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Come abbiamo fatto il culo alle tabelline

Suppongo qualcuno si sarà accorto che nei giorni scorsi ero un po’ in crisi. I motivi erano tanti e credo anche mediamente sensati, però volevo parlare oggi solo di una delle cose che mi ha mandato in tilt, perché l’abbiamo risolta: le tabelline.
Del resto, da grande volevo fare la mamma blogger, dunque non protestate che qui si ha da parlare di cose serie.

La settimana scorsa ho litigato con la maestra. Finora non mi era mai capitato: di fronte a un brutto voto non mi sono mai messa il prosciutto sugli occhi per non vedere i limiti delle bimbe. Lascio che siano loro stesse a imparare a conoscere plus e minus delle loro scelte, compresa quella di non studiare per mancanza di voglia.
Anche se forse è utopico pensare che davvero possano comprendere che ciò che studiano serve, in parte, anche nella vita era, o almeno, negli studi che intraprenderanno.
Ma quando Carolina ha preso 5 nelle tabelline piangeva come una disperata.
“Ehy cucciolo, è un problema risolvibile, basta che studi, è facilissimo”, le ho detto, e l'ho spedita a danza dalla Vale.
Poi ho sentito la maestra, la sesta in tre anni (è per via di questo avvicendamento se in terza stanno rifacendo le tabelline), e le ho chiesto se pensava che Carolina avesse capito le spiegazioni.
Lei non mi ha detto di sì, ma mi ha detto di averle spiegate.
Dunque io e Carolina abbiamo cominciato a studiare assieme, con un certo sbattimento. Dalla disperazione sono arrivata a insegnarle a farsi i bigliettini.
Ma nonostante lo studio è arrivato un altro 5.
"Non è vero che hai studiato con tua madre", le è stato detto.
Ho di nuovo parlato con la maestra, le ho spiegato che la bambina non aveva mentito (che insinuazione offensiva), bensì, probabilmente, non aveva ancora trovato il suo metodo. Oppure semplicemente aveva bisogno di ancora più tempo sui libri per memorizzare qualcosa di cui non vede l'utilità immediata. La maestra mi ha risposto cose che non mi sono piaciute, come che tutti avevano capito tranne mia figlia (e sticazzi?), che io non l’avevo aiutata abbastanza, e che Il Metodo è una madre che ti chiede le tabelline ogni due ore. Mi sono incazzata e opposta a questa vision, però sotto sotto mi sentivo in colpa, perché so perfettamente che non sono in grado di gestire tutto, mi sento sola, e non voglio che il “successo” di mia figlia dipenda dalla mia capacità di tenere tutto sotto controllo. Dunque sono entrata un po’ in crisi esistenziale: il sistema mi fa cagare e non mi ci abituo, e non sto dando alle bambine gli strumenti per stare bene in questo sistema perché non li ho. Tipo per esempio mi sono inventata per nove anni la puttanata che non si giudicano mai gli altri, e poi le spedisco in un luogo dove vengono giudicate e istruite tutto il giorno.
Io i problemi esistenziali (che si riaffacciano abbastanza spesso, e che nascono da evenienze assolutamente banali) li affronto prima diventando estremamente pesante con le persone che ho attorno, poi piangendo, e poi, se è grave, non reagendo. Poi in genere alzo il culo.
Se anche avessi scritto un libro su quanto mi fa cagare il mondo, non avrei risolto il problema che continuava a ripresentarsi ogni mattina e ogni sera, quando ripetevamo le tabelline.
Fortunatamente, questa volta è bastato trovare una risorsa su internet adatta a Carolina: un cruciverba con le tabelline, che le permette di ragionare con calma senza l’ansia di avere di fronte un interlocutore che aspetta impaziente una risposta. Questa risorsa le dà anche una gratificazione finale, tipo: brava, hai fatto il 100%. Oppure, qualora non vi sia la gratificazione (attenta: hai fatto il 48%), almeno evita la gogna in classe. Carolina vorrebbe anche un abbraccio, quando fa bene, e per quello ci sono io.
Una lettrice mi ha anche consigliato di procurarmi “i mandala delle tabelline”, che sarebbero stati lo stadio successivo. Ma non ci sono serviti, per ora.
Nei giorni scorsi Carolina ha preso 9.
Io le voglio bene esattamente come prima però adesso non si sveglia più di notte angosciata e io per un paio di giorni non mi sentirò un cane che vuole spezzare la catena.
Passato il down, ho una grande voglia di vivere.

