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giovedì 14 aprile 2016

Perché non voti?

La mia visione dell'astensionismo: ho voglia di scrivere ancora su questo argomento, NON perché io ritenga la mia scelta giusta in senso assoluto: è solo quella che alla mia persona fa un po’ meno schifo.
E non scrivo neanche per scolpire sulla pietra un’opinione che un giorno potrebbe mutare. Personale, imperfetta, compromissoria.
Non voglio neanche convincere qualcuno a fare lo stesso; magari un giorno lascerò da parte questa indifferenza che mi impongo nei confronti della politica nel mio paese. La cosa davvero assurda è che una mia scelta di protesta, incontra gli appelli a non votare del nostro premier, che nessuno, in effetti, ha votato, e dunque paradossalmente, si traduce in un gesto filogovernativo.
Queste comunque sono le osservazioni che mi fanno quando dico che non andrò a votare né domenica né a seguire, di seguito le mie risposte. Ripeto, opinabili e, forse, temporanee.

 Mamma, le tue sorelle hanno lottato per ottenere il diritto di votare. Non vorrai che te lo tolgano.
Appunto per questo rifiuto un istituto che ha avuto valore, il valore della partecipazione a qualcosa che stava nascendo dalle ceneri del fascismo, ma ora è stato svuotato del suo senso. Nessuno comunque può toglierci il diritto di votare solo perché non lo esercitiamo, e se lo facessero, lo farebbero comunque in maniera anti-democratica, e l'astensionismo potrebbe rappresentare un pretesto, certo, ma non sicuramente una motivazione inquadrabile negli istituti dello stato di diritto.
Non sopporterei che alla tv dicessero che gli italiani non vanno a votare perché sono scemi e sono tutti a Riccione per il weekend. 
Se dicono che tutti gli italiani sono scemi e vanno al mare, posto che sia vero e non che molti, come me, rinuncino consapevolmente a un diritto, stanno comunque ammettendo di aver fallito come politici, come comunicatori e come statisti. E chi si beve la storia che gli italiani non vanno a votare perché sono scemi, bé, dev’essere quantomeno ingenuo. Il disinteresse è comunque un termometro piuttosto attendibile, a mio parere.

porto di Ravenna

Se non voti Sì, rinunci alla possibilità di salvare il mare di Ravenna/ Se non voti NO, rinunci alla possibilità di salvare i posti di lavoro dei tuoi fratelli di Ravenna. 
Mi sono un po' informata sulla questione. Ho letto di tutto e il contrario di tutto. Se non posso considerare attendibili le maggiori testate nazionali, come posso fare una scelta così tecnica, così fuori dalle mie competenze e dalla mia quotidianità? E come può la maggioranza degli italiani decidere in merito, condizionando peraltro quello che non è un bene solo nazionale: il mare?
Non metterei una decisione di questo tipo nelle mani della maggioranza degli italiani. Metterei questa decisione nelle mani di un ministero competente che si vergogna e si dimette se fa delle porcate che poi vengono scoperte dai giornali. Metterei queste decisioni nelle mani di un organismo di vigilanza. Metterei queste decisioni nelle mani della comunità internazionale, che l'ambiente è di tutti.
Ci sono dei posti di lavoro a rischio: ma non si riesce a capire quanti. Ho letto cento, tremila, diecimila.
Per quanto riguarda la questione ambientale, ho capito che non si tratta di smantellare piattaforme nella speranza di rivedere i cavallucci marini a Marina di Ravenna (ho sentito anche questo), bensì di sanare un’anomalia della legge (ma che strano): da gennaio le concessioni sono fino, potenzialmente, ad esaurimento giacimento; se vince il sì, la concessione sarà limitata nel tempo (si parla comunque di decenni). Se vince il sì, si abroga una clausola entrata in vigore pochi mesi fa, capite, non si sta facendo un'operazione migliorativa, ma non peggiorativa. NON ci stanno chiedendo di salvare il mare, ma di non estendere le concessioni (e soprattutto gli interessi legati alle royalties). La situazione ambientale rimarrà quella che era fino a gennaio 2016: direi non brillante.
Trattasi di meno di cento impianti che non garantiscono neanche minimamente l’indipendenza energetica dell’Italia.
porto di Ravenna
Entrambe le scelte comunque hanno un risvolto per la mia etica; ma in termini pratici non si traducono neanche lontanamente in quello che ho sentito dire (o sei con la natura o sei con i lavoratori; o sei per il mare o sei per l’indipendenza energetica del paese).
Gli interessi da difendere sono, di nuovo, eminentemente politici ed economici (screditare l’uno o l’altro, aizzare le folle su Facebook, infastidire qualche specifico magnate dell’energia, magari per favorire  altri interessi).
La semplificazione è portata al parossismo. Di nuovo, si sta abusando della mia attenzione e del mio tempo.
Il voto diventa un istituto con poco senso, quasi quasi porta la gente, stremata, ad adempirlo per archiviare, in coscienza, il problema della partecipazione.
Conosco un sacco di persone intelligenti, e molte di queste ad oggi mi dicono: io quasi quasi non sono convinto che la democrazia funzioni.
Chi dice io sono per l’anarchia, chi dice boh, io semplicemente non ci credo più; chi dici sì bella la democrazia ma noi siamo in Italia.
L’altro giorno un’amica mi ha detto questo, e con questo concludo: “L’Italia è un paese bellissimo, ma se ci vivi perché c’è una bella democrazia, allora devi essere un po' cieco”.

