eccetera eccetera.
Chissà se è utile esprimere anche la mia opinione in merito. Suppongo di no.

A volte penso che esprimere un’opinione granitica su temi molto complessi, come certi argomenti politici, culturali, economici, sia un po’ come esprimere la propria incapacità di cogliere tutte le sfumature della questione, per privilegiare quello che ci è più semplice capire, accettare e che mette meno in discussione la nostra persona.
Ma questo non è un giudizio di merito: lo faccio spesso anche io e mi spiace (“Vale, come fai ad avere così tante certezze?”).
Allora oggi vi esprimo qui una riflessione che ho fatto, senza riuscire a darmi una risposta che non fosse dogmatica.

Prima di questa storia del burqini, una sera ho pedalato a lungo da sola, e mi sono fermata a guardare il tramonto in una spiaggia libera: i gabbiani facevano il bagno, due coppie di fricchettoni si passavano una canna; e poi c’era una famiglia islamica.


Il babbo e la mamma stavano stesi sulla sabbia, vestiti; le tre bimbe facevano il bagno. La più grande, più o meno coetanea delle mie bambine, era vestita; la mediana era in costume intero, la piccola solo col costume a mutandina. Io rispetto molto il velo e pure il burqini, e me la prendo spesso con il sistema occidentale maschilista che mi vuole libera solo finché resto scopabile. Quindi coscia scoperta sì, purché senza pelo. Per dire. No, non è la stessa cosa dell'eventuale imposizione del velo, ma il condizionamento è davvero molto forte e più passano gli anni in cui io vivo senza la "protezione" di un uomo, più mi accorgo che non sono né così al sicuro né così al riparo.
L’unica cosa che pretendo per me e per gli altri è la libertà: di portare il velo, il burqini, il bikini, di stare nude con o senza peli, se lo vogliamo.
Ma, di fronte a quella famiglia, non ho potuto non pensare al fatto che anche io sono mamma di tre bambine, due delle quali stanno entrando nell’adolescenza e si stanno cominciando a rendere conto che il loro corpo cambia, sotto agli occhi e al giudizio degli altri. E sono una mamma che sta cercando di tutelare il loro senso del pudore, proteggendolo dalla sensazione di vergogna imposta, violenta e ingiustificata.
Quando ci è capitato di visitare una chiesa e mi sono dovuta trovare a chiedere alle bambine un abbigliamento “idoneo”, l’ho motivato come un fatto “culturale”, rifiutandomi di porre l’accento sul loro corpo di bambine che va coperto in quanto conterrebbe qualcosa di sessualmente invitante (e quindi coprirsi in chiesa per rispetto della perversione).
Mi sono chiesta se la motivazione culturale di quei due genitori in spiaggia può vivere accanto alla mia motivazione di accettazione incondizionata del corpo. E mi sono risposta che certo, possono convivere. Voglio solo che tutti siano liberi.
Ma temo che in Italia, volendo restringere il campo per non banalizzare troppo, non sono libere né le loro bambine, sempre più coperte, su richiesta dei genitori, man mano che il corpo prende le forme di una donna; né le mie, continuamente sottoposte al messaggio che il loro corpo è invitante e che va coperto (se entri in chiesa a vedere un'opera d'arte, tipo) o scoperto (in spiaggia, in tv), a seconda di come la vede maschio padrone di turno, e non in base a una propria motivazione.
Se le nostre sei bambine fossero amiche, come gestirebbero questa differenza culturale? Potrebbero essere amiche solo a condizione che qualcuna rinneghi la sua cultura e si comporti come le altre? Oppure potrebbero andarsene serenamente a fare il bagno, fianco a fianco, nude o vestite, proteggendosi senza giudicarsi? Oppure ognuna difenderebbe uno stile di vita che in fondo non ha mai scelto?
E mi chiedo anche come mai non sento mai nessuno criticare gli uomini stranieri quando vanno in giro con abiti tradizionali (come tuniche) che un maschio occidentale non indosserebbe trovandosi a suo agio. Certo, lo scontro culturale si presenta anche tra uomini, ma riguarda il corpo, l'aspetto fisico?

L’altro giorno, al supermercato, ho visto una ragazzina valutare attentamente col padre le caratteristiche di tutti gli assorbenti presenti negli scaffali, e ho pensato che quello sì, che era normale, giusto, umano. Che ci fossero un maschio e una femmina assieme che cercavano il modo migliore per risolvere un problema: non sporcarsi durante il ciclo mestruale. E che il corpo della ragazzina in quel momento era un corpo, e non un simbolo o una bandiera altrui da portare faticosamente in giro.
Mi sono chiesta perché io invece provavo tanta vergogna, di avere le mestruazioni a 11 anni; ma temo che non c'entri nulla con tutto il resto, o forse c'entra, ma io di risposte non ne ho.