Commenti

  1. Maestra Sandra, vecchia conoscenza!
    A parte questo, torniamo ai discorsi sui giorni di merda che non sono mai piu' di tre... 3x2... 3x3... 3x4... smile!

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  2. Ma alla cara maestra é poi stato detto che il 9 non è arrivato grazie al suo metodo "i bimbi sono piccoli e non sanno un tubo e fanno come dico io che non mi sbatto a capire cosa serve loro" ma grazie ad una alternativa che ha coinvolto la tua bimba perché 'ognuno è unico ognuno ha i i propri tempi ognuno ha il proprio metodo"?

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    1. ma davvero, io andrei a farglielo notare alla maestra. Tanto perchè lo sappia. Tanto per farle notare che le tabelline le ha imparate grazie a te nonostante la maestra sia lei. Così.

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    2. Mah, in realtà ho sempre avuto paura a fare le crociate, ho paura che se la prendano con i bambini.
      Ho detto solo alla bambina che se la maestra insinua che lei menta e lei non sta mentendo, di tapparsi le orecchie e di non preoccuparsi.

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  3. Io sono fuori dall'ambiente scolastico da tanti anni... ma ora sono mamma, e direi che questi racconti (perchè ti assicuro, la tua esperienza non è la prima che sento) non mi fanno sentire tanto al sicuro su cosa ci aspetti quando arriverà il momento anche per noi...
    Però io credo che sia giusto farsi qualche domanda come genitori, e poi provare a cercare una soluzione senza precipitare nel baratro, perchè se noi precipitiamo nel baratro, ai nostri figli chi ci pensa?

    Quindi, sei stata bravissima!!!

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  4. io ti do solo un abrbaccio stretto stretto. E poi piango un pochetto, discretamente, senza farmi troppo notare. Per tutte le inadeguatezze -o i fantasmi di esse?!- che mi stanno tormentando al momento.
    Coraggio

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  5. il mio grande è al secondo anno di scuola dell'infanzia e ho già il terrore di trovarmi in una situazione simile. da quando sono nati cerco di insegnare a non giudicare, cerco di non farlo io stessa, cerco di accogliere e accettare tutto quello che viene da loro. so già che non avrò la forza che hai avuto tu, non riesco più a tollerare il sistema del giudizio. la scuola non può essere fonte di esclusione, paragoni, classificazione.
    mi do tempo quest'ano di trovare una soluzione migliore.

    MammaLara

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    1. ...quest'anno... si era capito, no?
      MammaLara

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  6. I dubbi delle madri. Chissà perché non li mettono negli opuscoli al consultorio quando ti ritrovi in dolceattesa. Anche io in sti giorni sono attanagliata dai dubbi... sto facendo bene sto facendo male sto facendo senza ragionare e solo col cuore e il cuore dove cazzo porta il cuore. Lo sto riempendo di amore ma questo non basta lo sto riempendo di regole e queste gli altri le infrangono lo sto riempendo di libertà e non è quello che troverà da adulto. La maestra mi ha detto che mio figlio non vuole fare la recita. Che non se la sente. Che ha pianto perché non voleva cantare. La maestra mi ha detto di averlo preso in braccio di averlo coccolato e di avergli detto chissenefrega della recita. Ci sarà il tempo per la recita. O non ci sarà. Lo deciderai tu. E brava la maestra. Ogni tanto si incontra qualcuno che è sulla propria stessa linea. Fedeli alla linea, ma la linea non c'è. Forse sto facendo crescere mio figlio come un insicuro nonostante tutte le mie buone intenzioni. Icché si fa allora?

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    1. Paranoie: ne ho un casino anch'io, vai serena sistah.

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  7. Sei maestre in tre anni? Il mio, in prima, ha cinque maestre, sicché di questo passo, arrivati in terza, nemmeno ce le ricorderemo più tutte.
    Sui compiti, per quel che mi ricordo, ai miei tempi, poco più di venti anni fa, non il mesozoico, si potevano anche fare da soli. Adesso, invece, mi rendo conto che mio figlio non potrebbe fare da solo tutto quello che gli viene assegnato, anche solo per aiutarlo a raccapezzarsi tra materie, maestre e quaderni diversi, c'è bisogno del coordinamento di un adulto. E mi chiedo, ma chi ha una mamma (e un papà) al lavoro tutto il giorno, come fa? Non è discriminante una scuola che richieda la presenza di un genitore durante i compiti, giacché non tutti i bambini hanno questa possibilità?
    Perché, al di là di tutto, come dici tu, io certe volte devo rispiegare le lezioni a mio figlio. Non perché non abbia seguito in classe, ma perché non ha capito e, anche quando ha chiesto delucidazioni, continua a non capire, semplicemente perché il metodo della maestra con lui non funziona e la cosa gli va spiegata diversamente. Per cui il cruciverba delle tabelline me lo segno, chissà che più avanti non ci serva...

