Privacy Policy VOLEVO FARE LA ROCKSTAR: 3 buoni motivi per vivere in un borgo

domenica 12 ottobre 2014

3 buoni motivi per vivere in un borgo

Cari,
mi sentite sempre chiamare BucoDelCulo il posto dove vivo, e pensate sempre che sia una località desolata del far west. Non è proprio così: vivo infatti in un paese (in realtà nella frazione) che è considerato uno tra i più belli in Italia. BucoDelCulo è uno state of mind, non una collocazione geografica, non so se mi spiego.
Siccome oggi leggo qua e là che  una giornata FAI, borghi arancioni, blablabla, ho pensato di spezzare una lancia a favore del posto dove vivo, che maltratto spesso. I motivi per visitare un borgo li trovate sul sito della pro loco (ahahah, era una battuta); io ora vi dirò che i borghi che andate a visitare, vantano spesso una discreta qualità della vita. Vi dico tre motivi per cui continuo a vivere qui.


I paesaggi e le feste
Qui a BucoDelCulo abbiamo alcuni paesaggi molto belli (come in tantissimi altri borghi che ho visitato) che fanno parte del pacchetto turistico e molti paesaggi che pochi conoscono: grotte da visitare con lo speleologo o no, sentieri di trekking sui crinali appenninici, belle "spiaggette" vicino al fiume, la possibilità di gite in macchina o a cavallo. Ci sono anche, oltre alle sagre del classico "pacchetto folk", sagre per autoctoni, anche sfigate, ma dove si mangia benissimo a poco, gite per bambini gratuite, e anche qualche evento culturale di discreto livello, spesso gratuito: teatro per bambini, concerti dentro a una miniera abbandonata, incontri domenicali di yoga e thai chi per intere famiglie. Vivere qui significa che la sera torni a casa e sei in ferie. Chi cura la promozione turistica del borgo poi, considera internet una ragazzata, e pensa di poter competere sul mercato turistico internazionale (aggressivissimo, se pensate che siamo schiacciati tra la Toscana e la riviera romagnola), con un sitarello prodotto in casa, budget con meno di quattro zeri e il lavoro di qualche volenteroso. Il risultato e' che quando vado in gita a vedere le meraviglie del mio territorio, sono sempre sola. Ed e' bellissimo.


La gentilezza gratuita e il lato folk della vita
Nella frazione dove vivo, permane la gentilezza gratuita. Le poche volte che prendo l'autobus per scendere al lavoro, vedo che l'autista conosce tutte le vecchiette e i loro acciacchi, sa dove salgono, dove scendono e dove vanno. Una volta che prendevo le bimbe dalla palestra ho visto la seguente scena: una macchina parcheggiata male impediva all'autobus di passare, dunque l'autista ha abbandonato un attimo le sue vecchiette, è sceso, ha riconosciuto l'auto, è andato a chiamare la signora, anche lei in palestra a raccogliere i bambini.
I miei vicini hanno un orticello che coltivano soprattutto per hobby e io ricevo così tanti regali ortofrutticoli che d'estate non acquisto mai insalata, pesche, pomodori, fichi, cetrioli.
Nel mio cortile poi si parla ancora dialetto. È diverso dal dialetto che parlavano i miei nonni, giù a valle: molto più nasale. La mia generazione l'ha quasi perso, così come l'abitudine di cucinare romagnolo purista invece che fusion. Quando lo parlano con me, nonostante io risponda in italiano, lo trovo un attestato di stima, come una conferma di appartenenza, ed è abbastanza bello.

Il socialismo reale
Nel comune dove vivo ci sono anche case piuttosto belle, nella frazione è più raro, però in generale il costo delle abitazioni non è proibitivo, perché siamo un po' dislocati rispetto alle maggiori vie di comunicazione (la via Emilia è a 20 km). Nella scuola delle mie bambine, in generale, i più "poveri" sono probabilmente i bambini di alcuni immigrati, che comunque hanno un abitazione popolare dignitosa e i buoni mensa pagati dal comune, dunque in linea di massima, hanno le stesse opportunità dei bambini più "ricchi" che in genere sono figli di artigiani o piccoli produttori. Non credo che qualcuno farà università prestigiose, i più intraprendenti forse andranno in Erasmus. Questo significa che opportunità ce n'è poche, ma significa anche che i tutti i bambini hanno una vita dignitosa.

Questi sono i motivi principali per cui vivo in un luogo che chiamo BucoDelCulo, con la città culturalmente lontana, con i pro e i contro del caso.
Non credo starò qui tutta la vita, però ora va abbastanza bene.

16 commenti:

  1. Modestamente mi era chiaro da un po' che "BucoDelCulo è uno state of mind". Penso sia il motivo per cui ho cominciato a leggerti e continuo a farlo.
    Anche io ci abito, a BucoDelCulo: un po' piu' a nord, a soli 12 chilometri da una grande citta' come Milano, ma sempre BucoDelCulo e'.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Immagino che il luogo dove vivi sia proprio un' altra storia, per via della vicinanza alla città...però insomma, ecco, ci capiamo...

