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Perché leggere ancora blog e magazine?

Non so voi ma io ho una gran nostalgia dei blog.
Ne seguo davvero pochi, e io stessa, non so, non sono più capace di scrivere un post, mi perdo prima di portarlo a compimento, anche se avrei tantissime cose da dire. Ultimamente sono un po’ così, mi fiondo verso non so dove, addirittura interrompo la gente mentre parla, mi do fastidio da sola.

Ma, dicevo, che cosa mi manca dei blog?
Mi mancano le community.



Come fanno a mancarmi le community, direte, se viviamo in un mondo di interessi di nicchia, di gruppi Facebook, di specifici hashtag da seguire, in pratica un mondo dove ognuno è parte di migliaia di micro community?

Mi mancano perché credo che tutto oggi sia diventato molto più superficiale e le community sono legate da un filo sottile, sottilissimo. Mentre alcuni blogger creavano delle community...uhm..di sentimenti. Mi è capitato molte volte di conoscere qualcuno solo perché leggeva il mio blog, e nella maggior parte dei casi erano persone che davvero valeva la pena conoscere. Il blog mi ha permesso di volare fuori dalla provincia e non conto più le volte che mi sono sentita sinceramente accolta da persone lontane da me, per età, geografia, lavoro, vita. Non potrei fare lo stesso con quelli che, come me, seguono l'hashtag Slovenia su Instagram per trovare ispirazione per le prossime vacanze.

Dicevo, ai tempi della blogsfera, non c'era tantissimo la corsa al numero, almeno all'inizio. O meglio, la corsa al numero non era la corsa ai milioni di views, era semmai la soddisfazione di annoverare centinaia o migliaia o decine di migliaia di lettori.
Se i lettori diventano una retribuzione, logicamente si cerca di sfruttare i mezzi a disposizione per avere più lettori e ci si adegua alle logiche di quei mezzi. Non sto dicendo che questo sia un male, sto dicendo solo che se fai marketing (quindi identifichi un target, cerchi di attirare traffico, blablabla) oppure scrivi per te stesso o per fare community, quello che scrivi e come lo scrivi cambia molto.
Ad oggi buona parte dei blog sopravvissuti, riceve le visite (o la notorietà) dai social e in particolare da Facebook (a dire il vero il social del momento è sicuramente Instagram ma nella mia esperienza questo canale non alimenta il dialogo e tanto meno l'approfondimento della notizia perché l'esperienza termina nella visione della foto, non c'è molto altro da aggiungere).
Nella mia esperienza scrivere per Facebook, significa soprattutto essere leggeri, di una leggerezza a volte manichea. Ora, non voglio assolutamente dire che tutte le community su Facebook parlino di stronzate, anzi! Ne seguo tante e mi interessano quasi tutte. Leggo molte persone che scrivono con cognizione di causa e passione, e leggo discussioni anche interessanti, sui gruppi. Ma i numeri veri, i milioni di visualizzazioni, secondo me, si fanno con i contenuti “facili” (questo non significa che fare contenuti “facili” sia facile). Facebook è un mass media, come la televisione.
Chi invece riceve molto traffico da Google, in genere ha competenze tecniche piuttosto forti e scrive post altamente informativi.
E fin qui tutto bene: uno ha ancora il diritto di scrivere per se stesso, che gli altri lo leggano o meno. Nessuno gli vieta di scrivere ignorando Facebook, Instagram, Google e compagnia bella. Io lo faccio e mi va bene così, per dire.

Il problema è che, come già rilevava McLuhan in tempi non sospetti, il mezzo plasma i contenuti (più brevi, efficaci, provocatori, superficiali) e anche i lettori. Ci siamo abituati a notizie mordi e fuggi, e a commentare e a recensire qualunque cosa, ad essere noi stessi parte del contenuto. Contenuto superficiale, lettori superficiali.
Spesso chi funziona con queste premesse, non mi interessa e non ha molto da dirmi.