21 commenti:

  1. Io domenica non credo andrò a votare. Eppure mi sono informata. Ma come dici tu, non abbiamo le competenze per un voto simile, e io ammetto che non saprei proprio cosa votare.

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  2. Mio papà è anarchico, nel senso di libertario, e ha sempre cercato di convincermi a non votare, eccetto per i referendum che dovrebbero essere l'unica forma di democrazia diretta che abbiamo.

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  3. Sono anche io divorata dal subbio sull'andare o meno e su cosa votare. Che roba difficile questa finta democrazia.

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  4. Bakunin afferma la convinzione che l'uguaglianza, la giustizia e la pace sono impossibili mentre le masse lavorano incessantemente tutta la loro vita senza sosta,
    producendo una grande ricchezza di cui in realtà possono usufruire solo di una minima parte..
    Egli sostiene anche:
    " Libertà senza socialismo è privilegio e ingiustizia mentre il socialismo senza libertà è schiavitù e brutalità"
    e per Bakunin Socialismo significa solo pari opportunità per ogni essere umano.
    Quando le aziende e i proprietari terrieri producono nulla, ma guadagnano la pace esaltata, la giustizia,
    la libertà e il sudore della fronte dei lavoratori, il socialismo è una falsità.

    [...]

    Ma, cosa più importante, Bakunin esige che lo Stato debba essere abolito, o non ci sarà mai libertà per tutti,
    e l'umanità rimarrà servitù. Bakunin: "E 'necessario abolire completamente,
    sia in linea di principio che di fatto, tutto quello che è chiamato il potere politico; perchè fintanto che esiste il potere politico,
    ci saranno governanti e governati, padroni e schiavi, sfruttatori e sfruttati. Una volta abolito,
    il potere politico dovrebbe essere sostituito da una organizzazione delle forze produttive e di servizio economica ".
    Bakunin non ha previsto la venuta del globalisti d'Elite,
    e l'aumento della propaganda moderna. Questa propaganda ha definito Anarchia come il caos,
    quando al contrario è il caos che abbiamo, pur vivendo in una quasi tirannia. Questa propaganda è il lavaggio del cervello delle masse che chiedono, anzi supplicano, lo Stato per la libertà e la giustizia - inconsapevoli che lo Stato è il più grande "Master Slave" dell'umanità.


