Privacy Policy VOLEVO FARE LA ROCKSTAR: "Mamma, che cos'è la prima comunione?"

sabato 21 marzo 2015

"Mamma, che cos'è la prima comunione?"

Camilla mi ha chiesto informazioni circa la prima comunione: pare che le sue amiche che si stanno preparando non le abbiano spiegato che non si tratta di un party in maschera ma di un momento intimo di incontro con il loro Dio. O forse è stata lei che non ha colto.
Le ho chiesto se vuole che andiamo a messa, a capire di che cosa si tratta e a valutare se è interessata, e lei ha acconsentito, chiedendomi se per pregare si intende recitare il namyhorengekyo. Che topina. Per fortuna nel giro di un paio di giorni ha cambiato idea ed è tornata ad interessarsi di Lucy Van Pelt, pattinaggio e disegno: per me, assistere a una messa è qualcosa di decisamente disagevole, anche se ho cercato di non farlo trapelare per non influenzare la sua decisione. Devo dire che due anni da Intimissimi mi hanno reso quasi un'attrice professionista.


Le ho anche raccontato a grandi linee la mia prima comunione, cercando di arginare un poco la mia storia, così ingombrante.
Quando era ora di fare la prima comunione, io ero appena rimasta orfana.
Mio padre, negli ultimi anni della sua vita, era passato dalla piccola criminalità alla religione, e io lo ricordo come uno col Vangelo sempre a portata di mano e di una spiritualità carismatica e militante, una specie di Fra Cristoforo dei Promessi Sposi; lo stesso prete della comunità di cui, da anni, era diventato il braccio destro, era ed è un uomo estremamente in gamba: un duro segnato da tutto quello che ha visto, ma quando lo incontro, ottantenne, mi abbraccia e mi dice, il tuo aspetto è inconfondibile, ricorda sempre che la mia casa è la tua casa. Anche se la sua casa, quando vado, mi si aggrappa allo stomaco e non vuole più andarsene, per giorni, e mi mozza il respiro e mi fa uscire le lacrime come se fossero un'infiltrazione di acqua piovana nella terra, che a un certo punto trova finalmente una via di uscita.
Insomma, io ero una bambina molto triste, all’epoca della prima comunione. Ricordo che il mio primo diario segreto, più o meno a quell’epoca, lo iniziai pressappoco così: “Mi chiamo Valentina e sono una bambina con molti problemi. Mio padre è morto, mia madre non c’è mai, e mio nonno ha appena avuto un ictus mentre prendeva il caffè corretto cognac al Bar Linus”.
Io non so che cosa credevo di trovarci, in quel mio primo approccio alla dottrina, penso che cercavo consolazione; forse, a mio modo, spiritualità, forse speravo ci fosse mio padre, il suo Vangelo, la sua distrazione nei miei confronti, quando mi chiedeva quanti anni avevo.
Trovai bambini che facevano casino, bambine ansiose di avere l’abito da sposina, e catechisti che ci invitavano a raccogliere offerte presso i genitori e naturalmente mia madre non ci aveva mai un tubo da offrire, e la cassettina della mia amica, figlia di un politico, ricordo che era sempre più piena della mia e io mi sentivo in colpa.
Nel giro di tre o quattro sabati pomeriggio in parrocchia, decisi che la dottrina non faceva per me e neanche la comunione.
Mia nonna paterna ci rimase male. Fece un pressing serrato, riesumò il ricordo di mio padre molte volte, mi promise anche un orologio. E così, un paio di anni dopo ci riprovai, questa volta in una nuova parrocchia, perché ci eravamo trasferiti presso il nuovo marito di mia madre. Il clima familiare era più sereno, io stavo meglio, mio nonno era più o meno guarito. Eravamo la famiglia più normale della quale io abbia fatto parte.
A casa ci avevamo le foto di Osho e io, a mio modo, ogni tanto facevo qualche meditazione da sola, di quelle trovate sui libri, ma quella non sembrava proprio spiritualità, al confronto di quella egemone, rituale e autarchica che mi inculcavano a dottrina. Se sei relativista chiunque può convincerti, a meno che il relativismo non diventi la tua religione (cosa che poi, per me, è stata).
Ricordo che una catechista si offrì per prepararmi alla prima comunione, privatamente, a casa sua. Era una donna dolcissima. Parlavamo di Dio, mi insegnava le preghiere, parlavamo di Gesù, che io amai molto. Era anche la persona che gioiva dei miei 10 nei temi quando mia madre mi diceva “Non credere di sapere tutto solo perché scrivi”.
Così, feci una specie di percorso spirituale, anche se forse ero ancora piccola per capirlo davvero, e soprattutto ero decisamente troppo immatura per contestarlo.
Pochi anni dopo decisi di abbandonare la dottrina e l’ora di religione a scuola, con più convinzione che pigrizia.