Molta politica funziona con queste premesse: “contiamo quanti like riceviamo ogni volta che scriviamo al rogo gli immigrati. Uh, funziona, scriviamolo più spesso”

Tutto il mondo della pubblicità, da sempre, funziona con queste premesse: “uh, alla gente piace l’umorismo noir sulle bare? Bene, parliamo solo di bare, intercettiamo qualunque tragedia / fatto del giorno e sfruttiamolo per parlare delle nostre, fantastiche bare”.

Tutto ciò che è becero, se piace, va bene.

Ecco spiegata la mia nostalgia nei confronti dei blog. Perché lo spazio era più flessibile, e di conseguenza, ognuno poteva usarlo a modo suo. Per scrivere contenuti approfonditi. Per scrivere lunghi o corti diari. Anche per consigliare ai lettori un prodotto, che male c’è, io moltissime volte ho scoperto qualcosa che mi interessava su un blog.
È vero, commentare è meno immediato, la discussione è più lenta e farraginosa.
Facebook mi notifica commenti e menzioni, se invece sto dialongando con i commentatori di un blog (cosa difficile già di per sé perché non sempre i sistemi di gestione dei commenti sono smart come dei social network), devo ricordarmi di andare a controllare che qualcuno abbia risposto, anche un o due giorni dopo. All'inizio l'invadenza dei social network ci spaventava, oggi ci siamo arresi. Sappiamo che la nostra attenzione è una merce preziosa e la concediamo a chi ci risparmia la fatica di scegliere cosa leggere e con chi parlare. Decide Facebook cosa mostrarci, ci avvisa Facebook quando aprire l'applicazione ("Don't make me think" diceva Krug, interpretando il volere dell'utente).

Anche se commentare sui blog è meno immediato, c’è un vantaggio: abbiamo la grande, enorme opportunità di pensare prima di scrivere. Non solo possiamo pensare prima di commentare o di rispondere: possiamo addirittura pensare prima di scrivere un articolo.
Seguire i blog allena la pazienza. Aiuta a pensare. Anche ad argomentare, se sei tu quello che scrive.
Se ci droghiamo dei proclami del nostro politico preferito, andremo alle elezioni convinti di essere sempre stati sul pezzo, e invece magari non abbiamo mai letto un articolo.
Se leggiamo solo il nostro influencer preferito che parla di vaccini o di antivaccini, allora tutto per noi diventa bianco o nero, tutti i morti diventano morti perché non hanno fatto il vaccino, o perché hanno fatto il vaccino, e mai leggiamo la notizia per intero (si chiama filter bubble).

Purtroppo ad oggi anche molta stampa online vive di vendita di spazi pubblicitari, con il conseguente circolo vizioso del “più la sparo grossa, più ho fatto la mia giornata”.

Credo che noi lettori dovremmo essere disposti a tornare ad acquistare abbonamenti, anche online, per tornare a leggere articoli più o meno sensati (vabbè, sorvoliamo sul fatto che mia madre qualche volta compra magazine femminili cartacei e io trovo marchette ovunque).

In questo TED, in maniera neanche tanto provocatoria, Jaron Lantier, che tra le altre cose è l'inventore del termine "realtà virtuale", propone Facebook a pagamento: vi suggerisco di guardarlo.

Sì, mi mancano i blog e i blogger, ma mi mancano anche i lettori responsabili.
Non dico che dovete continuare a leggere me, che scrivo così poco. Dico che dovreste ricominciare a leggere.
Se vi interessa, per non perdermi i titoli dei magazine internazionali e anche i post dei miei pochi blog preferiti, anche se dovessero postare una volta al mese, io utilizzo con grande soddisfazione un lettore di feed (Feedly, ma ce ne sono altri). È facile: io dico quale sito voglio seguire (nel mio caso divido per argomento), e la piattaforma mi mostra titolo e abstract di ogni notizia appena pubblicata. In pratica leggo una ventina di siti in una volta sola.
Questo è il mio menu.
E questa la mia bacheca.
Non so voi, ma io sto cominciando a ripensare con attenzione al mio utilizzo di internet, lo sta facendo anche Mark Zuckerberg, e sono convinta che presto o tardi lo farete anche voi.