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    1. Ah, e un pat pat sulla spalla, hai tutta la mia comprensione.

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    2. le mamme che lavorano hanno i figli al tempo pieno, e secondo me è un metodo didattico più moderno ed efficace proprio perchè l'intervento dei genitori è richiesto solo nel fine settimana (ovviamente partendo dal presupposto che gli insegnanti e la scuola siano validi). per quanto un genitore possa essere culturalmente preparato non è nel ruolo giusto, a mio parere, non ha le giuste basi di pedagogia e non conosce il metodo. secondo me è assurdo che la responsabilità di come vengono fatti i compiti o di come si sanno le tabelline debba essere dei genitori. ci sono insegnanti formati che dovrebbero sapere come affrontare il problema e chiedere certo la collaborazione dei genitori, ma non puntare solo su quella.

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    3. Sì ma il tempo pieno non esiste dappertutto, non dove viviamo noi, comunque. Conosco persone che per avere il tempo pieno alla fine sono costrette a pagare costose scuole private

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    4. Al di là del fatto che il tempo pieno non è garantito (da noi invece non c'è il tempo normale), anche io ho sempre cercato di fidarmi a prescindere della professionalità delle maestra: non nella conoscenza dell'ortografia o della geografia, che a quel livello conosco perfettamente anch'io, ma della capacità di insegnare e di stare tutto il giorno con 20 bambini. Se manca questo però che cosa rimane, la conoscenza delle tabelline, della sottrazione e della divisione? mmm.

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  8. Io mi ricordo che alle elementari, saltai la "verifica" sulle tabelline del sette e dell'otto, e non le studiai quindi a fondo come le altre.

    A trent'anni di distanza, e con una laurea in ingengeria in tasca, sento ancora questa differenza e mi manca l'automastismo che ho per le altre tabelline, dovendomi fermare ogni volta a fare i conti a mente.
    Questo vuoto alimenta così i miei sensi di colpa e la mia insicurezza nell'affrontare le difficoltà di ogni gorno, perseguitandomi conto dopo conto...

    Mamme mi raccomando, assicuratevi che i vostri figli non crescano con queste turbe psicologiche, controllate che imparino alla perfezione le tabelline!

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    1. allora mi consolo, io sono laureata in fisica e le tabelline le ho imparate con i ragazzi a cui davo ripetizioni!

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    2. @spirito: ti regalo una calcolatrice, io mi trovo benissimo :D

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  9. Il ricordo di me e mia madre che mi accompagna a scuola facendomi ripetere le tabelline per esteso, in una Milano plumbea di fine anni '70 è uno dei più cari che ho. E' anche uno dei pochi che ho, dimentico sempre tutto. Anche le tabelline.

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  10. io ho studiato fisica all'università e non ho saputo le tabelline dal 7 in su fino a che non ho iniziato a dare ripetizioni ai ragazzi delle scuole. non potevo certo fare la figura che contavo sulle dita quando c'era da far euna moltiplicazione! il punto è che ho sempre odiato imparare a memoria (motivo per cui me la sono cavata bene in una facoltà scientifica), e comunque adesso posso dire che è solo una questione di attenzione, non le sapevo perchè non avevo nessun interesse a ricordarle, il che però non mi ha impedito di avere 8 in matematica al liceo e appunto di dare esami difficili come analisi matematica e fisica generale. la scuola dovrebbe privilegiare il ragionamento, spero che questo accada nella scuola dei miei figli, e spero che le poesie a memoria non vadano più di moda. certo a una bambina non puoi dirlo perchè se deve saperle deve saperle, più che altro perchè facilitano i conti, anche nella vita di tutti i giorni. il fatto che appena trovato un sistema a lei più congeniale le abbia imparate è la dimostrazione che il segreto è sempre nel modo in cui le cose vengono fatte. ho un figlio in prima, sto già tremando all'idea.