Con le bimbe, abbiamo parlato anche di altre cose che non hanno a che fare con la mia storia personale, di cose che se vuoi fare parte della comunità parrocchiale devi accettare, e che noi troviamo inaccettabili. Oltre al fatto che la gratuità di certi servizi assomiglia tanto alla gratuità dei social network o del content marketing.
Ho anche cercato di trasmettere una cosa importante che ho imparato: che le scorciatoie non funzionano mai e che agli altri puoi raccontarla, ma tu, tu stessa, devi aver sempre chiari i tuoi fini e i tuoi mezzi: se vuoi una festa, chiedi una festa, non una prima comunione.

Nel frattempo Lucia, che si dichiara pubblicamente politeista come Ulisse, ha confessato alle sue amiche che non è stata battezzata, e le sue amiche le hanno chiesto, ma com’è possibile, saresti morta, lei s’è messa a ridere e ha detto, sì, in effetti non mi sento molto bene.

30 commenti:

  1. Anche il mio Diego (10 anni) non è battezzato ed è circondato da compagni che fra un mese faranno la comunione. Ai bambini non interessa tanto la religione, per loro la comunione è solo l'occasione per farsi regalare un tablet. Sono le maestre che ancora lo guardano come se fosse un alieno. Se ne faranno una ragione, prima o poi ;-)

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    1. Il bello è che non è necessario che le maestre se ne facciano una ragione XD

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  2. Ahahaha! Questo post, Vale, è commovente e dissacrante insieme. Bello il tuo senso così umano del sacro, o come vuoi chiamarlo. Una gran tosta la tua Lucia! Altro che la santerellina manzoniana...

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    1. Ha detto un sacco di cose che mi hanno stupito. Non le riporto qui perché non vorrei allargarmi ad argomenti che purtroppo non mi sento di mettere in discussione, dunque ho circoscritto :)

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  3. mi chiedevo come sarebbe stato. dico: avere un figlio libero di farsi fregare (relativismo, certo, e dal mio punto di vista questo è). e non solo averlo libero (di farsi fregare) ma lasciarlo addirittura al suo destino, perché forse questo sarebbe stato giusto (!). un figlio prete? un figlio commercialista? un figlio militare magistrato politico salumiere? poi gli anni passarono e figli non ne ebbi. di tutto il seme che ho lasciato alla deriva, nemmeno una goccia ha preso forma di zattera antropomorfa. credo che conti davvero poco cosa diventa un figlio. questo, ad oggi. ma certo: non lo so se è vero. per tutti? no, nemmeno per me stesso.

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    1. Ciao,
      un figlio ha tutto il diritto di essere chi vuole essere, come ne abbiamo diritto noi, anche se i nostri genitori ci immaginavano diversi. Certo, è vero.
      Ma se tua figlia ha 9 anni e ancora il suo benessere dipende da quello che tu decidi per lei, non la mandi a fare qualcosa che ritieni potrebbe renderla infelice o limitarla notevolmente. Poi quando sarà abbastanza matura e la sua felicità dipenderà soprattutto da lei stessa, faccia pure, io la amerò sempre.

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    2. Questa cosa mi colpisce: perchè un sacramento dovrebbe limitarla o renderla infelice? Perchè lo dovrebbe fare la religione cattolica?
      Lo chiedo da credente che ha sposato in chiesa un ateo convinto non battezzato, non comunicato e non cresimato ed ha scelto come testimone di nozze una magnifica donna anche lei del tutto atea ed estranea ai sacramenti.

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    3. Probabilmente mi sono spiegata male.
      L'Eucarestia è un sacramento, così come il Battesimo, la Cresima ed il Matrimonio. Tu dici "se tua figlia ha 9 anni e ancora il suo benessere dipende da quello che tu decidi per lei, non la mandi a fare qualcosa che ritieni potrebbe renderla infelice o limitarla notevolmente".
      Mi chiedevo cosa in un sacramento potrebbe nuocere alle tue figlie.