Commenti

  1. è proprio vero! anche a me mancano i blog di qualche anno fa!!!

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  2. tu non smettere mai di scrivere qui, fosse anche solo una volta al mese, vale sempre la pena aspettare.

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  3. Ti leggo da così tanti anni, ormai, che trovare un tuo post, anche se più sporadicamente di un tempo, per me è sempre prezioso, e sei rimasta una delle poche blogger che mi fanno questo effetto. Manca anche a me un po’ quel mondo, e il fatto che spesso leggo senza commentare (sono un po’ timida, più su internet che nella vita reale, non so di preciso perché) mi fa sentire in colpa, perché mi sento una complice di questa perdita. Spero di leggerti ancora molto, molto a lungo su questa piattaforma, perché vedere la tua notifica mi regala sempre un sorriso, e poi magari a volte una lacrimuccia, ma ci vuole anche quella!

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    1. Non sei "complice di questa perdita", è normale che le interazioni si siano spostate su piattaforme più efficaci, Prensky (colui che ha inventato il termine "nativo digitale") direbbe che questo è "digitalmente saggio". Però credo che sia importante per noi umani ritrovare la voglia di leggere un articolo per intero invece che accontentarsi di dire la propria sotto a un proclama su un social.

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  4. Ne parli come se i blog fossero morti: ci sono ancora, meno di prima, ma forse in media qualitativamente migliori.
    Se non altro chi è rimasto dimostra di non seguire le mode del momento (momento FB, momento IG...) ma di amare, come scrivi, quel senso di appartenenza, di intimità, di introspezione che un blog può dare.

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    1. Hai ragione, è solo che io una volta trovavo i nuovi blog cliccando sui commenti al mio. Ora si commenta meno, e chi commenta spesso non sono blogger, così a volte mi dimentico che basterebbe cercare.

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  5. Le tue analisi mi colpiscono sempre, riesci a interpretare davvero bene la realtà. Ti sono davvero affezionata.
    Io ormai seguo quasi solo il tuo blog; sono abbonata a Rep (versione online di Repubblica con editoriali) a soli 1,50 euro a settimana! Perdona la pubblicità, ma sento di dover sostenere il mio giornale in questi tempi bui!

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    1. Infatti ho letto che alcuni importanti quotidiani in inglese hanno ricominciato a trarre il grosso del loro profitto dagli abbonamenti e questa credo sia un'ottima strada. Leggevo molto La Repubblica, adoravo il venerdì e qualche direttore fa adoravo anche D. Oggi non mi identifico più in quella sinistra, ma potrei riprovarci, magari sono pure cambiati i giornalisti :)

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    2. A mio parere, se hai smesso di riconoscerti in Repubblica perché ad un certo punto, alcuni anni fa, l’hai trovata un po’ troppo “centrista”, la situazione non è cambiata...

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  6. Dio che nostalgia che è venuta pure a me. Però anche che bei ricordi, no?

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  7. Sono d'accordo su tutto sopratutto sul fatto che scrivere commenti sui blog è molto complicato. Però quando ci riesco so che lo ritroverò e non si perderà nell'oceano di Mark.

