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mercoledì 30 ottobre 2013

LAVORARE PER MENO

Mio fratello, ultimamente lo sento poco.
A giugno ha cominciato a lavorare in un'altra città.
Vi ricordate? L'estate scorsa c'eravamo lanciati in un'avventura.
Io ero stanca del mio lavoro e avevo voglia di creatività; lui, faceva il cameriere da quando aveva quindici anni e aveva voglia di lavorare in maniera più autonoma. Con un progetto ha vinto un concorso per la gestione di un locale e siamo partiti.
Ma quando qualcuno ci mette i soldi, è lui che comanda, anche se tu credi nella tua idea, fai fatturato e la tua posizione contrattuale ti permette di autogestirti.
Così, quando è arrivata una bella offerta, col cuore che un po' piangeva un po' rideva, ho mollato mio fratello e una situazione che mi procurava molte gastriti.
Sulle prime, credo di averlo deluso, ma poi ha mollato anche lui, per manifesta incompatibilità.
Ha trovato subito un posto da maitre in un locale molto bello.

Non lo sento spesso perché lavora molto. Quando è triste chiama un mucchio di volte al giorno, negli orari in cui non lavora, cioè quando lavoro io o addirittura quando dormo (ha scoperto che ho un telefono fisso). Quando non è triste, non chiama. Io sono felice, quando non chiama.
Ora ha rotto l'iPhone e non lo sento neanche più su wozzup.
La scorsa settimana era in ansia perché ha fatto una cazzata e quando chiamava, mamma lo sgridava e io invece gli dicevo che lo avrei fatto interdire, ma poi ridevamo.

A lui piace lavorare nell'hotellerie.
Secondo me è ancora più bravo a inventare serate, inaugurazioni e aperitivi, a decorare l'ambiente e i piatti, a metter su la musica e a far divertire le persone.
Invece fa il maitre e lavora dieci ore al giorno, sei giorni su sette, come più o meno tutti, negli alberghi e nelle cucine.
Dice che sulla piazza ci sono dei lavoratori stranieri, bravi quanto lui, con un ottimo inglese, disposti a lavorare per la metà dei soldi.
Le bimbe mi hanno chiesto com'è possibile.
Io ho detto che tu delle volte pensi che ti serve almeno una bistecca, per sopravvivere, ma poi ti accorgi che in fondo basta un pezzo di pane. E che il pezzo di pane è meglio della pancia vuota. E se anche pensi che la pancia vuota è meglio di un misero pezzo di pane, di sicuro il pezzo di pane è meglio della pancia vuota dei tuoi figli.
E una volta che lavori per un pezzo di pane, gli altri non possono più pretendere la bistecca.

Pensavo a Furore, di John Steinbeck, che è un grande libro.
La famiglia Joad, sfrattata dalla propria terra, attraversa l'America, in direzione della California, dove gli alberi abbondano di frutti da raccogliere. Arrivati in California tra mille difficoltà, si trovano a lavorare in condizioni disumane per meno di un pezzo di pane. Attorno a loro, folle di disperati, pronti a lavorare per molto meno di una briciola.
Vi riporto un pezzettino:
"La galera è proprio un posto buffo," disse. [...] "Era tutta brava gente, e che solo per bisogno erano diventati dei ladri. E' così che ho cominciato a vederci chiaro. E' il bisogno, la causa di tutti i guai; non sono mica io che me lo invento. Sta' a sentire. Un giorno ci danno i fagioli che erano acidi. Uno protesta, e fa baccano, e viene il carceriere, e dà un'occhiata dentro e alza le spalle e se ne va; e non è successo niente. Ma dopo un po' un secondo si mette a gridare. E poi ci mettiamo tutti quanti a fare un baccano d'inferno. E t'assicuro che è subito successo qualcosa. Sono accorse le guardie, e il direttore, e hanno finito per darci un'altra minestra." 
Io ho cominciato a fare la cameriera a quindici anni, per cinquemila lire all'ora, in nero.
Da allora ho imparato delle cose, ho scritto e lavorato per agenzie, brand, periodici. Delle persone hanno avuto fiducia in me e hanno ricompensato equamente il mio lavoro. Io sono loro grata, perché visto il mercato, avrebbero anche potuto non farlo e lasciare che io mi battessi per una briciola, altrove.
Spero capiti anche a mio fratello, un giorno. Ma deve crederci per primo lui.
"Capisci adesso?"
"No," disse Tom.
Casy appoggiò il mento sulla mano. "Forse non so spiegarmi. Forse vuol dire che la devi scoprire da te, la verità".

