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SONO STANCA DI FARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Quando avevo più o meno otto anni, mia madre sposò un adorabile seguace di Osho in borghese. Aveva vissuto in India, conosceva quattro lingue, si, ehm, fabbricava le sigarette.
Quando lasciammo l'appartamento nel palazzo popolare e andammo a vivere nella di lui villetta, mia madre spiegò a me e mio fratello che avremmo dovuto cominciare a mangiare la verdura e a riciclare la carta e la plastica. Erano i primi anni novanta, erano tempi in cui conservare e riciclare erano considerati gesti da micragnosi, o da soggetti bizzarri.

Da allora il mio rapporto con i soldi, gli oggetti e il pianeta è mutato molte volte, ma non ho mai smesso di fare la raccolta differenziata, neanche quando è stato disagevole.

Se non che sto cominciando a stancarmi.

Dove vivo, a BucoDelCulo, Emilia Romagna, l'ex azienda municipalizzata Hera, non fa la raccolta porta a porta (se non, sporadicamente, della carta). 
Benissimo, abito in un comune collinare dal territorio molto vasto, ci sta che io porti i miei rifiuti alle campane e ai cassonetti.
E invece no, campane e cassonetti sono più sporadici degli amministratori onesti.
C'è l'oasi ecologica, distante alcuni chilometri e aperta quando io sono al lavoro (e due ore al sabato mattina).
All'oasi ecologica c'è questo grande cassonetto della carta, dove tu butti dentro anche il sacco (di plastica), e tutto viene tritato assieme. Ti viene il sospetto che ti piglino per il culo.

Io credo che le persone possano e debbano fare dei sacrifici, per salvaguardare il pianeta che lasceranno ai loro figli. Che debbano riciclare, che debbano portare i loro rifiuti all'oasi ecologica, che debbano pagare la tassa sui rifiuti (e via, mettiamoci anche l'iva sulla tassa).
Ma trovo che sia assolutamente kafkiano un sistema dove il cittadino venga obbligato a mettere le pezze a una gestione mafiosa, capitalista e incontrollata dei vuoti, senza neanche le infrastrutture per poterlo fare non dico agevolmente, ma almeno umanamente.

Io non voglio più fare la raccolta differenziata. Io voglio andare al supermercato con i miei contenitori, e servirmi della pasta, della verdura, dell'acqua. Voglio fare a meno degli imballaggi superflui, voglio riutilizzare e non semplicemente gettare separatamente.
Non voglio più essere obbligata ad acquistare vuoti a perdere, e poi obbligata, in qualche modo, a rattoppare il buco dell'ozono che sono stata obbligata a fare, con il sospetto che questa specie di educazione ecologica ipocrita sia un tentativo socialmente accettabile di nascondere il business, mafioso e forse anche non, della gestione dei rifiuti.
Poi salta sempre su qualche telegiornale illuminato che identifica nell'ignoranza della gente il capro espiatorio, quando la mancanza di cultura ecologica non è che una piccola parte del problema, la punta dell'iceberg.


I rifiuti, semplicemente, non dovrebbero più esistere. 
Come facciamo a protestare contro i rifiuti? Chi boicottiamo?

p.s. Vi capitasse, leggete Territorio Zero (a cura di L. de Santoli e A. Consoli). Anche se è, come dire, un po' accademico e manca, a mio avviso, di una chiara denuncia, è oggettivamente interessante.
"Abbiamo creato un modello di cittadini passivi che si sono via via trasformati in una massa di eterni raccoglitori dediti a uno sfruttamento selvaggio e suicida del proprio ambiente, che socialmente praticano un "vuoto consumismo a perdere", abituati, per l'appunto, a "raccogliere" risorse avendo rinunciato alla grandiosa esperienza di essere invece dei costanti e quotidiani produttori e, in ultima istanza, o diventare gli artefici della propria Libertà oppure diventare di nuovo inconsapevoli schiavi per sempre del bisogno".

