Privacy Policy VOLEVO FARE LA ROCKSTAR: Costanti

martedì 7 aprile 2015

Costanti

L'altro giorno io e Bea ci stavamo sciallando al centro benessere (vi ho già detto quanto io non sia immune dal fascino intramontabile delle terme, e in particolare del bagno turco, e siccome una seduta-benessere, per via dell'andazzo del capitalismo, costa più o meno uguale dappertutto, abbiamo scelto, in questo caso, una bellissima villa con vista campi da golf, che era anche l'unica che aveva posto "ora, subito, il tempo che mi depilo approssimativamente") e parlavamo di desideri e di futuro e di costanti e di passato.
E' stata una conversazione utile e che ha continuato a lavorare nella mia testa anche quando sono andata a letto.

Stavo pensando che nonostante la frequente insoddisfazione e la ricerca di qualcosa di diverso, che non so cosa sia e dove stia - lo sto focalizzando piano piano - ecco, dicevo, ho anche raggiunto delle cose molto belle, delle cose che se ora le dicessi alla me stessa bambina, su un'altra dimensione, forse le darei alcuni buoni motivi per affrontare un po' di anni difficili.
Tipo il fatto dello scrivere, no? Ho sempre trovato nei libri dei veri e propri fratelli, e nello scrivere una forma di espressione e consolazione quasi atavica, quasi fisica, e ora mica sono diventata una scrittrice come desideravo, né è più una mia ambizione, però scrivo da quasi dieci anni, e ho visto il mio nome spesso, a firma di qualcosa. La prima volta, ricordo, era circa nove anni fa, e il giornale locale mi aveva assunta come collaboratrice (bè, assunta è una parola grossa, però mi pagavano - poco ma non pochissimo - e avevo un contratto di collaborazione giornalistica), e la prima volta che mi chiesero di rielaborare il comunicato stampa tipo della festa paesana di BucoDelCulo, io ne feci tre diverse versioni, ci misi alcune ore, e portai il tutto il redazione tramite un cd perché non avevo internet a casa. Invece l'ultima cosa che ho scritto è una specie di ebook che riassume i dati di una ricerca sugli italiani e le email, e non c'è il mio nome sopra, come è giusto che sia, però lo so bene che l'ho scritto io (al progetto di ricerca però abbiamo lavorato in tre eh ;) ), e di questa ricerca ne hanno parlato La Repubblica, il Corriere della Sera, e altri.
Allora, alla me stessa che andava a fare la cameriera con angoscia, le vorrei dire che troverà un buon lavoro e scriverà tutto il giorno, ecco.
Oppure le bambine. Sapete quando ci si sbatteva in giro la domenica sera senza un senso, quando si tornava a casa e non c'era nessuno che ti aspettava? Ecco, glielo vorrei dire, alla me stessa che si chiedeva un giorno sì e un giorno no se buttarsi con la macchina giù dal burrone, che la vita ha senso.

Con Bea ci chiedevamo, a proposito delle cose che desideriamo, di quello che siamo e siamo state, se c'è mai stata una costante.
E sulle prime è sembrato difficile trovarne una, perché negli anni si cambia tanto, però poi continuando a pensarci ne ho trovate un paio, e forse può essere un esercizio interessante anche per voi. Tra l'altro c'è una cosa da dire: persone che leggo (ma anche io eh), sono spesso monotematiche, o almeno mono-matrice. Ci abbiamo i chiodi fissi, ci abbiamo, e quando scriviamo questo è ancora più evidente.

Scommetto che se vi chiedo "qual è stata la tua costante degli ultimi quindici anni", voi ci dovete pensare qualche minuto, mentre io, se vi leggo, o se vi ascolto, o se siamo amici, ve la so dire a colpo sicuro. E voi potete dire lo stesso di me. Comunque, le costanti che ho individuato per me sono:

  • la costruzione e la perseveranza: sebbene io sembri una tipa che molla il colpo facilmente, m'impunto poco - addirittura l'altro giorno un collega mi ha detto che gli risulta impossibile immaginare me incazzata (ma no, è possibilissimo, è che lui è una tra le persone più genuinamente simpatiche che conosco) - io sono una che in fondo non molla. Anche se al lavoro sparo novantasei idee geniali al minuto e ne concludo una se va bene. Anche se a casa sono quella che dice più spesso "basta, fai come ti pare e lasciami in pace". Io sono una resistente, e lo sono sempre stata. Pur avendo cambiato svariate volte stile, lavoro, fidanzati, amiche e composizione familiare.
  • Non ho trovato un termine migliore per definirlo, ma direi il pensiero politico. Ho sempre avuto (più dall'università in poi, ca va sans dire, ho fatto scienze politiche) la tendenza a ragionare in termini, come dire, "macro", a fare le mie scelte anche in base all'evidenza che sono parte di un sistema, anche se non faccio che criticarlo. Figuratevi che quando sono rimasta incinta per la seconda volta sono andata dalla ginecologa piangendo e farfugliando qualcosa circa il controllo delle nascite e la teoria maltusiana della sovrappopolazione in relazione alle risorse del pianeta. Poi ho visto la faccia di Carolina e ho pensato che in fondo avremmo dato da mangiare anche a lei. Ero una che piangeva di fronte al telegiornale, una che andava in vacanza al mare con l'amica e spariva tutta la mattina al bar con Repubblica, che il barista mi chiedeva se stavo leggendo o studiando. Sono una che ha smesso di leggere di politica, che ha smesso di votare, ma che continua ad avere il chiodo fisso del sistema: che ci faccio? Come mi ribello? Come convinco gli altri a resistere?
  • Un gusto estetico per il periferico, il borderline, le fabbriche, i murales, i carceri, i palazzoni.
Spero che unitamente a un antico gusto per l'occhiale gigante (che l'Ale dieci anni fa mi chiedeva già che cosa passavano sui miei televisori), tutto questo non faccia di me una hipster ante litteram :)
Scommetto che se questo blog esistesse ancora tra dieci anni, potrei confermare queste costanti.
Voi ne avete? Io dico di sì.

20 commenti:

  1. Ecco, se dovessi dire la mia, penso che una delle tue costanti sia la ricerca: di nuovi traguardi, di nuovi approcci alla vita, di cambiamento, di miglioramento.
    Per quanto riguarda la scrittura, poi, sei giovane, ne avrai da scrivere ancora.

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  2. Io avrei detto che eri una iper-tenace (o resiliente, se non è troppo maistream), si vede che non mi sbagliavo.
    Le mia costanti sono l'inquietudine e il sarcasmo. E il sonno.

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    1. Aw! Mi hai sgamata, non mi sarei mai definita resiliente ma in fondo era quello che volevo dire :)

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  3. scrittura sicuramente. ricerca dell'autenticita', dell'onesta' intellettuale su tutto e tutti. poi mmmh...ci devo pensare. bello spunto! aiuta a navigare in un groviglio che a volte, nei momenti bui, mi appare davvero senza senso.

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    1. È un po' un tentativo di guardare indietro e non vedere una sconosciuta nei tuoi panni.

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  4. Lo scrivere ed il leggere costanti da sempre, insieme alla curiosità sana, quella che non ti fa mai smettere di aver voglia di migliorare e di crescere.
    Per un periodo ho avuto anche la fissa di una famiglia tutta mia,per compensare quella non ho potuto avere.
    E la musica jazz, sempre.
    Cris B.

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    1. Il jazz? Dai! In genere i gusti musicali sono variabilissimi.

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    2. Lo adoro da quand'ero piccola,merito di mio nonno.
      A 17 anni c'è chi scappava di casa per vedere Duran Duran e simili, io per vedere Miles Davis :)

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  5. Bel post. Quasi un tirare le somme senza farlo davvero.

    (Tra le mie costanti direi: la ricerca continua dell'amore - in senso ampio - e l'inquietudine con annessa ricerca della stabilità!)

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  6. le mie costanti, da sempre? Direi la lettura, la scelta della " parte del mondo " in cui stare, la curiosità verso tutto, verso le persone, verso ciò che non so, verso la vita in generale.
    Emanuela

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  7. Non so. Ci devo pensare a lungo. Mi viene in mente quell'episodio di Lost in cui Desmond parlava di costanti. Mi era piaciuta l'idea.
    Una tua costante è invece la coerenza. Difficile avere coerenza. Ma tu invece ce l'hai. Bella Polly.

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    1. Ma coerente per dire monocorde? :)

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    2. ;-)
      Macché monocorde! Intendevo coerente con le cose con il mondo con se stessi. Tipo tu sei una rimasta fedele a te stessa. Nonostante i cambiamenti.

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  8. <>... è normale che io faccia davvero fatica a rispondere, nonostante quindici anni siano quasi la mia vita intera? Non so, mi sembra di cambiare ogni minuto, se però penso a me stessa dalla nascita ad adesso mi trovo sostanzialmente sempre uguale... belli questi esercizi di riflessione, ti fanno realizzare come spesso i pensieri che ti passano per la testa più frequentemente non riguardino le cose veramente importanti, come la conoscenza di se stessi... Grazie per l'ottimo spunto =)

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    1. Be, se hai poco più di quindici anni è perfettamente normale che tu sia cambiata così tanto da non trovare costanti guardando indietro :)

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  9. Ma lo sai che non lo so?
    Forse l'esser sempre spiantata, l'abitudine a farmi i conti in tasca, la bambinitudine, mai abbandonata, la ricerca di una dimensione solitaria, il "fare a meno", e l'introspezione maniacale.
    non un bellissimo quadro. Forse era meglio non pensarci!

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