22 commenti:

  1. Ma se la religione fosse solo una invenzione per gli ignoranti, il vestito potrebbe non servire mai.

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  2. Un tempo esprimevo chiaramente la mia opinione sulle "cose importanti", la scrivevo spesso. Forse per convincere me stessa. Adesso non ho chiare opinioni su tutto. Mi pongo spesso domande, me ne sto facendo tante dopo aver letto il tuo post e per questo ti ringrazio.

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    1. Se vuoi condividi i tuoi dubbi, mi interessano. :)

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  3. Mi ritrovo molto nella tua riflessione. Sono agnostica, credo nel rispetto della fede altrui ma allo stesso tempo quando una religione usa il proprio credo come un arma per limitare la libertà altrui mi oppongo e protesto. Il divieto del burkini non può che innalzare un nuovo muro quando ci vorrebbe del sano dialogo, quotidiano e pacifico. Penso che tutte le religioni esercitino condizionamenti sulle persone, alcune più o meno gravi di altre. Ecco, dovremmo parlare del perché Dio, qualunque Dio, dovrebbe ritenere il corpo qualcosa di impudico (considerando che in teoria è stato proprio lui a farci così) e del fatto che quella che spesso chiamiamo libertà non è altro che un assoggettamento a stereotipi e che esistono ancora troppe forme d'intolleranza. Se una donna vuole indossare il velo e nessuno la costringe lo rispetto, sarei curiosa di sapere il suo parere in merito, vorrei capire. Secondo me nelle scuole dovremmo trasformare l'ora di religione cattolica in Storia delle religioni, ma sul serio. O tutte o nessuna. Almeno in questo modo potremmo abbattere l'ignoranza e la paura (io ammetto di essere molto ignorante sulle altre religioni) e cominceremmo ad instillare le basi per un vero dialogo intereligioso e sociale.

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    1. Però purtroppo credo che sia difficile distinguere tra religione (che in teoria dovrebbe riguardare chi ci crede) e cultura (propria o altrui).

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  4. Io quest'anno sono stata per la prima volta in un campeggio naturista e indovina un po'? Anche li gambe e ascelle depilate. Spesso anche peli pubici assenti. La cosa mi ha stupito davvero. Speravo di trovare un paradiso del pelo libero.... a parte questo comunque la cosa bella era proprio la liberazione del corpo nudo dallo schema della seduzione. Lì il corpo nudo serviva a nuotare, dormire leggere, spingere il passeggino... sempre lo stesso corpo. Che è nudo ma non serve ad eccitare chi guarda. Presenti più che altro anziani e famiglie. Non pervenuti i ragazzi tra i 20 e 30 anni. Non è posto per cuccare.

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    1. Eh vedi, nel mio immaginario il mio corpo nudo non è necessariamente libero dallo schema della seduzione. A casa per dire sto nuda solo se sono da sola, anzi neanche. Quello che penso sia naturale non mi viene spontaneo :)

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  5. Sai qual è la cosa che, in generale, mi dà in testa di burqa, burkini, veli e compagnia?
    Che quella che tu chiami "motivazione culturale" di quei genitori, viene da un libro, che (cito wikipedia) rappresenta il messaggio di DIO (entità astratta di cui non si puo' scientificamente provare l'esistenza) rivelato a Maometto (un uomo), tramite un angelo (eh) QUATTORDICI SECOLI fa.
    Quindi, in questo libro, pare, secondo le tante, mille, variabili interpretazioni (date da esseri maschili, guarda caso), che Dio dia istruzioni su come la donna debba essere vestita.
    Ora, a me girano le palle che me lo dica un uomo, come devo vestirmi, figuriamoci Dio, ma vabbè.
    Rimane il fatto che, non so te, io non ci vedo nessuna libertà, in questa che le stesse donne musulmane rivendicano come una scelta fatta da loro e desiderata e sostenuta.
    Io ci vedo un grande tipico lavaggio del cervello quale è quello fatto da una qualsiasi religione.
    Il giorno in cui le donne islamiche verranno a dirmi che il movimento femminile della loro cultura (attenzione, non religione), sostiene che la donna sta meglio piu' coperta, perchè non dover mostrare ogni centimetro di pelle ai lupi affamati che ci vogliono come oggetto sessuale è maggior espressione della libertà delle donne, allora io saro' d'accordo con loro, e saro' pronta, perchè no, ad aderire a un eventuale cambiamento culturale.
    Ma finchè sostengono di essere contente cosi, perchè gliel'ha detto un angelo, per me possono rimanere dove sono, chiuse in casa, con obiettivamente una situazione di svantaggio sociale rispetto ai loro padri / mariti / fratelli.