Commenti

  1. Io ho visto cose che... ;-) No dicevo ho visto camioncini della spazza prendere il cassonetto giallo e svuotarlo e quello blu e svuotarlo. Insieme. Che ci stiano prendendo per il c*** mi pare ovvio. In più c'è anche il business delle sportine biodegradabili squarciabili mentre le riempi e che paghi un occhio della testa. Ovviamente riunitilizzabili. E poi c'è che dove abitavo io in centro a Bo manco c'erano i cassonetti della differenziata che altrimenti disturbavano il decoro. E poi ci sarebbe così tanto da dire fare che boicotto insieme a te. Come bisognerebbe boicottare gugol. Come bisognerebbe boicottare quei briganti lì...

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    1. Lady ma in che senso boicottare Google? o gugol? e perché?

      Susibita

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    2. Sono pienamente d accordo con te!
      Anche se sono più materiale di te!
      Se vogliono che differenzi per loro mi devono pagare il materiale che gli rendo più la mànodopera più l affitto dei metri quadrati di casa mia che metto a disposizione dei loro bidoncini!

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  2. Argomento impervio, che ha persino mutato il modo di definire quel sistema criminale che tutto può essere tranne che eco ( eco-mafia? ma...) Io non oso immaginare quanto possa essere drammatico abitare in alcune zone della Campania, essere a conoscenza dei rifiuti tossici sotto i propri piedi..nella propria terra, e "viverci", conla triste consapevolezza che su questo qualcuno si arricchisca. Una terra stupenda privata del futuro più prossimo.

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    1. eh, qui entriamo in un argomento ancora più vasto.

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    2. Io ci abito in quella zona della Campania,la terra dei fuochi.Io ci abito ed è un vero schifo,e fa arrabbiare sapere di cosa morirò.
      E' colpa di tutti, ma nessuno se ne prende la responsabilità.
      (scusate l'intrusione)

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    3. cavolo Angie. Macché intrusione, anzi, se vuoi raccontare qualcosa ti ascoltiamo tutti volentieri.

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  3. condivido molto....
    Quando ero bambina ero una infervorata ambientalista e mi immaginavo che negli anni sarebbero cambiate molte cose sulla gestione dei rifiuti e sull'inquinamento in generale. Mi rendo conto invece che non è cambiato quasi niente e che pure io son meno motivata. Ci son delle nichhie di resistenza ma son sempre nicchie e devono combattere a volte contro il mercato e a volte contro le istituzioni che le ostacolano!
    I GAS, l'acquisto diretto dai produttori e i primi timidi negozi che vendono la roba sfusa. Una mia amica ne ha aperto uno a sesto san giovanni, è un bel progetto, se posso fare un po' di pubblicità, si chiama BioSballo, Biologico Senza Imballo.

    ah qui a Como 4 o 5 anni fa l'assessore responsabile dei rifiuti aveva ammesso pubblicamente che il sacco della differenziata veniva bruciato nell'inceneritore (a partecipazione comunale), insieme all'indifferenziato.
    per dire..

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    1. Sai qual è uno tra i problemi? Che di salvare il pianeta c'è obiettivamente bisogno, dunque non si può demandare la questione a pochi volenterosi molto motivati che si riuniscono in un gas. Bisognerebbe prevedere a livello sistemico FACILI e non costosi (in termini di tempo e denaro) processi di consumo solidale. W comunque i pochi volenterosi, nel frattempo. :)

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  4. il concetto è: inventiamo un sistema costoso (per far fare i soldi a soggetti moralmente discutibili) per smaltire i rifiuti o cerchiamo un modo per produrne meno, di rifiuti? la prima gente, la prima.. eccerto! che lungimiranza

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    1. il fatto è che la maggior parte delle attività del sistema funziona secondo queste logiche contorte.

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  5. condivido molto . io non credo sia possibile arrivare al rifiuto zero ma avvicinarcisi si, molto. il problema degli imballaggi è il peggiore.

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  6. Concordo sulla presa per il culo. E' più facile farci credere che siamo ignoranti piuttosto che scoprire tutta la merda che c'è dietro.

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    1. ed è ancora più facile dirci: i napoletani sono ignoranti, guarda cosa combinano.