      Elimina
  2. Aaaaaaaaaaahhhhhh bene.... Ma la via Emilia a che altezza???? Sai è un po' lunghina....
    Scherzo! Ma ti dò ragione.... Ogni volta che vado da TR andiamo spesso a visitare i borghi dell'Emilia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, non ve lo dico a che altezza della via emilia, però se leggi con attenzione è semplicissimo scoprire l'arcano :D

      Elimina
  3. So ci che luogo parli, ed è bellissimo, e confermo pure la gentilezza intrinseca, faccio fatica a immaginarmi fuori da Milano, dove sono inchiodata da casa e lavoro, però apprezzo certi borghi come il tuo. Sì, ne convengo andrebbe promosso di più, perchè merita, ci sono luoghi che hanno molto meno ma fanno notizia, perchè ben marchettati. BACI

    RispondiElimina
  4. Io vivo in un Buco del culo Siciliano, una frazione decisamente più vicina alla città della tua. Quando si è piccoli va abbastanza bene: molte case hanno il giardino, c'è tranquillità, anche se qui è tutto cementificato e le zone verdi sono inesistenti. Quando sono cresciuta per me è stato orribile: non posso fare neppure una passeggiata per rilassarmi (non avrei dove andare, solo strade senza marciapiedi e cemento), se voglio fare la spesa devo caricarmi le buste di peso visto che è tutto in salita, mia madre non ci riesce più e deve prendere l'auto sempre. Quando ero senza patente è stato orribile: per andare in palestra/uscire con le amiche/ comprare qualunque cosa di diverso da generi alimentari bisognava andare in città: gli autobus quando va bene passano una volta ogni ora, spesso salta la corsa e i miei erano costretti a portarmi sempre in auto. Il periodo tra i 15 e i 18 anni mi sentivo reclusa in un Buco tagliato fuori dal mondo, dove non conoscevo nessuno che avesse un minimo di interessi culturali. Ho vissuto l'esame per la patente come una forma di liberazione da un posto in cui mi sentivo prigioniera. Non vorrei mai più vivere in un luogo del genere

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà le bimbe qui hanno molte amiche, non credo si sentiranno a breve escluse dal mondo anche perché al momento non conoscono altro.

      Elimina
  5. Io vivo in un Buco del Culo toscano e mi ritrovo molto in quello che scrivi.
    Il mio BdC poi è praticamente attaccato alla città per cui, traffico permettendo, si può passare passare dalla vita cittadina alla bucolica in una mancita di minuti. Ha un sacco di difetti, quelli tipici dei paesi, ma quasi sempre finiscono per farmi ridere o per farmi una grande tenerezza. Quello che non cambierei mai è che le persone sono persone e questo impedisce a certe idee, per me malsane, di attecchire fino in fondo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E quello che dici però è sia un bene che un male.

      Elimina
  6. Ho cambiato drasticamente (tipo di) lavoro a giugno, faccio un vero mucchio di ore/settimana e il tempo che rimane lo dedico gran parte per stare con mio figlio piccoletto o per studiare, quando riesco. Cazzeggiare in internet è diventato un vero lusso: leggo solo ora tutti insieme i tuoi post, anche i "più vecchi" e sai, è sempre un piacere. Grazie Polly.
    Aporia.

    RispondiElimina
  7. Il massimo del lusso culturale nel BdC dove sono cresciuta era un giretto all'edicola sperando che con qualche rivista uscisse un qualche libro qualsiasi. Infatti a 11 anni lessi Il ritratto di Dorian Gray. Ed è stato illuminante quanto sviante. Se fossi cresciuta in una città sarei andata in feltrinelli a 11 anni e avrei di sicuro comprato letteratura per ragazzi, come era giusto che fosse a quell'età. Invece no. Mi sono sciroppata prima Wilde, poi Camus e poi i russi e poi Kafka. A 14 anni avevo letto tutto il leggibile e ahimè incomprensibile per l'età. Ecco io non voglio far crescere mio figlio in un BdC, che per quanto possa essere selvaggio e meditativo e figo e lento e a misura di uomo e famiglia io proprio non ce la fò. Ho odiato il posto in cui sono cresciuta. Bè odio anche il posto dove vivo adesso anche se non è un Bdc. È che nessun posto è come casa e io un posto a cui tornare non ce l'ho.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lady, a me il posto dove stai te piace molto, ma vedi, se ci vivessi finirei per odiare anche quello.

      Elimina
  8. sono una volontaria della proloco di buco del culo. ma guai suggerire migliorie. mi caccerebbero. amo i tuoi perché. solo gli #abbastanza cominciano a starmi sui coglioni, che coloro che stanno scimiottando Morandi nostro io, non li reggo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sorella, nessun normodotato può stare alla pro loco di BdC senza morire di frustrazione. :*

      Elimina

attenzione: i commenti ai post più vecchi di 14 gg vengono moderati! A causa del troppo spam ho disattivato le notifiche via email per i commenti in attesa...ma prima o poi li modero.