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    4. Scusa, ma come ho detto sopra, in questo post non ho parlato dei motivi per cui credo che la chiesa sia nociva, perché credo che tu debba scrivere su un blog le tue opinioni solo quando sei disposta a metterle in discussione. E io su questo non discuto per il semplice fatto che non voglio offendere nessun lettore.

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    5. Giustissimo. Mi permetto solamente un'osservazione di cui poi tu fari quello che credi più opportuno.
      Ho volutamente detto Sacramenti e non chiesa, perchè son due cose parecchie diverse. Ho frequentato fino ai miei 19 anni, so bene quali e quante sono le ipocrisie che ci sono all'interno della struttura e condivido largamente il fatto che alcune di esse possono essere dannose.
      Solo che i Sacramenti sono un'altra cosa. Se mi dici che tu sei atea, che non credi in Dio, che per te quindi anche i Sacramenti sono poco diversi che il rito andare a magiare la zuppa di ceci il martedì ha un senso. Ma sei troppo intelligente per confondere la struttura con il significato che ciascuno dei Sacramenti ha. Motivo per cui, tra l'altro, anche io penso che alcune Comunioni andrebbero riviste di bel principio, perchè non è il vestitino nè il pranzo nè i regali (per dirti, nella mia parrocchia sono ormai 20 anni che si usano tuniche uguali per tutti messi a disposizione dalla stessa parrocchia).
      Ecco, tutto qui. Ci tenevo solo a esprimerti quella che per me è una differenza fondamentale :) (con il mio nome vero stavolta, che è una argomento importante a cui tengo molto)

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    6. ecco, sono pure rinco e ho sbagliato, pffff

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    7. Sara, anche la confessione è un sacramento, eppure è una pratica che io trovo molto pesante.
      I rituali possono anche essere belli e hanno sicuramente un'importantissima funzione sociale, ma se per me, come dici, hanno lo stesso senso che mangiare la zuppa di ceci al martedì, non riesco a capire il motivo per cui dovrei farli o mandare le bimbe (oltre al fatto che ritengo che un credente potrebbe trovarlo offensivo).

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    8. Su questo siamo perfettamente d'accordo! Sono contenta che siamo arrivate a capirci. :)

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    9. Credo nella scienza, nella fisica e nella matematica.
      Credo nella conoscenza.
      Credo nell'amore e nel rispetto degli essere viventi.
      Credo nell'esperienza.
      Credo che se mio figlio sta male lo porto all'ospedale e non lo affido a nessun altro angelo custode che non sia vestito di bianco, con la targhetta MD al petto e lo stetoscopio al collo.
      Credo in tutto questo. Per il resto sono atea.

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  4. io a 8 anni avevo talmente tanti dubbi sulla mia comunione che il "fatidico giorno" sono svenuta!!! ps: ti ho già detto che adoro il tuo blog e come scrivi?!

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  5. dici cose enormi in poche parole, brava, molto vonneguttiana. =D

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    1. se mi dici così mi metti una gigantesca ansia da prestazione :)

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  6. neppure i miei figli, ora adulti, sono stati battezzati ed hanno fatto la prima comunione; abbiamo sempre cercato di rispondere onestamente alle loro domande sul tema della religione, cattolica, ovviamente, visto la scuola, gli amichetti che andavano a catechismo ecc.ecc. e sono sempre stati consapevoli che, se avessero voluto intraprendere questo percorso, sarebbe stati liberi di farlo, con serietà ed onestà.
    Nessuno dei tre lo ha fatto, sono tre belle persone dalla spiritualità profonda e sincera.
    Emanuela

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  7. Sono contenta di non essere sola! Io ho 4 figlie, nessuna battezzata e ovviamente non hanno fatto, o faranno, la comunione. Mio marito a volte azzarda un "battezziamo le tutte assieme" ma io mi sono sempre opposta: non siamo credenti, le nostre idee hanno poco a vedere con la religione cattolica, non ha senso fare qualcosa di così contrario alle nostre idee solo per far contenti i nonni (e lo zio teologo...). Hanno insistito all'inizio, ma poi hanno capito e accettato. È anche una forma di rispetto per ciò in cui loro credono. Alessia