    Francesca

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    1. Francesca, è un tema complesso, non vorrei banalizzare ma ti dico comunque la mia.
      Sono profondamente e fottutamente atea e anche un po' iconoclasta.
      Ma la cultura spesso è parte integrante della tua personalità, fatichi a distinguere che cosa viene da te e che cosa no, forse non puoi proprio.
      Dunque se domani venissero a dirmi: ok, se sei atea devi andare in giro senza mutande, ecco, io magari direi è giusto, ma mi sentirei in imbarazzo, capisci: sono 33 anni che mi dicono che il corpo va coperto.
      Dunque io mi metto al posto dei genitori di bimbe preadolescenti e mi dico: "ma perché la copri in spiaggia, che così pensa che che il suo corpo è fonte di vergogna e va coperto?". Ma in fin dei conti penso la stessa cosa (con rispetto) degli amici che mandano i bambini a dottrina. Mi chiedo: ma perché gli fai questo e lo condizioni così pesantemente?
      Tuttavia, io credo che una donna adulta che ha sempre portato il velo, potrebbe trovarsi a disagio senza. E potrebbe ritenersi una femminista anche col suo velo. E potrebbe decidere che il suo velo non è un simbolo di sottomissione ma parte dell'abbigliamento con cui si sente a suo agio. Questa è una questione cruciale nei femminismi islamici. Come quando le femministe occidentali si chiedono se prostituirsi è libertà o sottomissione.
      Non me la sento di ridurre tutto a un:"ma di quale dio stiamo parlando, di grazia?"
      Anche se è la domanda che mi verrebbe più spontanea.

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    2. Vedi, sei riuscita a semplificare quello che cercavo di dire in modo molto contorto e siamo d'accordo: se la donna islamica decide che lei col velo è piu' a suo agio, io la sosterro' e difendero' affinchè la sua scelta sia accettata ovunque.
      Per ora non mi pare sia cosi, mi pare sia ancora un retaggio culturale forte e impregnato fino al midollo e quello che vorrei sapere è, se la stessa donna un giorno, un solo giorno, decide di non metterlo quel velo, cosa dice l'uomo di riferimento della sua famiglia?
      E' ovvio che il cambiamento non puo' avvenire da un giorno all'altro. Mia nonna non ha mai messo un paio di pantaloni in vita sua, solo a parlarne si innervosisce e scuote la testa. Chi di noi si sentirebbe di condannarla? Pero' quando le sue tre figlie hanno lottato con le unghie e coi denti contro mio nonno pero' LORO potessero mettere i jeans, lei le ha lasciate fare.
      Capisci cosa voglio dire?
      La rivoluzione puo' essere fatta, a piccolissimi passi, laddove c'è il ricambio generazionale, e il fulcro di questo movimento è sapersi porre sempre delle domande, non dare mai niente per scontato. Io ho messo sempre il velo/la gonna/lo scialle, perchè? E' giusto? Quale messaggio voglio trasmettere a mia figlia, sul motivo che dovrebbe spingerla a fare altrettanto?
      Almeno, cosi la penso io. Sono d'accordo con te pero' che il rischio di banalizzare un argomento molto complesso è dietro l'angolo, e io in fondo sono troppo ignorante sul tema.

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  6. Scusa, mi sono scaldata un po', è un tema che mi fa ribollire il sangue :-D

    Aggiungo un paio di postille:
    - in Francia ci vivo e l'idea di vietare il burkini è stata una gran cazzata a livello strategico / politico, come tante altre fatte dal governo in questi mesi
    - le ragazze e le bambine, nella loro innocenza, convivono quotidianamente velate e mezze nude e sono amiche e non vedono alcuna barriera, proprio come sono sicura avremmo fatto noi alla loro età.
    - nelle classi sociali piu' basse, invece, queste differenze tendono ad acuirsi, come succede sempre, quindi i simili si cercano e le ragazzine vivono in famiglie di forte stampo maschilista, a scuola sono meno seguite dei loro fratelli maschi etc. Niente di buono insomma.

