Privacy Policy VOLEVO FARE LA ROCKSTAR: Come quando arriva un ricordo...

domenica 15 febbraio 2015

Come quando arriva un ricordo...

...e vuoi stringertelo addosso

Quando avevo circa dieci anni, mia madre si sposò con un tizio molto in gamba. Lui era (è) una persona a sé stante nel nostro ambiente provinciale: io e mio fratello abbiamo imparato molto da lui. Seguace di Osho, conosceva alla perfezione quattro lingue, era silenzioso e introverso quanto irriverente di pensiero. Ci stupì insegnandoci a fare la raccolta differenziata. Mia madre era all'epoca il contrario esatto, era un'anticonformista a parole.
Tra loro non funzionò, e una sera, al ritorno dal saggio di danza (a ballare facevo schifo), ritrovai le nostre tre valigie nell'appartamento di mia nonna, dove sostammo per sei mesi: io dormivo con mio nonno, mia nonna dormiva in cucina in una branda sfatta, in uno spazio angusto tra il tavolo da pranzo e il fornello; mia madre e mio fratello su un materasso singolo, per terra, in camera con mio zio. Lui, il marito di mia madre, si trasferì in Olanda, poi al mare, poi, ora, credo, in Cina. Lo vidi altre tre o quattro volte, mentre non vidi mai più la mia stanza e le mie cose.
L'altro giorno, mi è venuto in mente questo episodio, di quando abitavamo con lui. I suoi genitori, diciamo i nostri nonni acquisiti, erano due lavoratori indefessi, umili nei modi ma disperatamente determinati. Ricordo che a quell'epoca investirono i loro risparmi nel mattone e io trovai sul tavolino del salotto un atto di compravendita e lessi una cifra a tanti zeri, che oggi, a vent'anni di distanza, trovo ancora considerevole, persino dopo il cambio di conio. Ricordo che mi spaventai e mi misi a piangere. I soldi mi inquietavano, trovavo che avessero qualcosa di sbagliato, di sporco, di brutto. Mi straniva il pensiero che due persone per bene possedessero tanti soldi, e non ero certo stata cresciuta a pane e comunismo: era proprio un pensiero farina del mio sacco. Allora non avevo ancora visto mia madre arrabattarsi con due lavori per pagare l'affitto.

Il secondo ricordo che è arrivato e volevo fermare è di quando ero adolescente. Da ragazzina pensavo di essere una persona in grado di muoversi sulle proprie gambe, intrappolata dalla matria potestà. Solo a diciotto anni cominciai ad accorgermi, letteralmente, che avere la patente non significava conoscere le strade. E dunque ero un'adolescente infelice, ma né più né meno degli altri adolescenti. E mi ricordo che la sera, come faccio ancora, mi lasciavo addormentare dai miei sogni ad occhi aperti. Allora, quasi ogni sera, desideravo svegliarmi a Parigi.
Non avvenne mai. In realtà mia madre una volta ci portò in vacanza a Parigi, ma aveva investito tutti i suoi risparmi in volo e ostello così, in vacanza, limitavamo persino l'acquisto dell'acqua naturale. Avevo quindici anni, litigammo spesso, anche una volta che avevo un brufolo su una guancia e mi rifiutai di chiedere indicazioni a un passante, volendo rimanere sotto alla sciarpa. Ero l'unica che parlava, più o meno, francese, e lei si incazzò tantissimo, togliendomi la parola.
Dunque sognavo sempre Parigi.
Ieri sera ho detto alle mie figlie: "Se poteste sognare qualcosa, che cosa sognereste?".
Loro hanno parlato di un mare di patatine fritte.
Io, io ho desiderato di nuovo di essere a Parigi. Il francese non so cos'ha ma m'incanta.

13 commenti:

  1. Ciao polly, con poche pennellate hai disegnato due belle istantanee della tua vita passata. Anche a me viene spesso voglia di fermare immagini della memoria ridisegnandole con le parole. Proprio in questi giorni, non so perché, continuavano a tornarmi alla mente i primi tempi (duri) della mia gravidanza, così ho deciso di scriverne. Il blog è un bel luogo da trasformare, qualche volta, in album di ricordi...complimenti e a presto ;)

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    1. A me il blog ha aiutato tanto ad accettarmi

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  2. Tu hai una sensibilità e una profondità disarmante. Niente da aggiungere a questi ricordi, se non che ho voglia di stringerli addosso pure io.

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  3. Che bello leggere l'emozione nel racconto di un ricordo. Di solito è così difficile vedere e sentire attraverso le parole. Ma tu ci riesci sempre. A emozionarmi, intendo.

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  4. bello leggere questi ricordi... Parigi cmq effettivamente è un sogno, spesso penso di essere al in un appartementino... eh va beh

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  5. ieri sera e l'altra ho visto su raiuno "l'Oriana" la storia di un mito della mia gioventu' nel senso che sognavo di saper scrivere e vivere come lei. Ecco, trovo che abbiate in comune questa fantastica capacita' nell'esprimere i sentimenti e condivido Michivolo. valeria

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    1. Peccato in alcuni casi non avere la tv. Lei non è tra i miei miti, ma certamente una giornalista con le superpalle e una buona narratrice.

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  6. Parigi ha un non so che di magico anche per me che ci sono stata tante volte, non perde mai il suo fascino...

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  7. Grazie per aver condiviso questi ricordi....Comunque a me, quella bimba che non ritrova più la sua casa, strazia il cuore. Morna

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  8. Grazie per aver condiviso questi ricordi....Comunque a me, quella bimba che non ritrova più la sua casa, strazia il cuore. Morna

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