15 commenti:

  1. tuo fratello è un gran figo e basta, uno che se gli dici: "organizzami che ci si deve divertire" dandogli dei paletti dentro i quali muoversi tipo: "no droga" oppure "divertimento adatto a ottantenni" o "ai bambini" o qualsiasi genere di persona/personaggio lui ti tira fuori un evento che passa alla storia, secondo me. Mi ero persa sto pezzo che ora neppure lui è più LA' dove ci siamo conosciuti. E mi spiace, porcamiseria proprio ora che sta per uscire il secondo romanzo, adesso dove lo presento? E tua mamma i dolcetti me li può spedire? : ) bacioni a tutti voi. Sandra frollini

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  2. ma poi mi sa che il tuo nuovo blog non me l'avevi mica mai linkato...ora lo vado a vedere! -

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  3. quando spieghi alle tue bimbe il concetto del lavoro che vale una bistecca pagato, invece, con un pezzo di pane, descrivi alla perfezione la realtà delle coop che prestano la loro manodopera in servizi dove non si assume da un pezzo e chi è della vecchia guardia (alias gli assunti del tempo che fu) fa lo stesso lavoro di quelli mandati dalla cooperativa ma con paga e tutela doppi. Tristezzaaaa, per favore vai viaaaa... Un abbraccio!!!

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    1. aspetta, le coop se la sono studiata bene. Sono solo quei poveracci di "soci lavoratori" a pagare lo scotto del "lavoro bistecca pagato a pane". I dirigenti delle coop ricevono lauti stipendi e le coop fanno degli utili. Scusa, ma vivendo in Romagna dove il sistema economico si fonda sulle coop (e sugli intrallazzi con le amministrazioni locali) ce l'ho a morte con questi finti comunisti. :(

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  4. È bello e triste accostare Steinbeck alla vita di oggi. Ed è anche vero. In bocca al lupo a tuo fratello.

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  5. alla fine Furore è anche la storia di chi non cede mai. da questo punto di vista l'incontro di Tom Joad col meccanico orbo è una delle pagine di letteratura più potenti di sempre.

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    1. la storia di chi non cede mai. Vero. Vedi l'epilogo, che è un inizio.

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  6. Bellissimo.
    Vi voglio bene.

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  7. Hai ragione. Contro certi sistemi bisogna combattere con speranza cieca, una specie di ingenuità. Cercare una cosa dimenticandosi che sai benissimo che non la puoi ottenere. e magari invece ... ce la fai!
    Steinbeck me lo devo leggere. metto ora in wishlist.

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    1. furore è molto molto bello e molto politico. Ha un finale che è fotonico. Se vuoi stare più sul leggero, ma sempre di altissimo livello, c'è La valle dell'eden, L'inverno del nostro scontento, Vicolo Cannery, Pian della tortilla, in ordine di bellezza (per me, ovviamente). Poi dimmi.

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  8. Cara, proprio due sere fa ne parlavamo abbacchiati io e il mio compagno. Lui fa l'infermiere in sala operatoria. Si sveglia alle 6 e alle 7 inizia la sala operatoria fino alle 15.00. Guadagna 1400 euro al mese. Fa l'infermiere da 20 anni, è bravo, e stare in sala operatoria comporta una certa responsabilità. E dopo i tagli alla sanità, ci sono un sacco di infermieri che sono rimasti a casa. Forse non c'entra nulla con il tuo post, ma leggerti mi ha riportato a galla la tristezza dell'altra sera...Un caro abbraccio al tuo brother e alla tua bella family. Jane

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    1. impareremo a fare con meno. Il vero dramma è quando dobbiamo fare con niente.

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  9. E' proprio così, ma non so se sia più un bene o un male.
    Quando ho letto Furore l'anno scorso ho pensato che fosse di un'attualità disarmante. E mi è piaciuto moltissimo, tanto che l'ho regalato e consigliato a molti. Però...quanta amarezza! E -diciamolo- nei miei sogni di gioventù ho certo investito energie tempo e soldi nello studio per amor proprio e costruzione del senso critico, ma ambivo a qualcosa di più del mezzo pane secco che invece ora si è trasformato in privilegio!
    volpe

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