Passa ai contenuti principali

Festa delle donne: perché parlate di vittime e orchi?

Domani è la festa della donna, e io ultimamente colgo qua e là generici appelli contro la violenza sulle donne. Mi pare di aver visto, nello specifico, qualcosa di Amnesty International. Un bel viso livido di botte, il marchio della onlus e forse una qualche call to action che non ricordo (condividi? Dona? Non ricordo).

Certo, una donna evidentemente picchiata non vorresti vederla. Né su uno spot né nella vita né nei discorsi. Ma la violenza esiste.
La violenza è un'orrenda e ingiustificabile degenerazione di un sentimento normale e giusto che tutti proviamo: la rabbia. Le persone codarde sono violente con chi è più debole: ci sono uomini che usano violenza su donne meno forti, fisicamente, di loro, ci sono uomini e donne, mamme e babbi, che usano la sopraffazione fisica per "educare" i bambini; ci sono persone che fanno male crudelmente agli animali; c'è chi fa violenza su se stesso; interi popoli giustificano la pena di morte; tutti gli Stati, compreso il nostro, mandano eserciti di ragazzi armati a scannarsi con altri eserciti di ragazzi armati. Non giustifico questo, ma penso che faccia parte della nostra natura. Siamo animali, nel senso dispregiativo del termine. Siamo i peggiori animali in natura.
Ma il discorso è ampissimo, e io ora volevo parlare di donne. Le donne, come gli uomini, i bambini, gli animali, sono a rischio violenza. Di subirla e di praticarla.

Ma non trovo la passività fisica una così forte caratterizzazione del femminile.
Non ce la faccio a "festeggiare" l'8 marzo dando visibilità alle vittime della violenza.
Perché io a quelle vittime vorrei dare in regalo i battiti del mio cuore, e vorrei dare qualche battito anche a chi usa violenza e poi un giorno si sveglia e dice "cazzo". Vorrei dirgli che può non farlo, che non rendere la vita propria e degli altri una merda si può, si deve.

Ma ciononostante, io continuo a non vedere in una donna picchiata (sottinteso: da un uomo) il simbolo della donna, il simbolo dell'8 marzo, e neanche una rappresentazione generale della violenza. Anzi, una violenza brutta, come quella fisica, che la nostra società (oltre a praticarla abitualmente) condanna, addirittura può far apparire minori le altre forme di violenza che si annidano dietro tantissime porte con la targa "Famiglia Rossi". Una donna, per esempio, che subisce pesanti violenze psicologiche o economiche, probabilmente non realizza del tutto che è una vittima, e probabilmente non si identifica in una sorella con un livido in pieno viso.

Io il giorno della festa della donna voglio festeggiare le mie sorelle che hanno lottato per avere qualcosa che nella loro epoca non era scontata: il voto, l'aborto, l'esistenza del clitoride, la pillola, le pari opportunità, il divorzio, la maternità pagata. E vorrei lottare anch'io, come loro, per fare un passo verso la pari dignità dei generi. Non lo farò parlando di violenza, oggi. Vorrei che un giorno fosse così scontato per tutti, che la società è vicina alle vittime della violenza, che non sia necessario aspettare che l'8 marzo Amnesty faccia uscire un banner. Ma al momento non è scontato, dunque chi progetta queste campagne, forse, davvero, riesce un minimo a sensibilizzare, chissà.
Io vorrei che l'8 marzo le artiste del mio paese la smettessero di organizzare una mostra tutta femminile, denominata, sentite un po', "Fuori dall'ombra": really, nel 2014, aspetti l'8 marzo per uscire dall'ombra, come donna e come artista? Ma parli seriamente? Sei nata prima di Virginia Woolf?