    http://www.illuminati-news.com/mikhail-bakunin.htm


    Il padre di V@le ha capito tutto. ;-)

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  5. Hai detto tutto benissimo. Io non lo so, sono qui a contorcermi perché proprio non riesco a vedere una decisione mia in senso positivo, ovvero non legata ad una scelta per disperazione o per mancanza di alternative.
    Non lo so e più vedo la gente attorno che strepita convinzioni meno lo sono io convinta e mi sento il sapore acido in bocca pensando proprio alla democrazia. Che sarà pure bella sulla carta ma poi tocca che della mia vita decide una massa che trovo nella migliore delle ipotesi repellente. D'altronde l'anarchia mi è molto lontana -anche la versione ipotetica ed ideale dell'anarchia- e qui sul serio le alternative sono peggio.
    Insomma sono sempre dell'avviso che ho scritto nel post sotto ma contemporaneamente mi chiedo se faccio bene e sono piena di dubbi. Non lo so e mi domando come facciano quelli con i figli come te a trasmettere il necessario e giusto senso di fiducia nel voto e nelle persone e nella politica intesa nel suo significato migliore al di là dei partiti. Non lo so.

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    1. Alle bimbe intendo trasferire fiducia nelle idee politiche (che hanno già, senza saperlo. Pensa hanno deciso di avere un salvadanaio comune per avere più soldini messi assieme e stamani hanno indetto una riunione per decidere in quale giornalino spendere tre euro. E no, non vince la maggioranza: fanno qualcosa solo se sono tutte d'accordo. E non le ho obbligate io :D), ma non certo nelle attuali istituzioni italiane, né nel voto per le trivelle, né nei politici italiani.

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  6. Ciao Vale, ti leggo da tanto, ma non commento mai. Questa volta però voglio farti sapere che condivido al 100% le tue considerazioni. E che mi fai sentire un po' meno sola nella mia convinzione di non andare a votare. In generale non capisco perchè noi semplici cittadini dobbiamo essere chiamati a prendere una decisione su un argomento che richiede conoscenze tecniche di un certo livello. Coem se dovessimo votare sulla cura che ci deve somministrare un medico. Io potrei capire un referendum sulle unioni civili, per dire. E anche qua ci sarebbe da ridire perchè, insomma c'è una classe politica deputata a prendere certe decisioni, no? Il nostro compito dovrebbe essere andare a votare chi rappresenta le nostre idee e lasciar gestire a loro i dettagli su come realizzarle. Ma io non vado neppure a votare e mi sento rimproverare il fatto di non utilizzare lo strumento principe della democrazia, di lasciar scegliere agli altri e secondo loro non dovrei neanche permettermi di criticare chi è al governo,perchè non ho fatto nulla per evitare che ci andasse. Il fatto è che io non voto perchè non ho fiducia in nessuno dei partiti tra i quali posso scegliere. Anni fa durante un viaggio in Egitto ai tempi di Mubarak la guida mi spiegò che da anni da loro c'erano "libere" elezioni, ma il candidato era uno solo. Pure elezioni di facciata, che libertà posso esercitare andando a votare per un candidato unico? E così mi sento ora in Italia, non c'è un candidato unico, ce ne sono tanti ma ai miei occhi non vedo differenze. E io esercito la mia libertà ed esprimo il mio dissenso proprio non andando a votare. Sogno che un giorno uno di questi governi, eletto da altri e non da me, dimostri di essere non dico onesto, ma capace almeno di affiancare la ricerca del prorpio interesse a quello dei cittadini. E allora quando si dovesse ripresentare, lo voterei. Emy

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    1. Ecco, hai scelto un bell'esempio (Mubarak) per spiegare che il voto non è necessariamente democratico. E poi comunque io ho smesso di votare da quando l'unica scelta che ho sono partiti che difendono praticamente solo interessi economici di qualche casta e rapace liberalismo e che da decenni danno solo prova di malgoverno. E chi dovrei scegliere? Tapparmi il naso non basta più.