    Sono d'accordo che anche noi siamo ancora in parte schiave di una società maschilista, pero' dai, il paragone non regge. Ne siamo spesso consapevoli e lottiamo, lottiamo ogni giorno per migliorare, per non lasciarci soggiogare e i miglioramenti, nonostante abbiamo sempre qualcosina di cui lamentarci, ci sono stati e sono tangibili.

    Un caro saluto
    F

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    1. In Francia vivo anch'io e, dove sono, ci sono tantissimi musulmani. All'inizio trovavo bellissima questa mixità. Tra un po' avrò paura a girare senza il velo. La laicità va difesa. Nessuna religione deve prendere il dessus di un'altra.

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  7. A proposito di uomini che prendono decisioni sul corpo della donna in quanto tale senza distinzioni culturali o religiose http://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2016/01/19/mestruazioni-donne-tampon-tax

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  8. Io quest'estate ho messo il costume intero al mare.
    E mi sono sentita libera ( perdonami il termine che dovrebbe essere utilizzato in tutt'altri contesti). Sono stata criticata e derisa e me ne sono altamente fregata. Ero comoda. Ho giocato e nuotato con i miei bambini senza dover pensare a rotoli, rotolini, pancetta e parti intime esposte. Me la sono goduta. il bikini fino ad oggi mi era stato comunque imposto, piccolo e scomodo. Da chi?
    Appunto.

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  9. esprimersi sulle cose "davvero" importanti è pura inutilità, della quale, alle volte, davvero non riusciamo ad esimerci!

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  10. Bellissimo post, capita anche a me di fare le stesse riflessioni e non ho risposte, ma non per questo ho intenzione di smettere di farmi domande.

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  11. si vabbè niente burquini, le donne devono essere libere di vestirsi come vogliono.

    possiamo dimostare che tutte quelle che indossano il burquini sono costrette a farlo? E se anche sono due di loro lo indossassero perchè pensano sia giusto e rispettoso? Che facciamo? Le priviamo della loro libertà?
    E poi andiamo dai cinesi con la Brambilla a dirgli "Uè ciaina, i cani non si mangiano!"

    E poi arrivano gli inglesi o gli americani da noi e ci dicono "italiani, siete orrendi, i cavalli non si mangiano". e noi subito a indignarci.

    son cose talmente stupide che non vale la pena parlarne.
    Ma è veramente Difficile non parlarne.

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  12. Vogliamo parlare del grembiulino a scuola? (Scherzo, su).
    Sinceramente non ho seguito molto la faccenda, mi è sembrata una di quelle notizie dell'estate per occultare qualcos'altro.
    Ma ti voglio raccontare questa l'altro giorno ero in spiaggia col mi figliolo, una donna pakistana (?) faceva il bagno con suo figlio. Lei vestita, lui il bimbo in costume. Il marito guardava dalla battigia. Mio figlio mi ha chiesto: "Perché quella mamma non si toglie i vestiti?". Io non ricordo cosa ho risposto, avrò detto qualcosa a proposito di un paese diverso cultura diversa e bla bla bla. Altro giorno, stessa spiaggia, sempre io e mio figlio. La vicina di ombrellone, mia coetanea, prendeva il sole in topless. Mio figlio mi ha chiesto:"Perché quella mamma non si copre le tette?" Io non ricordo cosa ho risposto, avrò detto qualcosa a proposito di libertà individuale cultura e bla bla bla.
    Io non so ma ogni cosa è pregna di stratificazioni di sensi di cultura e di ignoranza che è molto difficile da spiegare senza essere di parte ogni volta.
    Vale sempre credo "la tua libertà finisce dove comincia la mia". E fin qui tutto bene.

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    1. perchè quella mamma non si copre le tette?

      é esibizionista.

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    2. D'accordo, assolutamente. Il tema è: a parole la spieghiamo. A fatti però, mi ritrovo, come in tante altre occasioni, a spiegare una cosa alle bimbe (non ti vergognare del tuo corpo, ma ascolta il tuo senso del pudore) e a pretendere che mi credano, quando il mondo fa il contrario di quello che io predico in casa. :)

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  13. Visto dalla Francia, a Lione, ieri, al giardinetto con lo scivolo per i bimbi: la mia vicina con il velo e il vestito lungo, seduta accanto al marito, conversa tutto il pomeriggio con una tata che conosce bene in minigonna e con un décolté vertiginoso. Si le due realtà possono convivere, in quei giardinetti i bambini giocano insieme, non importa come son vestiti.

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    1. Non intendo dire che non si può stare vicini, essere amici o conversare. Mi chiedo se ci si può veramente capire, anche se capire sempre non è necessario, secondo me.

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