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  8. Si infatti si perde e si è perso un mondo .. quando le community era un gruppo su piattaforme molto meglio. Io ho conosciuto un gruppo di mamme gemellari quando ancora non era una moda essere mamme di gemelli , quando andavi nei negozi al massimo ti proponevano due o tre articoli per scegliere . Non dico che pubblicare un prodotto non sia ok però quando vedo che ne parlano tanti perché legato ad una campagna pubblicitaria che fa “ incassi “ mi chiedo se il prodotto è veramente consigliato !? Per questo sul blog seguo poche ma buone ...😉

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    1. Ovviamente quando un'azienda contatta dei blogger è perché ha in corso una campagna (lo dico da azienda, perché come blogger accettai solo una campagna appena aperto il blog e in parte me ne pentii). Personalmente non sono un'utente o un consumatore (argh) che si fida della pubblicità, che passi attraverso un blogger o un testimonial o uno spot. Però certamente la pubblicità dà notorietà a un prodotto. Se il blogger mi dice che un prodotto esiste, vengo a conoscenza di una cosa che prima non conoscevo.
      Per esempio in questo post io ti ho detto che uso feedly, un servizio online freemium. Nessuno mi ha pagato per farlo ma in fondo che importa? Qualcuno potrebbe averlo trovato una soluzione degna di essere provata, e quindi di fatto io ho fatto pubblicità a una piattaforma. Insomma, io la vedo così, poi la fiducia è un'altra cosa, quella la destino ai miei familiari :)

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  9. Concordo in tutto e per tutto. Anzi, mi hai aperto gli occhi.

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  10. Non sono su FB, continuo come sempre e per certe community ormai perdute, se ne sono create altre, forse più piccole, ma - nel mio caso - molto sentite. Io sono di Milano e mi sono sempre spostata anche per conoscere blog amici e continuo in caso a farlo, idem chi viene da lontano per vedere me. Succede ancora. Certo che se uno non scrive o è molto abile a mantenere i contatti e ci si trova su whatsApp perché si è stati capaci di andare oltre lo schermo e si è diventati davvero amici, oppure be' non si va da nessuna parte.
    Sandra Frollini che venne e ti conobbe

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    1. Ma sì, è ovvio che il tempo è quello che è e non si frequenta regolarmente chiunque si è conosciuto online e offline. Però è bello anche salutarsi ogni tanto! <3

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  11. Non scrivo un commento sotto un blog post da secoli e mi rendo conto di quanto questo mi manchi. Chissà se c'è ancora uno spazio per i blog di cui parli, chissà se hanno smesso di essere com'erano perché sono stati sostituiti dai social o, magari, per pigrizia, stanchezza, chiamala come vuoi. Però ogni tanto ne spunta uno ed è molto bello. Grazie per avermici fatto pensare.

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    1. Secondo me non è che i blog sono stati sostituiti in maniera automatica, è che a un certo punto ha preso piede un modo diverso di fruire i contenuti e di interagire (modo peraltro non deciso da nessuno di noi ma dal buon vecchio Mark).

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  12. io a certi blog (tipo il tuo ) sono molto affezionata. alcuni li leggo da anni. ed è vero. vengono aggiornati meno...si scrive molto meno. si commenta meno. ci sono blog che sono abbandonati da anni e mi dispiace molto, ogni tanto torno, nella speranza di trovare ancora un post... i blog sono piu' "intimi" ,fanno molto piu' "famiglia" di tutto il resto. un abbraccio Sabri

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  13. Guarda, dare completamente d'accordo con il tuo post se non sapessi che blog diversi dalla logica di mercato esistono ancora è così lo scambio di commenti ed informazioni che alimentano tra persone vere. Lo so perché li seguo. Forse è solo che alcuni di quelli che leggevi si sono convertiti al marketing? Magari vale la pena di cercarne altri...io ogni tanto lo faccio e con estrema soddisfazione!