Io domani voglio festeggiare noi donne, per quello che secondo me rappresentiamo: la forza, la tenacia, la cura, l'accoglienza, la maternità, la femminilità; e per tutto quello che sappiamo fare: i medici, i manager, gli squali, le operaie, le sorelle, le rivali, le insegnanti, le startupper, le fragili, le cazzute, le frivole, le impegnate; per tutto quello che non avevamo e che ora abbiamo, e per tutto quello che conquisteremo, che sia così grande da sopravvivere alla nostra singola vita o che, come accadrà alle più di noi, non lasci memoria storica, ma che ci faccia vivere bene l'unica vita che abbiamo, indossando la vagina con orgoglio e dignità.
E se il femminile si caratterizza nella differenza con il maschile, e le donne ambiscono alla parità (sempre rispetto ai maschi); se gli uomini e il maschile sono spesso il nostro specchio, credo anche che come essere vittime non è la nostra maggiore caratterizzazione, allora essere orchi non è la maggiore caratterizzazione degli uomini.
Questo domani dirò alle bimbe.

Vi posto questa canzone: quattro gran tipe che suonano e si divertono.
Buon 8 Marzo.





Commenti

  1. Che bel post! Condivido in pieno. Per ogni orco ci sono 100 uomini che vale la pena conoscere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io incontro solo dei gran spaesati. :)

      Elimina
  2. applausi applausi e ribadisco applausi!

    RispondiElimina
  3. Sei sempre profonda e mai scontata. Non condivido proprio tutto, sarebbe lunga da spiegare e non voglio innescare una polemica. Tuttavia sono d'accordo sul punto che la maggiore caratterizzazione delle donne non è il ruolo di vittima. e quella dell'uomo non è quello di orco. Gli uomini e le donne dovrebbero imparare a rispettarsi di più.
    Giulia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma no, che polemica, dì pure la tua opinione, mi interessa.

      Elimina
  4. bello, grazie

    RispondiElimina
  5. Hai ragione. Ho notato più che di una sensibilizzazione verso un problema che esiste da sempre (con la differenza che prima manco le contavano le donne ammazzate, e dunque ufficialmente il fenomeno non esisteva) si tratta di cavalcare un fenomeno di audience a suon di scarpe rosse e "chiama il numero antiviolenza!". Peraltro, i responsabili di quel servizio telefonico han dovuto dire ai programmi tv di smetterla di ricordarlo perché dato il martellamento mediatico ad un certo punto erano stati chiamati da moltissime donne che non erano nemmeno vittime di violenza, ma che erano state, come dire, suggestionate. Invece di educare le donne a non sentirsi vittime per nascita, e quindi ad esigere di non diventarlo, mi pare queste campagne le cristallizzino in quel ruolo senza speranza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma sai, sospetto che se i media ne parlavano, il marketing di quel servizio telefonico che dici aveva lavorato bene: dubito che ne parlassero solo perché faceva audience :)...secondo me la tv decide di quale disgrazia parlare e trova un'onlus che si presta a accettare qualche compromesso per un po' di visibilità alla causa, dunque direi che c'è un concorso di colpa.

      Elimina
  6. ....BELLO!!! ...(sperando che le date finiscano di farci da promemoria)

    RispondiElimina
  7. E meno male che qualcuno non ci fa sentire merde se per un giorno all'anno (almeno) ci sentiamo felici di esser donne e non pensiamo alle violenze.

    Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non dico di non pensarci: dico di non fare della violenza un simbolo delle donne (e degli uomini).

      Elimina
  8. Mitica!!! jane

    RispondiElimina
  9. Grande post!
    Io una volta ho letto da qualche parte il termine "forza bambina" in riferimento al fatto che spesso alle nostre figlie-bambine non offriamo la possibilità di considerarsi nei termini di persone "forti", oltre che belle, brave e buone. E' importante che una donna cresca consapevole della propria forza, e non della propria debolezza, e l'essere incatenate al ruolo di vittime o di esseri indifesi certo non aiuta la società a superare i noti schemi oppressi-oppressori sopraffatti-sopraffattori dominati-dominatori.
    Grande Polly.

    RispondiElimina

Posta un commento

attenzione: i commenti ai post più vecchi di 14 gg vengono moderati! A causa del troppo spam ho disattivato le notifiche via email per i commenti in attesa...ma prima o poi li modero.