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  7. (Manca il pulsante "mi piace" di wordpress qui ;) ) comunque l'immagine dei bidoni rari come gli amministratori onesti è notevole. Ma mi sembra che in generale da noi si faccia più o meno di tutto per chiedere alcuni standard e poi mettere i bastoni fra le ruote a chi cerca di applicarli. In qualunque ambito.

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  8. Quello degli imballaggi mi sembra un bel punto da cui partire. Faccio la spesa al supermercato, prima nel reparto frutta e verdura, poi il resto. La prima sporta è superpesante, le altre leggere. Come mai? È che intorno al kg di mele c'è solo la bustina di plastica (non si potrebbe fare senza?), mentre intorno ai biscotti c'è l'involucro di plastica, poi la carta ondulata, poi la plastica che sigilla le mono porzioni. E per 250 gr di biscotti abbiamo i metri cubi di imballaggio. Posso anche comprare i detersivi alla spina, ma ci vuole ben altro.

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    1. poi non so da te, ma qui i detersivi alla spina sono solo alla coop...per risparmiare un vuoto dovrei fare più di 20 km in macchina.

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  9. Il riutilizzo questo sconosciuto Culturalmente introvabile in Italia. bellissima riflessione come sempre, TOP.

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  10. Nel cassonetto dell'umido più vicino a me trovo sacchetti di plastica (non riciclabile, non mais) con dentro dell'umido.
    Avevo attaccato un A4 con scritto NO SACCHETTI DI PLASTICA, ma niente, continuano.
    Merde.

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  11. davvero sarebbe meraviglioso eliminare tutti gli involucri... la vedo difficile. Tipo vai dal tabacchino... mi vende una sigaretta? come si faceva una volta (non c'ero io lo giuro...)

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    1. Qual è il problema? Che in questo modo sprecheremmo meno, e compreremmo meno, e, il sistema fondato sulla crescita all'infinito subirebbe qualche danno.

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  12. cara Polly, non commento più più più perchè ho tanto tantissimo da fare e sempre poco tempo ma che dire, è sempre così un picere leggerti, quel tempo lo trovo. Poi con la linea veloce che è: ti sei scatenata! non sto in pari.
    Aporia

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  13. è per questo che sono sempre meno motivata a fare la differenziata (anche se continuerò a farla). dopo aver visto uno spettacolo teatrale di Roberto Saviano, dove si mostrava che le bottiglie di plastica dell'acqua (provenienti dalla differenziata, ovvio) erano molto ricercate per alimentare gli inceneritori, mi sono cascate le braccia! certo, la cosa migliore sarebbe evitare di produrli, i rifiuti che, se ci pensiamo, sono una "invenzione" umana degli ultimi decenni, visto che in natura niente è rifiuto. l'unica strada è quella di comprare sfuso quanto più è possibile (certo, non a 20 km) e poi di organizzarsi per dare nuova vita a tutti quegli oggetti e imballi (principalmente) che una volta svuotati del loro contenuto, diventano improvvisamente inutili. non è vero! un barattolo di vetro rimane sempre un contenitore, così come una lattina e tanti altri oggetti. creare dei laboratori dove poterli "riabilitare" anzichè smaltire, potrebbe essere una buona idea (forse anche economicamente redditizia). ho sentito alla radio, giorni fa, che un ingegnere informatico, un sabato al mese, mette a disposizione le proprie competenze per INSEGNARE a riparare tastiere, stampanti, ecc. evitando così di sostituire macchine, anche a causa della nota obsolescenza programmata. a guardarsi intorno c'è abbondantemente di che avvilirsi, ma dobbiamo cercare di fare del nostro meglio conservando una certa dose di ottimismo. l'alternativa è arrendersi e non mi piace. (i complimenti per come e cosa scrivi non te li faccio più, ormai sono scontati)
    LA LUNA NERA

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  15. trovo l'articolo davvero ottimo...sono stanca di fare andirivieni continui carica di pesi superflui tra supermercato e secchio, e di passare metà del tempo in cucina a maneggiare imballi assolutamente inutili!!!!

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