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  8. Mio figlio dice: Gesù non esiste, è una leggenda.
    Lo so lui, mio figlio, ha quattro anni... e queste cose che dice, credo, le abbia sentite da me. Io sono atea. Ma molto atea. Perché vengo da una famiglia molto molto cattolica. E cnosco bene tutto il teatrino della chiesa e delle scritture. Se non fossi così pigra andrei nella parrocchia in cui venni battezzata solo per fami mettere nella "lista dei cattivi" eliminando quel sacramento fatto a mia insaputa. Ovviamente rispetto i credenti (in qualsiasi cosa), così come io sono libera di credere in altro dio all'infuori di quello che ci hanno imposto o di credere in niente.
    Per esempio della mia prima comunione mi ricordo ecco appunto la festa che ne seguì, i regali inutili che ho svenduto una volta adulta, e il disappunto per non essere morta prima della comunione, che i catechisti dicevano, me lo ricordo bene, che i bambini morti prima di avere ricevuto il sacramento andavano dritti in paradiso. Pensa te che idiozia dovevano raccontare quei cialtroni. Scusami Polly se uso un linguaggio del genere ma sono ancora molto arrabbiata per come hanno deviato la mia infanzia queste dottrine. Le tue figlie un giorno ti ringrazieranno per avere fatto queste scelte. ;-)

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    1. Non mi offendi col linguaggio sono molto atea anch'io.

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  9. Sono un po' fuori dal coro, premesso che rispetto le vostre posizioni.io e il papà di mio figlio abbiamo deciso di battezzare nostro figlio un po' per tradizione, un po' perchè in fondo sia io che lui siamo credenti, a modo nostro, pur non essendo (stati) sposati e pur avendo idee spesso in antitesi con quelli della dottrina ufficiale della chiesa. Inoltre c'è da aggiungere che nel 2006 la nostra parrocchia ancora non prevedeva un percorso simile a quello del corso prematrimoniale, cosa che adesso so che c'è e forse troverei un po' invasivo. io personalmente mando mio figlio in oratorio, che da noi è una realtà piuttosto aperta e accogliente, e devo dire che pur facendo la comunione l'anno prossimo il catechismo lo impegna già abbastanza, tutte le settimane, ma ci va volentieri perchè trova gli amichetti, all'oratorio si gioca a calcio, a calciobalilla, c'è la sala compleanni etc. diciamo che dipende molto in concreto gli operatori come ti fanno vivere la cosa. l'aspetto spirituale, dottrinale da noi è affrontato con garbo, vanno tanti bambini con genitori separati o sposati in comune...anche la mia esperienza è stata buona. Giulia PR

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    1. Ciao Giulia,
      voi sapete certamente che cosa è meglio per vostro figlio.

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  10. La Purulla non è battezzata, al suo asilo raccontano le storie della Bibbia in un modo che a me piace. Raccontano anche di Babbo Natale, del Leprechaun di San Patrizio, di Madre Natura e molto altro, e lei mette Gesù sul loro stesso piano.
    Vi stimo, Lucia politeista in particolare :)
    P.S. Prima o poi verremo a trovarvi, eh!

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  11. Ho avuto la famiglia più normale possibile, con mamma e papà insieme, fra fidanzamento e matrimonio, da più di 40 anni, due sorelle maggiori, alti e bassi, comunioni, cresime, compleanni, festicciole piene di bambini urlanti, ombrellone in prima fila sul mar Adriatico e i sacrifici di papà per farci studiare all'università. Ma quando leggo i post sulla tua vita e le avventure delle tue bimbe penso che loro siano davvero fortunate e che saranno ragazze, e poi donne, davvero speciali, pronte ad affrontare il mondo con intelligenza, creatività e una buona dose di autoironia che spesso è l'unica salvezza. Ho 4 nipoti e vedo da vicino quanto sia difficile, oggi, riuscire a mantenere il candore di un bimbo senza che venga corrotto da consumismo, Peppa Pig, i compagni cretinetti e i confronti con i genitori snob e super spendaccioni. Penso spesso, quando ti leggo, che tu sia veramente tostissima e che le tue bimbe non smetteranno mai di esserti riconoscenti. In bocca al lupo a te e a loro! Francesca

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    1. Francesca, grazie mille per questo bellissimo commento, spero davvero sia così.

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  12. ma alle tue figlie cosa hai detto di babbo natale?

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  13. Che vuoi dire? Che dio sta sullo stesso piano di babbo natale e magari anche del Gabibbo? Non capii.

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