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  7. Anch'io in questi giorni ho cercato di capire meglio la situazione, e sempre di più mi è salito il nervoso per l'inutilità e lo spreco di tempo e di soldi che sta dietro questo referendum.

    Lo strumento del referendum viene usato per altri scopi (faide politiche interne al PD soprattutto) snaturandolo e svilendolo sempre di più. Come giustamente dici, non è pensabile che la popolazione si metta a studiare materie non sue e prendere decisioni così tecniche, usando magari il voto per "lanciare un segnale".
    Ma segnale de che???
    Bisogna coltivare e scegliere nel modo giusto la classe politica, e dopo lasciare a loro le scelte tecniche e strategiche, per poi bocciarle o premiare con il nostro voto successivo.
    Dovrebbe essere così, anche se purtroppo in Italia il sistema si è inceppato.

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    1. Ecco, dovrebbe essere esattamente così.

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  8. io andrò a votare.
    voterò come coscienza mi impone, col mio pensiero e le mie convinzioni che battono sull'anima...
    e spero di convincere i miei congiunti e le persone con le quali mi relaziono a fare altrettanto

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    1. E fai benissimo. Ma per convincere altri devi portare argomenti più forti dello schifo che provano quelli come me.

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  9. Anche io andrò a votare. Non mi piace l'astensionismo perché sono in pochi ad esercitarlo con coscienza. Quei pochi li rispetto. I politici che lo invocano invece non mi piacciono, c'è sempre il rischio di fare leva sulla pigrizia e sul disamore per la cosa pubblica (motivatissimo, ahimè).

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    1. Non sono in pochi, un sacco di gente che conosco non va più a votare o ci va, da anni, completamente schifata. Forse sono io che conosco gente sopra la media, non so :)

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  10. Pensa che a me preme andare a votare anche (e non di meno) per non assecondare l'invito all'astensione di alcuni politici (dubito che al prossimo referendum di Ottobre invocheranno l'astensionismo come strategico per il non raggiungimento del quorum). Votare ha un costo, eppure il referendum non è stato volutamente accorpato alle imminenti amministrative. E poi, è il concetto stesso di democrazia che cozza con la non partecipazione, sotterfugio per il mantenimento dello status quo. Ognuno dovrebbe votare secondo coscienza e con la massima consapevolezza (si spera): alla classe politica non resta che prendere atto di come si è espressa la volontà popolare.

    RossellaCz

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    1. Ti appoggio su tutto tranne sulla non partecipazione come mantenimento dello status quo: lo è in questo contesto perché Renzi è un idiota. Ma in generale, il voto non serve a fare la rivoluzione: è un istituto della democrazia, e dunque del sistema, giusto o sbagliato che sia.

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  11. Io voterò stamattina. Per diritto. E dovere civico. Come ho sempre fatto. Non mi piace l'astensionismo né quello fatto con coscienza né quello 'namo al mare che è mejo. ;_))

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  12. Hai letto Saggio sulla lucidità di Saramago?
    Io penso sempre che il paese senza nome di cui parla nel libro sia il nostro.

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    1. No, quando mi hanno detto che era più peso di Cecità ho desistito. Sapendo che non amo le emozioni forti sui libri, pensi che dovrei leggerlo?

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  13. No, se non ti è piaciuto Cecità, direi di no.
    Pero' l'idea secondo me è bellissima, immaginare cosa succederebbe nella capitale di un paese in cui alle elezioni amministrative il 70% della popolazione vota scheda Bianca, e in seconda consultazione l'80%. Il libro racconta proprio della lucidità ( da cui il titolo) in cui i cittadini resistono e combattono l'arroganza di un potere che li definisce sovversivi Perché votano scheda Bianca e che cerca con mezzi scorretti un capro espiatorio.
    Poi la città è la stessa di Cecità, fra i personaggi c'è la moglie del medico ( l'unica che in Cecità non perde la vista), quindi mi sa che è troppo peso anche questo!

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