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    1. Allora, io leggo ancora un paio di blog chiamiamoli "convertiti" perché la conversione mi piace, e trovo che i contenuti hanno lo stesso valore di prima. E leggo anche alcuni blog che non hanno mai partecipato a campagne pubblicitarie. Qualcuno s'è spostato su Instagram e su youtube e queste piattaforme a me non danno lo stesso valore di un post: io sono una lettrice e leggo, le immagini mi interessano il giusto, e purtroppo sono una fighetta della voce, mi dà un leggero fastidio sentire voci mediocri e accenti poco gradevoli, quindi sego via la visione della maggior parte dei video.
      Infine, gli influencer nati su FB e per FB, quelli da milioni di views a video, in genere mi fanno cagare.
      Se hai blog da suggerirmi li leggo molto volentieri. :)

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  14. Argomento e riflessioni molto interessanti
    Brava!
    Enrica

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  15. Io ho l'impressione che, invece, i blog stiano ripartendo. Certo, i numeri sono più bassi, ma chi cerca i contenuti non va su fb. Io leggo pochi blog, non sempre commento, ma mi piace sapere che ci sono. Buon anno

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  16. Mi mancano tantissimo i blog dei tempi di splinder. Gli amici che affiancai lì sono rimasti "amici" a vita... li sento tuttora, molti li ho incontrati dal vivo, altri sono diventati presenze reali del mio quotidiano. Il blog era anche un mezzo per pensare... si studiava il post prendendo spunto dalla propria vita e dalle proprie passioni, mentre su facebook è tutto istintivo, buttato giù di getto magari sul bus strapieno, mentre il blog era un vero rito serale. Mi manca tanto anche a me...

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  17. Anche a me mancano i blog vecchio stile: ora ne ho uno nuovo stile, in cui fatico a scrivere nonostante mi abbia dato buoni risultati proprio perché mi manca la naturalezza e la spontaneità quando devo scrivere SEO oriented. Fatico a commentare i blog non inerenti al mio co quel profilo Penso sempre che l'autore si chieda "ma che cappero c'entra questa con me?" che era poi lo stesso pensiero che facevo quando ero ancora al liceo e leggevo i blog dei grandi, tra cui il tuo, in silenzio. Molte volte è la timidezza nei confronti della mia realtà virtuale a frenarmi, per cui leggo in silenzio e ci resto male quando il blog chiude perché non potrò mai più sapere nulla di quell'amico virtuale a senso unico. Alcune delle volte in cui ho superato la timidezza sono nate belle amicizie. E proprio dieci giorni fa i giri della vita mi hanno permesso di incontrare una delle blogger che seguivo in silenzio da anni di persona tramite un'amica in comune. Spesso sento il bisogno di tornare a scrivere dei miei pensieri in maniera più strutturata e narrativa, e mi fa piacere pensare che non sono l'unica ad avere nostalgia dei blog diario di una volta.

    Elisa, Inghilterra

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  18. Ciaoooo!!! Io controllo sempre se ci sono nuovi post qui! Certo, anni fa era quotidiano il controllo, poi via via è diventato settimanale... bi-settimanale.. E insomma, oggi ri-controllo dopo un mesetto e ci sono ben 3 post nuovi e, credimi, per me, 3 post nuovi dei tuoi sono un gran bel lusso, poichè c'è da leggere un bello scrivere, c'è da fare belle riflessioni, c'è da interiorizzare per bene. E sono tutte azioni che richiedono tempo, il giusto tempo, nessuna distrazione e, passami il termine, la giusta sensibilità. Ecco, a proposito della giusta sensibilità, mi riallaccio al tuo link al ted di Jaron Lanier per consigliare il suo libro "Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social". Che poi è strano, perchè io social non ne ho (chiusi fb nel 2008 per incompatibilità di...uhm...approccio). La mia non è assolutamente una demonizzazione dei social, però, cavoli, la loro ascesa è direttamente proporzionale all'aumento della "stronzaggine" (scusa la parola) delle persone (me compresa, eh. Non sto su un piedistallo). E quindi, niente, come libro lo consiglio perchè apre un po' gli occhi sul modo in cui siamo inconsapevolmente condizionati dai social (e il buon vecchio Mark lo sa,eccome, se lo sa).

    Scrivi ancora, ti prego!!!!

    Ciao!!

    Giulia

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