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Qui a BucoDelCulo

Questa sera le bambine mi hanno convinta a portarle a sbirciare una partita di calcio, proprio io che mi vantavo che siccome nessuna aveva scelto uno sport di squadra, non avrei mai dovuto sorbirmi noiose ore sugli spalti a fingermi tifosa.
Il campo di calcio è attaccato alla chiesa, e la mistica BucoDelCulo, in occasioni calcistiche, è disposta ad accogliere nel cortile parrocchiale anche le pecorelle smarrite.

Il campo da calcio è abbastanza grande e le colline si affacciano su di esso.
Dietro agli spalti c'è uno spiazzo dove in occasione della festa paesana viene montato un palchetto e si balla il liscio. Stasera è un brulicare di bambini: chi in bici, chi in triciclo, le mie sui roller. Moltissimi parlano arabo tra loro e italiano con gli altri bambini.
Due donne vestite all'occidentale, velate; due invece con lunghi abiti e lunghi veli tinta unita.
Qualche vecchio con le mani unite in fondo alla schiena. To', c'è il mio vicino, fuori casa sembra più vecchio.
Qualche coppia, un paio di donne italiane che portano la borsa nell'incavo del braccio.
Alcuni che si apostrofano tra loro ad alta voce, ridendo, con un accento romagnolo pesante e qualche acuto nella voce.
Un uomo della mia età che osserva il figlio in bici mentre beve una birra dalla bottiglia, conosce tutti e parla dialetto come un vecchio.
Una famiglia di serbi biondissimi: lei mi ha detto che spesso le chiedono con insistenza perché se è musulmana non porta il velo e non si accontentano mai dell'unica risposta che le viene in mente: "perché no".
Le bimbe scorrazzano sui pattini e poi si fermano in fondo alla pista a chiacchierare con un compagno, uno che viene definito terribile dalle maestre ma che a me sembra così simpatico, e anche alle bimbe lo è: passano con lui l'ora alternativa alla religione cattolica dall'asilo. Mi hanno raccontato che una volta all'intervallo è  tornato a casa da solo. Abita dietro alla scuola e ha detto alla sua mamna che c'era sciopero degli insegnanti. Se non che la scuola ha sguinzagliato le bidelle, che lo hanno ritrovato a casa, in totale serenità,  che guardava i cartoni animati accanto alla mamna ignara. Insomma, a me le cose gravi nella vita, sembrano altre.
La partita finisce, e i primi giocatori escono dallo spogliatoio sudati e con il borsone e tornano a casa attraversando il cortile. C'è anche qualche ragazza che gioca a calcio. Un po' di mamme e un po' di babbi. Due bambini, si rotolano sul prato facendo la lotta.
Una donna, l'unica persona "alla moda", tiene per mano una bambina disabile.
Io sto seduta su un gradino, abbraccio le mie ginocchia, e fisso le bimbe attraverso gli occhiali.
Sono un'estranea anche qui, dietro casa.

Commenti

  1. dovresti dire alla tizia serba che "perchè no" è la risposta più irritante al mondo.
    Glielo chiedessi io, preferirei un no comment per risposta.
    Ma "perchè no" mi fa proprio girar le palle.

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  2. Tanto affetto tanto :)

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  3. Questo sentimento di solitudine non è dato dall' umanità, così vera e varia, che descrivi. Purtroppo ci sono persone che se lo portano dentro, questo senso di estraneità perenne e di non appartenenza. Non è necessariamente negativo. Tu sei come l' io narrante di un romanzo. Tra tutti i personaggi è quello che riesci a connotare meno, quello che ti sfugge e la cui personalità rimane meno definita.
    Però è quello attraverso i cui occhi conosci tutti gli altri. È quello che ci vede meglio di tutti, più a fondo e più a vasto raggio. Per forza di cose ne deve restare un po' fuori. Io mezzo della mischia non è un buon punto di osservazione.

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    1. Grazie, è vero. Sfuggo alla mia osservazione.

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  6. Anche io spesso mi sento fuori posto in ogni luogo e mi capita di vedere tutti felici e accoppiati ma credo sia depressione post separazione .... cmq scrivi veramente bene e con tanta sensibilitá ......un abbraccio enrica

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    1. sono passata per quella fase ed è passata. Coraggio.

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