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La mamma del bocciato

L’anno scorso abbiamo sperimentato la bocciatura. Ed eccomi qua: oggi sono io, la mamma di quella ragazzina più grande che fumava all'intervallo e che speravo non diventasse amica di mia figlia.

Non parliamo ora delle macerie che stiamo lasciando a bambini e adolescenti italiani che sennò mi incazzo e basta e non serve a niente. 

Volevo parlare del fatto che sono chiesta tante cose e una tra queste è: che cosa significa che uno è stato bocciato?


Quando andavo a scuola, percepivo la bocciatura come l'aver tirato un po’ troppo la corda. Non ero una ribelle: ero solo una che si arrangiava e che non riconosceva l’autorità, lo sono tutt’ora. Riconosco solo la stima: se sei stimabile, allora posso accettare di prendere in considerazione quello che dici. Se non hai la mia stima, allora ti voglio bene uguale ma per me decido io. E in quegli anni, di adulti che riscuotessero la mia stima ce n’erano proprio pochi, dunque facevo quello che mi pareva, studiavo quello che consideravo interessante. Essere riconosciuta in quel contesto per me non era importante (oppure avevo troppa paura di non essere riconosciuta neanche in quel contesto? Chi lo sa). La scuola era una cosa che facevo in attesa della vita. A chi era bocciato, toccavano delle grane e un anno in più di liceo.

Oggi avrei compassione per la fatica di alcuni di quei poveri cristi dietro alla cattedra ma è un ragionamento ozioso: non sono una studentessa e di acqua sotto i ponti, da allora, ne è passata parecchia. 

Dicevo, oggi che la vivo da mamma, considero la bocciatura il sintomo della mancata partecipazione. L'astensionismo fisico o morale dalle aule.

C'è gente a cui fa incazzare il fatto che molti non vadano più a votare; a me fa incazzare il fatto che non ci siano buoni motivi per andare a votare. L'astensionismo scolastico è molto peggio, perché comporta un rifiuto quotidiano da parte di un minore, e la protezione di quel minore dovrebbe essere la priorità dell'intera società. Invece a volte si verifica l'allontanamento. Se la famiglia ti allontana, la scuola ti allontana e al lavoro non puoi andare, la strada resta l'unica alternativa. 

La bocciatura non è essere meno intelligenti o non aver voglia di studiare. Può avvenire anche solo per un numero molto alto di assenze. Per un comportamento non allineato. Per l’avere deciso coscientemente di ignorare una materia, anche una sola. Il tutto reiterato nel tempo, per i più svariati motivi: una crisi personale che sembra non finire più; una famiglia che ha perso l'equilibrio e non riesce a stare bene insieme; un ambiente scolastico, un gruppo di compagni o anche un singolo insegnante ostile; una famiglia dove c’è bisogno che anche tu lavori (sì, ci sono anche quelli). O tutto assieme. O che ne so, il desiderio di imporsi come altro da un bravo alunno, un bravo figlio, uno bravo. Dio, la bravura, quant'è scivolosa.

Spesso sento qualcuno a cui è andata bene con i figli (o gente a cui è andata così così ma ancora non lo sa) giudicare gli altri genitori, minimizzare il disagio dei ragazzi, dire la propria a ogni costo. 

"Ai miei tempi", dicono quelli della generazione degli eroinomani. "Ai miei tempi", dicono i miei coetanei, proprio noi che siamo una generazione di looser. 

Io ammetto che ne soffro, delle invettive sui genitori, perché sto dando molto, e non piace a nessuno sapere di essere considerato un fallito (dio, la bravura quant'è scivolosa). Non è quello di cui ho bisogno, ecco. Di che cosa ho bisogno? Ho bisogno che le mie figlie non pensino che essere adulti significhi fare schifo su Facebook. Ho bisogno che credano di nuovo che la scuola ha senso. Che abbiano altri adulti di riferimento stimabili, non solo plotoni di controllori e burocrati.

Avrò certo delle colpe, ne avrà certo il Donatore, mia mamma, la famiglia in generale, ma la verità è che un adolescente non è il prodotto esatto di una famiglia. Un adolescente è qualcuno che sta cercando di essere qualcuno fuori dalla famiglia. E se non ha nessun modo di contribuire fuori dalla famiglia, allora forse significa che il mondo là fuori fa persino più schifo della famiglia.

Grazie a dio ci stanno aiutando, e questo è urgente; ma quello che importante è creare condizioni, là fuori, che permettano uno sviluppo dei bambini partecipato dalla società; quello che serve è che i ragazzi possano andare in un mondo che voglia accogliere quello che hanno da dare, qualunque cosa sia. La creatività accanto all’inesperienza. La visione insieme alla goffaggine. 