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    1. Purtroppo viene ancora chiesto di imparare le definizioni matematiche a memoria (!). E questo è doppiamente assurdo perché una definizione, tra l'altro fatta con le parole e non con le formule, imparata a memoria e non capita, non ti aiuta certo a fare meglio le equazioni

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  11. io faccio la giornalista finanziaria e le tabelline non me le ricordo proprio tutte...percio'! : ))
    detto cio', la matematica puo' anche essere un'amica. In un periodo particolarmente sfigato mi sono messa in testa di passare un certo concorso - in cui i calcoli erano importanti. Mi sono esercitata come una pazza a trent'anni passati. Vedere i miglioramenti giorno dopo giorno e riuscire a passare il concorso (per il gusto di passarlo poi) fu un vero balsamo per l'autostima. senza contare che il tempo impiegato ad esercitarmi online era sottratto a seghe mentali (abbastanza) inutili.

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    1. Però puoi concentrare le tue seghe mentali anche colorando mandala o facendo musica, si tratta di attitudini personali :).
      A me per dire la matematica mi sembra qualcosa di insopportabile, forse sono io stessa a influenzare mia figlia, chi lo sa. Però poi quel poco che ho studiato di economia e finanza mi è piaciuto un casino, ci trovavo un senso, capisci? E prendevo ottimi voti pur non sapendo benissimo le tabelline.

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  12. sei stata davvero brava, le hai proposto un'alternativa serena in una situazione che, povera cucciola, le ha creato solo ansia e che non si sarebbe sbloccata altrimenti. E poi lei sa che ha la sua mitica mamma su cui contare. emanuela

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  13. Meno male che nel cruciverba hanno messo anche il suggerimento. Continuavo a mettere i numeri ma non accadeva nulla, poi ho visto comparire QUATTRO nella tabellina del 2.
    Per il resto cosa dire, la vita è dura e con tre figli/e ancora di più.

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  14. Sei forte e a volte è normale che arranchi un po' ma sei forte, guarda dove sei arrivata sola fino ad ora e quindi promuoviti a pieni voti e poi vedi come sei stata brava con tua figlia? Molto più della maestra!!

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    1. (No, però maestra sandra se l'è trovato Carol con l'aiuto delle sorelle)

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  15. Io vorrei dirti che magari la maestra è scema, però io qui da mio figlio lo capisco che se i bambini sono 25 ogni genitore vede il suo e non gli altri 24, ma la maestra no, lei lavora con tutti contemporaneamente e allora purtroppo 25 teste a velocità diversa con modi di imparare differenti non riesce a seguirli. Lo so che a noi questo non piace ma è la realtà e quando c'è da prendersela paga la maestra me i genitori poi a protestare perchè ci sono le classi con troppi bambini e si lavora male non ci vanno mai, del sistema ci si lamenta con le persone sbagliate.

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    1. Quello che dici è vero, il punto è che a me frega molto poco del voto, del programma, del risultato, dunque non mi vedrai mai andare a protestare in piazza, anche perché se dio vuole per la maggior parte delle persone la scuola a un certo punto finisce (per le insegnanti non finisce mai, dunque credo che dovrebbero protestare loro. Mi pare tra l'altro che in un anno scolastico i sindacati indicano almeno quatttro o cinque scioperi. Per che cosa scioperano? Non so se per un aumento di stipendio o per un abbassamento del numero di bambini per classe).
      A me frega che se tu passi più tempo di me con mia figlia e non sei in grado di avere un rapporto minimamente umano, state entrambe perdendo il vostro tempo. Mi spiace per entrambe ma chiaramente più per mia figlia.
      (scusa il tono aggressivo, niente di personale, ovviamente)

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  16. E che circola 'sta cosa delle maestre che non devono mai venire messe in discussione per il bene del bambino. Ora, al di là del caso specifico, le maestre sono persone, ci sono quelle brave, quelle meno brave e quelle rotteinxxx. E parlo perchè sono al di sopra di ogni sospetto, avendo mia figlia due tesori appartenenti alla I categoria. Però ce ne sono troppe che dovevano scegliere un altro mestiere, che lavorare con i bambini non è come stare in ufficio davanti a un pc.

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    1. Purtroppo invece sospetto che il lavoro di insegnante venga scelto nella maggior parte dei casi per avere il pomeriggio e l'estate liberi. Poi capisco che sia un lavoro super stressante eh.

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