Gli adolescenti sono fragili, di cristallo, quando sono molesti forse è perché sono rotti.

Ed essere genitori è essenzialmente essere soli.

Commenti

  1. Non ho ben capito cosa sia successo, mi pare di capire che qualcuna delle ragazze ha grosse difficoltà oltre che ad aver incontrato la bocciatura. Visto il mazzo che ti sei fatta per tirarle su nel migliore dei modi la cosa mi preoccupa parecchio e conferma che l'impegno dei genitori spesso non basta. Vedrai che si risolverà tutto. Un abbraccio

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    1. Ovviamente non ne parlo perché non sarebbe giusto nei loro confronti. Quello però che posso dire è che le cose hanno cominciato a essere difficili durante il lockdown, con la scuola nel caos più totale e i ragazzi diventati aggressivi nelle chat; e sono peggiorate in due anni scolastici a singhiozzo, con tutte le attività extrascolastiche sospese o incerte e, naturalmente, i genitori al lavoro (a me per fortuna hanno concesso lo smartworking che mi serviva). E ora che le scuole finalmente sono tornate (anche se tutte e tre hanno abbandonato ogni attività extrascolastica - ne facevano 1 o 2 a testa), non è che le macerie emotive si sono magicamente ricomposte.

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  2. Mi sa che hai ragione. Mio figlio è stato bocciato due volte e, se non l'avessi mandato a fare 3+4 e quinto anno alla paritaria, starebbe ancora fermo. Inoltre, da minorenne, mi ha rubato il motorino facendoci poi un sinistro senza patente né assicurazione. Ora, a vent'anni, dopo 3 bocciature ai quiz per la patente, si limita a girare in monopattino o da passeggero. La sua avversione per lo studio l'ho capita già dalle elementari e non ho saputo risolvere. E dopo il diploma cosa ha trovato? Un lavoretto di procacciamento adesioni ad ONLUS, licenziato senza paga, e neanche 2 mesi da cameriere in un locale chic che invece di regolarizzarlo come promesso voleva mandarlo in un altro locale appena aperto come magazziniere. Dove finiscono le colpe sue (tante, eh) e dove iniziano quelle del mondo esterno? Gli altri della famiglia sanno solo dire "ai miei tempi", esatto, e io non so come fargli trovare un posto nel mondo. Scemo non è, ma vuole tutto senza impegno.
    Non mi resta che abbracciarti da lontano.

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    1. Gli auguro che trovi il suo posto, da qualche parte ci sarà. Magari è un hobby, uno sport, un lavoro, una persona che lo ama. Se anche solo fosse un gatto, spero abbia la fortuna di incontrarlo e la prontezza di prenderlo. E abbraccio te.

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    2. Il gatto c'è da 5 anni abbondanti, e si chiama Romolo :) lo vediamo più che altro ai pasti perché vive fuori, ma quando sta dentro si mette prevalentemente nella camera di mio figlio!
      Spero che il tuo impegno con le ragazze venga almeno minimamente riconosciuto.

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  3. Sante Parole! Molto vero quello che dici sugli adolescenti. Da madre e aspirante insegnante (proprio di quella fascia d'età "critica" che io trovo anche estremamente affascinante) non posso che concordare. Purtroppo capisco lo sconforto che a volte prende un genitore. D'altronde, come dice Enrica Tesio, gli adulti non esistono. Noi siamo sempre quei ragazzi, più grandi, con le spalle forse più forti, ma dentro c'è sempre quella ragazzina che non voleva essere notata, che odiava la filosofia e che si vergognava di essere povera... Che fatica. E che angoscia l'idea di vivere l'adolescenza dei miei figli.
    Un unico appunto, da genitore io traggo molta ricchezza nel cercare di non essere sola e di confrontarmi con altri... che poi, forse, è quello che stiamo facendo anche qui. A me dà tanta forza.

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  4. "importante è creare condizioni, là fuori, che permettano uno sviluppo dei bambini partecipato dalla società; quello che serve è che i ragazzi possano andare in un mondo che voglia accogliere quello che hanno da dare, qualunque cosa sia"
    Ecco. A me pare che queste condizioni importanti non le stiamo creando. Anzi. I bambini/ragazzi sono accettati e tollerati a patto che si conformino a un modello che la società percepisce come "giusto". I bravi studenti o i bravi sportivi... (cosa dicevi della bravura?!"). Ma se non sei né uno né l'altro... quali spazi ci sono per te? Chiudono i centri sociali, i luoghi di aggregazione gratuiti e che non richiedano particolari talenti sono rarissimi... Credo che invece molti ragazzi avrebbero bisogno di auto gestirsi. Di avere un loro spazio. A volte questo spazio è la scuola. Ma a volte no. E allora dove vanno? Chi in piscina, chi in palestra. Chi per strada.

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